Di Fabrizio Zampieri (fabrifinanz@hotmail.com).
From: "Noeuro - Notiziario" (unsus@libero.it)
Date: Sun, 25 Jan 2009 22:35:40 +0100
Sono passati dieci anni dall’introduzione, seppur
virtuale, dell’Euro (allora ECU, moneta interbancaria con valore 1:1
rispetto all’Euro), che ha segnato un deciso balzo in avanti nel processo di
integrazione europea. Integrazione che, ormai viene detto anche dai più
strenui sostenitori del progetto in corso, risulta riuscita solo sotto il
profilo della creazione di una grande area di cointeressenza macroeconomica,
dove però vige un forte deficit di democraticità e partecipazione.
Sicuramente l’Euro ha compiuto dei poderosi progressi
nel contesto dei mercati valutari globali, posizionandosi quasi ex-aequo con
il dollaro come moneta di riferimento negli scambi. E’ lecito tuttavia
domandarsi chi si sia accollato la parte più onerosa di questa grande
operazione monetaria, quali siano stati vantaggi e svantaggi e quali,
soprattutto, le prospettive alla luce della crisi che sta investendo tutte le
economie del pianeta. E, mi permetto di dire, anche il modo di “fare
economia” su scala globale…. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Zampieri,
economista e analista finanziario, che da epoche non sospette pone
all’attenzione del pubblico le problematiche connesse con l’integrazione
monetaria e le sue implicazioni, specie sul contesto italiano.
· Dieci
anni di euro, quali le sue considerazioni generali? Quali i vantaggi e quali
gli svantaggi più evidenti che vuole anzitutto sottolineare?
Secondo me sarebbe forse più giusto porre questa
domanda al pensionato, alla casalinga, al dipendente pubblico, all'artigiano,
al piccolo imprenditore, allo studente, insomma alla maggioranza degli
Italiani che lavora e mantiene lo Stato con il pagamento delle tasse, e
sarebbe giusto sentire il loro parere, basato sulla realtà della vita
quotidiana. Secondo voi sarebbero così positivi i giudizi sull'Euro..??.
A parte questa considerazione iniziale, comincerei
senza dubbio ad elencare gli svantaggi portati dalla nuova
valuta, naturalmente secondo il mio punto di vista:
- il costo reale della vita, ad oggi,
è aumentato in media del 60-80%, in alcuni settori anche del 100%, nonostante
le inattendibili, inaffidabili e poco trasparenti rilevazioni dell’Istat che
ci raccontano il discreto andamento dell’economia, almeno fino a qualche
mese fa, quando anche l’Ente pubblico ha dovuto ammettere che effettivamente
il caro vita ha avuto incrementi maggiori di quelli pubblicati anche in
seguito all'arrivo della crisi finanziaria-economica globale. Il problema però
sta nel fatto che le retribuzioni e le pensioni degli italiani non hanno
certamente seguito il medesimo trend ascendente dei costi.
E non fatevi incantare dai falsi
palcoscenici televisivi dove vengono organizzate ad arte zuffe e litigi tra
Associazioni dei consumatori, commercianti e cittadini per tentare di trovare
i responsabili di tali indiscriminati aumenti poiché i principali colpevoli
sono ben altri e non vengono citati in giudizio: il vero colpevole è lo Stato
e le principali Amministrazioni Pubbliche che, subito dopo l’introduzione
dell’Euro, hanno aumentato le tariffe postali, quelle dei pubblici servizi,
dei trasporti, hanno permesso l’incremento delle bollette energetiche,
ed ovviamente non hanno attuato nessun tipo di controllo sui prezzi. Ciò ha
naturalmente legittimato anche le altre categorie private ad attuare le stesse
manovre;
- i
tassi d’interesse sicuramente partiti da livelli bassi (il
tasso ufficiale di sconto nell’area Euro era al 2% ad inizio 2002) sono
raddoppiati e rimasti su alti livelli (come nel periodo pre-Euro) fino a
qualche mese fa in concomitanza dell'arrivo della crisi finanziaria, di fronte
alla quale anche la BCE, filo tedesca ed americana ha dovuto iniziare a
ridurre i tassi, a furor di popolo. E non credo sia necessario essere degli
economisti per capire che ad ogni aumento del Tasso Ufficiale di Sconto, e
quindi anche di tutti gli altri tassi interbancari collegati, corrisponde un
aumento dell’importo della rata del mutuo o del prestito di un normale
cittadino o ancora del finanziamento di una piccola e media impresa locale.
Questo mix, composto dal costo della vita e dall'alto livello dei tassi
d’interesse, sta facendo registrare incrementi a livello di record di
espropri immobiliari (più del doppio nell’arco dell’ultimo anno
in Italia), dovuti al mancato pagamento dei mutui da parte dei cittadini, e di
cessazioni di attività imprenditoriali di piccole e medie dimensioni; quelle
di grandi dimensioni per il momento riescono a far fronte alla congiuntura
negativa con licenziamenti e delocalizzazioni produttive.
Ma il problema è ancor più negativo proprio ora,
con la riduzione dei tassi a seguito della grave crisi economica degli ultimi
mesi: infatti, ad un taglio dei tassi ufficiali (sconto, Euribor,
interbancari) la maggior parte delle Banche ha risposto con un allargamento
degli spread (ovvero quella porzione di tasso d'interesse aggiuntivo a quello
base che rappresenta il loro profitto), vanificando quindi gli effetti
positivi per i risparmiatori e mantenendo tuttora alto il costo del denaro.
-
E che dire relativamente alla stabilità dei cambi, sbandierata come
un’altra delle positività della nuova valuta..?; ebbene l’Euro è
tutt’altro che stabile, anzi è una valuta che dopo un inizio incerto di
debolezza, si è apprezzata notevolmente nei confronti di tutte le principali
monete (raggiungendo il massimo storico contro il dollaro Usa di 1,6150!!!,
appena qualche mese fa; di 170 contro lo Yen giapponese a luglio scorso
–altro record storico da 15 anni-; e così via rispetto anche alle altre
principali valute internazionali). Ed ancora una volta non è necessario
essere un esperto economista per comprendere che un Euro forte penalizza
fortemente le esportazioni (vendite) delle aziende europee. Sono molte le
imprese italiane in difficoltà a seguito di questo fenomeno, che hanno
registrato ingenti cali di vendite e riduzioni di fatturato, il tutto con
gravi ripercussioni sulla produzione e sull’occupazione. E non fatevi
nemmeno influenzare da chi sostiene che, grazie ad un Euro forte, possiamo
rallegrarci poiché altrimenti assisteremmo ad aumenti esagerati del prezzo di
benzina, gasolio e delle principali materie prime; in verità i prezzi di
petrolio, oro, palladio, mais, ecc.. (quotati in dollari), salgono a causa
della debolezza della valuta americana; e poi abbiamo ugualmente assistito ad
aumenti esagerati ed esorbitanti delle quotazioni di petrolio, materie prime e
commodities varie fino a qualche mese fa (petrolio a 147 dollari...).
Attualmente, l'Euro si è deprezzato
rispetto alle principali valute, a parte la Sterlina inglese (massimi storici)
ma i danni per le nostre aziende permangono ed anzi sono accentuati
dall'arrivo della crisi internazionale.
Ed ora passiamo ai vantaggi:
-
senza dubbio uno degli aspetti positivi portati dall'Euro è costituito dal
fatto che ora tutte le transazioni in valuta tra gli operatori (privati e
pubblici) dei Paesi aderenti all'Unione Monetaria non sono più soggette ai costi
relativi al cambio della valuta (in precedenza, un'azienda che acquistava
in Germania era costretta a cambiare le Lire in Marchi con aggravio di costi
amministrativi da parte delle Banche; e pensiamo anche ai turisti che si
recano in vacanza presso i Paesi dell'Unione: ora non sono più costretti a
convertire la loro valuta in quella del Paese straniero con costi di
provvigione, di cambio e spread sui prezzi applicati dalle Banche e dai
cambiavalute locali).
Ma tale vantaggio purtroppo si sta
trasformando, con il passare del tempo, sempre più in uno svantaggio poiché
il sistema bancario ha pensato bene, in seguito ad un loro minore introito
derivante dall'eliminazione delle transazioni sui cambi, di aumentare il costo
dei servizi bancari in generale (è noto che in Italia il costo del Conto
Corrente, a carico del cliente, è tra i più alti nel mondo...);
-
direi che l'introduzione dell'Euro ha invece rappresentato un notevole
vantaggio soprattutto per il sistema bancario/finanziario: con l'Euro,
il monopolio delle Banche ordinarie e delle Banche Centrali, mediante la BCE,
si è ulteriormente rafforzato; i controlli sul loro operato sono divenuti
meno pressanti (il potere politico ha sempre meno influenza sulle loro
azioni); gli utili dei loro bilanci sono sempre stati a 2 cifre (a parte
quelli del 2008, a causa della crisi innescata proprio da loro e dalla libertà
di azione avuta); a seguito di fusioni ed incorporazioni hanno imposto aumenti
dei costi sui servizi generalizzati; e grazie alla globalizzazione dei mercati
finanziari hanno potuto vendere a qualsiasi tipologia di risparmiatore
prodotti tossici, di scarsa qualità, a basso rendimento, ecc...
Ed ora, in questo periodo di crisi
finanziaria acuta, le Banche sembrano non preoccuparsi più di tanto poiché
sanno che i Governi interverranno con vari Decreti per il loro salvataggio,
naturalmente sempre a carico dei cittadini comuni e dei risparmiatori.
· Lei
non trova dannoso ad un serio dibattito sull’integrazione europea che non si
possa in nessun modo mettere in discussione lo status quo relativamente alla
politica monetaria e alla sua gestione, specie per quanto concerne
l’autonomia, ma oserei dire l’assoluta scissione da qualunque forma di
rappresentatività politica, della BCE, specie se pensiamo alla segretezza
delle riunioni o alla sostanziale condizione “castuale” dei suoi esponenti
più in vista?
L'unione Monetaria non è stata voluta dai
cittadini europei ma è stata progettata ed attuata essenzialmente dalle
Istituzioni bancarie e finanziarie. Basti pensare ai Paesi della Cee dove è
stato proposto un referendum sull'Euro (Danimarca, Svezia) e la popolazione ha
nettamente votato per il “no”. Altro caso è quello della Gran Bretagna la
quale ha pensato bene di rimanere al di fuori della nuova valuta ma pur
conservando un posto ed avendo quindi un certo potere operativo all'interno
della Banca Centrale Europea. Sintomatici del rifiuto all'Euro e ad un'Europa
unita sono stati anche i vari referendum relativi al recepimento della nuova
Costituzione Europea, bocciati in diversi Paesi della Comunità Europea, anche
se poi riproposti e recepiti “furbescamente” attraverso il Trattato di
Lisbona (vedi Francia). In Italia purtroppo, per atto costitutivo, non si è
dato in alcun modo possibilità ai cittadini di scelta in relazione a tali
tematiche; in caso contrario, sono piuttosto sicuro che, ora, non adotteremo
l'Euro...
Relativamente all'indipendenza e all'autonomia
della BCE, preferirei trattare l'argomento in una delle prossime domande.
· Come
valuta le enormi immissioni di liquidità avute a tassi nettamente inferiori a
quelli di mercato che si sono susseguite per sostenere banche d’affari
particolarmente esposte in operazioni ad alto rischio? Non reputa ciò
vergognoso specie se raffrontato con le crisi di cassa e liquidità che
affliggono moltissime imprese produttive e che danno da vivere a migliaia di
famiglie? Le prime sono lautamente sostenute dai governi e dalle banche
centrali, le seconde, invece, sono in balia del mercato e della concorrenza
sleale di paesi esteri… Dove sta la coerenza in tutto ciò?
Le enormi immissioni liquidità, ovvero prestiti a
tassi particolarmente vantaggiosi da parte delle Banche Centrali mondiali a
favore delle Banche e Società Assicuratrici, sono state giustificate con il
fatto ché, se fosse collassato il sistema bancario/finanziario globale,
conseguentemente sarebbe crollato anche il sistema produttivo della maggior
parte dei Paesi industrializzati. Secondo i Governi quindi si è trattata di
una misura straordinaria, in un momento assai critico, attuata per scongiurare
in definitiva una crisi ancor più grave e generalizzata. Il problema è che
tali azioni non sono riuscite a guarire il sistema “malato” poiché molte
Banche, dopo aver ottenuto liquidità e risorse finanziarie aggiuntive, invece
di utilizzarle nella loro attività ordinaria al fine anche di sostenere il
credito e le aziende, hanno immobilizzato a loro volta questi fondi presso le
Banche Centrali ottenendo quindi un rendimento attivo superiore a quello
passivo. E la crisi, in origine solamente di tipo finanziario, inevitabilmente
ha ora colpito anche i settori reali e produttivi.
· Lei
non ritiene di estrema gravità il fatto che la BCE non sia un organismo
comunitario in senso pieno, non essendo menzionata nell’art. 4 del trattato
istitutivo CE, dunque non sottoposto ad un controllo giurisdizionale diretto
da parte della Corte di Giustizia Europea?
Come già detto prima, l'Unione Monetaria e l'Euro
sono stati fortemente voluti soprattutto dal sistema bancario/finanziario,
naturalmente con l'appoggio di determinate forze politiche, ed è quindi
naturale che il principale Ente monetario, la BCE -Banca Centrale Europea-,
goda di una tale autonomia e potere operativo.
La Banca Centrale Europea è praticamente una Banca
privata, indipendente ed autonoma. E qui possiamo rilevare una serie di fatti
piuttosto preoccupanti: le Banche Centrali delle singole nazioni europee,
prima del Trattato di Maastricht, avevano un’indipendenza dal potere
politico variabile tra il 40 e il 65%; attualmente, dopo l’introduzione
dell’Euro, l’indipendenza si aggira intorno al 90%. Dunque, mentre nessuna
influenza può giungere dal potere politico alla BCE, dai vertici monetari
giungono invece ai nostri governanti continue indicazioni, parametri cui
attenersi, rigidi vincoli che coinvolgono l’intera vita e l’economia delle
nazioni.
Inoltre, l’art. 4 del Trattato non menziona la
BCE tra le Istituzioni della Comunità (Parlamento Europeo, Consiglio, Corte
di Giustizia, Corte dei Conti e Commissione); alla BCE però il Trattato
conferisce personalità giuridica e lo Statuto ne riconosce la più ampia
capacità di agire all’interno di ciascuno degli Stati membri. Sotto il
profilo giuridico-formale, la BCE non è dunque un’Istituzione
Comunitaria, ed i singoli Paesi aderenti all’Unione Monetaria non possono
interferire in alcun modo con la sua politica economica; essa può quindi
fissare a suo arbitrio il livello del tasso ufficiale di sconto (TUS), la
quantità di denaro da immettere sul mercato, decidere la disponibilità ed il
costo del finanziamento del sistema bancario e qualsiasi altra azione di sua
competenza, in modo indipendente (art. 7 del Protocollo SEBC: “Indipendenza”).
Ed in aggiunta, mentre i dibattiti e le sedute
della Camera dei Deputati e del Senato sono aperti al pubblico e le sentenze
delle Corti di Giustizia devono essere dettagliatamente motivate e
pubblicizzate, dall’altra parte, le riunioni del Consiglio Direttivo della
BCE sono assolutamente secretate, ed è lo stesso Consiglio che, di volta in
volta, decide se pubblicare le proprie delibere, se pubblicarne solo alcune
parti, o se non pubblicarle affatto. Oltre tutto questo, i dirigenti della BCE
godono di una sostanziale immunità: non sono infatti previste, all’interno
della BCE, sanzioni per comportamenti impropri degli stessi dirigenti (art. 12
del Protocollo: “Responsabilità degli organi decisionali”).
Senza esagerazioni, il Trattato di Maastricht ha
fatto di loro membri intoccabili di una Società privata ed autonoma, in parte
segreta, che condiziona Stati e popoli.
Ne deriva inoltre che i singoli Stati dell’Unione
Monetaria hanno perso la sovranità monetaria e legislativa in campo
monetario, sovranità che sono parti essenziali della sovranità nazionale.
· L’Italia
ha sicuramente beneficiato della fase di bassi tassi di interesse legata
all’introduzione dell’Euro, che tuttavia si è con il tempo vanificata, ciò
ha permesso una riduzione significativa (ca.70 miliardi di Euro) del costo per
interessi sul debito pubblico. Come valuta la politica dei tassi tenuta dalla
BCE? Ritiene moralmente giusto, prima come cittadino che come economista, che
sei punti percentuali di PIL vadano a coprire interessi su un debito pubblico
che va comunque in mano a fondi di investimento e altre realtà private?.
I bassi tassi d'interesse, dopo l'introduzione
dell'Euro, hanno aiutato lo Stato italiano a ridurre l'importo del costo degli
interessi passivi sul debito pubblico solamente per un breve periodo poiché,
la politica monetaria della BCE è stata improntata, sin da subito, ad un
innalzamento dei tassi fino ai massimi livelli di qualche mese fa (coincidenti
con quelli pre-Euro). Ovviamente tale politica ha danneggiato tutti gli Stati,
compresa l'Italia, dotati di un alto debito pubblico. A conti fatti, quindi
l'Euro non ha portato questi grandi vantaggi prospettati.
Inoltre bisogna evidenziare che all’interno della
stessa Banca Centrale Europea prevalgono gli interessi tedeschi i quali
sembrano avere come unico obiettivo quello della lotta all’inflazione, a
costo di mandare sul lastrico famiglie ed aziende, mantenendo un alto livello
di tassi d’interesse, e facendo finta di non accorgersi che la maggioranza
dei Paesi dell’area Euro non ha fondamentali così buoni come i loro. Gli
interessi tedeschi devono però fare i conti con quelli americani, prevalenti
anch’essi all’interno della BCE: infatti molti esponenti e dirigenti della
stessa BCE provengono dalle grandi Banche d’affari Usa (Bini Smaghi, Mario
Draghi, ecc…), e sapendo che agli Stati Uniti serviva fino a qualche tempo
fa un Dollaro assai debole che permettesse loro di ridurre il notevole
disavanzo pubblico, in parte utilizzato per finanziare le varie guerre e
missioni militari nel mondo, e di rilanciare le esportazione delle loro
aziende verso l’estero, si comprende meglio come l'immobilismo della
nostra Banca Centrale ha favorito un Euro così “forte” e un Dollaro così
debole. In termini economici, il tutto si è tradotto in una notevole
difficoltà per le nostre aziende di vendere i propri prodotti/servizi
all’estero, soprattutto nell'area dollaro.
Con questo mix di fattori, e data la natura
“privatistica” della nostra Banca Centrale è quindi facile capire come
gli europei stiano pagando il conto degli “amici” americani e come le
politiche monetarie della nostra BCE non facciano proprio gli interessi dei
cittadini comunitari.
· Un
ritorno ad una valuta nazionale, ipotetico seppur non astrattamente
impossibile, come lei ha avuto modo di dimostrare in molti articoli, non
sarebbe sostanzialmente inefficace se non correlato ad una reale
nazionalizzazione dell’ente emittente, dal momento in cui anche la Banca
d’Italia è controllata da soggetti privati che comunque ci
“presterebbero” il denaro? Ossia, non si cambierebbe semplicemente
“padrone”? Diventando peraltro un padrone “più piccolo” e più
esposto alle intemperie internazionali?.
In uno dei miei ultimi articoli pubblicati, ho
ipotizzato l'uscita dall'Euro dell'Italia ed il ritorno alla Lira o ad
un'altra valuta.
La mia ipotesi è comunque fondata su motivi
tecnico-finanziari e non in base ad un puro sentimento anti-moneta unica.
Infatti è da diversi mesi che il differenziale tra i Btp italiani (titoli di
Stato a reddito fisso con durata decennale) e i Bund tedeschi, di colpo, è
salito a circa 60 punti base, il massimo dal 2001 (vigilia dell’entrata
dell’Euro), per toccare massimi di 150 punti in questi giorni (gennaio
2009). Ma il fenomeno è ancor più strano poiché, dal momento che Btp e Bund
sono emessi da Paesi aderenti all’UE ed entrambi in euro, il differenziale
dovrebbe essere pari a zero; nonostante questo invece tale differenza è
rimasta sullo 0,20 (20 punti base) per questi anni, indicando un certo livello
di diffidenza nei confronti del nostro Paese; Francia e Spagna avevano un
differenziale solamente dello 0,04 (4 punti base) rispetto alla Germania.
Solitamente un differenziale così ampio tra titoli
di Stato anticipa un movimento o accadimento assai negativo, ed ora il mercato
inizia a muoversi sull’Italia, scommettendo sull’uscita dall’Euro del
nostro Paese. Secondo la mia opinione, è’ quindi solamente una questione di
tempo.
Inoltre, in Italia, per rimanere a casa nostra, la
crescita è ormai negativa, tanto ché ora si è confermato ufficialmente lo
stato di recessione tecnica.
E’ quindi doveroso insistere sul fatto che se
l’Italia rimarrà con questi valori ancora per molto, verrà inesorabilmente
buttata fuori dall’Euro nonostante la volontà contraria di banchieri e
politici. E non credete alle loro parole quando dichiarano, senza cognizione
di causa o perché spinti da loro interessi, che se non avessimo adottato
l’Euro, ora con la “vecchia” Lira saremmo in condizioni peggiori.., non
credetegli, che lo dimostrino tecnicamente.
La gestione di un'eventuale uscita dall'Euro e
adozione di una nuova valuta però dovrebbe essere condotta da un Ente
monetario nazionale e statale e non certo da un organismo con le
caratteristiche dell'attuale Banca d'Italia, Banca privata, il cui pacchetto
azionario è detenuto per oltre il 90% da Banche private e Compagnie
Assicuratrici (i gruppi Intesa-San Paolo e Unicredit-Capitalia possiedono
oltre il 40% delle azioni di Banca d’Italia!).
Credo siano degne di nota alcune curiosità
relativamente alla nostra Banca primaria: pensate che l’art. 3, ultimo
comma, dello Statuto di Banca d’Italia, stabiliva che la maggioranza delle
quote del suo capitale sociale doveva essere posseduta da Enti Pubblici;
ebbene, sotto l'ultimo Governo Prodi, tale articolo è stato abrogato,
permettendo ora una composizione azionaria siffatta.
Ed ancora, tra i soci proprietari di Banca
d’Italia è presente anche Gruppo Banca Popolare Italiana, ex Banca Popolare
di Lodi, legata alle famose e drammatiche vicende finanziarie di Fiorani &
C.
Ed altro fatto rilevante: gli stipendi del
personale Bankitalia, Banca privata, sono però a carico dei contribuenti
italiani, e sono stipendi enormi: un dipendente della nostra Banca Centrale
prende in media 110.000 eur l’anno, contro i circa 66.000 eur di un
dipendente della Banca Centrale Americana (FED). C’è quindi da chiedersi
perché i cittadini italiani devono pagare in modo così esagerato un servizio
che, in definitiva, non viene reso alla Comunità bensì ai veri proprietari
(Banche private).
Il Governo italiano dovrebbe avere il coraggio di
ripristinare nuovamente l'art. 3, come già visto, e costringere quindi le
Banche proprietarie a vendere le loro quote ad Enti statali e a ridurre la
propria influenza sulle politiche operative dell'Istituto. La nuova Banca
d'Italia quindi non dovrebbe in primis appartenere a soggetti privati, né
perseguire fini privatistici, altrimenti, anche un'eventuale uscita dall'Euro,
non comporterebbe veri e reali vantaggi per i cittadini italiani.
· Lei
non ritiene, come prima tappa, che siano da rivedere i vincoli di bilancio
imposti dal trattato di Maastricht, dal momento in cui sono stati concepiti in
un momento di “vacche grasse” e comunque sono assolutamente inadatti a
permettere una politica di riequilibrio anticiclico da parte della pubblica
amministrazione, qualora questa ne avesse la necessità, come sta succedendo
oggi?.
I famosi parametri di Maastricht, soprattutto alla
luce di questa crisi globale, dovranno probabilmente essere rivisti a breve
introducendo elementi di maggiore flessibilità altrimenti la maggior parte
dei Paesi aderenti, compresa l'Italia, rischierebbe di non riuscire a
mantenerli e, dopo un periodo iniziale soggetto a sanzioni come previsto dal
Trattato, sarebbero costretti ad abbandonare la valuta comune.
· Lei
non ritiene che gli aumenti generalizzati dei prezzi siano da considerarsi
quasi una conseguenza “minore” dell’introduzione dell’Euro, dal
momento in cui, pur avendo colpito in modo pesante le fasce più deboli della
popolazione, il fatto di aver delegato ad un ente sopranazionale la facoltà
esclusiva di emettere e gestire la moneta sia da considerarsi in realtà una
perdita di sovranità politica ben più grave e in palese violazione
dell’art.1 della Costituzione italiana lì dove si dice che la sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della
Costituzione medesima?
Purtroppo tutti gli Stati aderenti all'Euro hanno
perso la sovranità monetaria già da un bel po', ovvero da quando le varie
Banche Centrali sono diventate autonome e di proprietà di altri Istituti
Bancari. Con la nascita poi della BCE e con lo smisurato potere attribuitogli,
la facoltà di emettere e gestire la moneta è passata definitivamente a
questo organo privato. Conseguentemente si è violata la Costituzione, ma
questi sono argomenti poco conosciuti e tenuti ben nascosti ai cittadini,
anche con la complicità di molti organi d'informazione.
· I
fondamentali macroeconomici tedeschi, notoriamente i migliori d’Europa, sono
così predominanti da permettere alla Germania di ricalcare sulle sue necessità
una moneta che serve in realtà milioni di cittadini? Il problema geopolitico
sotteso a questa “germanizzazione” dell’Europa, crede sia solo una
questione da talk-show o ritiene una minaccia reale quella di servirci di una
moneta, non solo che non ci appartiene, ma che addirittura è ritagliata su
necessità e fondamentali macroeconomici diversissimi dai nostri?.
Purtroppo mi devo ripetere nuovamente affermando
che l'Euro è stato voluto dal sistema bancario con l'appoggio di quello
politico e non certo dai cittadini. Lo si può notare anche a livello politico
dove l'integrazione degli Stati appartenenti alla Comunità Europea è assai
difficile ed ogni nazione continua a mantenere la propria lingua, il proprio
Parlamento, i propri Ministri, ecc...
La Banca Centrale Europea ha la propria sede a
Francoforte per accontentare i Tedeschi e la sua politica è fortemente
determinata dai loro interessi (vedasi tassi d'interesse e lotta
all'inflazione). Inoltre i fondamentali macroeconomici dei Paesi aderenti alla
moneta unica sono molto diversi, anche se devono sottostare a determinati
parametri, ed ora, con l'arrivo della crisi queste differenze si accentueranno
ancor di più. Da parte mia, vedo a breve, un fallimento dell'Euro o meglio la
reale possibilità di uscita di diversi Paesi.
· Lei
non trova che il concetto di “economia reale” declamato da tanti organi di
informazione sia una confortante e stucchevole menzogna, dal momento in cui
anche le imprese “produttive” e non speculative sono soggiogate nella loro
operatività ordinaria a problematiche fortissime correlate con il contesto
macroeconomico e monetario, penso ad esempio all’accesso al credito o alla
politica dei tassi di interesse che ha inibito per anni gli investimenti in
sviluppo, e talvolta anche quelli di rimpiazzo; aspetti questi che penalizzano
proprio le piccole realtà che dovrebbero fare da volano alla ripresa
dell’economia produttiva?.
Purtroppo le nostre economie reali sono fortemente
influenzate e legate al sistema bancario, e lo si può notare proprio in
questi periodi negativi. Sappiamo ormai tutti che tale crisi internazionale è
stata causata da una grave crisi del sistema bancario/finanziario,
naturalmente tenuta ancora in parte nascosta (molte Banche non hanno
dichiarato ad oggi le effettive perdite e svalutazioni subite a causa del loro
operato improntato al profitto sconsiderato e smoderato degli ultimi annin); i
Governi hanno reagito programmando e disponendo ingenti aiuti finanziari al
sistema creditizio il quale, purtroppo, ha risposto di contro, limitando
l'accesso al credito e, in molti casi, “chiudendo i rubinetti”di
finanziamenti e prestiti concessi in precedenza. La naturale conseguenza di
questo fenomeno è stata e sarà una devastante caduta dei nostri settori
produttivi (basta leggere i giornali di questi tempi per notare articoli
relativi a licenziamenti, casse integrazioni, mobilità, perdite e riduzioni
di fatturati). E non saranno poche le imprese, soprattutto quelle che
difficilmente potranno accedere agli ammortizzatori sociali e agli aiuti di
Stato, che cesseranno le attività e subiranno gravi perdite in termini di
fatturato ed utili entro i prossimi mesi del 2009.
*Fabrizio Zampieri è economista ed analista
finanziario. Come consulente si occupa di: analisi e studio dei mercati
finanziari, gestione del rischio di cambio e degli strumenti finanziari,
gestione della tesoreria aziendale multivalutaria, gestione
dell’indebitamento e dei rapporti con gli Istituti bancari, con target di
clientela “Private” e “Corporate”. Come formatore collabora con
Associazioni di categoria e Imprese attraverso progettazione e docenze di
corsi F.S.E. (Fondo Sociale Europeo), seminari, incontri. E' anche docente di
materie finanziarie presso la Libera e Privata Università di Lugano (ISFOA).
Socio ordinario Assoconsulenza (Associazione Italiana Consulenti
d'Investimento).
E-mail: fabrifinanz@hotmail.com