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51 DISCHI PER VIVERE MEGLIO

Dalla prefazione del libro

Si tratta di dischi che hanno segnato un'epoca, facendo da spartiacque tra diverse tradizioni culturali, opere che esprimono il senso artistico umano ai più alti livelli, musica che, se posseduta intimamente, può davvero aiutare ad aprire il cuore e la mente e contribuire ad un'esistenza più ricca e profonda (Andrea Cavallo).

Autore: Andrea Cavallo (pianista e compositore torinese).
Edizioni ANAKE Sc - Torino Italia (www.ananke-edizioni.com).
Pagine 192 + CD allegato.

La prima domanda che sorgerebbe spontanea potrebbe essere: ma perché un libro così?
E la seconda: ma perché un titolo così?
E la terza: ma questo qui che lo ha scritto chi è? Il nuovo Messia?
E così via. Quindi provo a dire la mia...

Questo libro nasce fondamentalmente da anni passati a studiare e ascoltare musica. Nasce dal desiderio di divulgare, trasmettere e condividere la mia passione, con la convinzione che innamorarsi della musica sia una delle più grandi fortune che possano capitare a un essere umano: sia per il puro godimento che ne deriva, sia per l'enorme influsso che questa splendida arte ha sullo sviluppo intellettuale ed emotivo di ciascuno di noi.

Il titolo chiarisce subito una cosa: non si tratta dei 51 dischi più belli di tutti i tempi, decretati tali da qualche autorevole critico con la barba lunga e l'aria austera. Si tratta di lavori importanti e spesso ritenuti dai più come fondamentali; oltre ad essere dischi che amo personalmente (anche se non nel 100% dei casi), si tratta di dischi che hanno segnato un'epoca, facendo da spartiacque tra diverse tradizioni culturali, opere che esprimono il senso artistico umano ai più alti livelli, musica che, se posseduta intimamente, può davvero aiutare ad aprire il cuore e la mente e contribuire ad un'esistenza più ricca e profonda.

Ciò che mi ha spinto a intraprendere questo lavoro, oltre a quanto scritto sopra, è stato il contatto con i ragazzi giovani, oltre ai discorsi fatti e sentiti negli anni. In entrambi i casi mi sono accorto che troppo spesso la cultura musicale "interdisciplinare", cioè la possibilità di apprezzare e valutare un disco di rock, uno di jazz o una sinfonia, è una cosa pressoché assente. Ciascuno sembra interessato solo ad un' area, nella migliore delle ipotesi due, ignorando totalmente le altre. Vuoi perché non le conosce, vuoi perché non è abituato al sound, vuoi per l'assenza di strumenti a lui particolarmente cari. Posto che esisteranno sempre delle preferenze, è importante ricordarsi che la musica è bella tutta, o meglio, è bella quando è bella, non è bella perché è rock o perché è jazz: è bella semplicemente se è il frutto di una reale esigenza espressiva di chi la produce. Ma per godere di un disco spesso è necessario essere situati "dentro" a quello che il disco esprime; da fuori, nella migliore delle ipotesi, si vede la confezione, con l'inevitabile conseguenza di stufarsi o considerare il tutto troppo impegnativo e accendere la tivù.

Non nascondo però la convinzione che solo innalzando il proprio livello di conoscenza e comprensione sarà possibile operare scelte consapevoli. Sapere qual è stata l'evoluzione di un certo genere, qual è l'area geografica da cui proviene un certo lavoro e da che periodo arriva sono le chiavi per poterlo apprezzare. E soprattutto è un modo per potenziare gli strumenti di valutazione personali, che altrimenti rimangono irrimediabilmente "allo stato brado": anche la persona più sensibile e attenta ha bisogno di fare un percorso conoscitivo.

Ora, per queste ragioni, il sottoscritto sale in cattedra dicendovi che la competenza/conoscenza oggi è l'unica arma che ha l'individuo per combattere il continuo bombardamento mediatico che cerca ogni giorno di far virare masse intere a spendere i propri soldi verso ciò che in quel momento è nel mirino del business, creando miti di plastica, o approfittando di eventi naturali (ad esempio la morte di un artista) per guadagnare montagne di quattrini mitizzando l'evento e sfornando migliaia di prodotti totalmente inutili.

Detto questo, sicuramente non ho la verità in mano, per fortuna. Nel senso che la verità quando si parla di arte non esiste, esiste solo una soggettività filtrata da informazioni oggettive che determinano una più profonda comprensione e un più profondo "sentire" della persona.

L'invito è proprio questo: costruire una propria verità, modificabile di giorno in giorno, in base alle nuove acquisizioni ed esperienze che un percorso come quello di ascolto offre. Il resto conta poco, ma soprattutto sarà forse l'occasione per mandare all'aria tutto quello che ci viene quotidianamente proposto sul nastro trasportatore che ci fanno scorrere sotto il naso. E che neanche riconosciamo.

O che riconosciamo e allora, disgustati, ci voltiamo, credendo di essere liberi e cominciando a prendere altri oggetti che stanno su un altro nastro trasportatore...

Ho diviso il libro, per comodità, in quattro sezioni: musica colta, jazz, rock, musiche dal mondo/altro.

Una precisazione: 51 dischi sono pochi, pochissimi. Le lacune in questo elenco sono enormi. Può darsi che qualcuno si trovi a dire. "Ma come? Neanche un disco di Louis Armstrong? E nulla degli Who? e Shostakovic? Esatto. Sempre 5I titoli sono, semplicemente non ci stavano. Se poi mi chiedete se merita l'acquisto, rispettivamente, delle registrazioni degli Hot Five, di Quadrophenia o dei 15 quartetti per archi, la risposta è assolutamente sì.

Sicuramente qualcuno avrà da ridire a proposito della collocazione di qualche artista nelle suddette categorie... potrei anche essere d'accordo con voi, rimane il fatto che non sempre la questione è di facile definizione. Se cercate un disco, l'importante è che riusciate a trovarlo, su 51 titoli non dovrebbe essere così dura!

Un'ultima precisazione relativa alla sezione della musica colta. Per musica colta si intende l'insieme dei compositori perlopiù europei che vanno comunemente sotto il nome di musica classica. Il termine musica colta, che è un po' più preciso, va a definire tutta la musica scritta che è nata in qualche modo da un approccio accademico e che si attribuisce un'alta valenza contenutistica e intellettuale.

Volutamente non ho indicato edizioni specifiche per le opere di quest'area, in pratica non sono segnalati esecutori. Sicuramente la cosa farà inorridire qualcuno, ma credo fermamente che l'attenzione vada all'opera in quanto tale e non a chi la suona. Questo non significa che non ci siano esecuzioni che mi piacciono più di altre, o alcune che addirittura non m piacciono, ma questa è un'altra storia.











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