11 SETTEMBRE: PROVA DELLA COMPLICITÀ
DEL GOVERNO U.S.A. (4/5)
Articolo di Steve Grey, E_mail: stevegreyau@yahoo.co.uk
Tratto dal sito: http://members.fortunecity.co.uk/freebie/attit.htm
SOMMARIO
Alcune
osservazioni varie ed informazioni.
Normalmente,
quando un aereo è dirottato o precipita, vi è una vasta copertura dei
mezzi d’informazione riguardante il recupero e l’analisi delle scatole
nere. Ho seguito questo tema attentamente sui media, e non ricordo di
avere mai sentito una parola sui dati delle scatole nere. Ciò è
estremamente insolito.
Le
informazioni sono state censurate? Si è già accennato ad una possibile
ragione di questo. Mentre può darsi che il recupero delle scatole nere dai
due aerei che colpirono il WTC non sia stato possibile, a causa
dell’enorme ammontare di macerie, non vi è scusa per gli altri due
aeroplani. E perfino nel caso dei due che hanno colpito il WTC la normale
pratica dei media è quella di riportare ampiamente i tentativi con o senza
successo per trovare le scatole nere, anche per un aereo caduto nelle
profondità marine. Non ho mai sentito una parola su questo, per nessuno
degli aerei coinvolti. E’ possibile che semplicemente mi siano sfuggiti i
resoconti, ma la mia aneddotica osservazione è che l’argomento delle
scatole nere pare sia stato insabbiato. E’ particolarmente sospetto, data
l’ampia pubblicità sui media sulle note incriminanti presumibilmente
scritte su brogliacci che in qualche modo sopravvissero agli impatti degli
aerei, al fuoco ed al crollo degli edifici, che delle normalmente
importanti ed indistruttibili scatole nere non si parli.
Nelle
poche ore immediatamente seguenti agli attacchi vi furano resoconti della
CNN su insider trading alla Borsa di New York. Cioè, sembra che qualche
grosso investitore avesse saputo in anticipo degli attacchi e venduto
prima.
Ci
sono state sui media speculazioni che i terroristi coinvolti possano aver
profittato dalle loro azioni. Per “terroristi”, sostituite “bin Laden”.
Entro poche ore, i media erano già in un circolo pleonastico. Chiunque
avesse compiuto gli attacchi terroristici aveva fatto l’insider trading.
Dal momento che sapevano che bin Laden aveva fatto gli attacchi, ciò
provava che egli aveva fatto pure l’insider trading. Dal momento che
sapevano che aveva fatto l’insider trading, ciò provava che aveva fatto
gli attacchi. Venimmo assicurati che gli investigatori erano già sul
sentiero di questa vitale questione. Le cifre alla Borsa di New York
sembrano indicare chiaramente che QUALCUNO ha fatto l’insider trading. Ma
chi? Per le autorità con pieni poteri investigativi questo dovrebbe essere
uno degli aspetti più semplici delle indagini. E se potesse essere
scoperto chi ha fatto l’insider trading avremmo una chiara idea su chi
sapeva in anticipo degli attacchi, ed avremmo una buona traccia per
trovare i colpevoli. L’importanza di tale prova è stata sottolineata nei
resoconti della CNN.
E’
allora curioso che tale argomento sia scomparso dai media appena era stato
sollevato, e non se ne sentì più parlare, le chiare promesse che gli
investigatori ci stavano lavorando, dimenticate appena
pronunciate.
Sicuramente,
questa sarebbe l’opportunità per provare la colpevolezza di bin Laden. Ed
è un’informazione che potrebbe essere rilasciata pubblicamente, poiché non
avrebbe implicazioni con motivi di sicurezza. E ancora, questo aspetto
delle indagini (se ancora in corso) viene tenuto molto nascosto. La storia
venne soppressa velocemente come quella degli spostamenti al
Pentagono.
Sfortunatamente
per l’amministrazione Bush vi era altra gente che non era così contenta di
lasciar perdere l’argomento. L’insider trading è stato indagato, e sono
tutte brutte notizie per l’amministrazione.
Andate
al seguente articolo:
"Profits
of death: Insider trading and 9-11" di Tom Flocco
http://www.guerillanews.com/war_on_terrorism/doc241.html
Un
fatto noto riguardante movimenti finanziari, e riconosciuto dai ufficiali,
è che un terrorista pakistano, condannato, in un alta posizione all’ISI
pakistano (nostro alleato nella “guerra al terrorismo”) ha fatto un
bonifico di 100.000 dollari a Mohammed Atta, indicato come il capo dei
dirottatori, poco prima dell’11/9 (ABC Newsradio). Sebbene tale fatto sia
conosciuto, pubblicamente disponibile, e non negato da nessuno, la
reazione (o la mancanza di reazione ) ad esso è
sorprendente.
Gli
USA sono piuttosto disinteressati nel perseguire questa persona,
nonostante lo sproloquio di Bush: “se finanzi un terrorista, sei un
terrorista”. Non nel caso dei nostri alleati, pare. Il colpevole venne
obbligato a dimettersi una volta divenuto noto il suo coinvolgimento
nell’11 Settembre.
Obbligato
a dimettersi?
Senza
etichettare il Pakistan uno stato terrorista?
Nessun
bombardamento di rappresaglia sul Pakistan fino ad ottenerne la
consegna?
Riflettendoci,
è anche curioso notare che agli USA quanto poco danno reale sia stato
arrecato agli USA dagli attacchi dell’11/9. Vale la pena considerare cosa
sarebbe stato probabilmente ottenuto dai dirottatori se questi avessero
avuto in programma di provocare il massimo danno possibile.
Mi
sembra che il piano di organizzare il dirottamento ad un’ora alla quale
avrebbero potuto schiantare un aereo sul Senato o sul Congresso mentre
erano in seduta e così spazzando via in un colpo una parte significativa
del governo degli Stati Uniti poteva essere realizzato altrettanto
facilmente come quello realizzato l’11/9.
Oppure
schiantare un aeroplano su una centrale atomica, causando un incendio
catastrofico ed il rilascio di radiazioni, ed anche un’interruzione della
fornitura di energia.
Non
è credibile affermare che questi piani non vennero eseguiti per timore di
strette misure di sicurezza, considerando che furono fiduciosi abbastanza
da tentare il Pentagono.
Nonostante
tutto lo sbalordimento, l’orrore ed il dolore causati dall’11 Settembre,
nessun membro dell’amministrazione USA venne ucciso o ferito, neppure un
senatore od un membro del Congresso, o un governatore o nessun funzionario
locale.
Nessun
danno fu fatto al potenziale militare, energia, trasporti, comunicazioni o
forniture d’acqua.
Infatti
il danno fu così banale che gli USA poterono (presumibilmente) organizzare
una guerra a tempo di record.
Mentre
la perdita di vite (civili) ed il danno simbolico e psicologico per il
pubblico in generale fu enorme, il punto importante è che gli attacchi,
mentre fornivano immagini spettacolari e davano agli USA un’enorme arma
propagandistica, ebbero un impatto zero sulla capacità USA di continuare
nel proprio ruolo di aggressiva superpotenza mondiale. Questo sembrerebbe
essere un guadagno
straordinariamente
misero, considerando la quasi perfetta tecnica dell’operazione, mentre il
danno avrebbe potuto essere devastante, semplicemente scegliendo bersagli
più sensibili.
Fatto:
Immediatamente dopo gli attacchi i media riportarono che sarebbero state
fatte indagini sull’insider trading alla Borsa, nello sforzo di
rintracciare chi c’era dietro gli attacchi terroristici.
Fatto:
Gli investigatori governativi non lo hanno fatto ed hanno ignorato le
scoperte degli investigatori non governativi.
Fatto:
Il governo USA non mostra interesse nel perseguire un individuo noto per
aver finanziato gli attacchi dell’11/9. Il governo USA non mostra
interesse nel perseguire il paese che glì dà rifugio. Il governo USA
considera tale paese un alleato.
Domanda:
Perché i veri colpevoli vengono protetti ed allo stesso tempo contro
qualcun altro vengono fabbricate false prove?
La
guerra nel Sud Asia è più che un semplice incremento d’intensità nelle
politihe estere USA che, sono stimate da insoddisfatti ex agenti CIA avere
ucciso (dati del 1990) almeno 6 milioni di civili in tutto il mondo in
operazioni CIA coperte nei precedenti 30 anni ed avere, allo stesso tempo,
sponsorizzato organizzazioni terroriste in circa 50 paesi.
("The
Praetorian Guard" di John Stockwell e "The CIA and the Gulf war" un
discorso di John Stockwell
Fino
ad ora, gli occidentali sono stati raramente bersagli dei loro governi,
Adesso questo è cambiato. Non solo hanno assassinato a caso migliaia dei
loro cittadini allo scopo di scatenare nuova tensione nell’ondata di
terrore contro povera gente nel Asia del Sud e nel Medio Oriente, ma
stanno usando proprio gli stessi assassinii come leva per ridurre i
diritti civili e le libertà di parola all’ovest a livelli mai più rivisti
dall’epoca fascista.
La
maggior parte della gente è consapevole dei draconiani attacchi alle
libertà civili verificatesi nella maggior parte del mondo occidentale
dall’11/9 col pretesto di prevenire il terrorismo.
Ciò
sarebbe abbastanza pauroso perfino se fosse realmente una reazione
esagerata ad un atto di terrorismo straniero. Ma se queste leggi vengono
scritte dalle stesse persone che hanno in realtà organizzato l’atto
terroristico che le ha scatenate lo scenario fa autenticamente
rabbrividire.
Al
Gore ha vinto le elezioni americane, ma George W. Bush è presidente. Data
la prova di ampia, sistematica corruzione e cospirazione ad alti livelli,
è discutibile voleva o poteva prevenire gli eventi che da allora sono
accaduti. Ma il punto è che gli USA sono una dittatura in tutto eccetto il
nome.
E’
perciò ragionevole ritenere che questo piano risalga a ben prima del
novembre 2000, la data alla quale divenne evidente il rovesciamento della
democrazia americana. Non potrei dire se le atrocità dell’11 Settembre
erano allora specificamente pianificate, ma penso che l’agenda globale
fosse pronta.
Credo
che le atrocità commesse dall’amministrazione Bush contro il proprio
popolo, allo scopo di giustificare le maggiori atrocità inflitte al popolo
afghano siano solamente un piccolo assaggio di ciò che accadrà. La
prossima sezione prende in esame da vicino ciò che appare essere la vera
agenda strategica dietro la falsa “guerra al terrorismo”.
Le
motivazioni di profitto per il gruppo Carlyle sono state menzionate.
Donald Rumsfeld già dice ai paesi europei che hanno bisogno di
incrementare i bilanci della difesa. Posso assumere che il gruppo Carlyle,
e perciò la maggior parte dei principali membri dell’amministrazione Bush
ritireranno una notevole quota dei profitti.
(Incidentalmente,
anche il nonno di Bush senior era un commerciante d’armi, e non gli
importava di fare affari con i nazisti).
Potrei anche pensare
con qualche ragione che che l’enorme società di costruzioni bin Laden sia
pronta per prendersi una bella quota delle commesse per la ricostruzione
dell’Afghanistan.
Un altro
significativa motivazione è la ricerca delle enormi inesplorate riserve di
gas e petrolio del mar Caspio. Esse sono attualmente possedute dalla
Russia e dall’Iran. Anzi, finchè non arriveranno gli USA. Gli USA almeno
dal 1996 premono per la costruzione di un oleodotto che porti gas e
petrolio fino all’oceano Indiano, per il trasporto verso oriente, e questo
dev’essere costruito attraverso l’Afghanistan. Chiunque controlli
l’Afghanistan controlla le riserve del Caspio.
Questa è la mia
interpretazione di vari articoli scritti da Jared Israel sugli interessi
strategici USA nell’area. Questi articoli sono tra quelli segnalati in
precedenza, e dovreste controllarli direttamente per esaminare le
conclusioni di Jared, perché potrebbero differire dalle mie in qualche
aspetto.
Un articolo
rilevante, in precedenza non segnalato è
"Why
Washington wants Afghanistan." di Jared Israel,Rick Rozoff & Nico
Varkevisser.
Da anni ormai la
politica segreta degli USA è stata quella di sponsorizzare le
organizzazioni terroriste nel sud della ex Unione Sovietica, per
rosicchiare via le aree del territorio russo che confinano col mar Caspio
e l’Afghanistan. Il processo è ora quasi completato con governi
secessionisti formatisi con successo in Kazakistan, Turkmenistan,
Uzbekistan, Tagikistan, Kirghisistan, Georgia e
Azerbaijan.
Soltanto l’area a
nord degli ultimi due necessita ora di essere separata perché la Russia
perda i diritti territoriali sul mar Caspio.
Concordo, in linea di
principio, con l’idea di governi locali regionali formati democraticamente
in contrapposizione all’egemonia di grandi potenze come la Russia. La
triste realtà è che i locali movimenti secessionisti, che alle origini
potevano essere genuini, sono stati trasformati in gruppi terroristici
operanti nel proprio interesse da operazioni coperte CIA, ed i nuovi paesi
autonomi diventano semplicemente soggetti all’egemonia USA invece che
russa. Piuttosto che essere genuine espressioni di cultura locale,
identità ed autodeterminazione, diventano domini di tiranni locali e
terroristi che trafficano tra loro unicamente allo scopo di far profittare
il loro potere.
Gli USA sono più che
felici di parlare di affari, è proprio per questo che vengono insediati
questi tiranni locali.
Zbigniew Brzezinski,
il Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Jimmy Carter all’epoca
dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, descrive fieramente i risultati
della propria politica in Afghanistan nei seguenti
termini:
(mia interpretazione
di un’intervista a Brzezinski).
Gli USA provocando sollevazioni locali fecero
tutto il possibile per punzecchiare i sovietici e dunque fare in modo che
invadessero l’Afghanistan, ed una volta ottenuto tale risultato, sostenere
l’altra parte (i mujaedin, che poi diventarono i talebani). Ciò aveva un
duplice scopo. Sprecava le risorse dei sovietici in una lunga guerra di
attrito, che essi non potevano vincere, e destabilizzava una parte del
mondo strategicamente importante per gli USA.
Alcune citazioni di Brzezinski:
“Non abbiamo spinto i russi ad intervenire, ma
abbiamo consapevolmente aumentato la probabilità che lo
facessero”.
“Rimpiangere che? Le operazioni segrete furono
un’idea eccellente. Ebbero l’effetto di attirare i russi nella trappola
afghana, e voi vorreste che lo rimpianga? Il giorno che i sovietici
ufficialmente attraversarono il confine scrissi al Presidente Carter:
Abbiamo ora l’opportunità di dare all’URSS la sua guerra del
Vietnam”.
http://emperors-clothes.com/interviews/brz.htm
Dunque, la ventennale
guerra civile che ha devastato l’Afghanistan e causato uno spaventoso
numero di morti, povertà e miseria, è stato il risultato di una deliberata
politica degli stati Uniti, che sostennero i talebani od i primi gruppi
che poi lo diventarono, lungo tutto questo arco di tempo ed ora dando loro
la “ricompensa” finale.
Inoltre, secondo il
mio parere, l’intervista a Brzezinski rappresenta la tacita
ammissione che gran parte del violento fondamentalismo ora diventato così
comune nel mondo islamico sia stato deliberatamente allevato dagli USA,
come parte dei piani di destabilizzazione nel Medio Oriente e nell’Asia
meridionale.
Tale opinione è basata sugli articoli di Jared
Israel sull’argomento, combinati con la lettura delle osservazioni del
summenzionato John Stockwell (ex agente CIA).
Delle rivelazioni di Stockwell vi è da dire che,
come strategia generale, la CIA si impegna nella destabilizzazione in sé,
sapendo che un paese impoverito, lacerato dalla guerra, traumatizzato,
illetterato e tecnologicamente arretrato è una facile preda. Sono convinto
nel concludere che gli USA misero in moto la spaventosa guerra civile in
Afghanistan solamente per tale scopo, e che il piano si sta ora
avvicinando alla meta finale.
E l’Afghanistan è solamente il primo di molti
altri in una nuova offensiva in questa parte del mondo.
Questo piano USA è a così ampio raggio che
potrebbe essere necessario buttare a terra l’intera Asia meridionale per
realizzarlo.
In un modo o nell’altro, essi devono controllare
tutti i paesi succitati, ed anche l’Iran e il Pakistan. Alcuni di essi
forse con una combinazione di intimidazione e corruzione, come finora è
stato per il Pakistan. Altri devono essere attaccati, in particolare
l’Iraq e la Siria.
Gli eventi dell’11 Settembre danno agli USA un
assegno in bianco per attaccare qualsiasi paese al mondo, semplicemente
pronunciando la parola “terrorista”.
Gli ultimi tre paesi (mentre scrivo) ad essere
nominati come bersagli nella “guerra al terrorismo” sono lo Yemen, la
Somalia ed il Sudan, tre paesi di cui abbiamo sentito parlare poco
precedentemente in relazione al terrorismo.
Ma, sorpresa sorpresa, basta dare uno sguardo
alla mappa per capire la loro importanza strategica.
La Somalia e lo Yemen si trovano all’entrata, da
entrambe le parti, del Golfo di Aden, che è l’entrata per il Mar Rosso ed
il Canale di Suez, e perciò la via più breve tra l’Europa e l’Oceano
Indicano, dove costeggia l’Asia meridionale.
Il controllo di questi paesi da parte degli USA
porrebbe inoltre una maggiore pressione sull’Arabia Saudita e l’Egitto per
continuare in politiche filoamericane.
Il Sudan forma quasi il bordo meridionale del
Mar Rosso. Questi tre paesi tra loro formano quasi l’intera linea costiera
del Mar Rosso, insieme con l’Arabia Saudita e l’Egitto, già sotto
controllo USA.
L’Iraq, a parte l’essere un ostacolo politico,
ed avere un proprio valore in termini di petrolio, è di importanza
strategica poiché ad ovest confina con l’Iran.
Gli attacchi dell’11/9 danno agli USA ed ai loro
alleati, quli la Gran Bretagna, un assegno in bianco per ridurre le
libertà civili al punto che i loro cittadini che dessero un poco di
fastidio potrebbero essere messi a tacere semplicemente pronunciando la
parola “terrorista”.
Viene anche fatta pressione su altri alleati,
come l’Australia, perché facciano la stessa cosa. Probabilmente i
guerrafondai ricordano l’amara lezione che impararono sulla potenza
dell’opposizione interna durante la guerra del Vietnam e sono determinati
nel non permettere che si ripeta.
Quando il Presidente Bush disse “Siete con noi o
contro di noi” voleva dare un sottile velato avvertimento a tutti gli
altri paesi che gli USA non ricevessero assoluta e totale obbedienza,
tutti possono essere una preda.
Senza dubbio tutti i leader mondiali hanno
sentito il messaggio forte e chiaro. E’ ovvio che in Australia anche l’ALP
l’abbia sentito forte e chiaro. Durante la campagna elettorale Kim Beazley
non si stancava di ripetere che un governo dell’ALP avrebbe obbedito
totalmente agli USA e senza fare domande. La sua motivazione può essere
stata ben più che semplice opportunistico populismo elettorale. Le azioni
USA in Afghanistan non sono soltanto direttamente strategiche, danno anche
un severo avvertimento a tutti gli altri paesi.
Se vi può essere qualche dubbio sulla assoluta
spietatezza degli USA nel perseguire i propri obiettivi si dovrebbe
riflettere sull’infame osservazione dell’ex Segretario di Stato
dell’Amministrazione Clinton, Madeleine Albright.
Quando le venne chiesto cosa provasse sul fatto
che si stima 500.000 bambini iracheni (la cifra è ora molto più grande)
siano morti per effetto delle sanzioni sotto guida USA all’Iraq, lei
replicò:
“Pensiamo ne sia valsa la pena”.
E l’amministrazione Bush è molto peggiore, ed
ora la posta in gioco molto più alta!