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L’AVVENTURA DELLA GUARIGIONE

Estratti dall’omonimo testo del dott. O. Carl Simonton e di Reid Henson, in collaborazione con Brenda Hampton.
Edizioni Amrita, maggio 2006.
296 pp., Euro 17.00, ISBN 88-87622-98-1
Quarta di copertina

Il dottor Oscar Carl Simonton, oncologo di fama internazionale, con una specializzazione in radioterapia, è considerato uno dei pionieri della psico-neuro-immunologia.

Famosa continuazione di Ritorno alla salute del medesimo autore, questo libro racconta la storia di un paziente del dottor Simonton, Reid Henson. A Reid venne diagnosticata una rara forma di cancro, e gli vennero dati due anni di vita. Ventiquattro anni dopo, grazie al metodo Simonton, Reid sta benissimo e racconta, insieme al suo medico, questa storia straordinaria, ricca di spunti per chiunque sia alle prese, oggi, con una diagnosi infausta.

Nella prima parte del libro il dottor Carl Simonton, padre della psico-oncologia, descrive il suo metodo insegnato nei Simonton Cancer Center, che ora hanno aperto i battenti anche in Italia. Il metodo si fonda sul principio per cui le nostre convinzioni, le emozioni, e gli atteggiamenti che abbiamo svolgono un ruolo importantissimo nel determinare la qualità della vita e della nostra salute: le statistiche americane ci dicono che il suo approccio, che si combina con le cure della medicina convenzionale, offre ai malati di cancro una speranza di sopravvivenza doppia.

La seconda parte del libro è l’onesta, accessibile e profondamente rassicurante testimonianza di Reid: una guida preziosissima per chiunque voglia mettersi in viaggio alla volta della guarigione.

ESTRATTI

Introduzione: l’inizio della ricerca del dott. Simonton

I malati di cancro, e non i medici o gli psicologi, furono i primi a suscitare il mio interesse riguardo al legame che unisce il corpo e la mente.

Tutto ebbe inizio durante il mio primo anno da interno all’ospedale, quando mi accorsi che non riuscivo a far sì che i malati di cancro in fase avanzata partecipassero positivamente alle terapie. Essi non vedevano alcuna ragione per impegnarsi attivamente, poichÈ non credevano nella propria capacità di guarire. Si sentivano impotenti e disperati.

Prima di quest’esperienza, come interno in medicina, avevo fatto alcune scoperte largamente riconosciute nel campo della biologia cellulare e della biologia delle radiazioni; ero perciò convinto che avrei presto partecipato alla scoperta e alla messa a punto di una cura contro il cancro, ed ero determinato a diventare uno dei migliori oncologi radioterapisti del paese. Ero stato nominato “interno dell’anno”, e mi preparavo a ritornare all’università dell’Oregon che mi aveva assegnato una borsa di studio. Era un momento straordinario della mia vita.

Ero sicuro che avrei contribuito alla ricerca contro il cancro ma, fino ad allora, non mi ero mai reso conto che il paziente potesse avere un ruolo importante nella riuscita della cura. Dovetti però constatare con grande stupore che molti dei miei pazienti non sembravano motivati a guarire. Non solo non credevano di esserne capaci, ma non avevano nemmeno fiducia e in me o negli altri medici. Così cominciai a riflettere sulla questione e su come coinvolgere la volontà dei pazienti nella loro guarigione, poichÈ ero convinto che questo avrebbe aumentato l’efficacia delle terapie che stavano seguendo.

In cerca di modi per mobilitare le risorse interiori del paziente, studiai meditazione, visualizzazione, pensiero positivo, filosofie orientali, tecniche sciamaniche, pirobazia (la “camminata sul fuoco”), il metodo di controllo mentale Silva e moltissimi altri approcci, di volta in volta incorporando ciò che imparavo nel mio lavoro. I numerosi metodi che sviluppai in quel periodo, insieme ai miei colleghi del Cancer Counseling and Research Center (Centro di counseling e ricerca sul cancro, N.d.T.) di Fort Worth, provocarono dei cambiamenti radicali nell’atteggiamento dei miei pazienti e nella loro risposta al trattamento medico. Dal 1974 al 1981 conducemmo sette anni di studio sui nostri pazienti, e scoprimmo che la loro prospettiva di sopravvivenza era due volte quella osservata in altri importanti centri per il trattamento del cancro, è più che triplicata rispetto alla media nazionale delle persone colpite da un cancro altrettanto avanzato.

Nel 1978, a Buenos Aires, presentai le conclusioni di questo lavoro alla Conferenza Mondiale sul Cancro. In seguito pubblicai Ritorno alla salute, grazie al quale il metodo divenne disponibile al grande pubblico.

[...] I risultati finali di questi sette di anni di studi furono presentati ad altri professionisti durante la riunione annuale dell’Associazione Medica Australiana, nel febbraio 1981. Con la mia Èquipe avevo studiato il tasso di sopravvivenza di persone colpite da cancro in fase avanzata ai polmoni, all’intestino e al seno. I nostri pazienti di queste tre categorie sopravvivevano circa due volte più a lungo di quelli curati nei centri oncologici più noti, in tutto il mondo.

Un metodo basato sul riconoscimento dell’unicità del caso di ogni paziente e sulla fiducia nel fatto che il paziente stesso abbia in sÈ le chiavi per vincere la malattia.

Ricerche autorevoli dimostrano che lo stress ha una forte influenza sulla nostra predisposizione e la nostra resistenza al cancro, così come sull’evoluzione stessa della malattia. Nel nostro programma noi iniziamo con l’identificare gli stress intervenuti da sei a diciotto mesi prima della comparsa del cancro.

A volte è difficile riconoscere lo stress, quindi vi consiglio di procedere nel modo seguente: ritornando indietro di diciotto mesi, fate la lista di tutti i cambiamenti importanti che sono sopraggiunti nella vostra vita. Un membro della vostra famiglia si è ammalato? Qualcuno dei vostri parenti o amici è morto? Avete cambiato lavoro? Siete andati in pensione? Siete stati messi in cassa integrazione, licenziati? Ci sono stati altri cambiamenti nel campo professionale, come una promozione importante? Avete traslocato? I vostri figli hanno lasciato la casa? Avete divorziato? Vi siete sposati? Ogni trasformazione importante, buona o cattiva, degli ultimi diciotto mesi deve figurare nella vostra lista.

Di qualunque cambiamento si tratti, la comparsa della malattia può indicare la vostra incapacità di gestire in modo efficace lo stress che ne è derivato. Forse altri ne sono capaci, ma voi non siete “gli altri”, e in questo momento della vostra vita certi cambiamenti possono essere più difficili da gestire che in passato […].

Può esservi utile andare al di là di questo periodo di diciotto mesi e prendere in considerazione le malattie che avete avuto in passato. Cercate di ricordarvi gli stress che le hanno precedute: per esempio, io sono molto consapevole dei miei schemi, e se prendo un raffreddore significa che mi sono impegnato al di là delle mie possibilità. Ho troppe cose da fare, non chiedo aiuto e penso che, se c’è qualcosa da fare, devo farlo io. Lavoro troppo, sono sovraccarico, e non me la godo abbastanza. Tutto questo mi rende vulnerabile al virus del raffreddore, del quale, diversamente, avrei potuto sbarazzarmi con facilità.

Al giorno d’oggi abbiamo identificato numerosi fattori che contribuiscono al cancro: le tendenze genetiche innate, il fumo, l’eccessiva esposizione al sole, alcuni stili di vita, l’influenza dell’ambiente, eccetera. Lo stress non è mai la sola causa dello sviluppo del cancro, e ha maggiore o minore incidenza da una persona all’altra, ma una volta che il cancro è stato diagnosticato, lo stress è l’elemento sul quale abbiamo più potere.

Una teoria sul cancro chiamata “teoria della sorveglianza immunitaria” dice che in realtà noi possiamo produrre ed eliminare cancri più volte nel corso della nostra vita: il corpo sviluppa delle cellule anomale, ma il sistema immunitario le distrugge prima che esse si moltiplichino tanto da diventare pericolose. Se il nostro sistema immunitario è indebolito dallo stress, le nostre difese falliscono e il cancro si manifesta.

Per ritornare al mio raffreddore, quando sono finalmente malato mi sbarazzo dei miei fardelli, cerco aiuto nel mio lavoro e incomincio a dedicarmi un po’ di più a cose divertenti. Questi sono quelli che io chiamo i vantaggi “secondari” del raffreddore. Riuscire a identificarli significa avere la possibilità di ottenerli senza dovermi ammalare.

Analogamente, chiedo ai pazienti di riflettere su come il cancro può essere loro utile, magari per gestire lo stress. Quali sono, secondo voi, i vantaggi secondari del vostro cancro? Quando faccio questa domanda, molti restano scioccati: che mai può esserci di buono nel cancro? Ma guardiamolo più da vicino. Il cancro può, tra l’altro, autorizzarvi a dire di no a voi stessi e agli altri rispetto a certe cose che non volete fare. Può permettervi di dire di sì a quelle parti importanti di voi che finora avete rinnegato. Il cancro può regalarvi l’amore o l’attenzione degli altri, mettere tra parentesi limiti e regole, e tutto a un tratto potete scoprirvi liberi di riorientare la vostra vita, in molti modi diversi.

Io interpreto questo bisogno di riorientamento come il messaggio centrale del cancro. Molto spesso ho potuto constatare che il cancro è il modo in cui il corpo crea uno shock alla persona ammalata, per spingerla a intraprendere dei cambiamenti: un aspetto su cui insisto particolarmente nei seminari per malati. » un concetto difficile da accettare, perchÈ nella nostra cultura la maggior parte delle persone considera il cancro come una terribile sfortuna, un duro colpo del destino, senza senso; altri, come Reid all’inizio, immaginano che si tratti di una punizione per un errore o una colpa del passato. Per me, invece, il messaggio del cancro è prima di tutto un messaggio d’amore.

Lo psicologo Lawrence LeShan ha scritto sulla profonda disperazione che proviamo quando ci sforziamo di essere qualcuno che non siamo. Quando si cerca di andare contro la propria natura, la vita oppone resistenza: in generale, allora, reagiamo sforzandoci ancora di più, ma più ci si intestardisce, più ci si allontana da quello che si vuole realmente, dai propri veri bisogni. Nel momento in cui lo capiscono, i nostri pazienti si sentono profondamente sollevati. Possono allora autorizzarsi ad abbandonare quegli atteggiamenti rigidi e disumani che imponevano a se stessi.

Numerosi sono i modi per tradurre nella pratica il messaggio del cancro, e li esploreremo attraverso queste pagine. Intanto, osservate come gestite lo stress nella vostra vita: vi è possibile gestirlo altrimenti? Avete bisogno di aiuto ma non lo chiedete? Se avete difficoltà a identificare il vostro stress, confrontatevi con la storia di Reid. Notate delle somiglianze tra la sua vita e la vostra?

Se incominciate a riconoscere alcuni dei vantaggi secondari della malattia, non sentitevi per questo in colpa! Da questo momento non esitate, utilizzate la vostra malattia come un’opportunità per dire no alle cose che non volete fare e per provarne di nuove. Fate attenzione a ciò di cui si tratta; prendete nota. » un passo positivo verso la soddisfazione dei vostri reali bisogni.






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