CRESCERE
INSIEME NELLO SPIRITO
La
Luce dell'Anima n. 24
lettera di appendice n. 3
SOMMARIO:
Nella
Bibbia sta scritto che il Cristo prese su di sé le reazioni peccaminose della
gente e sacrificò la sua vita. Ma i cristiani hanno stabilito che Cristo debba
continuare a soffrire mentre loro fanno ogni tipo di sciocchezze. Hanno
fatto firmare a Gesù Cristo un contratto dove si impegna a prendere le loro
reazioni peccaminose mentre essi fanno quello che vogliono. Cristo fu così
misericordioso da prendere su di Sé tutti i loro peccati ma questo non li
induce a non commetterne più.
da:
Incontri con il maestro spirituale,
di A. C. Bhaktivenanda Swami Prabhupada
Penso
che il personaggio più discusso negli ultimi 2000 anni sia Gesù di Nazareth,
detto il Cristo. Ciò malgrado ben
pochi possono dire di sentirlo familiare come "uno di casa". Ho conosciuto alcuni praticanti cristiani che, a parole,
conoscevano il Cristo nei più intimi dettagli ma che, trovandosi a fronteggiare
una pesante crisi, sia essa di salute, finanziaria o affettiva, non hanno saputo
trovare in lui quella presenza amica quel
conforto tanto declamato.
La
riprova a quanto sopra la troviamo pure nel considerevole numero di persone,
troppe forse, che dicono di avere pregato per anni senza aver ottenuto la grazia
desiderata. Esse sono state di
certo animate da buone intenzioni ma probabilmente è mancata quella fede,
ovvero fiducia, che può nascere solo da un rapporto di intima conoscenza ed
amicizia.
Personalmente
ritengo che Gesù il Cristo sia un personaggio troppo dissimile dalle nostre
comuni caratteristiche per poter essere facilmente considerato come un intimo
amico. La massima "Così in
alto così in basso" ci porta a comprendere quanto sia difficile un
rapporto di amicizia con Lui, che non abbiamo mai conosciuto, quando vi sono già
notevoli difficoltà nel considerare amica una persona che conosciamo e
frequentiamo da anni.
Gesù
si presenta talmente diverso, e
pertanto incomprensibile, da ricordarmi i consuntivi annuali delle grandi
aziende dove compaiono numeri con nove o dieci zeri e che per noi, abituati ad
una ben più modesta economia, non hanno quella realtà che gli esperti invece
gli attribuiscono.
Per
realtà si intende infatti ciò su cui si è d'accordo.
Tutto è relativo; l'essere d'accordo su una cosa significa perciò
vederla nello stesso modo e ciò permette di parlarne e di scambiarsi le proprie
opinioni al proposito. Tra figli e
genitori manca spesso la realtà, intesa in questo senso, ed allora il rapporto
si deteriora e la comunicazione si assottiglia sempre di più.
Affinché
la comunicazione possa esistere, e sostenersi nel tempo, è necessario che vi
sia un comune accordo sulla realtà in esame. Ciò con Gesù non accade; la sua realtà è quella di aiutare gli altri al prezzo di
umiliazioni e del sacrificio cruento della sua stessa vita. La nostra realtà
considera sempre con estrema cautela ogni forma di sacrificio a favore degli
altri. Tempo, danaro e disponibilità vengono sempre filtrati dall'egoismo
personale e le monetine che ancora vengono date nella questua domenicale
illustrano assai bene questa situazione.
Chi
va in chiesa alla domenica per l'incontro settimanale con il Salvatore, il grande amico di tutta l'umanità, e fratello maggiore di ognuno di
noi, non gli offre neppure un cappuccino con una brioche. Non si capisce bene il
perché. Probabilmente il parroco non viene ritenuto un buon amministratore, o
il Vaticano stesso viene citato in concorso di colpa in quanto non si decide a
vendere i suoi tesori a favore dei poveri.
Resta
il fatto che ad un amico il cappuccino si offre, a volte anche un pranzo. Con
Gesù il Cristo questo non accade: tempo e danaro sono ben calcolati, poche lire
e tre quarti d'ora settimanali sono ciò che una normale amministrazione del
cristiano contempla in suo favore. Eppure quante volte ci si rivolge a lui per
chiedere qualcosa e poi ci si chiede stupiti perché non si ottiene il riscontro
desiderato...
Alla
domenica la chiesa si riempie, a volte non vi è neppure il posto a sedere.
Penso che il Cristo, dall'altare, si illuda ogni volta che siano venuti per Lui.
Per offrire con Lui il grande sacrificio eucaristico in modo che esso trovi il
massimo favore del Padre celeste e porti ai partecipanti prima, ed al mondo
intero poi, il misericordioso perdono per le tante trasgressioni fatte contro le
leggi da Lui emanate.
Tutto
ciò, purtroppo, non è reale per la maggioranza delle persone. Per loro un
Padre che permette al figlio Unigenito di sacrificarsi per duemila anni a favore
di un popolo dalla dura cervice è
fuori dai modelli abituali. La partecipazione viene allora a mancare e le
persone aspettano soltanto che la Messa sia terminata per ritornare nel mondo
che le aspetta con i suoi molteplici ed inderogabili impegni. E Gesù, dall'alto
dell'altare, le osserva mentre si accalcano all'uscita. Ancora una volta si era
illuso che venissero per stare un poco con Lui, invece no, hanno timbrato il
cartellino per mettersi a posto la coscienza con il parroco o con i genitori,
oppure con se stessi, e se ne vanno in perfetta buona fede.
Pochi
veramente conoscono chi è, e cosa fa', Gesù il Cristo. Notate che non uso il
solito tempo passato "chi era e che cosa ha fatto" ma il presente,
perché Gesù il Cristo non è un
personaggio dei tempi lontani ma una presenza viva e attuale. Vediamo di
tracciare un breve profilo di questo grande Maestro e dello scopo della sua
missione.
Il
nostro pianeta, oltre all'atmosfera fisica, che tutti possono percepire,
possiede pure una atmosfera sottile
che viene chiamata Mondo astrale o Mondo del desiderio, che rappresenta
l'ambiente emozionale dove ognuno di noi ha un suo spazio che, pur essendo
privato, non manca di interagire con tutto il circondario. Nel Mondo astrale le
emozioni, i desideri e le passioni sono supportate da una sostanza/energia in
continua vibrazione. Un'emozione elevata è contraddistinta da sostanza leggera
ed alte vibrazioni mentre per le basse emozioni, come l'odio e l'egoismo, accade
il contrario.
Un'emozione
nobile tenderà a portare alte vibrazioni in tutto il
Mondo astrale mentre un'azione cattiva sarà sempre legata ad emozioni
con basse vibrazioni capaci di abbassare, seppur di poco, le vibrazioni di tutto
il Mondo astrale a svantaggio di tutta l'umanità.
La
venuta del Cristo è stata necessaria perché, nel corso dei secoli, la malvagità
aveva abbassato le vibrazioni del Mondo astrale al punto tale da precludere i
sentimenti più nobili ed il ricongiungimento spirituale con il Padre celeste.
Il Cristo, a differenza degli altri Profeti che sono stati dei terrestri molto
evoluti, è uno Spirito solare che, di sua spontanea volontà, in un atto di
grandissimo amore, decise di entrare in un corpo terreno onde mostrare come
l'uomo stesso, comportandosi secondo certe direttive, potesse superare i
travagli terreni quali il peccato, la morte e la malattia.
La
crocifissione del corpo di Gesù di Nazareth ha liberato lo spirito del Cristo,
che era entrato in lui al battesimo. Da quel momento il Cristo è diventato lo
Spirito del pianeta terra, che compenetra il pianeta e partecipa alle esperienze
di vita degli innumerevoli esseri, uomini compresi, che vi nascono, vivono,
soffrono, e muoiono. Narra infatti il Vangelo che alla morte del Signore il velo
del tempio si è squarciato, dipingendo in modo simbolico la grande onda di luce
che lo spirito del Cristo ha riversato nel Mondo astrale sollevandone le
vibrazioni al punto da creare una luce accecante che arrivò persino ad oscurare
quella del sole.
Da
quel giorno lontano il Cristo si adopera costantemente per risollevare le
vibrazioni della materia astrale abbassate dalle azioni cattive di ognuno di
noi. Se non vi fosse la sua opera continua il Mondo astrale sarebbe presto
ridotto come duemila anni fa e non vi potrebbe più essere alcuna possibilità
di avanzamento spirituale. Seppur breve questo profilo del Cristo dovrebbe farci
comprendere e valutare l'opera di salvezza da lui compiuta e continuamente
rinnovata nei sacrifici eucaristici che vengono offerti giornalmente dai
sacerdoti in ogni parte del mondo.
Questo
è il significato della sua grande promessa:
"Io sarò sempre con voi". Per chi non conosce questa frase tende
a disorientare ancora di più in quanto, per noi, riesce già difficile
mantenere le promesse un giorno per l'altro. In effetti la promessa di Gesù,
seppur mentalmente accettata, non può trovare in noi quella accoglienza che
dovrebbe formare il terreno fecondo per le radici della vera fede. Quella fede
di cui basta un granello per smuovere una montagna.
Il
non comprendere questa promessa nel più profondo dei suoi molteplici
significati è forse il maggior torto attribuibile all'umanità. Vuotare di
significato una promessa del genere significa togliere al Cristo la possibilità
di essere quel vero amico tanto decantato nei sermoni domenicali e dalla
letteratura cristiana.
Un
vero amico deve essere con noi nei momenti più duri e difficili così come in
quelli di gioia. Gesù ha promesso di essere sempre con noi, ma quanti Gli hanno
offerto un momento felice affinché ne partecipasse? Quanti Gli hanno chiesto di
presenziare al concepimento di un figlio o alla sua nascita? Agli esami
scolastici? Al matrimonio? Al delirio di un familiare in agonia? Penso pochi,
forse nessuno. Eppure la promessa è lì da leggere e rileggere. Come i
consuntivi delle grandi aziende, entra negli occhi ma non arriva al cuore, è
troppo diversa dalle cose abituali e resta distante, fredda e presto
dimenticata.
Purtroppo
questo fatto non mancherà di avere il suo riscontro. Nel Vangelo si narra di un
giorno in cui si terrà un processo e Gesù, quale giudice, porrà coloro che lo
hanno aiutato alla sua destra e coloro che non lo hanno fatto alla sua sinistra.
Tutti noi dovremo un giorno comparire quali imputati in un processo del genere,
ed allora, se accusati, ci affretteremo a dire che non abbiamo colpa alcuna
perché Gesù, personalmente, non ci ha mai chiesto da mangiare, da bere o da
vestire. E lui ci spiegherà che siccome
non abbiamo creduto alla sua promessa non abbiamo potuto ravvisare il suo
volto in quello della vicina isterica, del portinaio brontolone, del drogato
seduto sui gradini della metropolitana, della prostituta all'angolo della
strada, dell'assassino e del suo assassinato.
Dobbiamo
capire, una volta per tutte, che Egli è presente in ognuno di noi, nei nostri
genitori, nei compagni di scuola, nei colleghi di lavoro, nei familiari ed in
tutti gli altri, ricchi o poveri, sani o malati, simpatici o meno. In ognuno di
essi si cela il Cristo, quasi sempre piegato sotto un'ennesima sofferenza,
novello Cireneo con il compito disumano di portare sulle spalle non una ma
cinque miliardi di croci. La nostra crescita spirituale inizierà veramente
soltanto quando cesseremo di cercare il volto del Cristo nelle opere d'arte, più
o meno famose, e smetteremo di considerare Gesù alla stregua di un illustre
personaggio che ha fatto il suo tempo.
"Io
sono la vite e voi siete i tralci",
sono sue parole, tutti noi facciamo parte del corpo di Cristo. Non si dimentichi
che la parola "chiesa", all'origine indicava un certo numero di
persone riunite. Noi, tutti
insieme, siamo il corpo del Cristo e Lui soffre e gioisce con noi in ogni
istante della nostra vita. Questo è il fatto più importante da comprendere
pienamente. Egli è con noi ma, quale essere spirituale, manca delle mani
fisiche per poter sorreggere i deboli, manca della parola fisica per portare un
messaggio di speranza e di conforto. Dobbiamo essere noi che Gli offriamo le
nostre mani affinché possa sostenere i nostri simili, e la nostra parola
affinché possa pronunciare messaggi di conforto e di speranza.
In
una predica sentii un messaggio che mi rimase impresso profondamente:
"E'inutile, disse il padre, che vi affannate a correggere i vostri errori,
siete troppo deboli... Fate invece crescere il Cristo in voi e quando sarà
cresciuto a sufficienza da prendere il controllo della vostra vita tutti i
vostri errori saranno eliminati".
Noi
dovremmo consacrare al Cristo tutti noi stessi, giorno dopo giorno, al mattino,
appena alzati dovremmo alzare le braccia al cielo e dire: "Grazie, o
Signore, della notte che mi hai concessa, ti offro queste mie mani, queste mie
labbra, questa mia mente e questo mio cuore affinché tu li possa usare come
strumenti di pace".
Ciò
è tutt'altro che reale per la comune mentalità.
Ecco perché il "fenomeno Cristo" non può essere capito;
supera le nostre possibilità di comprensione così come la grandezza
dell'universo, o la coscienza infinita di Dio.
Belle parole ma non entrano, non riescono a generare in noi nessuna
emozione e ben sappiamo come la molla per ogni nostra azione trae l'origine da
una istanza emotiva.
Non
per nulla la parola emozione significa mettere in movimento. Questo è il lato
tragico della cosa, pochi sentono la viva e reale presenza del Cristo al punto
di provare un'emozione. Questo comporta assenza di movimento, passività e poco
interesse: ecco spiegato il motivo del poco calore del cristiano praticante e di
tanti ministri di Dio che si affannano a far perseguire agli altri quegli ideali
che loro stessi non riescono a realizzare.
Eppure
il Cristo c'è e lavora per noi. Egli è dentro il nostro cuore ed aspetta
null'altro che noi, novelle madri, lo facciamo crescere alla giusta statura.
Egli ha voluto nascere in una mangiatoia per dimostrare che anche il cuore più
meschino può offrirgli una dimora. Ha scelto di avere un traditore su 12 per
mostrarci che anche per i traditori vi è un posto presso di lui.
Ha frequentato i relitti umani ed è stato crocifisso tra due ladroni
affinché anche i più emarginati possano aspirare ad un posto al suo fianco.
Tutto
ciò è quanto coloro che si rivolgono ad altre religioni non hanno compreso
nell'intimo del loro cuore. Chi vede nel Budda la perfezione e la compostezza, e
nell'induismo la cultura profonda, non valuta che nella compostezza del buddismo
non vi è spazio per il deliquio di un drogato e nella sapienza dell'india non
può trovarsi a suo agio il deficiente o l'analfabeta. E' solo nel cristianesimo
che vi è un posto per tutti, Gesù lo ha ampiamente dimostrato con le sue opere
e lo ha insegnato con le sue parole. Il cristiano vero dovrebbe sentirsi
cittadino del mondo; i confini sociali o razziali dovrebbero essere da lui
completamente superati dalla comprensione, l'accettazione e l'amore.
Con
il cristianesimo cessa l'usanza di sacrificare ciò che si possiede ed inizia
l'offerta di noi stessi, del nostro tempo e del nostro operato. Sull'esempio del
Cristo nasce il servizio, compaiono i missionari, che prima costruiscono un
ospedale e poi la chiesa. Nelle altre religioni ciò non accade, i maestri
orientali in occidente creano scuole di pensiero non centri per aiutare i deboli
e gli ammalati. Il cristianesimo è una religione attiva, non si è mai letto
che il Cristo se ne stesse seduto ore ed ore a meditare; una breve preghiera e
via a lavorare, "alzati e cammina" è il suo comando, "andate,
guarite e predicate" è il suo volere.
Eppure
queste parole, come tante altre, non suoneranno reali ad alcuni di noi. Siamo
troppo affannati a trovare prove sensibili a quanto ci viene proposto per
accettare le promesse del Cristo almeno come ipotesi di lavoro. Alla fine la
mancanza di prove farà nascere in noi un ennesimo alibi cosicché la comoda
poltrona non manchi del nostro consueto appuntamento ed il conto in banca non
corra rischi ulteriori.
Chi
ha mai pensato che le scarpe che tiene nell'armadio sono le scarpe di chi non ne
possiede, e che i soldi che tiene in banca sono i denari di chi non può
comprarsi del cibo? Sono pensieri
duri ma anche il Cristo non ha la vita facile... Ci rendiamo conto di quante
premure vengono offerte ad una persona sofferente e che poca comprensione si ha
per il Cristo che da 2000 anni soffre in croce per tutta l'umanità? Ci rendiamo
conto che nella persona che trattiamo duramente c'è il Cristo che subisce la
nostra violenza?
Si
rendono conto i medici che nei loro malati vi è il Cristo che soffre e forse
porta anche un poco di quella croce che a loro compete? Non abbiamo mai pensato
che il Cristo è coscienza planetaria e ciò significa che soffre l'umiliazione
della prostituta, le percosse del violento, le ingiustizie dei ricchi e la
miseria dei poveri? Tutto ciò non
è reale, vero? E' fuori dalla nostra portata. Noi, se abbiamo il raffreddore
siamo già sofferenti e piagnucolosi, potremo mai capire chi soffre tutte le
sofferenze dell'umanità, di giorno e di notte, senza tregua né respiro?
Questa
è la tragedia: noi non lo possiamo comprendere. E' troppo diverso
da noi, è un fenomeno irreale e anche chi si dice convinto non suffraga con
la sua vita la sua posizione meramente intellettuale. A questo punto qualcuno
potrà dire: "E allora? Non possiamo certo essere tutti quanti come madre
Teresa di Calcutta!". Ciò è vero ma è anche vero che tutti noi siamo al
centro di un nucleo sociale e che possiamo aiutare e servire il Cristo senza
neppure allontanarci da casa nostra.
Questo
è il fatto importante. Quando faremo il proponimento di osservare coloro che ci
circondano ripetendo in noi: "Ecco in questa persona vi è il Cristo",
allora inizieremo ad essere consapevoli che l'ingiuria proferita, la violenza
fatta, o la pigra omissione non sono un fatto meramente personale ma una
ennesima sofferenza del Cristo ed un'influenza negativa che si ripercuote su
tutta l'umanità. Meditiamo attentamente su quanto esposto e rendiamoci conto
della enorme responsabilità di ogni nostra azione. Considereremo allora ogni
nostro simile come un tempio, più o meno disastrato, dove il Cristo sofferente
si aspetta da noi amorevole comprensione e massima disponibilità.
Sta
scritto nell'Apocalisse: "Io sono fuori della porta e aspetto... Se mi
farai entrare starò a cena con te". Dovrà aspettare ancora per molto?
"E
tutto ciò che farete ad uno di questi piccoli è come se lo aveste fatto a me".
Gesù di Nazareth
Ogni
persona desiderosa di camminare sul sentiero spirituale ha un traguardo ben
preciso che consiste nell'accelerare il suo processo evolutivo seguendo gli
insegnamenti di nostro Signore Gesù Cristo. Ciò, però, non è possibile se
tale meta viene perseguita con dei fini meramente egoistici: infatti il Cristo
stesso stabilì l'indissolubile unione che ci lega gli uni agli altri e non è
possibile alcun avanzamento a chi non si prodiga per gli altri.
Purtroppo
la vita dei nostri giorni, con i suoi inderogabili impegni di lavoro e di
famiglia, non sempre consente di agire come vorremmo ed è per questo motivo che
da diversi anni utilizzo parte delle mie ferie per offrire il mio supporto come
barelliere a Lourdes.
Questa
attività è patrocinata da alcune associazioni internazionali tra cui la
"Oftal". Il compito dei barellieri è molteplice: inizia sul treno
"bianco" che trasporta i malati e gli accompagnatori a Lourdes; si
sviluppa, una volta arrivati, con il compito di accompagnare gli ammalati alle
piscine di acqua benedetta ed alle varie processioni; termina con l'assistenza
fornita durante il viaggio di ritorno.
Durante
il viaggio la sofferenza che, seppur celata dall'umano pudore di chi soffre e
non vuole far portare la sua croce agli altri, gioca un ruolo determinante. Le
etichette che separano i singoli individui nel consorzio umano cessano di
esistere. Direttori di azienda, studenti e disoccupati perdono il loro ruolo
personale per assumere quello di assistente o di assistito; un rapporto
comunitario dove dare e ricevere non hanno più significato perché la sostanza
di scambio è soltanto amore vero, sincero e disinteressato. Anche la vita
promiscua negli alloggi per il personale porta ad un cameratismo che, seppur
necessario, non pesa per nulla perché ognuno sente l'altro come una parte
complementare di sé stesso.
Il
servizio agli ammalati offre l'opportunità di fare delle esperienze
meravigliose. L'assistenza alle piscine permette di udire molteplici linguaggi
ed i canti che si levano alla "Madre Maria" sono una polifonia che,
malgrado la diversità delle lingue, è pregna di fiducia e speranza.
Qui la sofferenza cessa di essere una croce e diventa un mezzo di
redenzione e rigenerazione. Le persone lo recepiscono e la commozione è comune.
Da
ben duemila anni Il Cristo è in tutti noi, sempre, ma ben poche volte ne siamo
consapevoli; è come un mendicante al quale offriamo assai poco, ed anche questo
di rado. Nei pochi gironi trascorsi a Lourdes la situazione cambia radicalmente,
il Cristo appare ovunque, nei volti sofferenti dei malati ed in quelli premurosi
degli assistenti, nelle lacrime del bimbo paralitico e nell'angoscia celata
della sua mamma.
Sì,
in ogni sofferente vi è il Cristo che soffre, è in loro, è in me, è in tutti
noi che cantiamo, soffriamo e speriamo. Quanta sofferenza! A stento trattengo le
lacrime e porgo un sorriso a colui che porta una "croce" più grande
della mia... Ma con quale diritto posso parlare di croce io che sono sano, ho
una bella famiglia e forse sono la causa primaria degli attriti e disaccordi di
cui mi lamento?
Questi
pensieri mi turbano, non riesco a scacciarli. Nella cappella del Santissimo
Sacramento, tra una folla orante, devota e silenziosa, faccio l'esame di
coscienza e non posso trattenere che qualche lacrima righi il mio volto. Tutti
gli alibi perdono il loro valore, mi ritrovo "nudo" davanti alla mia
miseria ed a tutte le scuse che per anni ho eretto a difesa della mia
inadeguatezza.
Un
bimbo mi guarda, mi fa' sentire assai imbarazzato, vorrei nascondermi ma non lo
faccio, almeno qui non voglio fare lo struzzo. Nel cuore mi nasce una preghiera
struggente: "Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me
peccatore".
La
Messa, celebrata nelle varie cappelle lungo tutto l'arco della giornata, i punti
di incontro e di preghiera, la processione degli ammalati non sono che momenti
di fede sentita e vissuta. Come vorrei che il monotono grigiore della mia vita
quotidiana potesse essere interrotto da attimi così intensi e struggenti. Ciò
che però mi ha colpito di più è stata la fiaccolata notturna. Una sera
magnifica di fine estate, una brezza leggera e migliaia di fiaccole, simbolo di
vita e di luce... E tanta, tanta, fede.
Io
spingo una carrozzina con Bruna, una invalida civile. Siamo in due con ruoli
assai diversi, io la spingo e lei è spinta da me. Eppure, ad un livello
superiore, non sono più io a spingere ma è lei: la sua compostezza nella
disgrazia preme sulla mia coscienza e mi rende ancor più consapevole del mio
destino fortunato e di quanto poco ne sia grato al Signore.
Il
santuario è completamente circondato di luce; canti mariani si innalzano al
cielo in tante lingue diverse. Per un attimo gli ammalati non lo sono più, sono
figli di Dio che innalzano lodi. Per pochi istanti lo spirito immortale si è
liberato dalla carne tormentata e si libra in alto, sempre più in alto, in un
estremo tentativo di ricongiungersi al suo Creatore, Padre, e Signore. Ora tutto
tace. Siamo di nuovo nelle camerate, eppure qualcosa è cambiato. Ora il dubbio
ha lasciato posto alla certezza, sono sicuro che Dio non solo esiste ma tutti
noi siamo suoi figli.
Mi
riprometto di cercare nel volto dei miei famigliari il volto del Cristo per
meglio comprenderli ed amarli. Ma perché solo di essi? Lo voglio trovare nel
volto del mio capoufficio, del giornalaio, del mio vicino di casa e di tutti
color che mi circondano. Voglio ricordarmi sempre che siamo tutti tralci di
quella vite simbolo del mistico corpo del Cristo. Ora capisco S. Francesco che
ammoniva: "E' solo dando che si riceve". Come vorrei gridarlo a chi è
solo nel suo egoismo e nei suoi rancori e limita la sua esistenza nel grigio
riscontro della sua vita quotidiana.
Ricordo
una predica in cui un prete ebbe a dire: "Come potete trovare la pace se
non la date per primi?". Oggi
la pace si cerca nel tranquillante, è una pace da struzzi dalla mente
intorpidita. Tiriamo fuori la testa
dalla sabbia e facciamo un bell'esame della nostra vita. Scopriremo che la causa
di molti dei nostri problemi siamo proprio noi stessi.
"Non
perdete tempo a sospirare
dietro
a cose straordinarie, impossibili,
non
aspettate sognando
che
vi spuntino ali angeliche.
"Non
disdegnate di essere un fioco lumicino,
non
tutti possono essere stelle...
ma
illuminate qualche angolo oscuro
facendo
luce li, dove siete.
"L'umile
candela ha la sua funzione,
al
pari dello splendido sole,
e
la più umile azione diventa nobile
quando
è compiuta con dignità.
"Forse
non sarete mai chiamati
ad
illuminare lontane regioni oscure,
perciò
assolvete la vostra quotidiana missione
brillando
li, dove siete".
Riferimenti
bibliografici
1)
Mario Rizzi,