Traffico degli stupefacenti
Dal 1978 ad oggi, in Europa, le quantità sequestrate dagli organi di polizia sono aumentate di 9 volte, pari ad una crescita annua del 16%. Dati allarmanti che fotografano un fenomeno che si sta diffondendo in una fascia di età compresa tra i 15 ed i 25 anni. Per quanto riguarda le transazioni finanziarie, pare che i soldi siano finiti sui conti correnti di persone collegate con gruppi terroristici islamici. Vige la legge della alleanza turco-albanese.
Le due organizzazioni si sono suddivise l’Europa secondo criteri semplicissimi:
- legati al numero d’immigrati presenti nel territorio;
- alla vicinanza geografica.
Troviamo una vera e propria suddivisione di campo:
- nei paesi nordici, in Italia, Austria e parte della Germania lo smercio dell’eroina è di competenza delle organizzazioni criminali albanesi;
- in Germania, parte dell’Austria, Belgio ed Olanda, vi è una massiccia presenza di organizzazione criminale turca.
Oggi, la mafia albanese, che ha una struttura orizzontale e non verticistica, ha grande capacità di estendere le sue diramazioni sul territorio. E’ diventata pertanto la vera emergenza criminale sul fronte dei paesi dell’Unione. Costituisce come un’agenzia di servizi:
- consente ai turchi il servizio del trasporto dei cittadini afgani in Europa;
- ai colombiani offre il territorio dove stoccare gli stupefacenti;
- consentono alle loro stesse organizzazioni il passaggio delle prostitute in Italia.
Quasi tutta l’eroina introdotta proviene dall’Afghanistan, da dove potrebbe addirittura provenire in forma già raffinata; questo è un punto chiave del lavoro svolto dall’intelligens dei paesi europei. Il sospetto è che chimici turchi, pakistani e ceceni abbiano curato l’oppio in laboratori di paesi afgani. Prima non avvenivano sequestri di eroina già raffinata in paesi come Turchia ed Iran. Le rotte seguite dai trafficanti sono rimaste immutate anche dopo il conflitto in Afghanistan.
- Nella prima rotta l’eroina dalla Turchia passa la frontiera bulgaro-rumena, raggiunge la Croazia, attraversa la Slovenia, per poi approdare in Italia.
- Nella seconda rotta l’eroina passa dalla Turchia, all’Ungheria, all’Austria alla Germania.
- Attive sono anche le rotte baltiche: da Mosca l’eroina viene stoccata in Lituania, Estonia o Lettonia, passa dalla Polonia, attraverso la repubblica ceca ed approda poi in Germania o Austria.
Gli investigatori europei, nel 2000 – 2001 hanno sequestrato 6000 kg di eroina nei 15 paesi dell’Unione, cioè 1000 kg in più rispetto all’anno precedente.
La regina degli oppiacei è tornata ad invadere le piazze delle nostre città, come è dimostrato dalle operazioni delle polizie italiane.
n.b: 100 kg d’eroina fruttano al sistema criminale all’incirca 50 milioni di euro, ossia cento miliardi delle vecchie lire, un vero fiume di denaro da riciclare. Questo è il secondo aspetto che riguarda il sistema criminale europeo, ossia il lavaggio dei narco-dollari.
Sia gli albanesi che i turchi hanno la possibilità, attraverso canali propri, di riciclare il denaro sporco. Accade però, sempre più spesso, che finiscono col rivolgersi alla “grande mamma del riciclaggio” che è la mafia russa. La mafia russa è la più preoccupante poiché ha elevato il riciclaggio a sistema a causa:
- l’assenza di una normativa per il riciclaggio;
- l’assenza di un sistema di controllo del riciclaggio, a causa del sistema bancario che non identifica
il cliente;
- l’assenza di un sistema per il monitoraggio delle transazioni sospette;
- l’assenza di specifiche agenzie investigative per la lotta al riciclaggio;
- la mancanza di un sistema di inchiodamento della prova per un’accusa valida.
Il recente “bollettino del fatto” , bollettino annuale che individua i paesi non cooperativi per la lotta al riciclaggio, ha individuato la Russia come uno dei 15 paesi non cooperativo nella lotta al riciclaggio. Ciò significa che sono stati intaccati il 60% del sistema bancario, 4000 imprese private,ossia il 60% delle imprese statali. Questo dà il senso della realtà in Russia e del conseguente impatto in tutti gli altri paesi europei. Per quanto riguarda il riciclaggio del denaro sporco, Mosca costituirebbe oggi per i trafficanti ciò che costituiva ieri Panama, ossia la certezza di ripulire, a rischio zero, centinaia di milioni di dollari. La mafia russa è la più ricca delle associazioni criminali. Le otto famiglie mafiose che ne compongono la struttura, hanno investito ovunque, anche in Italia, in qualche caso sono diventate proprietarie di intere parti di città (investono soprattutto in case da gioco, agenzie di viaggio, alberghi, ristoranti, discoteche).
Dalle nostre parti potrebbe essere registrato qualche tentativo di operazione sospetta nelle città della riviera romagnola. La presenza di associazione russe nella riviera adriatica è stata registrata non solo come investimenti immobiliari, ma anche come attacco all’economia sotto il profilo di riciclaggio di ingenti somme di denaro. Con le agenzie di viaggio si parla di shopping-tours , cioè vi sono agenzie di viaggio che operano nel campo del turismo e facilitano la movimentazione di prostitute, denaro e quant’altro, ma facilitano anche un rapido riciclaggio di moneta contante a favore delle organizzazioni russe. In questo scenario internazionale è lecito chiedersi come hanno operato le nostre mafie.
L’andrangheta calabrese è l’unica mafia per ora attiva a livello europeo. E’ l’embrione dell’alleanza Calabro-Colombiana e tiene in apprensione gran parte degli investigatori dell’Unione. Costituisce una connection che potrebbe controllare quasi tutta la cocaina che gira in Europa ed in buona parte del gruppo. Ciò nonostante i duri colpi subiti negli ultimi anni a Bogotà come a Reggio Calabria ed in buona parte dell’Europa, sconvolgimenti che però non hanno impedito a narcos e “padrini “ di sopravvivere e di rifondarsi come è accaduto in Colombia. Il sistema è cambiato radicalmente ed il controllo è passato ad un ristretto gruppo di bande che agiscono sotto una sorta di direttorio centrale. I colombiani agiscono, quasi sempre, da soli: per il trasporto di grossi quantitativi utilizzano le rotte navali che portano la cocaina in porti, per motivi geografici, vulnerabili (es. Amsterdam o le coste spagnole ove gli stupefacenti vengono trasferiti tramite pescherecci atlantici).
Si ipotizza che in cambio della possibilità di accesso al porto di “Gioia Tauro” alcune famiglie della andrangheta calabrese possano diventare degli interlocutori privileggiati dei gruppi colombiani detentori della cocaina, così da diventare in Italia monopolisti per la fornitura della cocaina. Del resto l’andrangheta calabrese ha resistito alle tempeste giudiziarie ed alle infinite guerre tra cosche, ma soprattutto, al contrario dei siciliani, non hanno subito la ferita mortale costituita dal pentitismo.
Hanno così abbandonato, quasi del tutto, la poco redditizia attività del sequestro di persona, per intraprendere e diventare la più grande concessionaria di cocaina nel nostro paese, con mire espansionistiche nel resto d’Europa.
Del resto sono stati intensificati i rapporti storici con i compaesani emigrati in Canada ed in Australia intensificando le relazioni internazionali. Sotto il profilo internazionale, la mafia calabrese ha stretto alleanze con i colombiani che hanno fatto aumentare la pericolosità. Interessanti sono le relazioni con albanesi, turchi, egiziani (come nel traffico della cocaina).
(Nei soli 15 paesi comunitari, nel 1999 sono stati sequestrati 40000 kg di cocaina che si sono ridotti a 24000 lo scorso anno).
Proprio in conseguenza del riciclaggio del denaro i balcani continuano ad essere luogo di approvvigionamento, per tante bande di criminali, di armi o anche materiale nucleare e batteriologico, quasi tutto proveniente dall’ex Jugoslavia e dall’ex Unione Sovietica.
Per ogni tipo di traffico ci sono varie alleanze: in Germania, ad esempio, i criminali vietnamiti lavorano con le prostitute moldane e spacciano, al dettaglio, eroina, fornita da trafficanti albanesi, ma anche nigeriani che gestiscono la cocaina per conto dei colombiani o per conto di bande che lavorano in Italia con l’andrangheta. Nei paesi del nord-Europa, invece, alcuni traffici sono delegati alle bande dei motociclisti che scorazzano in Norvegia, Danimarca, Svezia e Finlandia. Eroina, armi, rapine e teppismo sono il loro credo.
Lo stesso sistema criminale europeo, con l’aggiunta dei cinesi, nigeriani, austriaci, spagnoli e degli italiani, opera nel commercio degli esseri umani, soprattutto bambini, e nel campo dello sfruttamento della prostituzione. Dando uno sguardo all’infinito elenco dei paesi di provenienza delle vittime si ha uno spaccato sconcertante di quanti siano i paesi del mondo, veri e propri serbatoi per fenomeni legati al fenomeno del nuovo schiavismo. Dall’Est, si emigra spesso, forzatamente o con l’inganno, dall’Albania, dalla Moldavia, dalla Bulgaria, dall’Estonia, dalla repubblica Ceca, dall’Ungheria, dalla Lettonia, dalla Lituania, dalla Polonia, dalla Slovacchia, dalla Russia, dalla Ucraina e dalla repubblica federale Jugoslava.
Oggi “cosa nostra” non figura fra le organizzazioni più attive a livello europeo. (E’ come se l’imprendibile “Bernardo Provenzano” ed i suoi amici abbiano abbandonato lo scenario internazionale). Nello scenario internazionale “cosa nostra” è meno visibilmente coinvolta negli accordi dei traffici degli stupefacenti (non intendendo per accordi quelli economici). Infatti “cosa nostra” continua ad avere rapporti e stipula accordi con i gruppi emergenti albanesi. E’ un’organizzazione raffinata che preferisce occuparsi del rivestimento dei guadagni in settori leciti, piuttosto che continuare a sporcarsi le mani con le attività di più basso livello che fa svolgere ad altre associazioni criminali. E’ innegabile che sia il gruppo criminale che ha subito i maggiori colpi da pentitismo e repressione giudiziaria, ma forse c’è anche il problema legato alla modernità delle organizzazioni criminali. “cosa nostra” non è competitiva” a livello globale.
La mafia storica, a metà degli anni ’60, fu lesta a capire che la sua sopravvivenza e la sua possibilità di crescita economica dipendevano dal salto di qualità che essa era in grado di fare. Il salto di qualità era dovuto allo smercio dell’eroina e l’affare veniva proposto da “cosa nostra” americana che garantiva ingenti guadagni per generazioni di boss. In Sicilia nacquero così le prime raffinerie di droga e la roba veniva trasferita col volo diretto Palermo - New York, poi ribattezzato il jambo dei padrini.
Oggi invece, “cosa nostra” siciliana sembra timorosa di tenere il passo della modernizzazione e poiché ha come scopo principale l’inpunità, non è sicura che attraverso il mondo medianico di internet non si possa individuare il canale di trasporto del denaro. Ciò non significa che la mafia sia scomparsa, ma che si sia concentrata su altri affari, (qualsiasi attività economica come ad esempio gli appalti), con persone insospettabili.
E’ indispensabile che la sicurezza sul territorio riesca a non far realizzare questo progetto.
Per giustificare che “cosa nostra” non compaia nel quadro dei traffici, si possono fare delle ipotesi:
- o che usino degli interlocutori insospettabili.
- o che usino come intermediari delle alte criminalità.
Per combattere questa nuova criminalità trans-nazionale, sono indicate diverse strategie:
- c’è chi vorrebbe una legislazione comune, per esempio in materia di riciclaggio;
- c’è invece chi crede nell’inserimento del mandato di cattura europeo.
Ricordiamo che tra i 15 paesi non collaborativi, quattro sono nell’unione europea.
Uno dei lati più oscuri è la mancanza di un trattato di estradizione fra l’Italia e l’Albania, nonostante ciò che rappresenti la criminalità albanese nel nostro territorio (se un cittadino albanese commette un reato in Italia e si rifugia nel suo territorio, ha parecchie possibilità di farla franca, a meno che non venga individuato e perseguito dalle autorità del suo paese).
Finora la direzione nazionale antimafia, con vari escamotage, ha fatto fronte.
L’Albania, solo con gli Stati Uniti ha un trattato di estradizione che risale al 1930.
I cittadini albanesi non possono essere estradati in Italia neppure se colpiti da provvedimento restrittivo italiano, ossia se un cittadino albanese compie un reato in Italia e fugge in Albania, non può essere estradato in Italia e noi non possiamo giudicarlo; possiamo giudicarlo in contumacia). Attualmente si stanno operando affinché le indagini che vengono svolte in Italia possano essere utilizzate nell’ordinamento giudiziario albanese attraverso l’intervento della procura Generale dell’Albania per instaurare un procedimento penale a carico dei cittadini albanesi che hanno trovato rifugio in Albania.
C’è stata una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri europeo dedicato alla lotta contro la droga. Al Consiglio straordinario, realizzato agli inizi del 2000 hanno partecipato i ministri della sanità, della giustizia e dell’interno ed ha auspicato nella lotta alla droga il coinvolgimento dei paesi candidati all’Unione, ma non facenti parte.
L’Unione Europea ha già avviato nel periodo 2000-2004 un piano ambizioso che ha potuto mettere in atto subito dopo la riunione del trattato di Amsterdam e dopo il vertice sulla sicurezza del 16/10/’99 per aver acquisito gli strumenti giuridici necessari per una maggiore efficacia per realizzare nei prossimi 5 anni un mercato comune di giustizia, sicurezza e liberta.
Il piano prevede il rafforzamento dell’europool, la definizione di legislazione comune, una task force dei capi di polizia europea ed alla fine nel 2000, ha visto alla luce l’eurojoust, una rete di magistrati e procuratori nazionali con il compito di coordinare e facilitare le indagini transnazionali.
Abbiamo descritto l’Unione Europea del crimine, ora all’unione legale spetta il compito di trovare i giusti antidoti.
