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CRESCERE INSIEME NELLO SPIRITO

 

La Luce dell'Anima - Lettera n. 20

 

SOMMARIO:

LA DOTTRINA DELLA RINASCITA.

o         L'importanza del concetto di rinascita.

o         Basta una vita per realizzarsi?

o         La rinascita e il cristianesimo delle origini.

o         La rinascita e le religioni del mondo.

o         Fonti storiche sulla dottrina della rinascita.

LA CHIESA E LA DOTTRINA DELLA RINASCITA.

o         Origene (185-253 d.C.).

o         Giustiniano (482-565 d.C.).

o         Gesù Cristo e la dottrina della rinascita.

PERCHÉ QUESTA DOTTRINA È STATA ELIMINATA?

PERCHÉ NON RICORDIAMO LE VITE PASSATE?

o         L'offuscamento dei ricordi.

o         Ricordare potrebbe essere pericoloso. 

BIBLIOGRAFIA

Letture per approfondire

 

LA DOTTRINA DELLA RINASCITA

"Il corpo non è che il viaggio dell'anima. Si cambia d'abito nella tomba, il sepolcro è l'anticamera del cielo". Victor Hugo

L'importanza del concetto di rinascita (1) 

Accettando e meditando il concetto di rinascita, incomincerete a capire che tutti gli avvenimenti della vostra vita (i legami, gli incontri, gli incidenti, le sconfitte, i successi) hanno una loro motivazione. La ragione d'essere è più o meno remota, ma esiste. Questa comprensione, in seguito, influirà sui vostri sentimenti; quando capirete che tutto ha un significato, non vi ribellerete, e non cercherete di risolvere i problemi con l'odio e la violenza. Saprete che ciò che vi sembra ingiusto è in realtà il conto da saldare per le trasgressioni del passato, e allora accetterete, senza accusare gli altri delle vostre disgrazie.

Inoltre, l'idea della rinascita vi induce a fortificare la volontà: vi sforzate di riparare gli errori ed evitate di commettere atti riprovevoli, allo scopo di costruirvi un avvenire luminoso.

Basta una vita per realizzarsi? (2) 

"Le anime devono ritornare all'Assoluto da cui sono emerse. Per raggiungere questo fine, però, devono sviluppare le perfezioni il cui seme è già insito in loro. E se non avranno sviluppato tali caratteristiche in questa vita, allora dovranno cominciarne un'altra, una terza, e così via. Dovranno continuare così finché non avranno acquisito la condizione che permette loro di tornare in compagnia di Dio". Lo Zohar (libro della Cabala)

Può un Dio misericordioso dare ai suoi figli un'unica possibilità di raggiungere il suo regno? Come conciliare la sua misericordia infinita con l'inferno eterno? Davvero Dio ci costringe a giocarci tutto in questa vita? Un padre affettuoso non lo farebbe. Perché dovrebbe farlo Dio?

L'esperienza diretta, la deduzione, la logica, la fede religiosa e l'osservazione empirica, tutte concorrono a indicare che esiste una forma di energia cosciente all'interno del corpo. E questa energia cosciente che pensa i pensieri e percepisce le sensazioni. Il corpo è uno strumento, l'energia cosciente è il suonatore dello strumento.

Non sono il mio cervello o il mio sistema nervoso più di quanto un chitarrista sia la chitarra che suona. Come un musicista produce musica con uno strumento musicale, così io, il pensatore, produco pensieri con uno strumento per pensare: il cervello. E se lo strumento va distrutto, non necessariamente devo finire anch'io. Le chitarre vanno e vengono, ma i suonatori esperti rimangono.

La rinascita e il cristianesimo delle origini 

"La mia infanzia ha forse seguito un'altra mia età, morta prima di essa? Forse quella che ho vissuto nel ventre di mia madre? ... E ancora, prima di quella vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo?" dalle Confessioni di Sant'Agostino

Facendo degli studi approfonditi è possibile dimostrare che la dottrina della rinascita faceva parte del cristianesimo delle origini e rappresentava una parte essenziale della fede cristiana; durante il V e VI secolo dopo Cristo, tale dottrina era comune e molto diffusa.

In effetti, siccome fornisce una spiegazione logica a molti misteri della vita, era stata accettata da alcuni Padri della Chiesa, tra cui Agostino, Tertulliano, Sinesio, Origene ed altri. Ce lo conferma Ruffino che, in una lettera diretta a S. Anastasio, scrive: "... questa credenza era comune tra i primi Padri della Chiesa ..." (3).

Ciononostante molti cristiani moderni tendono a considerare l'idea come una buffa superstizione.

La rinascita e le religioni del mondo 

"Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili". Bhagavad-Gita, poema Indù

Proprio come gli Indù e i Buddisti accettano la dottrina della rinascita, così tutte le tradizioni religiose l'hanno accettata in tempi diversi compresi gli antichi Egizi ed i Greci. Anche molte tribù africane, gli Indiani d'America e gli aborigeni australiani includono la rinascita nelle loro credenze.

Anche gli Ebrei e gli Esseni, credevano nella rinascita e tale credenza ha continuato ad essere popolare tra gli Ebrei europei fino alla fine del Medioevo, tale dottrina è infatti spiegata in varie opere cabalistiche.

Fonti storiche sulla dottrina della rinascita 

Per trovare le fonti più remote di questa dottrina dobbiamo recarci in India, dove ne troviamo ampi cenni nei Veda, uno dei testi religiosi che risale a circa 2000 anni a.C.

Il testo dei Veda che maggiormente sviluppa la dottrina della rinascita è il Codice del Manù Manavadharmashastra (4), specialmente nel libro XII dove troviamo ben 126 paragrafi in cui vengono descritti premi e castighi che un individuo raccoglie in una vita in relazione alle vite passate. Questo trattato, ancor oggi, rappresenta, per gli Indù un testo fondamentale di regole civili e religiose. Studiandone il contenuto appare chiaro come sia servito di ispirazione anche per creare  la legislazione greca, quella persiana ed anche la romana.

Il paragrafo 40 dice:

a) "Le anime dotate di bontà conseguono la natura divina;

b) quelle dominate dalle passioni, ottengono la condizione umana;

c) "... le anime precipitate nell'oscurità, sono avvilite allo stato di animali...

... Circondati dall'oscurità, manifestantesi sotto un'infinità di forme, a causa delle loro precedenti azioni, tutti questi esseri sono dotati di una coscienza interiore: sentono il piacere e il dolore. Sono cosi stabilite da Brahma, fino ai vegetali, le trasmigrazioni, che hanno luogo in questo mondo orribile, che si autodistrugge senza tregua..." (4).

"Dandosi alla meditazione più profonda, L'asceta osservi il cammino dell'anima attraverso i diversi corpi, dal grado più alto fino al più basso, cammino che stentano a intravedere coloro il cui spirito non è stato perfezionato dai Veda..." (5).

Altri notevoli passi del Codice di Manù, alludono non solo chiaramente alla dottrina della rinascita, ma indicano la ragione delle vicende del destino umano e il modo come l'uomo può emanciparsi dalla sua condizione mortale (non dover rinascere, n.d.r.):

"Ogni atto del pensiero, della parola, del corpo, porta un frutto buono o cattivo: dalle azioni degli uomini risultano le loro differenti condizioni" (6).

"Colui che è dotato di questa vista sublime, non è più incatenato dalle sue opere, ma colui che è privo di questa vista perfetta, è destinato a rinascere in questo mondo" (7).

"Quando gli uomini delle quattro classi, senza una necessità urgente, deviano dai loro particolari doveri, passano nei corpi più vili e sono ridotti in schiavitù sotto i loro nemici ..." (8).

"L'uomo considerando con il suo spirito che queste trasmigrazioni dell'anima dipendono dalle virtù o dai vizi, diriga sempre il suo spirito verso la virtù..." (9).

Nel Mundakaupanishad troviamo questo brano assai interessante: "Chi si crea dei desideri con la sua mente, nasce di nuovo a cagione dei suoi stessi desideri" (10).

Anche nella Bhagavad Gita, che possiamo considerare come il Vangelo degli Induisti (circa V secolo a.C.) si trovano dei riferimenti molto chiari:

"Come per il corpo dell'anima incarnata vi è il sopraggiungere dell'infanzia, della gioventù e della vecchiaia, così vi è per l'anima di prendere un altro corpo, su questo punto il saggio non è perplesso" (11).

"Come l'uomo deponendo i vecchi abiti ne prende altri nuovi, così lo spirito spogliando i vecchi corpi, entra in altri nuovi..." (12).

Tertulliano (160‑240 d.C.), uno dei più antichi Padri della Chiesa, combatteva la dottrina della metempsicosi intesa come possibilità che l'anima umana potesse trasmigrare negli animali e, nel suo Apologetico, tratta l'argomento della resurrezione in modo molto esteso, leggiamo le sue parole:

"Se un filosofo afferma, come Laberio, seguendo l'opinione di Platone, che un uomo deriva da un mulo, da una serpe o da una donna e se con abilità dialettica adduce tutti gli argomenti per la comprova di una simile tesi, non otterrà forse consenso e susciterà fede in altri? ... se invece il cristiano assicura che un uomo morto, ritornerà uomo e che Caio diventerà Caio, sarà subito cacciato dal popolo ... se vi è qualche Mente che presiede al ritorno delle anime in altri corpi, perché non si dovrà credere che essa trasmigra nella sua stessa sostanza, consistendo nel ripristinare in essere ciò che uno era? ... la luce ogni giorno si accende e si spegne, le tenebre si diradano e poi ritornano, le stelle scompaiono e ricompaiono, le stagioni ove finiscono, ricominciano, i frutti si consumano e ritornano, i semi non risorgono più fecondi se non si corrompono e disfanno: tutte le cose col perire si conservano, tutte le cose con la morte risorgono..." (13).

Origene (186-253 d.C.), considerato come un studioso assai serio, credeva nella rinascita e venne scomunicato proprio per questo motivo, In numerosi suoi scritti troviamo esposto il suo punto di vista su questa dottrina, nella sua nota opera Contra Celsum, afferma al riguardo: "Non è forse più conforme alla ragione credere che ogni anima per certe misteriose ragioni (parlo secondo l'opinione di Pitagora, Platone ed Empedocle) sia introdotta in un corpo, secondo i suoi meriti e le sue azioni passate?..." (14).

S. Agostino dimostra di essere al corrente di questa dottrina quando nel Civitate Dei, egli dice: "Certi gentili asserivano che nella rinascita degli uomini avviene quello che i Greci chiamano palingenesi... essi insegnano che avviene l'unione della stessa anima e corpo ogni 440 anni..." (15). Nelle Confessioni, invece, lo ritroviamo mentre esclama: "Quando, oh Signore, ho io peccato? Quando ero nell'utero di mia madre o prima che io fossi? La mia infanzia seguirà ad altra età già morta? O prima ancora? E dove e chi io fui? Ho io peccato o i miei genitori?..." (16).

Ruffino, in una lettera diretta a S. Anastasio, afferma: " ... che questa credenza era comune tra i primi Padri della Chiesa ... " (17). Un'altra conferma, di quanto tale dottrina fosse diffusa nel V secolo, la ritroviamo anche nella preziosa opera De Natura Hominum, del vescovo Nemesio, in cui sta scritto: " Tutti i Greci credono che l'anima sia immortale e ritengono che questa passi da un corpo all'altro ... " (18).

Anche nella Cabala ebraica, conosciuta per la saggezza del suo contenuto, troviamo degli accenni alla rinascita, nello Zohar, per esempio, sta scritto:    " ... tutte le anime sono soggette alle prove della trasmigrazione ... esse devono sviluppare tutte le perfezioni... e se non hanno adempiuto a questa condizione durante una vita, devono incominciare una seconda, una terza, fino a quando ... saranno atte all'unione con Dio..." (19).

LA CHIESA E LA DOTTRINA DELLA RINASCITA 

"Chi ha bisogno di un corpo ne viene rivestito; quando invece le anime cadute si elevano a un destino migliore, i loro corpi vengono nuovamen­te distrutti. Così essi appaiono e scompaiono perennemente". Origene

Origene (185-253 d.C.) 

Fu Origene, uno dei più dotti tra i Padri della Chiesa, che, osservando come tutti gli uomini fossero assai diversi tra loro fin dalla nascita, concluse che essi dovevano aver già vissuto in precedenza. Secondo lui era proprio per questo motivo che essi hanno un loro modo unico di pensare ed agire. Sempre di Origene era la convinzione che le Sacre Scritture potessero essere comprese nel giusto modo soltanto quando considerate nella luce della rinascita.

Origene, fu una delle figure più controverse nella storia della Chiesa Cristiana. Viaggiò molto, visitando Roma, Atene e l'Arabia. Frequentò il grande filosofo Ammonio Sacca, che fu maestro anche di Plotino.

Origene era un cristiano devoto ma non accettava la dottrina semplicistica, così come si presentava dopo due secoli di lenta evoluzione. Si mise allora a meditare sui testi sacri per ricavarne un'interpretazione più profonda, intelligente e convincente. Questo suo lavoro basato sullo studio, l'interpretazione ed il commento dei testi sacri lo portò, pian piano, a dissentire dagli insegnamenti proposti dalla Chiesa.

Ciò che turbava maggiormente le autorità religiose era un punto della dottrina di Origene; un punto dove si insegna che l'anima vive in un corpo ed, alla morte, lo abbandona per passare in un altro. Questo ciclo continua fintanto che l'anima non si sia dimostrata superiore alle inclinazioni della carne; in quel momento essa conquista la libertà dal corpo e può tornare alla propria residenza divina senza doversi incarnare di nuovo.

Gli ostacoli incontrati non impedirono comunque ad Origene di portare a termine un testo monumentale, l'Esapla, che contiene una revisione critica del testo sacro. La sua influenza sulla teologia cristiana fu predominante per tutto il secolo III e buona parte del IV.

Nel 250 d.C., l'imperatore romano Decio pretese che tutti i cittadini facessero sacrifici agli dei riconosciuti dai Romani. Origene non acconsentì e fu imprigionato e torturato. Morì nel 253, probabilmente in conseguenza della sua prigionia.

Giustiniano (482-565 d.C.) 

Giustiniano, di umili origini, nacque a Tauresio nel 482 d.C. In gioventù visse a Costantinopoli (ora Istambul) dove ricevette una eccellente educazione. Egli era molto versato nel Greco e nel Latino, cosa alquanto insolita per una persona delle sue origini. Ben presto fu adottato da un suo zio romano, Giustino I, a quel tempo imperatore dell'Impero Orientale Romano, che gli conferì  onori e potere.

Durante il suo soggiorno in Costantinopoli, Giustiniano si innamorò di un'attrice del circo locale: Teodora. Dopo la morte della zia, Giustiniano convinse lo zio e sposò Teodora che gli fu di valido aiuto possedendo una notevole intelligenza ed una forte volontà.

Nel 527 d.C. Giustino accettò Giustiniano e sua moglie come coregnanti del suo Impero e soltanto quattro mesi più tardi morì, Giustiniano successe allo zio e divenne Imperatore Romano. Rimase al potere per circa 40 anni e sotto il suo impero fiorirono commerci, attività economiche ed arti edilizie; risalgono infatti a questo periodo la costruzione della cattedrale di S. Sofia in Costantinopoli e della basilica di S. Vitale in Ravenna.

Giustiniano si era proposto di ricomporre il vastissimo territorio dell'Impero Romano, di cui auspicava anche un'unità nelle ideologie religiose; faceva parte del suo sogno la realizzazione di un Impero Universale Cristiano e Romano. In quei tempi, però, vi erano delle notevoli controversie teologiche tra vari Padri della Chiesa che non riuscivano a mettersi d'accordo su alcuni argomenti tra cui, il più importante, riguardava la natura del Cristo.

Queste controversie preoccupavano seriamente Giustiniano perché, senza una unità religiosa, non vi sarebbero stati i presupposti necessari per poter raggiungere i suoi ideali. Egli pensava che se avesse convocato i Vescovi per discutere qualcosa su cui erano d'accordo sarebbe stato più facile che trovassero un'intesa anche sulla questione della natura del Cristo. Ben sapendo come la dottrina di Origene fosse contestata dalla loro maggioranza pensò allora di utilizzarla come capro espiatorio politico.

Arrivò allora alla conclusione di convocare i Vescovi affinché potessero confrontarsi e discutere sulla possibile condanna della dottrina di Origene e di altri argomenti. Fu così che venne indetto il Sinodo del 543 d.C. che si tenne a Costantinopoli a cui il Papa Virgilio si rifiutò di partecipare. Fatto che, secondo alcuni ecclesiastici, invalida le decisioni ivi prese. Giustiniano, che si riteneva capo supremo della Chiesa, pubblicò comunque i decreti emanati dal Sinodo; decreti che comprendono le seguenti poche righe di condanna per coloro che avessero creduto ad una possibile trasmigrazione delle anime:

"Chiunque creda alla favolosa preesistenza dell'anima ed alla condannabile apocatastasi (ristabilimento di ogni cosa nell'ordine voluto da Dio alla fine dei tempi, n.d.r.) a cui essa si collega, cioè alla reintegrazione di tutte le cose come erano all'origine, che su di lui cada un anatema (sia scomunicato, n.d.r.)" (20).

Da quel momento in poi furono combattute tutte le Scuole e coloro che avessero parlato della dottrina della rinascita. Anche i testi riportanti tale dottrina furono distrutti o fatti sparire, insieme a tutti i riferimenti al riguardo presenti nei testi sacri, Bibbia compresa.

Comunque, la sentenza emessa contro tale dottrina non nega per nulla la natura spirituale dell'uomo, afferma soltanto che non vi sono state delle vite precedenti a quella attuale e, ciò che più conta, non condannò la dottrina in sé... ma chi ne avesse parlato!

Gesù Cristo e la dottrina della rinascita (21) 

Segretamente, Gesù di Nazareth insegnò la dottrina della rinascita ai suoi discepoli. Ne troviamo una conferma durante la scena della trasfigurazione in cui disse: "Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto, ma hanno fatto contro di lui quanto vollero". Dopo di che è detto: "che essi capirono che Egli parlava di Giovanni il Battista" (Matteo, XVII, 12-13).

In altra occasione, mentre Gesù stava discutendo con i suoi discepoli, essi gli dissero che qualcuno pensava che Egli fosse Elia ed altri lo credevano uno dei profeti ritornato in vita. Allora  Egli ordinò loro di "non dire queste cose a nessuno" (Matteo, XVII, 9; Luca, IX, 21). Infatti tale dottrina, per altri 2.000 anni, doveva restare un insegnamento esoterico, noto solamente ai pochi Iniziati che si erano resi degni di ricevere tale conoscenza.

Che Gesù abbia insegnato la dottrina della rinascita e la legge di causa ed effetto (detta anche legge del Karma, n.d.r.), viene anche dimostrato nel caso del cieco nato, quando i discepoli Gli domandarono: "Chi ha peccato, quest'uomo o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?" (Giov., IX, 2).

Se Gesù non avesse insegnato la dottrina della rinascita e la legge di causa ed effetto la naturale risposta sarebbe stata: "Insensati! Come poteva un uomo peccare prima di nascere, e procurarsi la cecità come risultato?". Ma Egli non risponde in tal modo. Non si sorprende della domanda, né la considera come priva di senso, dimostrando così che essa era perfettamente in armonia coi Suoi insegnamenti. Egli spiega: "né quest'uomo ha peccato, né hanno peccato i suoi genitori; ma egli è nato cieco affinché le opere di Dio si manifestassero in lui" (Giov., IX, 3).

A questo punto, termina il brano preso dalla Cosmogonia dei Rosacroce. Riteniamo comunque doveroso specificare che le parole "affinché le opere di Dio si manifestassero in lui" sarebbero assai meglio interpretate con "affinché le opere del Dio in lui si potessero manifestare".

PERCHE' QUESTA DOTTRINA E' STATA ELIMINATA? 

"Sono sicuro che la rinascita esiste veramente, che essa trae la sua origine dalla morte, e che le anime dei morti continuano a vivere". Socrate

Max Heindel, parlando dell'evoluzione dell'uomo, ci spiega in modo assai chiaro perché, ad un certo punto dell'evoluzione, I Maestri della Gerarchia Spirituale ritennero opportuno eliminare dall'insegnamento pubblico la dottrina della rinascita. Possiamo leggere nella Cosmogonia dei Rosacroce:

"Frattanto l'uomo era penetrato sempre più a fondo nella materia... nelle Epoche precedenti sapeva che non esiste la morte, sapeva che quando un corpo si dissolveva era come una foglia che si secca in autunno ed un altro corpo sarebbe venuto a prendere il suo posto. Egli non era perciò in grado di apprezzare i vantaggi e le opportunità di questa vita terrena; unica possibilità per poter fare delle esperienze di esistenza concreta. Prima del Cristianesimo erano esistite religioni che avevano insegnato la dottrina della rinascita e la legge di causa ed effetto, ma era venuto il tempo in cui non conveniva più al progresso dell'uomo che egli conoscesse questa dottrina. Questa sola vita doveva essere l'unica e doveva perciò essere vissuta nel migliore dei modi..." (22).

Questo è il motivo esoterico per cui i Padri della Chiesa, nel lontano Sinodo del 543, tenutosi a Costantinopoli, emisero un decreto per cui sarebbero stati scomunicati tutti coloro che avessero parlato della trasmigrazione delle anime da un corpo ad un altro.

Va notato che quel Sinodo fu abbastanza anomalo, vi parteciparono i soli Vescovi, il Papa non v'intervenne. Comunque vi furono prese decisioni importanti, compresa la scomunica di Origene.

PERCHE' NON RICORDIAMO LE VITE PASSATE? 

"E' Dio che ti ha creato, poi ti ha mantenuto, poi ti farà morire, e di nuovo ti darà la vita. Sia gloria a Lui!" Il Corano

L'offuscamento dei ricordi (23) 

Quando un uomo vive in un corpo materiale non ricorda più le conoscenze spirituali possedute dall'anima prima di incarnarsi. Non ricorda nemmeno le sue precedenti vite terrene. Infatti, in ogni incarnazione il sapere che riguarda vite precedenti e la vita nelle sfere dell'aldilà vengono ricoperti da un velo. Per questo, ogni anima, qualunque sia il suo grado di purezza, corre il rischio di incolparsi durante il suo cammino sulla terra.

Il fatto che la memoria dell'anima venga ricoperta al momento dell'incarnazione in un corpo terreno non è, tuttavia, solamente un rischio, ma offre certamente maggiori possibilità. Il ricordo di altre vite, infatti, sarebbe un enorme peso per noi; come avviene alle anime nelle sfere di purificazione, ci tormenteremmo rimproverandoci il passato e non saremmo liberi di vivere il presente e di cogliere e sfruttare le opportunità che ci vengono date oggi per riconoscere noi stessi e riparare al male fatto, liberi dalle conseguenze degli errori fatti in passato. In questo modo l'evoluzione spirituale procederebbe in modo molto più lento e difficile.

Ogni giorno, anzi ogni ora ed ogni minuto sulla terra, racchiudono in sé la possibilità di riconoscere se stessi e sistemare le colpe dell'anima, se noi siamo aperti, coscienti ed abbiamo chiarezza. Tutto ciò che ci accade non avviene per caso, ma ci tocca secondo leggi ferree: sono i frutti di ciò che un tempo abbiamo seminato.

Alla luce di queste conoscenze di fondo è chiaro che è contro la legge cercare di scoprire intenzionalmente le incarnazioni precedenti con l'aiuto di determinate tecniche, per qualsiasi motivo lo si voglia fare, dato che ciò interferisce nel processo di maturazione previsto per l'anima: così facendo, l'uomo si fissa sul passato anziché cogliere le possibilità di riconoscersi che gli vengono date nel presente.

Ricordare potrebbe essere pericoloso (1) 

Se fosse così importante per gli esseri umani conoscere i dettagli delle loro incarnazioni precedenti, perché la Provvidenza glieli avrebbe nascosti? Certo, verrà il momento in cui dovranno conoscerli, ma devono prima acquisire una maggiore padronanza di sé. Immaginate che vi sia rivelato che in una incarnazione precedente una certa persona vi aveva assassinato: se siete deboli, se non siete capaci di controllarvi, quali saranno le conseguenze? Sono rivelazioni pericolose; c'è il rischio che vi turbino e che alimentino in voi sentimenti tali da impedire la vostra evoluzione.

Immaginate il caso di certi genitori: non sanno che, in passato, i loro bambini sono stati i loro peggiori nemici. Ora, amandoli, prendendosi cura di loro, essi si liberano dei debiti nei loro confronti, ristabilendo delle buone relazioni. Ma se si rivelasse loro la verità, che tragedia! La Provvidenza ha voluto giustamente lasciare gli esseri umani nell'ignoranza su certe cose, perché essi possano meglio liberarsi dei propri debiti ed evolvere.


Riferimenti bibliografici  

1) Omraam Mikhael Aivanhov, Un pensiero al giorno,
Edizioni Prosveta, 1997.

2) Steven Rosen, La reincarnazione e le religioni del mondo,
Edizioni Gruppo Futura, 1995, dorso della copertina.

3) Ruffino, Lettera ad Atanasio.

4) Q.W. Judge, L'oceano della Teosofia,
Edizioni della Società Teosofica.

5) Erodoto, Storie, II/22.

6) Tertulliano: Contra Valentinianos, I/XV.

4) Manavadharmashastra, VI, XII.

5) Ibid.

6) Ibid.

7) Ibid.

8) Ibid.

9) Ibid.

10) Mundakaupanishad.

11) Bhagavad-Gita, XI/22.

12) Ibid., II/13.

13) Tertulliano, Apologetico.

14) Origene, Contra Celsum.

15) Agostino, Civitate Dei.

16) Agostino, Confessioni.

17) Ruffino, Lettera ad Atanasio.

18) Nemesio, De Natura Hominum.

19) Zohar, XXI.

20) C.J Hefele, Historie Des Conciiles, pag. 1191, Paris, 1908.

21) Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce, pagg. 123-124,
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (VR), 1996.

22) Ibid., pagg. 121-122.

23) Ibid., pag. 124.

Letture per approfondimento  

Reincarnazione,
Edizioni di Vita Universale, Milano.

E. Bratina, La Reincarnazione,
Casa Editrice Adyar, Settimo Vittone (TO).

Steven Rosen, La reincarnazione e le religioni del mondo,
Edizioni Gruppo Futura, 1995.

Annie Besant, Reincarnazione,
Casa Editrice Adyar, Settimo Vittone (TO).

Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce,
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (VR), 1996.

 

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