LA PREGHIERA
Questa notte ho fatto un sogno, ho sognato
che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore, e sullo schermo della notte
erano proiettati tutti i giorni della mia vita.
Ho guardato indietro ed ho visto che ad ogni
giorno della mia vita, proiettati come in un film, apparivano orme sulla sabbia:
una mia ed una del Signore. Così sono andato avanti, finché tutti i miei giorni
si esaurirono. Allora mi fermai guardando indietro, notando che in certi posti
c'era una sola orma...
Questi posti coincidevano con i giorni più
difficili della mia vita; i giorni di maggior angustia, di maggior paura e di
maggior dolore...
Ho domandato allora: "Signore, Tu avevi detto
che saresti stato con me tutti i giorni della mia vita, ed io ho accettato di
vivere con te. Ma perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti peggiori della
mia vita?".
Ed il Signore rispose: "Figlio mio, io ti amo
e ti dissi che sarei stato con te tutta la vita, e che non ti avrei lasciato
solo neppure per un attimo, e non ti ho lasciato... I giorni in cui hai visto
solo un'orma sulla sabbia, sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio".
Anonimo Brasiliano
"Pronunciare bene le parole delle preghiere è
certo cosa gentile verso il Signore, ma non soffrirci se ti distrai. La
preghiera è elevazione della mente a Dio. A questo dobbiamo tenere, le parole
importano meno" (3/10/1948).
"Pregare il Signore, ma tenere chiuso il
cuore alla carità verso il prossimo non significa essere religiosi e meritare le
benedizioni di Dio. Il Signore benedice chi dà con cuore buono e retto e sa
portare bene la croce" (24/6/46).
"La rinunzia assoluta della propria volontà,
per seguire la volontà del Signore, anche se qualche volta espressa per il
tramite di persone e cose poco gradite, questa è la perfezione. Costa ma la
ricompensa è grande e tanto più preziosa. Del resto tutto ciò che sta nel
Padrenostro è preziosissimo e divino: Nome, Regno e Volontà del Signore. Io non
cerco e non mi preoccupo che di fare in tutto la volontà di Dio" (3/10/1957).
"La preghiera, per essere fruttuosa, deve
venire dal cuore e deve essere capace di toccare il cuore di Dio. Guardate come
Gesù insegnò ai discepoli a pregare. Chiamate Dio vostro Padre, lodate e
glorificate il suo nome. Fate la sua volontà come fanno i Santi in Paradiso,
chiedete il pane quotidiano, spirituale e terreno, domandate perdono dei vostri
peccati e chiedete di essere capaci di perdonare agli altri; invocate anche la
grazia di non cadere in tentazione e la grazia finale di essere liberati dal
male che è in noi e intorno a noi".
"L'origine dei vostri Doveri sta in Dio, la
definizione dei vostri Doveri sta nella sua Legge". "Dio esiste. Noi non
dobbiamo né vogliamo provarvelo: tentarlo, ci sembrerebbe bestemmia, come
negarlo, follia. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell'Umanità,
nell'universo che ci circonda. La nostra coscienza lo invoca nei momenti più
solenni di dolore o di gioia".
"La vita è missione. La virtù è sacrificio.
Da queste due massime in fuori io non so più nulla, tolte queste diventerei
ateo, libertino, birbante... Da quattr'anni ch'io soffro, e penso, queste due
massime mi son radicate nell'anima e formano il mio evangelo. Se la vita non è
una missione, se non ha uno scopo, che cos'è? E perché Dio ce l'ha data? Il
sacrificio solo è santo, Cristo ve l'ha detto in parole ed in fatti. E noi non
abbiamo a cacciar nel fango la nostra croce perché è pesante".
"Noi siamo quaggiù per trasformare il creato,
per fondar sulla terra, quanto possiamo, una immagine del regno di Dio".
"Fermiamoci un poco a riflettere devotamente
sull'immagine del nostro condottiero, Gesù il Cristo, prostrato in preghiera. Se
vi rifletteremo con attenzione, un raggio di quella luce che illumina ogni uomo
che viene al mondo rischiarerà il nostro animo; e riusciremo a vedere,
riconoscere, deplorare e infine correggere quel nostro abituale modo di pregare
che non è solo negligenza, pigrizia o torpore, ma addirittura ottusità,
insensatezza, insensibilità di pietra.
Quasi tutti ci rivolgiamo a Dio onnipotente
non con devota reverenza, ma con assonnata pigrizia. Pretendiamo che ci ascolti;
ma io temo proprio che pregando in quel modo, anziché fargli cosa grata e
rendercelo propizio, lo irritiamo fino al punto di muoverlo a collera.
Se una volta, appena finito di recitare le
preghiere, provassimo a ricostruire tutto quello che ci è passato per la mente
durante quel breve tempo, quante sciocchezze emergerebbero alla memoria? Quante
futilità, a volte quante sconcezze? Certo ci stupiremmo che in quell'esiguo
tratto di tempo il nostro pensiero abbia peregrinato per tanti luoghi
lontanissimi l'uno dall'altro, perdendosi in tante disparate, varie e oziose
faccende.
Credo che se per esperimento qualcuno si
proponesse di far vagare la mente nelle più svariate direzioni, probabilmente
non riuscirebbe a toccare in così poco tempo tante cose e così eterogenee come
quando la mente se ne va girovagando per conto suo mentre le labbra mormorano
meccanicamente le preghiere d'ora e quelle di uso comune.
Così, se qualcuno avesse curiosità o
desiderio di sapere quali immagini affollano i nostri sogni mentre dormiamo, non
saprei trovare migliore similitudine che paragonare i fantasmi che occupano la
nostra mente nel sonno alle strampalate divagazioni che occupano da svegli la
mente di coloro che pregano in modo fiacco e torpido (ammesso che pregare così
sia essere svegli); con la sola differenza che le cervellotiche stravaganze che
mulina il loro pensiero mentre le labbra macinano vuoti suoni, sono a volte così
insensate e così sconvenienti che, se fossero sogni, nessuno di loro,
svegliandosi, avrebbe l'impudenza di raccontarle neppure a dei mozzi di stalla".
"La nostra fede deve essere come una lampada
sempre accesa, che non rischiara solo noi stessi, ma tutto ciò che vive accanto
a noi".
"È possibile odiare qualcuno, quando sappiamo
che Dio abita in tutti?".
"L'obbedienza di un figlio ai genitori è
certamente una forma di preghiera. Se è così come dobbiamo obbedire a Colui che
è il Padre Eterno di noi tutti!".
"La preghiera non ha bisogno della lingua ma
del cuore. Senza il cuore la preghiera non ha alcun valore".
All'incirca duemila anni or sono, Nostro
Signore Gesù Cristo ha detto a quelli che erano con Lui: "Vegliate e pregate".
Oggi vi dico la stessa cosa: "Vegliate e pregate, il tempo del raccolto è
vicino".
Un melo in un frutteto ha delle mele; alcune
sono più mature, altre verdi, altre guaste. Quelle che sono più mature
dovrebbero restare e le cattive andarsene. Ma no; le più mature (voglio dire
coloro che sono più evoluti spiritualmente) si dicono: "Noi ce ne andiamo e
lasciamo gli altri". Poi sopraggiunge un vento. Credete voi che venga per caso?
No. Era necessario. Esso fa cadere alcune mele per terra. Infine giunge il
proprietario e cosa raccoglie? Le mele mature, poiché è detto: "Nessuno conosce
la sua ora". Vegliate e pregate. E ciò deve essere detto tre volte, perché
bisogna vegliare sulla propria anima, sul proprio spirito e sul proprio corpo.
È detto che il Cristo verrà come un ladro.
Sull'albero tutte le mele si credono buone; ma le prime mature si sacrificano
per le altre, perché appartengono alla famiglia del proprietario.
Quando le forze oscure cercano di
impadronirsi di voi, dovete fare degli sforzi per vincerle, perché tali forze
non sono altro che l'orgoglio, la pigrizia e la cattiveria. (6.9.1900).
Sono l'orgoglio o la pigrizia, la grande
indulgenza verso noi stessi che ci impediscono di agire bene. Ci viene
l'intenzione di fare qualcosa di buono, ma siamo stanchi... lo faremo domani.
Nel frattempo il male può penetrare in noi, diventando nostro padrone e
scacciando l'intenzione benevola. Per questo Gesù ha detto: "Vegliate e pregate,
affinché il demonio non entri in voi". (3.6.1897).
Quando l'uomo vede gli ostacoli moltiplicarsi
intorno a sé, vuol dire che è abbandonato a se stesso. Allora dovrebbe pregare,
e troverà forza e la consolazione nella preghiera. Dio non abbandona mai i suoi
figli, chiede soltanto che facciamo degli sforzi per diventare migliori. Dio non
abbandona neppure chi rifiuta di diventare migliore.
Da quando il Verbo s'è fatto carne
(27.9.1901), le preghiere degli uomini vengono ascoltate e possono superare i
limiti della materia. Il Cristo è infatti venuto affinché potessimo rivolgerci
al Padre. (5.3.1902).
Pregare, non vuol dire pronunciare molte
parole, ma annullarsi con tutti i sensi in Dio. Prima di pregare bisogna
raccogliersi in modo che tutto il vostro essere, tutto il vostro spirito, preghi
con voi e collabori con voi. Bisogna che la scintilla divina preghi in noi e per
noi.
Si insegna a un bambino la sua preghiera;
quando è diventato vecchio, si ricorderà ancora di quella preghiera che i suoi
genitori gli hanno insegnato a due o tre anni, ed è forse la sola cosa
dell'infanzia di cui si ricorderà. E quella preghiera, ogni volta che il bambino
la reciterà, andrà anche a profitto dei suoi genitori. (13. 12.1894).
Il primo venuto che recita alcune volte il
Padre Nostro si dimostra umile; e l'umiltà è sempre necessaria affinché una
preghiera venga ascoltata.
Bisogna chiedere prima a Dio, poi al proprio
angelo custode.
Non rivolgetevi ad uno spirito, rivolgetevi a
Dio.
Pregate Dio. Poco importa se un antico
apostolo o un santo che si trova dall'altra parte vi aiuta a far pervenire la
vostra preghiera, voi non dovete occuparvene. (21.4.1903).
La sola preghiera non può salvare; ma essa dà
modo al nostro angelo custode di guidarci nel giusto cammino. È necessario
pregare spesso, prima di dormire, al risveglio, e infine elevare continuamente
la nostra anima verso Dio. (23.2.1895).
Più si procede nel cammino spirituale, più si
è fragili e più bisogna pregare, perché gli attacchi del nemico sono più
numerosi.
È utile pregare, non per alleviare le proprie
pene, le sofferenze, ma per domandare la forza, il coraggio. La nostra preghiera
non viene sempre ascoltata, e per fortuna, perché se Dio ascoltasse le nostre
preghiere, spesso esse l'offenderebbero.
Ma è utile pregare perché ci mantiene
allenati. Chi smette di pregare, un giorno o l'altro si ritrova a non poter più
pregare.
Preghiamo dal profondo del cuore, perché vi
sono in noi degli Esseri luminosi che gioiscono con la nostra preghiera. (S.
5.1902).
Se dal profondo del cuore parte una
preghiera, vi sono degli Esseri che la sentono. Per essi è come il sole, e lo è
anche per tutto l'organismo. Se un cattivo pensiero ci impedisce di pregare, per
tali Esseri rappresenta uno scandalo. (11.2.1902).
La preghiera eleva l'anima e bisogna pregare
non soltanto per noi, ma per coloro che non possono pregare, per quelli che sono
nelle tenebre. (21.11.1894).
Bisogna pregare per quelli che non sanno o
non possono farlo. Non è affatto necessario pregare per i morti; lasciamoli là
dove sono e restiamo dove siamo noi. Vi affermo che chiedendo per quelli che non
possono farlo, chiedendo di sopportare le loro pene, voi date ad essi l'esempio
per cui, a loro volta, potranno sopportare quelle dei propri fratelli. È un
mezzo potente per entrare nel Regno di Cieli. (20.9.1894) .
Chi recita il Padre Nostro, che ci viene dal
Cielo attraverso il Figlio, nel profondo del cuore è unito per intenzione con
Nostro Signore. Essa è stata data per incoraggiare i suoi discepoli ed è tuttora
una preghiera molto valida perché gli esseri invisibili e negativi che stanno
intorno a noi, sentendo questa preghiera sono costretti a riflettere. Sono
questi esseri ad indurci in tentazione.
Nel momento in cui recitiamo il Padre Nostro,
essi restano disarmati e ci lasciano stare. Comunque chi cammina sul sentiero
spirituale non dice mai la frase: "Non ci indurre in tentazione". In effetti
nella preghiera originale non compaiono tali parole, ma queste: "Aiutaci a non
soccombere alle tentazioni".
Dio, infatti, non può essere l'autore delle
nostre tentazioni. Comunque Egli permette che Satana ci tenti, per farci
comprendere che non siamo nulla senza di Lui. La tentazione alla quale
resistiamo è il miglior strumento per la nostra crescita spirituale.
La preghiera è inutile se è mal fatta. Colui
che ci ha messi sulla terra sa cosa ci occorre, e non bisogna domandargli aiuto
se non quando proprio non ce la facciamo più ad andare avanti da soli. A volte,
invece, chiediamo aiuto a Dio quando abbiamo tutto il necessario per poter fare
una vita dignitosa.
Che fate quando pregate? Chiedete di non
avere tribolazioni, di avere tutto ciò di cui avete bisogno. Ebbene!
Permettetemi di dirvi che io definisco pigrizia queste preghiere e la pigrizia
non entra nel Cielo. (3.7.1894).
Ciò che le persone desiderano non è sempre
quel che va bene per esse. Si dice: sia fatta la Tua volontà, ma nella preghiera
chiediamo ciò cha va bene per noi, pertanto mettiamo prima la nostra volontà e
poi quella di Dio.
Pregando bisognerebbe chiedere
l'alleggerimento delle proprie sofferenze solo quando il fardello che ci è stato
affidato sembra troppo pesante. (20.9.1894).
Se diciamo: "Dio mio, ho tante pene,
accordami la calma e la tranquillità", ci verrà dato del coraggio, le pene
saranno un po' lenite; ma dobbiamo ricordare che sulla terra la felicità non
esiste, al contrario bisogna lottare, lottare senza posa per poter crescere.
(4.6.1896) .
È nelle grandi avversità, quando ci crediamo
perduti, che ci vengono dati grandi aiuti; non bisogna mai disperare, ma lottare
con coraggio e rassegnazione per superare i piccoli ostacoli, perché ce ne
verranno di più grandi; ma allora saranno per noi meno penosi, perché avendo
superato quelli precedenti saremo più saggi ed avremo più forza interiore.
(4.2.1895) .
Il motivo per cui Dio non sente la preghiera
di tutti quelli che pregano, non è che Egli sia lontano da essi, ma che essi
sono lontani da Lui, poiché Egli è ovunque.
Pregate; ma quando pregate abbiate cura di
scacciare lontano da voi il rancore, e quando dite: "Rimetti a noi le offese
come noi le rimettiamo agli altri", cercate di perdonare in cuor vostro a chi vi
ha fatto del male. Se non lo fate coloro che riceveranno la vostra preghiera
resteranno scandalizzati nel vedere quello che portate nel vostro cuore.
È difficile pregare bene, per questo non si è
sempre esauditi.
Per essere esauditi occorre:
- Amare i propri
genitori.
- Essere servitori del
Padre, sottomettersi alla Sua volontà.
- Sapere che siamo
tutti figli spirituali dello stesso Padre, che non siamo affatto nati dalla
carne, né dalla volontà dell'uomo. È Dio che ci ha creati.
- Amare il prossimo più
di se stessi.
- Non giudicare il
proprio fratello. (14.11.1900).
Bisogna anche aver cura di migliorare il modo
come noi trattiamo i nostri fratelli. Soltanto allora il Cielo ascolterà la
nostra voce.
Se restaste soltanto una mezza giornata senza
avere cattivi pensieri, cattive parole, senza parlare degli assenti, senza
giudicare nessuno, la preghiera che fareste dopo verrebbe ascoltata dal Cielo.
Come voi sapete io penso che "è meglio non pregare che pregare male", perché se
voi pregate dopo aver fatto del male a qualcuno e dite: "Io amo il mio
prossimo", dite una menzogna e le menzogne sono formalmente proibite dalla legge
del Cielo.
Continuate a pregare, anche se non sarete
ascoltati, anche se vi siete appena lasciati andare, o avete commesso un altro
peccato, perché con la preghiera alleggerirete il male che avete appena fatto.
Tutti i vostri cattivi pensieri, tutte le vostre parole inutili, saranno
altrettanti ostacoli che troverete un giorno sulla via del Cielo. 14.4.1903).
Perché la preghiera sia intesa, deve partire
dal fondo del cuore. Per questo dobbiamo aver sofferto, perché la sofferenza
eleva l'anima. Non bisogna evitare il dolore, ma accettarlo sapendo che ci aiuta
a crescere e sottomettersi alla volontà di Colui che ci ha creato ed amare il
nostro prossimo. (3.1.1895; 6.3.1902).
Quando noi recitiamo: "Dacci oggi il nostro
pane quotidiano", questo vuol dire: "Padre, dacci il pane dell'anima che è la
sofferenza". La sofferenza è il nutrimento dell'anima come il frumento è il
nutrimento del corpo. Se ci nutriamo, è per vivere, e la vita dell'anima è la
comunione con Nostro Signore. Come comunicare con Lui? Domandando anche per i
nostri fratelli una parte della nostra felicità.... (7.1.1903).
Vi sono diversi modi di soffrire. Certe
persone soffrono in espiazione per se stesse, altre per la loro famiglia, altre
come missione per i loro fratelli. (31.7.1893).
Ognuno ha proprio la quantità di sofferenza
che può sopportare. Ma, quando si soffre troppo, è un dovere cercare di
alleviare le proprie pene. (5.11.1889).
BIBLIOGRAFIA

1) Preghiere, Seminario Missionario Giovanni XXIII,
24039 Sotto il Monte (Bergamo) (1991).
2) Madre Teresa di Calcutta, Le mie
preghiere,
Biblioteca Universale Rizzoli - Rizzoli
Editore (Milano) (1988).
3) Ferdinando Durand, Religione e socialità di Giuseppe Mazzini,
Associazione Mazziniana Italiana,
Edizioni Evoluzione Europea (Cremona) (1980).
4) San Tommaso Moro - Nell'orto degli ulivi,
Edizioni Ares (Milano) (1985)
5)
M. K. Gandhi - Ogni giorno un pensiero,
E.M.I Cooperativa Servizio Missionario.
via Rocati 12, 40134 (Bologna) (1983).
6)
Alfred Hael, Vita e parole di Maitre Philippe,
Roma, 1994.
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