BIBITE GASSATE: VELENO SOTTO MENTITE SPOGLIE?
Brani tratti dall'omonimo articolo apparso su NEXUS, New Time Magazine.
Anno XIII, Numero 69, Agosto-Settembre 2007.
Sommario
Dal 1798, anno in cui fu coniata la locuzione "acqua di seltz",
abbiamo fatto molta strada. In realtà dovette trascorrere quasi un altro secolo
prima che nel 1885 Charles Aderton di Waco, Texas, inventasse la bibita
analcolica Dr Pepper. Ad ogni modo, al giorno d'oggi siamo invasi da una vasta
gamma di bibite gassate che vengono di volta in volta commercializzate sui
mercati a livello globale e che, sotto molti aspetti, stanno sostituendo i
generi alimentari tradizionali, provocando in tal modo una rilevante crisi
sanitaria.
Andiamo per gradi. Un esame delle ricadute sanitarie indotte dalle bibite
gassate deve iniziare con la spiegazione della loro natura. Le bibite
addizionate con anidride carbonica, comunemente note come bibite analcoliche,
bibite gassate, sode e così via, sono bevande contenenti anidride carbonica
disciolta; il procedimento relativo, denominato carbonatazione, aggiunge la
"effervescenza" alla bevanda.
Solitamente i consumatori di bevande analcoliche associano l'effervescenza
alle bollicine presenti, le quali fuoriescono dal prodotto o si presentano in
forma di emulsione nella parte superiore della bottiglia o della lattina al
momento dell'apertura, quando l'anidride carbonica viene depressurizzata.
Tuttavia, contrariamente a quanto comunemente ritenuto, la caratteristica di
effervescenza della maggior parte delle bevande gassate non è determinata dalla
presenza delle bollicine, bensì dall'acido carbonico diluito che induce una
lieve sensazione di scottatura. Tale aspetto si può rilevare bevendo una bibita
gassata all'interno di una camera iperbarica (pressurizzata) alla medesima
pressione della bevanda, il che determina un sapore analogo ma in totale assenza
di bollicine.
Questo per quanto riguarda il sapore. Che dire del contenuto, a parte
l'anidride carbonica disciolta? Un articolo, scritto dal Dr. Joseph Mercola in
collaborazione con Rachael Droege e dal titolo "I veri pericoli della soda
per bambini ed adulti", indica che una lattina di soda contiene all'incirca
10 cucchiaini di zucchero, l50 calorie, 30-55 mg di caffeina, nonché un
rilevante quantitativo di coloranti alimentari artificiali e solfiti.
Dagli anni '70 i produttori del settore prediligono l'impiego di sciroppo di
mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), una combinazione di fruttosio e
destrosio, al posto del saccarosio derivato dallo zucchero di canna. Tale
sciroppo è stato associato alla scarsa formazione di collagene negli animali in
fase di sviluppo, in quanto interferisce con l'assorbimento del rame; inoltre,
dato che il fruttosio deve essere metabolizzato dal fegato, si è riscontrato
che gli animali che seguono regimi alimentari ad elevato contenuto di fruttosio
sviluppano problemi epatici simili a quelli degli alcolisti.
Un'altra conseguenza di un'elevata assunzione di bevande analcoliche gassate
è la perdita dello smalto dei denti, che determina il deterioramento e
l'ingiallimento di questi ultimi. L'agente responsabile è l'acido fosforico
presente nelle bevande analcoliche gassate, che si ritiene abbia anche un
impatto negativo sulla digestione.
Per quale motivo l'acido fosforico determina tali effetti? L'organismo cerca
di mantenere il normale livello di acidità (pH) della saliva leggermente
alcalino o, più specificamente, a 7.4; tuttavia, dato che le bevande
analcoliche gassate sono estremamente acide (valutate 2.0 sulla scala del pH,
ovvero 100.000 volte più acide dell'acqua pura), quando consumate di frequente
lasciano nella bocca un residuo acido, che abbassa la naturale alcalinità della
saliva.
Tale squilibrio attiva i naturali sistemi di riparazione dell'organismo che,
onde invertire il livello acido del pH, utilizza ioni di calcio resi disponibili
dai denti, intaccando in tal modo lo smalto. A quanto pare anche le bevande
definite "senza zucchero" o a "basso contenuto di zucchero"
ne contengono in misura sufficiente a danneggiare i denti, oltre ad avere gli
stessi acidi delle bevande gassate standard.
Questi acidi possono provocare infiammazione dello stomaco e del rivestimento
intestinale e, sul lungo periodo, determinare un'erosione del rivestimento
gastrico. Aspetto ancor peggiore, si ritiene che il tamponamento dell'acidità
nell'organismo, che diviene essenziale quando un ambiente acido ha una
prevalenza costante, contribuisca alla decalcificazione ossea.
Grace Wyshak, professore associato presso i Departments of Biostatistics and
Population and Intemational Health della Harvard School of Public Health, ha
pubblicato un articolo sul numero di giugno 2000 di Archives of Pediatric and
Adolescent Medicine, nel quale evidenzia che le ragazze 'attive' che consumano
bevande a base di cola presentano probabilità cinque volte maggiori di aver
subito fratture rispetto alle loro corrispondenti che non consumano bevande
gassate.
Tucker e colleghi hanno condotto il Framingham Osteoporosis Study mettendo in
correlazione le risposte dietetiche e le misurazioni di densità minerale ossea
in corrispondenza della colonna vertebrale e di altri tre siti dell'anca in
oltre 2.500 soggetti, di età media di poco inferiore ai sessant'anni; hanno
rilevato che il consumo di bevande alla cola era associato ad una minore
densità ossea, inferiore di quasi il quattro per cento, in tutti i tre siti
dell'anca delle donne, indipendentemente dall'età del soggetto, dall'eventuale
menopausa, dal calcio totale o dall'assunzione di vitamina D, o dal consumo di
sigarette o alcol.
Aspetto interessante, il team ha anche rilevato che il consumo di bevande
alla cola non era associato a minore densità minerale ossea nei siti dell'anca
degli uomini, né in relazione alla colonna vertebrale dei soggetti di entrambi
i sessi. I risultati sono stati analoghi per le bevande alla cola dietetiche e,
seppure in misura minore, per quelle decaffeinate.
I soggetti maschi del Framingham Osteoporosis Study hanno riferito di
consumare in media sei bibite effervescenti alla settimana, di cui cinque alla
cola, mentre per i soggetti femmina la media era di cinque e quattro
rispettivamente.
Nel 1998 Michael F. Jacobson, direttore esecutivo del CSPI, avvertiva:
"Molti adolescenti stanno annegando nelle bibite aromatiche gassate,
divenute la loro bevanda principale, che fornisce a molti di essi dal 15% al 20%
di tutte le loro calorie ed estromette dalle loro diete alimenti e liquidi più
nutrienti."22
Tristemente, la maggior parte di tale consumo si verifica nelle scuole. Il
libro "Food Politics", di Marion Nestlé, sottolinea che mentre le
bevande analcoliche gassate hanno rimpiazzato il latte nel regime alimentare di
molti bambini ed adulti statunitensi.
I conglomerati industriali del settore, e persino alcuni studi medici, sono
sempre lesti ad addossare ai consumatori di bibite analcoliche gassate la
responsabilità di una carente massa ossea, proclamando che non vanno incolpate
le suddette bevande se la gente non si alimenta in modo corretto; nondimeno
trascurano opportunamente il fatto che le calorie prive di nutrienti assunte
tramite tali bevande durante la giornata spesso hanno la funzione di ridurre
l'appetito, determinando l'alimentazione carente in occasione dei pasti.
Come spiega Greg Critser in Fat Land: How Americans Became the Fattest People
in the World, questo problema è particolarmente esasperato nel caso degli
adolescenti: "Nel febbraio 2001 uno studio congiunto dei ricercatori della
Harvard Univerty e del Boston Children's Hospital ha concluso che tali calorie
liquide in eccesso inibiscono la capacità dei bambini più grandi i compensare
durante i pasti, determinando uno squilibrio calorico e, col tempo,
obesità".
Nel 1998 Michael F. Jacobson, direttore esecutivo del CSPI, avvertiva:
"Molti adolescenti stanno annegando nelle bibite aromatiche gassate,
divenute la loro bevanda principale, che fornisce a molti di essi dal 15% al 20%
di tutte le loro calorie ed estromette dalle loro diete alimenti e liquidi più
nutrienti."
Al di là dell'associazione a bevande analcoliche gassate e carenze
nutrizionali, l'acqua impiegata per produrre le prime può contenere eccessivi
livelli di fluoro ed altri agenti contaminanti. Negli Stati Uniti l'acqua di
rubinetto, principale ingrediente delle bibite analcoliche in bottiglia, può
contenere sostanze chimiche quali cloro, trialometani, piombo, cadmio e varie
sostanze organiche inquinanti.30
Nei paesi in via di sviluppo suddetto problema è ancor più grave. In India,
ad esempio, il Centre for Science and Environment (CSE), organizzazione
indipendente per la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori, ha
individuato in determinate bibite analcoliche la presenza di un elevato livello
di pesticidi - e tuttavia, nonostante tre anni di valutazioni e 20 incontri, il
Bureau of Indian Standards (BIS) non ha ancora definito gli standard per le
suddette bibite.
Al contrario, i telespettatori vengono inondati da una pletora di nuovi spot
pubblicitari che vedono la partecipazione di star del cinema come testimonial di
alcune marchecostoro veicolano ai consumatori il messaggio che la bibita che
pubblicizzano è assolutamente sicura.
ln particolare, il CSE nota che "in tutto il mondo (Europa ed USA
inclusi) gli standard internazionali inerenti ai residui di pesticidi
riconoscono il rapporto fra pesticidi e nutrizione. Frutta ed ortaggi contengono
elementi nutritivi; nel rapporto di permuta veleno-nutrizione ci forniscono
qualcosa. Dalle 'cole' non otteniamo nulla di valido, solo pesticidi".
I consumatori dovrebbero inoltre sapere che le bibite analcoliche a basso
contenuto di zuccheri, come le 'sode' dietetiche per le quali si utilizzano
dolcificanti artificiali, forse assicurano un minor apporto calorico ma sono
zeppe di aspartame, sostanza chimica ritenuta una potente neurotossina nonché
un distruttore endocrino.
Oltre ad essere associato ad una moltitudine di nocivi effetti collaterali
quali tumori cerebrali, difetti congeniti, diabete, disturbi emotivi ed
epilessia/crisi apoplettiche, l'aspartame, quando resta in magazzino per periodi
prolungati e viene conservato in ambienti caldi si trasforma in metanolo, un
alcol che si converte nei noti agenti cancerogeni formaldeide ed acido
formico.
Nel suo libro dal titolo "The Crazy Makers", Carol Simontacchi
rileva quanto segue: "Un litro di bevanda dolcificata con aspartame può
produrre all'incirca cinquantasei milligrammi di metanolo. Quando si consumano
varie bevande di questo tipo in un periodo limitato di tempo (diciamo nell'arco
di una giornata), nel sangue confluiscono circa duecentocinquanta milligrammi di
metanolo, ovvero trentadue volte il limite stabilito dall'EPA."
A parte l'aspartame, il dolcificante artificiale che va sotto il nome di
saccarina, attualmente utilizzato solo in alcuni prodotti, in studi su umani è
stato collegato a cancro della vescica/vie urinarie ed in studi animali a cancri
della vescica e di altri organi.33 Attualmente l'acesulfame-K, utilizzato nella
nuova Pepsi One, viene considerato sicuro, ma chi sa quali esiti potrebbero
produrre le ricerche a venire?
Tale quesito riassume il punto in discussione. Per quale motivo dovremmo bere
roba priva di valore nutritivo ma che, al contrario, provoca una serie di
disturbi? La nostra crescente propensione per le bevande analcoliche di ogni
tipo è radicata unicamente nella mancanza di consapevolezza? Forse i comunicati
che raccomandano ai consumatori di evitare tali bibite non arrivano più ai
media popolari?
A quanto risulta, nel 1942 il Council on Food and Nutrition della American
Medical Association dichiarò quanto segue: "Dal punto di vista della
salute è particolarmente auspicabile porre limiti al consumo di zucchero nella
forma di bibite gassate zuccherate e dolciumi dallo scarso valore nutrizionale.
Questo ente ritiene utile che, nell'interesse della salute, si adottino tutti i
mezzi pratici per limitare il consumo di zucchero in tutte le forme in cui esso
non si combina con rilevanti percentuali di altri alimenti di elevata qualità
nutrizionale".
La conclusione è che le bibite analcoliche, comprese quelle energetiche,
sotto il profilo nutrizionale praticamente non apportano alcunché. In virtù
del loro contenuto di zuccheri, le calorie ingerite vengono correttamente
definite "calorie vuote", le quali contribuiscono a far accumulare
peso e, in ultima analisi, all'obesità.
Negli USA, dato l'elevato consumo pro
capite di 'cole', non è certo motivo di sorpresa che, secondo una recente
ricerca, metà della popolazione statunitense adulta e circa un terzo di quella
infantile sono in sovrappeso.
Ancor peggio, uno stile di vita moderno comprendente un elevato consumo di
bibite analcoliche è inoltre collegato ad una insorgenza precoce di affezioni
connesse quali diabete, disturbi cardiaci, attacchi di cuore, colpi apoplettici
e cancro.
LA DOMANDA È:
"Vorresti un bicchiere d’acqua o una bevanda gassata?".
Non ti dimenticare di inviare questo messaggio ai tuoi AMICI, essi ti ringrazieranno e,
dopo qualche anno, ti ringrazieranno anche i loro figli.