BAMBINI E TELEVISIONE
Uno studio sui neuroni del bambino
Di Pierangelo Sapegno, tratto da "La Stampa", 25 ottobre 2004.
Sommario
Il 26% dei bambini americani ha una TV nella sua stanza, e il 36 per cento
delle famiglie americane lascia la TV accesa quasi tutto il tempo, anche quando
non c'è nessuno a guardarla. Eppure le buone notizie vengono dalla medicina: in
realtà i bambini più piccoli non hanno nessun bisogno di una TV per distrarsi,
come dimostra non solo la nostra storia visto che fino a 50 anni fa siamo
riusciti a farne a meno.
Fa davvero così male la TV ai bambini? Secondo uno studio dell'American Academy
of Pediatrics può addirittura portare un piccolo durante la sua crescita al
cosiddetto Attention Deficit Hyperactivity Disorder, in pratica un disturbo da
deficit di attenzione con iperattività, definito dagli scienziati ADHD oppure
ADD in UK.
Ne è affetto il 12% dei bambini statunitensi, e questa condizione
particolare ha cominciato a diffondersi negli States proprio durante gli ultimi
cinquant'anni, guarda caso proprio con l'avvento della scatola magica dentro le
nostre case. L'American Academy of Pediatrics ha preso in esame duemila bambini
da uno a tre anni, li ha spiati, seguiti e analizzati e il risultato dello
studio è stato inequivocabile: tutta colpa della TV.
Fra l'altro si tratterebbe di una ricerca molto importante anche perché
dimostrerebbe per la prima volta che i neuroni del cervello di un bambino si
sviluppano in maniera diversa se resta attaccato allo schermo per qualche ora al
giorno. Sarebbe la velocità delle immagini che deformerebbe il suo senso della
realtà.
Il dottor Dimitri A. Christakis, direttore del Child Health Institute at
Children's Hospital and Regional Medical Center, di Seattle, che ha condotto
questa ricerca, sostiene che guardando la TV si ricostruisce il cervello di un
bambino. Il danno appare più evidente dai 7 anni quando il piccolo ha
difficoltà a prestare attenzione a scuola. "Al contrario della vita
quotidiana", dice Christakis, "il passo della TV è molto accelerato
rispetto alla realtà di tutti i giorni".
Le immagini che un bimbo cattura nel suo cervello dagli schermi della scatola
nera vanno troppo veloci e magari senza neppure una precisa connessione logica:
"Così la loro rapidità diventa normale per quei bambini che in realtà
non sono più normali", aggiunge Christakis. Come disse Jane Healy,
psicologa dell'infanzia, il problema è capire se il rumore insistente della TV
in una casa può interferire con lo sviluppo dell'"inner speech", la
costruzione del discorso, il passaggio da quello che si sente dentro a quello
che si esprime, dal quale un bambino impara a pensare attraverso i problemi, i
progetti e la riflessione.
Un bimbo che gioca con le sue dita ha il sistema neurale che gli viene
proprio dal flettere, tirare e stirare ed esercitare quelle dita. La stessa cosa
avviene per il cervello, che deve in pratica allenarsi nello stesso modo.
Gli scienziati, però, ci spiegano pure che il cervello sviluppa un sistema
unico dalla nascita ai tre anni. E se un bambino siede come ipnotizzato davanti
a qualcosa, quelle vie neurali non si creano. Questo è l'importante sviluppo
del cervello che rischia di fermarsi all'età di tre anni.
Certo, sembra impossibile che qualcosa di così innocente come anche solo un
programma educativo della TV possa nuocere tanto. "Non riesci a
pensarlo", dice Claire Eaton, 27 anni, da Lewisham, Australia, al
giornalista Jean Lotus che ha costruito un lungo servizio sull'ADHD. "Basta
davvero una mezz'ora di pace e di quiete in casa per creare dei problemi al
futuro di tuo figlio?".
Possono genitori che si servono di video come "Baby Einstein" e
"Teletubbies" portare i loro figli al rischio di una vita passata
nelle "Classi speciali" o a riempirsi di Ritalin, che è un calmante
tipo Tabor da somministrare ai più piccoli?
Nella sua ricerca condotta su duemila bambini, Christakis ha trovato che per
ogni ora passata alla TV nell'età compresa fra uno e tre anni, i soggetti più
piccoli hanno quasi il dieci per cento in più di probabilità di sviluppare
problemi di attenzione che possono essere diagnosticati all'età di 7 anni come
ADHD. Un bimbo ai primi passi che invece si puppa tre ore di televisione al
giorno ha il 30% in più di probabilità di avere seri difficoltà a scuola.
Come si manifesta nelle sue forme più elementari questa malattia? Un esempio
potrebbe essere quello di M., un bambino di dieci anni. Dai dati anamnestici si
rivelano: l'assenza di problemi antecedenti familiari per problemi di linguaggio
o di apprendimento; la presenza, nei primi periodi della sua vita, di un sonno
irregolare con frequenti risvegli notturni.
Le tappe dello sviluppo motorio sono risultate nei limiti della norma, mentre
si è evidenziato un ritardo nello sviluppo del linguaggio, con lieve
compromissione sia delle componenti fonologiche che di quelle semantiche e
sintattiche.
Con l'ingresso nella scuola elementare il bambino ha manifestato ritardo
nell'apprendimento di lettura e scrittura. Frequenta regolarmente la quinta
elementare, ma con uno scarso rendimento scolastico, per la presenza di cadute
soprattutto nella capacità di rievocazione di racconti, di attenzione e
concentrazione durante lo studio, nel ragionamento logico e nell'esecuzione dei
problemi. Secondo genitori e insegnanti, il bambino ha sempre presentato
difficoltà a portare avanti da solo i compiti assegnati e una tendenza a
"non stare a sentire".
Il 26% dei bambini americani ha una TV nella sua stanza, e il 36 per cento
delle famiglie americane lascia la TV accesa quasi tutto il tempo, anche quando
non c'è nessuno a guardarla. Eppure le buone notizie vengono dalla medicina: in
realtà i bambini più piccoli non hanno nessun bisogno di una TV per distrarsi,
come dimostra non solo la nostra storia visto che fino a 50 anni fa siamo
riusciti a farne a meno.
"Il tuo bambino può crescere benissimo imparando a vivere con se stesso
o a giocare sotto la tua supervisione", scrive Jean Lotus nella sua
inchiesta. Lasciare i bambini da soli con la TV non è proprio una bella idea,
dice invece Nancy Hall della Yale University's Bush Center in Child Development
and Social Policy. "Ti sentiresti davvero di far passare il tempo di tuo
figlio assieme a una baby sitter così speciale come il set di una
televisione?".
Conclusioni. Questa malattia colpisce il 12% dei bambini americani in età
scolastica ed è cresciuta drammaticamente negli ultimi cinquant'anni. Altre
ricerche avevano già dimostrato che l'ADHD era aumentata di pari passo con
l'avvento della TV nelle nostre case, a partire dagli Anni 50, e che si era
impennata ancora di più a partire dagli Anni 80, quando sono arrivati di moda i
registratori e i video per bambini.
Sappiamo che la malattia è anche genetica, ma gli scienziati hanno notato
che è trasversale a tutte le classi sociali, che colpisce indifferentemente
senza distinzioni di reddito e cultura, e che potrebbe esserci forse una causa
unica legata al suo espandersi. Quest'ultima ricerca potrebbe aver risposto a
questa domanda: guardar la TV per i bambini sarebbe un pericolo.
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