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LOTUS BIRTH - NATI CON LA PLACENTA

Estratti dall’omonimo testo di Shivam Rachana.


Edizioni Amrita, 2005.
15,00 Euro, ISBN 88-87622-88-4.
Quarta di copertina.

"Lotus Birth" è un termine coniato nel 1979; è un metodo di parto che si va affermando nel mondo intero, una pratica antica che consiste nel non recidere il cordone ombelicale e nel lasciare il bambino collegato alla placenta dopo il secondamento, fino al distacco spontaneo, da tre a dieci giorni dopo la nascita.

Il feto e la placenta si formano dalla stessa cellula, quindi sono una cosa sola; se non separato artificialmente da questa parte di sé, il neonato godrà di un sistema immunitario più robusto, perché tutta la forza vitale contenuta nella placenta e una considerevole quantità di sangue potranno essergli trasmesse compiutamente attraverso il cordone. Anche i bambini che nascono con il cesareo possono beneficiarne.

È stato dimostrato che il taglio prematuro del cordone, così com'è praticato oggi, è un trauma; a riprova di ciò, i bambini che nascono con il Lotus Birth sono visibilmente sensibili al fatto che il cordone o la placenta vengano toccati: nel cordone dev'esserci quindi ancora una forma percettiva. Inoltre, nel caso in cui la gravidanza sia accompagnata da traumi emotivi o stress per la mamma, i bimbi nati con il Lotus Birth non mostrano segni di stress residuo, sono calmi e ben centrati: insomma... nati con la placenta!.

ESTRATTI

Temi legati al cordone: bonding/separazione

L'importanza del bonding alla nascita (il contatto fisico madre-figlio) è argomento di dibattito sin dalla sua teorizzazione negli anni Sessanta. Quanto tempo deve durare il bonding?, si sono chiesti gli esperti. Il parto ospedalizzato ha cancellato il tempo illimitato per l'intimità e la privacy che il parto in casa aveva offerto ai genitori sino agli anni quaranta. L'immediato contatto con la madre subito dopo il parto è il fattore principale per far sì che il bambino si senta protetto e voluto, mentre la separazione dalla madre subito dopo il parto è uno degli eventi più traumatici. La recisione del cordone, elemento del trauma della separazione, costringe il bambino a respirare immediatamente per non soffocare.

Rivivendo la nascita in terapia, i pazienti provano un acuto dolore all'ombelico, mancanza di respiro, paura della morte o della castrazione. La Noble parla di una "crisi ombelicale" che può intervenire al momento del taglio del cordone: "Recidere il cordone troppo presto e separare il bambino dalla madre sono una doppia ferita". Se il cordone viene reciso troppo presto, il bambino sperimenta uno shock circolatorio e respiratorio. L'effetto di riflusso del sangue che ritorna alla madre mette il cuore sotto stress e sottrae al bambino ossigeno e globuli rossi. Nello stesso tempo il bambino deve riempire di ossigeno i polmoni che si espandono per la prima volta (Noble).

In termini psicologici, la lotta per l'aria produce panico e senso di insicurezza (la vita è insicura). Può anche provocare una risposta del tipo fuggi-o-combatti (la vita è una lotta). Il repentino mutamento della fonte di ossigeno (dall'ombelico ai polmoni) può essere in rapporto con future sensazioni di asfissia nella vita reale o nei sogni. "Paure dei tagli e fobie del sangue si possono ricondurre alla recisione del cordone, e così la paura degli interventi chirurgici" (Noble).

Michel Odent osserva che l'uso di separare il bambino dalla madre alla nascita crea dei guerrieri, ed è un'usanza perpetuata nelle culture guerriere. Il cordone che unisce il feto alla placenta simboleggia il nostro sentirci in connessione e in relazione con gli altri, oppure che questo ci manca. Il mouse del computer, quel cavo che ci collega al "mondo esterno" di Internet, e il cellulare che ci mette in contatto con gli altri, sono simboli del nostro desiderio di essere in relazione. "Siete collegati?", chiede un manifesto pubblicitario che raffigura un microfono inserito in una fotografia della Terra presa dall'alto. Vogliamo "connetterci", "collegarci", proprio perché fondamentalmente non ci sentiamo in connessione, e questo ci manca. Con il cordone, se ne va anche la nostra prima amica: la placenta. Desideriamo ardentemente sapere di non essere soli.

La cultura consumistica occidentale si fonda su un profondo senso di deprivazione e di trauma, e le attuali tecniche del parto alimentano questa dinamica. La nostra deprivazione inizia alla nascita e continua nei modelli nutrizionali. Ricevendo il cibo quando lo chiede, il bambino "controlla" il seno: un controllo che ha inizio nell'utero, in cui il bambino è partner attivo nella regolazione del flusso sanguigno dalla placenta, e non un "consumatore" passivo.

Essere nutrito a ore fisse priva il bambino del senso di autodeterminazione. Inoltre, la nutrizione programmata crea una predisposizione per i fast-food che offrono sempre la stessa cosa (McDonalds), mentre il latte materno cambia gusto ogni giorno, a seconda delle condizioni atmosferiche o del cibo assunto dalla madre. La pubblicità della Coca-Cola promette la "sola cosa vera" (un'allusione, in quella cultura, al latte materno!). Viene così indotto un falso senso di sicurezza e di appagamento.

Alice Scholes ha lavorato per oltre quindici anni come ostetrica tradizionale nello stato australiano del Nuovo Galles del Sud. È stata tra le pioniere del parto in acqua e uno dei punti di riferimento del movimento per il parto consapevole. Ecco la sua autorevole testimonianza contenuta nel libro.

La magica placenta è un organo "a tempo" ciò significa che la sua vita ha una durata precisa, al termine della quale cessa di funzionare. In natura, la sua ora giunge quando il cordone che la unisce al bambino cade spontaneamente. Nell'utero la placenta svolge una funzione fisica, ma una volta espulsa dall'utero, fintantoché è unita al bambino svolge una funzione metafisica. La lunghezza del cordone è tale da consentire al bambino di nascere per primo, mentre la placenta si stacca dalla parete dell'utero grazie alle stesse contrazioni muscolari che espellono il bambino. La madre dà alla luce prima il bambino e poi la placenta, dopodiché la placenta e il cordone si staccano dal bambino.

Alcuni anni fa, dopo aver assistito a tre parti di fila in cui due madri decisero di non staccare il bambino dalla placenta, mi resi conto per la prima volta che il taglio del cordone è un atto di violenza.

Come già detto, il feto e la placenta si formano dalla stessa cellula, sono una cosa sola, e condividono quindi uno stesso campo di aura eterica. Se, dopo il parto, la placenta è lasciata unita al bambino, il campo eterico si chiude nel modo dovuto attorno al bambino, e quando è perfettamente chiuso il cordone si stacca da solo. Un campo eterico perfetto equivale a un sistema immunitario più forte, perché più forte è il campo energetico. In questa fase, tutta la forza vitale di questo stupefacente organo viene trasferita al bambino attraverso il cordone: tagliarlo priva quindi il neonato del compiuto assorbimento di queste potenti energie sottili.

In termini pratici, la non-separazione dalla placenta presenta molti vantaggi invisibili. Questa pratica consente ai genitori di rallentare i ritmi e li rende più consapevoli di come lo spirito del bambino si vada adattando alla sua nuova casa, e anche l'aura eterica dei membri della famiglia può trarre giovamento dal contatto con il bambino nato con il Lotus Birth. Il più delle volte non lasciamo che questo processo naturale giunga a compimento a causa di un nostro disagio: a livello profondo questo disagio potrebbe essere associato al fatto che l'intero processo equivale al riconoscimento che morte e nascita procedono mano nella mano; la placenta muore, letteralmente. E per il bambino quella è la morte di ciò a cui era abituato: la vita nell'utero.

A mio parere i vantaggi superano abbondantemente gli svantaggi se consideriamo che il periodo di tempo richiesto è davvero poco. Desidero avvertire i genitori che scelgono il metodo del Lotus Birth che questo potrebbe scatenare resistenze di cui non sono consapevoli, resistenze loro e altrui, che spesso risultano nel voler recidere il cordone. Riuscire a superare queste resistenze, invece di soccombere ad esse, significa infrangere un forte condizionamento negativo.

A volte solo uno dei genitori decide di lasciare la placenta, e deve subire così una forte pressione da parte dell'altro genitore. È quindi necessaria una decisione comune presa prima del momento del parto, perché il bambino non si venga a trovare al centro di questo conflitto in giorni tanto preziosi. Se si sceglie il Lotus Birth, è bene decidere di non ammettere visite fino al completo distacco della placenta. Questo periodo appartiene alla famiglia nella quale il bambino è nato, e preservare questo momento dalle distrazioni aiuta soprattutto la madre a entrare consciamente in sintonia con lo spirito del figlio.

Il testo raccoglie, oltre alle spiegazioni mediche a supporto della validità del metodo Lotus Birth, numerose testimonianze che, oltre a illustrare esaurientemente come il parto così gestito avvenga in ogni sua fase, offrono un quadro dei benefici psicologici che esso apporta al piccolo e alla sua famiglia.






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