I DIRITTI DEI BAMBINI
Storia della nascita della Convenzione ONU
per i diritti dell'infanzia
Il 20 novembre 1989, i rappresentanti degli Stati del pianeta, riuniti
nell'Assemblea Generale dell'ONU, approvavano all'unanimità il testo della
Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. Quell'atto formale, una
fra le innumerevoli votazioni che avvengono nel Palazzo di Vetro dell'ONU,
racchiudeva in sé un significato di portata storica. Per la prima volta,
infatti, i diritti dei bambini entravano a pieno titolo nel mondo giuridico
internazionale, dopo avervi fatto comparse più o meno marginali.
Nel 1948 c'era
stata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che aveva sancito i
diritti fondamentali dell'essere umano, ma sempre facendo riferimento nei suoi
articoli a un "individuo" adulto. Nel 1959 era stata approvata la
Dichiarazione dei diritti del fanciullo, rimasta peraltro sconosciuta ai più e
quindi poco funzionale alla crescita di una diffusa coscienza dei diritti dei
più piccoli.
Anche i due Patti Internazionali sui Diritti dell'Uomo del 1966
avevano appena sfiorato il bambino, dedicandogli un fugace sguardo carico di
paternalismo. In un mondo che riconosceva sfere sempre più articolate di
diritti dell'uomo, erano proprio i diritti del bambino ad essere latitanti, e
non per una semplice dimenticanza degli Stati.
Essendo considerati da sempre
come esseri umani in formazione, come "cuccioli dell'uomo" ossia
"minori" (minus habentes), i bambini non erano riconosciuti come
titolari di diritti autonomi, bensì come oggetto di una più o meno ampia
tutela.
Non essendo ancora uomini, insomma, i bambini non potevano usufruire
pienamente dei diritti umani! Tuttavia, qualcosa stava cambiando. Nuove visioni
dell'infanzia e dell'adolescenza, alimentate dalla democratizzazione del sapere,
dalla diffusione di conoscenze sociologiche, storiche, psicanalitiche, da studi
e da ricerche sperimentali, e accompagnate dalle prime timide innovazioni
legislative, stavano prendendo piede in alcuni paesi, fra cui il nostro.
Numerosi educatori, psicologi, sociologi, magistrati si sforzavano di promuovere
l'idea che i bambini e i ragazzi dovessero essere il soggetto centrale dei
provvedimenti che li riguardavano, e che i loro interessi dovessero in certi
casi essere prioritari rispetto a quelli, spesso contrastanti, degli adulti.
Ciò implicava che gli esseri umani più giovani avessero anche dei diritti da
conquistare e da rivendicare, e delle garanzie per difenderli dalle violazioni
altrui. Cogliendo questi mutamenti nella cultura "adulta", un gruppo
di giuristi e di esperti internazionali iniziò a lavorare, a partire dal 1978,
su un testo che conciliasse approcci basati su tradizioni, culture, religioni,
stadi di sviluppo economico, sistemi legali e politici assai diversi fra loro.
In particolare, creava notevoli problemi la rigida contrapposizione fra la
visione dei paesi occidentali, Stati Uniti in testa, secondo i quali erano da
privilegiare i diritti civili e politici, e quella dei paesi socialisti, per i
quali assumevano la massima importanza i diritti economici e sociali.
Non erano
poi meno rilevanti le diversità fra paesi industrializzati e paesi in via di
sviluppo: i primi reclamavano un elevato livello di tutela per i diritti dei
bambini, mentre i secondi si ponevano il concreto problema delle risorse
necessarie per garantire tali diritti.
Attraverso un lunghissimo percorso di
mediazioni diplomatiche e di limature nella bozza di testo, si giunse infine a
raggiungere un accordo generale. La data prescelta per la votazione finale non
fu casuale: il 20 novembre 1989, esattamente il trentesimo anniversario della
Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo del 1959.
Nasceva così la Convenzione
sui Diritti dell'Infanzia, che oggi è divenuta il testo sui diritti umani
maggiormente ratificato al mondo. Tutti gli Stati del mondo, eccetto due, hanno
ratificato nei rispettivi Parlamenti nazionali la Convenzione, che di qui a
qualche anno potrebbe risultare il primo trattato "universalizzato"
nella storia del genere umano.