CRESCERE
INSIEME NELLO SPIRITO
Lettera n. 17 
SOMMARIO:
Perché
sei focalizzato sull'esterno. I tuoi occhi sono paralizzati. Riescono a vedere
solo l'esterno. Non riesci a voltarti, il tuo collo non è più flessibile. Non
riesci a entrare nel tuo essere; tutto ciò che sai, ti porta verso l'esterno.
Sei
estremamente efficiente, per ciò che concerne il pensiero, pensare ti porta
all'esterno. Per entrare dentro di sé, per conoscere se stessi, occorre il non-pensiero.
Ed ora, ti sembra qualcosa di impossibile. L'addestramento al pensiero di tutta
una vita è diventato una struttura così fissa dentro di te, che continui a
pensare anche quando non è affatto necessario. Vorresti sederti in silenzio, ma
la mente continua il suo chiacchierio. Hai fatto pratica per troppo tempo, quel
chiacchierio è penetrato nel tuo sangue.
Ecco
perché sembra difficile, altrimenti è la cosa più facile che esista al mondo.
Deve esserlo, perché tu sei più vicino a te stesso di qualsiasi altra cosa. Se
vuoi conoscere qualcun altro, il viaggio è molto lungo. Se vuoi conoscere
Dio... nessuno sa dove si nasconda... e dove trovarlo... e quale sia il suo
indirizzo!
Ma
se vuoi conoscere te stesso, non dovrebbe esserci alcun problema. Tu sei te
stesso! Se non riesci neppure a conoscere questo "ciò che già sei, là
dove esisti", cos'altro puoi fare, e cos'altro potrai mai conoscere? La
conoscenza di sé dovrebbe essere la cosa più facile.
Ma
è diventata una cosa difficile, perché ti sei addestrato a focalizzare i tuoi
occhi sull'esterno.
Ho
sentito raccontare...
Sherlock
Holmes arriva in paradiso. Gli angeli affollano i cancelli per incontrarlo, Dio
in persona scende dal suo trono per dargli il benvenuto.
"Holmes,"
tuona il Signore, "abbiamo un piccolo mistero quassù, che forse tu ci
aiuterai a risolvere. Adamo ed Eva sembrano scomparsi. Da secoli nessuno li ha
più visti. Se potessi scoprirli..."
Holmes,
scruta con sguardo penetrante il gruppo di angeli venuto ad accoglierlo e punta
il dito su due angioletti stupiti e tremanti. "Eccoli!" esclama.
Adamo
ed Eva ammettono la loro identità: "Eravamo stanchi di essere al centro
dell'attenzione, e della continua richiesta di autografi che ogni nuovo angelo
ci chiedeva," sbottano, "ci siamo nascosti dietro questo semplice
travestimento, e fino a oggi ci è andata bene, per secoli nessuno ci ha
riconosciuto... ma questo segugio ci ha sorpresi!"
"Come
hai fatto?" chiede il Signore meravigliato.
"Elementare,
caro Dio, elementare," commenta Holmes . "Erano gli unici due senza
ombelico!"
Certo,
conoscere se stessi è elementare. Non è difficile. Non può esserlo. Devi solo
disimparare alcune strategie. Per conoscere chi sei non devi imparare nulla,
devi solo disimparare alcune cose.
Come
prima cosa, devi disimparare a preoccuparti delle cose, degli oggetti; come
seconda cosa, devi disimparare a preoccuparti dei pensieri; e la terza cosa
accade spontaneamente... essere un testimone.
Lascia
che te lo spieghi in questo modo... queste sono le tre cose che formano la tua
vita. Alla periferia più esterna si trovano le cose, gli oggetti, il mondo, ciò
che lo Zen definisce "il mondo delle diecimila cose". Alla periferia
più esterna, alla circonferenza, esistono le cose, milioni di oggetti. Poi, tra
il centro e la circonferenza, si trovano i pensieri, i desideri, i sogni, i
ricordi, le immaginazioni, la mente. Se il mondo è chiamato "il mondo
delle diecimila cose", la mente dovrebbe essere chiamata "il mondo dei
dieci milioni di pensieri".
È
la chiave è questa: innanzitutto comincia a osservare le cose. Siedi in
silenzio e guarda un albero; sii solo un osservatore, non pensare all'albero.
Non dire: "Che tipo di albero è?" Non stabilire se è bello o brutto.
Non dire: "È verde", oppure "è morto". Non lasciar
affiorare alcun pensiero, neppure un'increspatura di pensiero... continua
semplicemente a osservarlo è ciò che i meditatori hanno sempre fatto, nei
secoli. Sceglievano un oggetto, poteva essere la piccola fiamma di una lampada e
si sedevano a osservarla.
Cosa
facevano? La fiamma non ha nulla a che vedere con la meditazione, è un semplice
espediente. Cercavano di fare questo: continuare a osservare la fiamma e
raggiungere un punto in cui nessun pensiero affiorava più, su quella fiamma. La
fiamma è presente, tu sei presente, e non affiora alcun pensiero.
Puoi
farlo ovunque, osservando qualsiasi cosa. Ricorda solo questo: quando il
pensiero affiora, mettilo in disparte, lascialo sfumare da un lato... e di nuovo
torna a osservare l'oggetto. All'inizio sarà difficile, ma dopo un po'
inizieranno a verificarsi degli intervalli. Verranno momenti in cui tu starai
osservando l'albero, e non ci saranno pensieri e di fronte a questa semplice
esperienza, sentirai sorgere in te una gioia travolgente. Non è accaduto nulla.
Semplicemente non ci sono pensieri, mentre è presente l'albero, e sei presente
tu, ma tra te e l'albero c'è uno spazio; quello spazio non è offuscato dai
pensieri. All'improvviso affiora una gioia immensa, senza ragione apparente,
senza motivo alcuno. Hai appreso il primo segreto.
Poi,
questo deve essere utilizzato in maniera più sottile. Le cose sono materiali,
tangibili, per questo dico di iniziare con un oggetto. Puoi sederti nella tua
stanza, e puoi continuare a fissare una fotografia, la sola cosa da ricordare è
di non pensarci. Osserva semplicemente, senza pensare. Pian piano accade. Guarda
il tavolo senza pensarci, e pian piano il tavolo è presente, tu sei presente,
ma tra te e il tavolo non esiste alcun pensiero.
E
all'improvviso... la gioia.
La
gioia deriva dall'assenza di pensiero. La felicità esiste già; è solo
repressa sotto un'infinità di pensieri. Quando i pensieri non sono presenti,
affiora.
Inizia
con qualcosa di materiale. Poi, quando ti sei sintonizzato, e hai iniziato a
percepire momenti in cui i pensieri scompaiono e solo gli oggetti sono presenti,
inizia a fare la seconda cosa. Ora chiudi gli occhi e osserva qualsiasi pensiero
scorra in te, senza pensare nulla al riguardo. Un volto affiora sullo schermo
della tua mente, oppure è una nuvola, o qualsiasi altra cosa... osserva
semplicemente senza pensare.
Sarà
un po' più difficile del primo passo, perché le cose sono più grezze, i
pensieri sono molto sottili. Ma se la prima esperienza è accaduta, accadrà
anche la seconda, ci vorrà solo tempo. Continua a osservare il pensiero. Dopo
un po' ... dipende da te, può accadere in settimane, può accadere dopo mesi,
ci possono volere anni. dipende da te. Dipende da quanto intensamente, da quanto
totalmente ti applichi. Poi, un giorno, all'improvviso, il pensiero non è
presente. Tu sei solo.
Con
le cose, scompaiono i pensieri... tu eri presente ed era presente l'oggetto; il
soggetto e l'oggetto erano presenti, era presente la dualità. Quando il
pensiero scompare, vieni semplicemente lasciato solo; soltanto la soggettività
è lasciata sola. È una gioia sconfinata sorgerà in te, mille volte più
grande della prima gioia, quella esplosa allorché l'albero era presente, e il
pensiero era scomparso. Mille volte più grande. Sarà così sconfinata che ne
sarai inondato.
Questo
è il secondo passo. Allorché inizia ad accadere, puoi applicarti al terzo:
osserva l'osservatore. Ora non esiste più alcun oggetto. Hai lasciato cadere
gli oggetti, le cose; hai lasciato cadere i pensieri, ora sei solo. Ora sii un
semplice osservatore di colui che osserva, sii un testimone del tuo essere
testimone.
All'inizio
sarà difficile, di nuovo perché noi conosciamo soltanto come osservare
qualcosa, un oggetto, un pensiero. Perfino un pensiero, perlomeno è qualcosa da
osservare! Ora non c'è nulla, è vuoto assoluto. Colui che osserva è lasciato
solo. Devi rivolgerti a te stesso.
È
ciò che Gesù intende per "conversione": rivolgersi a se stessi. È
ciò che Mahavira intende per pratikraman, volgersi a se stessi. È ciò che
Patanjali intende per pratyahara, volgersi a se stessi. Ed è ciò che i Sufi
intendono, usando il termine shahadah: essere testimoni del testimone. Questa è
la chiave più segreta.
Continua
a restare lì, immerso nella solitudine. Riposa in quella solitudine e verrà il
momento in cui accadrà; è inevitabile: se le prime due cose sono accadute, la
terza accade inevitabilmente, non te ne devi preoccupare.
Quando
questo accade, per la prima volta saprai cos'è la gioia. È la gioia che hai
conosciuto fino a quel momento: la gioia che hai vissuto quando l'albero era
presente e il pensiero era scomparso; e la gioia che accade quando i pensieri
sono scomparsi e tu sei rimasto solo... certo, la seconda gioia era mille volte
più grande della prima, ma ora accade qualcosa che non soltanto è diverso dal
punto di vista della quantità, lo è anche dal punto di vista della qualità.
Ora, per la prima volta, conoscerai ciò che gli Indù chiamano ananda: la vera
gioia.
Tutte
le gioie conosciute in passato semplicemente impallidiscono, semplicemente non
hanno più alcun significato. Quelle gioie erano qualcosa che ti accadeva;
ebbene, questa gioia è del tutto diversa: sei tu stesso; questo è swabhawa,
questa è la tua essenza più intima.
Non
è qualcosa che ti accade e che dunque ti può essere sottratto. Sei tu nel tuo
essere autentico, è il tuo stesso essere. Ora non ti può più essere portato
via. Ora è impossibile perderlo... sei tornato a casa!.
Dunque,
devi disimparare le cose, i pensieri. Prima osserva ciò che è più grezzo, poi
osserva ciò che è sottile, e poi osserva il trascendente, che si trova oltre
il grossolano e oltre il sottile.
Di
Rudyard Kipling, 1865/1936.
"Se
riesci a mantenere la calma quando tutti attorno a te la stanno perdendo;
Se sai
aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te tenendo però nel giusto
conto i loro dubbi;
Se sai
aspettare senza stancarti di aspettare o essendo calunniato non rispondere con
calunnie o essendo odiato non dare spazio all'odio senza tuttavia sembrare
troppo buono né parlare troppo da saggio;
Se sai
sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se
riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine; Se sai incontrarti con il
successo e la sconfitta e trattare questi due impostori proprio allo stesso
modo;
Se
riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto distorta da
imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui; oppure a guardare le cose,
per le quali hai dato la vita, distrutte e umiliarti a ricostruirle con i tuoi
strumenti ormai logori;
Se sai
fare un'unica pila delle tue vittorie e rischiarla in un solo colpo a testa o
croce e perdere, e ricominciare di nuovo dall'inizio senza mai lasciarti
sfuggire una parola su quello che hai perso;
Se sai
costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo
molto tempo che non te li senti più e così resistere quando in te non c'è più
nulla tranne la volontà che dice loro: "Resistete!".
Se sai
parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i Re
senza perdere il comportamento normale;
Se non
possono ferirti né i nemici né gli amici troppo premurosi;
Se per
te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se
riesci a riempire l'inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa,
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa,
e
quel che più conta, tu sarai un Uomo, figlio mio!"
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI

1)
Osho, La mezza età: un nuovo inizio, pp. 113-117,
Edizioni del Cigno,
Peschera del Garda (VR), 1998.
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