LA MOTIVAZIONE ANTAGONISTA
L'ostacolo più grande (e sconosciuto) verso la guarigione
Sommario
Se non riuscite a trarre il massimo beneficio da questa
tecnica (o da altre cure) può darsi che in voi si sia creata una "motivazione antagonista",
quella che viene anche definita una Psychological Reversal (PR) o
Inversione Psicologica (IP). Questo è un termine coniato dal dottor Callahan
che la considera come il motivo più frequente per cui una
terapia non riesce a fornire i risultati sperati.
Che cosa causa la Motivazione Antagonista? Si può dire che essa è un'anormalità
psicologica associata ad un blocco o ad una alterazione del
flusso energetico nei sottili condotti che nell'Agopuntura
vengono definiti "Meridiani". Se una persona ha
un'attitudine che la porta ad essere negativa, critica ad
oltranza o auto-sabotante, vi sono buone probabilità che in lei
sia presente una Motivazione Antagonista.
Trattando la Motivazione Antagonista potete dissolvere le disarmonie energetiche
che ostacolano la cura. Va precisato che non stiamo cercando di
risolvere i problemi psicologici veri e propri, stiamo, invece,
proponendo uno strumento in grado di rimuovere gli ostacoli che
rendono difficile il raggiungimento del risultato che la terapia
si propone.
È interessante notare come, molto spesso la Motivazione Antagonista assuma le
caratteristiche di quello che in psicologia viene chiamato
"beneficio secondario". Ad esempio, una donna affermava
consciamente di voler perdere peso, ma non ci riusciva. L'Motivazione Antagonista si
manifestava in lei come convinzione inconscia che "se perdo
peso torno ad essere attraente, e quindi rischio di venire di
nuovo molestata; perdere peso è pericoloso per me". La
donna aveva in passato subito una violenza, e l'aumento di peso
era la difesa più efficace che il suo inconscio avesse
escogitato. È evidente come la donna, se voleva davvero perdere
peso, doveva per prima cosa neutralizzare questo meccanismo di
protezione.
Spesso, a supportare la Motivazione Antagonista, vi sono delle credenze, tra cui:
paura di cambiare, paura di non essere accettati, credere che la
malattia sia l'unico modo per ricevere attenzioni, ecc. Appare
chiaro come tali credenze debbano essere smantellate per superare
i limiti che la persona, a livello subconscio, si è
auto-imposta. Questo è valido per qualsiasi settore, dalla
salute alla finanza, dallo sport alle relazioni sociali.
Anche le tossine presenti nell'organismo, dovute
all'alimentazione o ad altre cause, sono in grado di disturbare
il sistema energetico, causando la Motivazione Antagonista. In questo caso occorre
individuare le sostanze dannose e provvedere alla
disintossicazione. Va notato che la IE è maggiormente presente
nelle persone pessimiste, anche se nessuno ne è esente in
qualche contesto della propria vita.
Dopo anni di pratica con la
EFT (Emotional Freedom Tecnique) è
stato stimato che la Motivazione Antagonista sia presente in circa il 40% dei casi. Ad
ogni modo, esistono delle patologie in cui se ne denota la
presenza attorno al 100%: è il caso della depressione, delle
dipendenze e delle malattie degenerative (cancro, sclerosi
multipla, lupus, artrite, diabete, AIDS, ecc.).
Mediante i test muscolari della Kinesiologia Applicata è
possibile verificare la presenza della Motivazione Antagonista.
Per farlo, eseguire il test facendo dire al paziente la frase "Io voglio guarire da
questa malattia" e poi rifarlo con la frase "Io non
voglio guarire da questa malattia".
... la nostra parte cosciente si trova sottoposta ad un
substrato, sede degli istinti primari, la cui mancata
comprensione è causa di conflittualità più o meno latenti, di
rimozioni, di complessi che si traducono in un comportamento
pratico spesse volte patologico (Giovanni Zampetti).
Molto tempo fa, mi è capitato di leggere in un libro di
guarigione spirituale, che la prima e più importante cosa da
chiedere a Dio, prima di iniziare qualsiasi procedura di
guarigione, è un "vero, profondo e sincero" desiderio
di guarire. Devo ammettere che, in tutta sincerità, questa
precisazione mi ha lasciato alquanto sconcertato. Avevo sempre
pensato che tutti gli ammalati abbiano senz'altro un "vero,
sincero e profondo" desiderio di guarire, ma non è affatto
così.
Nel tempo, interessandomi della salute da un punto di vista
olistico (che comprende la totalità dell'uomo: corpo, mente e
spirito), ho avuto modo di ricredermi perché ho scoperto, con
notevole sorpresa, che in molti casi il malato non guarisce
perché in lui vi sono dei meccanismi subconsci che ne ostacolano
la guarigione.
Le prime informazioni a tal riguardo, le ho trovate studiando
la Psicomatica, una scienza che studia la relazione mente/corpo.
Essa insegna che le malattie "psicosomatiche", quelle
che dipendono dall'influenza della mente (psiche) sul corpo
(soma), rappresentano ai tempi di oggi quella stessa "fuga
dalle responsabilità della vita" che nel Medio Evo veniva
attuata chiudendosi in convento.
Non c'è infatti nessun essere umano che non abbia
sperimentato, nella sua infanzia, il piacevole clima di premure e
di facilitazioni legato regolarmente ad ogni situazione di
malattia, e, nell'età adulta, come qualsiasi malattia, vera o
inventata, abbia potuto evitargli noiosi impegni o preoccupanti
incombenze. "per di più - scrive Deutsch - quando
nell'infanzia una malattia organica coincide con un conflitto
emotivo, i due processi restano fusi per sempre, sicché l'uomo
tenderà sempre a servirsi delle malattie per tentare di
risolvere ogni suo problema emotivo".
Ho molti amici psicoterapeuti con numerosi clienti che non
rispondevano a nessuna terapia, per quanto buona questa potesse
essere, e che consideravano questo blocco un mistero, finché non
approfondirono il concetto della Motivazione antagonista.
Purtroppo questo concetto non ha destato l'interesse dovuto e
pochi ricercatori sono stati motivati a trovare il modo di
eliminarla, togliendo così gli elementi che, a livello
inconscio, possono non solo impedire la guarigione, ma persino
causare una malattia.
Basti, a tal proposito, un'esperienza di vita vissuta nella
quale un ragazzo di 14 anni, con la respirazione difficile a
causa del naso chiuso, senza motivi fisiologici o anatomici, si
è liberato di tale problema quando, in una seduta di regressione
della memoria, si è ritrovato a 3 anni, con un potente
raffreddore e la mamma che gi faceva tante coccole. In quella
occasione aveva formulato, a livello inconscio, la decisione:
"Quando ho il naso chiuso la mamma mi fa tante
coccole!".
Comprendere il subconscio: una teoria interessante
A questo punto è necessario spendere qualche parola per spiegare
cos'è e cosa fa il "subconscio". Per far questo non ho
strumento migliore, per integrare gli insegnamenti di Max
Heindel, che la filosofia dei Kahunas, i sacerdoti di un antico
popolo (gli Huna) che vivevano nelle isole Hawai e si sono
estinti verso la fine del 1800.
Dobbiamo a Max Freedom Long, un
arguto ricercatore, la riscoperta di tale filosofia che ha
riportato nel libro "The secret scienze at work",
venduto in Italia dalle Macro Edizioni, con titolo "La
scienza segreta dietro i miracoli".
I Kahunas insegnavano che l'uomo, a tutti gli effetti, non è un
"blocco "unico" suddiviso in corpo, mente e
spirito, ma un insieme di tre esseri spirituali ad diverso
livello evolutivo, che teoricamente, dovrebbero vivere in
simbiosi aiutandosi l'un l'altro per poter affrontare sia la vita
quotidiana che l'evoluzione spirituale. Queste tre entità
possono essere così definite:
- Sé inferiore: è il subconscio della psicologia o l'emisfero
destro dei ricercatori.
- Sé intermedio: è quello che usiamo costantemente, ci permette
dire "Io sono...", ed analizzare oggetti, fatti o
persone per decidere cosa fare o non fare.
- Sé superiore: è la nostra parte spirituale, quella che
dovrebbe illuminare la nostra mente di saggezza e riempire il
nostro cuore di comprensione ed amore.
Accettando questa teoria apparirà chiaro come il Sé inferiore,
essendo un ente autonomo con una evoluzione intellettuale tale da
non poter fare un ragionamento logico, possa decidere di farsi
venire una malattia cronica, solo per il fatto che da piccolo,
mentre soffriva per quella malattia, riceveva più attenzioni del
solito.
Rimandiamo chi desidera maggiori dettagli sulla filosofia del
Kahunas al libro citato o al riassunto che si può trovare in:
www.procaduceo.org/it_ricerche/anatener/anaene04.htm
Il timo, una porta aperta verso il subconscio o Sé inferiore
Per molti anni si è ritenuto che il timo non abbia alcuna
funzione nella persona adulta. Questa conclusione nasce dal fatto
che, durante l'autopsia, il timo viene generalmente trovato
piccolo e atrofizzato. Ma questa condizione è dovuta al fatto
che, a fronte di un grande stress, il timo tende a
rimpicciolirsi, non c'è perciò da meravigliarsi se lo si trova
atrofizzato in una persona defunta. Questo fa parte della
reazione generale allo stress descritta da Hans Selye (1).
Attualmente il timo viene visto come una ghiandola molto
importante nella difesa immunitaria, ma ciò che interessa a noi
è il fatto che è proprio in tale ghiandola che alcune cellule
del sistema immunitario imparano a distinguere tra ciò che
appartiene al nostro organismo e ciò che gli è nemico,
affinché possa riconoscerlo e combatterlo adeguatamente.
Siccome tutto ciò che riguarda la scelta tra ciò che è
favorevole e ciò che è nemico dell'organismo, è sotto la
sovraintendenza del Sé inferiore, e da quanto esposto si
arguisce quanto egli sia strettamente collegato alla ghiandola
timo, ne consegue che picchiettando il timo e ripetendo
determinate frasi, si possa riuscire ad influenzarlo.
Un altro punto molto importante per arrivare ad influenzare il
Sé inferiore è localizzato sul dorso delle mani; il punto usato
nel Karatè per sferrare colpi capaci di ridurre in frantumo una
pila di mattoni. Nell'Agopuntura lo si definisce "punto 3
del Meridiano del Triplice riscaldatore"
(si trova a circa 1 cm sotto la base del mignolo,
usando indice, medio e anulare per picchiettarlo lo si colpisce senza'altro).
Per maggiori dettagli sull'Inversione psicologica vedere il volumetto
"Il codice del benessere" che si può prelevare gratuitamente nel sito
www.eft-italia.it

Tratto da www.guarigionenaturale.com/notizie/gestione-autosabotaggi-eft.html
A parte le tossine ambientali ed alimentari,
sappiamo che l’ostacolo più grande nel nostro percorso di autoguarigione
con EFT è l’autosabotaggio. Ma cos’è
esattamente l’autosabotaggio, perché non ci permette di guarire (o
migliorare) e soprattutto come facciamo a gestirlo con l’EFT in modo
efficace?
Premetto che ciò che scrivo è una mia
personale credenza nata dall’esperienza maturata finora nel campo della psicologia
energetica, di cui fanno parte EFT e tante altre tecniche. L’autosabotaggio
viene identificato nel momento in cui voglio eliminare o risolvere un mio
problema, ma nonostante usi EFT, il disagio persiste. E questo è il motivo
per cui molte persone dicono che EFT non funziona, oppure per alcune cose sì,
ma altre no. Allora vediamo da vicino cos’è.
L’autosabotaggio è un pensiero della mente
subconscia di cui spesso non siamo consapevoli e che oppone resistenza ad un
pensiero della mente conscia. Per esempio: mettiamo che debba telefonare ad
una serie di potenziali clienti per proporre una vendita e ho paura del
fallimento. A livello conscio mentalmente dico a me stesso “Ora devo
chiamare le persone” e subito dopo avverto una contrazione a livello di
pancia ed una sensazione di ansia. Cos’è successo?
Quasi istantaneamente dopo il pensiero conscio
di “Ora devo chiamare le persone” si è attivata una risposta subconscia
che potrebbe essere del tipo “Sei un incapace. Non farlo” e che molte
volte non sentiamo come pensiero, ma avvertiamo l’effetto nel corpo come
sintomo fisico oppure è di natura emotiva. Il motivo di questa velocissima e
potentissima reazione automatica può trovare le sue origini nell’infanzia;
p.es. da piccoli papà torna a casa e ci aspettavamo un abbraccio. Abbiamo
allargato le braccia, ma lui per motivi suoi ci ha ignorato; ciò ci ha creato
un primo dolore.
Poi abbiamo ritentato la seconda e forse la
terza volta, ma sempre con il medesimo risultato, e visto che da piccoli non
sappiamo e forse non riusciamo a reggere da soli certe emozioni, ci dobbiamo
trovare una spiegazione razionale all’accaduto che potrebbe essere del tipo
“Non sono abbastanza bravo” oppure “Non mi merito l’amore” oppure
“Non mi vede quindi non valgo niente”.
In questo modo si imprime una risposta
automatizzata di chiusura o di paura preceduto dal pensiero, ormai subconscio,
che ripete sempre p.es. la frase “Non sono abbastanza bravo”. Questo
programma negativo poi ci influenza per tutta la vita attirandoci una realtà
che conferma la mia credenza, finché non trovo il modo di eliminare il
programma della mente subconscia e di inserire ciò che voglio.
Quindi, tornando all’esempio della
telefonata: fintanto che ho inserito il programma “Non sono abbastanza
bravo” non potrò mai avere successo nelle vendite, e anche EFT non avrà
effetto finché CREDO che questa convinzione sia vera. E
perchè EFT
non funziona anche se ho individuato il problema? Perché l’individuazione
non basta! Pensaci, se basterebbe soltanto capire il perchè, il mondo sarebbe
“guarito” semplicemente leggendo dei libri sulla psicologia e sulla
crescita personale. La chiave per gestire qualsiasi autosabotaggio è duplice:
-
devi avere consapevolezza dei pensieri
della mente subconscia;
-
dopo che individui i pensieri dell’autosabotaggio,
devi disidentificarti da essi tramite
l’auto-osservazione.
Approfondiamo il primo punto: se riesco già
chiaramente a sentire quella vocina nella testa (l’autosabotaggio o mente
subconscia), benissimo, allora posso già passare al punto numero due. Se non
riesco a sentire la mente subconscia, è matematico che sento gli
effetti dei suoi pensieri. Adesso, per accedere al contenuto dell’autosabotaggio
potrei chiedermi “Cosa penso di me a riguardo?”. E in quel preciso istante
la mente subconscia risponderà con qualche giudizio, condizionamento o paura
del tipo “Sei scemo”, “sei incapace”, “perchè è inutile”, ecc.
Arrivati a questo punto di consapevolezza si
passa al passo successivo dove osserviamo questo pensiero, e visto che
possiamo osservare il pensiero, significa che noi non siamo il pensiero, ma
colui che lo osserva. Noi siamo quella consapevolezza che osserva il
flusso dei nostri pensieri e delle emozioni, e ci dobbiamo identificare in
questa consapevolezza. Fatto ciò possiamo iniziare con EFT
perché non siamo più identificati con il pensiero subconscio, ma con chi
siamo veramente – consapevolezza. Non possiamo lasciar andare qualcosa con
cui siamo identificati, perché non puoi lasciar andare te stesso. Non ha
alcun senso.
Quindi quando ci disidentifichiamo dal
pensiero subconscio, togliamo energia alla resistenza che si alimentava
appunto con la nostra identificazione, e possiamo trattarci con EFT con molta
più efficacia. Una possibile frase che possiamo usare nel caso di “Non sono
abbastanza bravo” è:
“Anche se una parte di me pensa che non
sono abbastanza bravo, mi amo e mi accetto completamente e profondamente.” E
poi ti fai tutta la sequenza.
Quando hai profondamente compreso questo
meccanismo puoi avere molto più successo con qualsiasi problema che affronti,
perché gli hai tolto la causa della sua forza: l’identificazione.
Che l’energia vitale fluisca attraverso
il tuo Essere in totale libertà, ora e per sempre,
- Aljaz

Trattamento specializzato:
Da farsi per 15 giorni.
3 volte al giorno, ripetere 5 volte a bassa voce una frase che
rispecchia la nostra non accettazione del problema. Mentre la si ripete
picchiettare, con la punta delle dita e una certa intenzione, la parte alta dello sterno (dove
posa il nodo della cravatta).
Vediamo due esempi, uno per chi non tollera i gatti ed uno per chi ha paura
del buio.
"Anche se non tollero i gatti, mi amo e mi accetto
completamente e profondamente".
"Anche se ho paura del buio, io mi amo e mi accetto
completamente e profondamente".
Trattamento generalizzato:
Da farsi 3 volte al giorno per 20 giorni (4 gruppi di 5 giorni).
Si esegue ripetendo 11 volte una frase (vedi sotto), mentre si
picchietta, con la punta delle dita e una certa intenzione, la parte alta dello sterno (dove posa il nodo della cravatta), dicendo a bassa voce:
Per 5 giorni dire: "Anche se ho paura di guarire, mi amo e mi accetto completamente e profondamente".
Poi, per altri 5 giorni dire: "Anche se ho paura di cambiare, mi amo e mi accetto completamente e profondamente".
Poi, per altri 5 giorni dire: "Anche se tante paure, che neppure conosco, mi amo e mi accetto completamente e profondamente".
Concludere per altri 5 giorni dicendo: "Anche se non mi piaccio così come sono, mi amo e mi accetto completamente e profondamente".
Note:
(1) Stress without distress, New York, J.B.Lippincott Company,
1974.

La volontà, in un processo terapeutico, rappresenta un enorme
potere, la usava nel suo lavoro il dr. Otto Rank, un grande psicoterapeuta di Berlino,
che era stato uno dei primi soci di Freud a Vienna. Vi è una interessante storia a suo nome
che vi racconterò brevemente.
Il dr. Otto Rank, durante il periodo in cui era socio di
Freud, andò un giorno a fargli visita nel suo studio. Qui
incontrò una signora che usciva e la riconobbe perché l'aveva
già vista in precedenza; era una delle pazienti di Freud.
Dopo essere entrato nello studio il dr. Rank chiese a Freud:
"Mi sbaglio o quella donna viene qui già da qualche
tempo?".
"Oh, sì, rispose Freud, viene qui da molto tempo!".
"Mi tolga una curiosità, ma da quanto tempo viene qui a
farsi curare?".
"Oh, da circa tre anni!".
"TRE ANNI!, esclamò il dr. Rank, ma ora è guarita?".
"No, rispose Freud, non lo è".
"Ma vi sono delle probabilità che guarisca?" domandò
il dr. Rank.
"No, probabilmente no!", rispose Freud.
"Comunque lei la segue ancora, e si fa' dare dei soldi. Non
solo, ma mi sembra che lei la incoraggi a venire ancora per
ulteriori trattamenti, dico bene?".
"Oh sì, rispose Freud, io sono molto interessato a lei.
Probabilmente scriverò un libro sul suo caso".
Questo fatto indusse nel dr. Rank un sentimento di giusta
indignazione, che lo motivò a fare un piccolo esame di
coscienza. Di certo, si chiese, in questo caso vi è qualcosa che
non va per il giusto verso, ma cosa?. Freud, infatti, aveva
lavorato molto con quella donna, ma senza ottenere il risultato
sperato. Dopo qualche congettura il dr. Rank arrivò a concludere
che il problema consisteva nel fatto che Freud non aveva mai
suscitato in lei la voglia di collaborare. Ed aveva ragione,
Freud aveva fatto un buon lavoro, stava per scrivere un libro su
questa donna, ma non l'aveva guarita.
Vorrei far notare che non sto riportando questo fatto per
criticare gli psicoterapeuti, infatti vi sono molte cose utili
che ci possono insegnare.
In seguito il dr. Rank si separò da Freud, aprì un proprio
studio e cominciò a lavorare basandosi sull'importanza della
volontà nella terapia; un tema che in seguito lo avrebbe portato
a scrivere il libro citato.
Quando arrivava da lui qualche paziente, egli prendeva penna e
taccuino e faceva un esame dettagliato delle sue condizioni, da
cui elaborare il programma di cura. Quindi, guardando il paziente
negli occhi, diceva: "Se lei mi offrirà la sua piena
collaborazione, potrà star bene in circa tre mesi. Vuole
collaborare con me per ottenere questo risultato in tre
mesi?". Il paziente solitamente rispondeva: "Sì,
dottore". Ed egli lo metteva per iscritto e segnava la data
sul taccuino.
In uno dei suoi scritti, egli racconta che la maggior parte
dei pazienti arrivava a star bene anche prima della data
concordata. Questo era dovuto alla "Terapia della
volontà". Egli, infatti, fin dall'inizio faceva di tutto
per suscitare ed ottenere la collaborazione da parte della
volontà dei suoi pazienti. Il metodo del dr. Rank, inoltre,
aveva il pregio di indurre una forte autosuggestione, mirata al
recupero della salute e del benessere. Possiamo dire che la
guarigione del paziente incominciava quando questi era in grado
di dire: "Io voglio stare bene; mi darò da fare per questo
e sono certo che ci riuscirò!".

- Dr. Roger J. Callahn, Ph. D., "Tapping the healer
within" Contemporary Books, a division of The McGraw-Hill
Companies, London, New York.
- John Diamond, MD. Your body doesn't lie - An introduction to Behavioural Kinesiology.
(Il tuo corpo non mente - Una introduzione alla Kinesiologia comportamentale).
Eden Grove Editions, Great Britain.
- John Diamond, MD. Life energy, using the meridian to unlock the hidden power of your emotions.
(L'Energia vitale - Come usare i meridiani per sbloccare il potere nascosto dei meridiani).
Paragon House, St. Paul, Minnesota, USA.
- Il Codice del Benessere - Un libro sulla EFT (Emotional Freedom Tecnique).
Manuale gratuito prelevabile in www.eft-italia.it.
http://eft.viveremeglio.org/
www.eft-italia.it
|
|