Analgesici

In presenza di particolari stati emotivi, il cervello produce analgesici naturali, sostanze che attenuano il dolore, come le endorfine e le encefaline. Esse agiscono su molte regioni del sistema nervoso, come quelli del dolore e delle emozioni. Fra anni, gli ansiolitici dovrebbero essere inutili poiché il nostro corpo fabbrica tranquillanti naturali molto efficaci. Succede alle volte che il meccanismo si inceppa , la produzione s’interrompe e l’umore cambia. Responsabile di tutto ciò è un ormone che agisce sui recettori delle emozioni. Il suo meccanismo neurochimico è stato analizzato e descritto per la prima volta da un gruppo di ricercatori di Cagliari.

Il progesterone (l’ormone prodotto dall’ovaio) regola lo stress, il disagio e l’euforia:

 - se la quantità di progesterone aumenta, la quantità di adrenalina si abbassa e lo stress risulta sotto

   controllo;   

- se la quantità di progesterone diminuisce, la quantità di adrenalina supera la soglia di sicurezza e

   favorisce l’ansia.

 Il nostro è un ansiolitico fisiologico, ma solo oggi, una ricerca dell’Università di Cagliari, ha individuato il suo meccanismo molecolare e biochimico, rivelando ciò che negli anni ’40 appariva solo come un’intuizione. L’obiettivo della ricerca è stato quello di capire con quale meccanismo i due derivati del progesterone sono in grado di influenzare specifiche cellule nervose ed i comportamenti associati a queste cellule. Utilizzando, come modello di indagine, la gravidanza nei ratti, si è scoperto che l’ormone ed i suoi derivati “inquinis” , “allo-agnolone” e “deosssicorticosterone” influenzano i recettori GABA  (A), quelli che governano le emozioni. Per capire il meccanismo immaginiamo i recettori  GABA (A) come serrature ed i neuromodulatori (progesterone) come le giuste combinazioni per aprirle.

Com’è stata ricostruita l’attività neurologica nei ratti? Attraverso tre modelli:

- esami ecovisivi;

- esami elettrofisiologici;

- esami neurochimici.

Con l’esame ecovisivi la luce intensa ha rivelato una bassa attività nervosa.

Con l’esame elettrofisiologico, di tipo comportamentale, sono state osservate le reazioni dei ratti sottoposti a stress: sottoposti ad una lieve scossa elettrica, le cavie, solo dopo iniezione di progesterone, hanno ritrovato sicurezza.

Con l’esame neurochimico è stata praticata la microanalisi mediante l’introduzione di microfibre nelle pareti emozionali della corteccia cerebrale dei ratti.

Dopo il trattamento con l’ormone, prelievi, ad intervalli di 20 minuti, hanno evidenziato le concentrazioni di noradrenalina  (NORA) e dopamina (DOPA).

E’ stato dimostrato che questi ormoni hanno la capacità di rallentare l’attività del neurone noranergico e dopanergico (che sono due neuroni la cui attività è fondamentale nel controllo delle emozioni e della sfera affettiva).

L’interesse del business farmaceutico di ansiolitici e antidepressivi è stato fulmineo. Una multinazionale americana, colte le potenzialità dello studio, ha avviato la sperimentazione di un derivato del progesterone. Evidentemente in tempo di globalizzazione risulta ormai molto meno costoso catturare le idee e favorire la fuga dei cervelli.