Dalla Germania...
UNA LEGGE CHE REGOLARIZZA LA GUARIGIONE SPIRITUALE
Traduzione dal tedesco della sentenza della Corte
Costituzionale Tedesca in data 2 marzo 2004, nella quale si
afferma che la figura del "guaritore spirituale" non
appartiene alla medicina e che quindi essa può essere esercitata
indipendentemente da regolamentazioni mediche.
Per comprendere meglio la sentenza, è da notare che in Germania esiste, oltre
alla figura del medico, quella dell'Heilpraktiker, il
professionista medico "senza abilitazione professionale".
La sentenza è stata emessa a causa della
richiesta di un guaritore spirituale (quindi la terza tipologia
di "curatore") di vedere regolamentata la propria
posizione di somministratore di "cure spirituali".
Corte Costituzionale Federale
(Bundesverfassungsgericht) -1BvR 784/03-
In nome del popolo
Nel procedimento sul ricorso costituzionale del sig. Z, contro:
- a) la decisione dell'Alto Tribunale Amministrativo
(Oberverwaltungsgericht) dello Stato dello Schleswig-Holstein del
10 marzo 2003 - 3 LA 17/03,
- b) la sentenza del Tribunale Amministrativo (Verwaltungsgericht)
dello Stato dello Schleswig-Holstein del 13 settembre 2002 - 21 A
385/02,
- c) la determinazione del circolo Flensburg (Kreis Flensburg) del
13 febbraio 2002 su opposizione del 26-2.2002 - 532 510.
la Camera bassa del primo Senato della Corte Costituzionale
Federale (Oberverwaltungsgericht) composta dalla giudice Jaeger e
i giudici Homig e Bryde, il 2 marzo 2004 ha deciso
all'unanimità:
- 1) La decisione dell'Alto Tribunale Amministrativo dello
Schleswig-Holstein del 10 marzo 2003 3 LA 17/03, la sentenza del
Tribunale Amministrativo dello Schleswig-Holstein del 13
settembre 2002-21 A 385/02, e la determinazione del Circolo
Flensburg del 13 febbraio 2001 su opposizione del 26 febbraio
2002 532 510 ledono il ricorrente nel suo diritto fondamentale di
cui all'articolo 12 comma 1 della Legge Costituzionale
(Grundgesetz). I provvedimenti sono annullati. La questione viene
rinviata al Tribunale Amministrativo dello Schleswig-Holstein.
- 2) Il Land dello Schleswig-Holstein deve rifondere al ricorrente
le spese legali del presente procedimento di ricorso costituzionale.
- 3) L'importo delle spese legali viene stabilito in 15,000
(quindicimila euro).
MOTIVI:
II ricorso costituzionale concerne l'identificazione di quei
soggetti che devono sottostare all'obbligo di autorizzazione
prevista dalla legge sugli Heilpraktiker (quali naturopati e
praticanti di cure non mediche). Il caso in oggetto riguardava
invece la pratica delle cosiddette cure spirituali.
- 1. la conformità al paragrafo 1 comma 1 della legge
sull'esercizio della medicina senza abilitazione
professionale del 17 febbraio 1939 (RGB1 I Si 251; BGB1 III
2122-2), in seguito modificata dalla legge del 23 ottobre 2001
(BGBl I S. 2702), necessita di autorizzazione per chi voglia
esercitare la medicina senza abilitazione professionale.
Secondo il paragrafo 1 comma 2 della legge sugli Heilpraktiker, si
considera esercizio della medicina, nel senso di questa legge,
ogni attività intrapresa professionalmente per diagnosticare,
curare o alleviare malattie, dolori o lesioni fisiche nell'uomo,
anche se essa viene esercitata al servizio di altri. In base al
paragrafo 2 comma 1 lettera i della prima disposizione
procedurale per la legge sull'esercizio professionale della
medicina senza abilitazione professionale del 18 febbraio 1939
(RGB1 I S. 259; BGBl III 2122-2-1), infine modificate dal decreto
del 4 febbraio 2002 (BGB1 I S. 4456), l'autorizzazione non è
concessa se, da un esame compiuto dai Servizi Sanitari, dalle
conoscenze e attitudini del richiedente risulta che l'esercizio
della professione di Heilpraktiker potrebbe costituire un
pericolo per la salute pubblica.
Nell'esame disciplinato dalla legislazione regionale (i diversi
Stati tedeschi, come lo Schleswig-Holstein menzionato sopra,
n.d.r.) si richiedono fra l'altro sufficienti conoscenze
d'anatomia, di fisiologia e di patologia, cosi come diagnostica e
terapia (cfr. Kurtenbach, Erlauterungen zum Heilpraktikergesetz
in: Das Deutsche Bundesrecht, I K 11 S. 3 ss.)
- 2. Il ricorrente nel giugno 2002 fece domanda per ottenere
l'autorizzazione all'esercizio delle proprie attività, le cure spirituali,
descrivendole nel seguente modo: il tentativo di entrare in contatto con l'anima del malato.
Con l'aiuto delle mani, trasmetterebbe energie positive
all'organo prescelto attivando, in questo modo, le forze di autoguarigione
dei suoi clienti.
Egli non effettuerebbe né diagnosi né prescriverebbe medicamenti, né
impiegherebbe strumenti medici. Né assicurerebbe certezza di guarigione.
Consiglierebbe con insistenza ai malati di continuare a consultare i medici curanti
e gli specialisti.
Pertanto, secondo la sua opinione, il richiedente non avrebbe
necessitato di alcun esame di Heilpraktiker. Considererebbe la sua abilitazione
certificata da un documento della Federazione di Cure Spirituali,
un'associazione regolarmente registrata (Dachverbandes Geistiges
Heilen) alla quale apparteneva (alla quale appartiene anche il
guaritore spirituale filippino Alex Orbito, n.d.r.).
Ma, dato che l'autorità competente classificò l'attività del ricorrente
come pratica della medicina secondo la legge sugli Heilpraktiker,
respinse l'istanza, ritenendo necessaria una verifica delle
conoscenze e capacità del richiedente, a tutela della salute
pubblica.
Per di più, anche trattamenti che di per se non
presupporrebbero conoscenze mediche specialistiche,
rientrerebbero ugualmente sotto l'obbligo di autorizzazione, se
avessero come conseguenza indiretta la minaccia per la salute
pubblica, e cioè se potrebbero ritardare il riconoscimento
precoce di una malattia grave, riconoscimento che presuppone una
competenza medica specialistica. Per tali ragioni, l'opposizione
inoltrata, il ricorso allegato, così come la domanda di
abilitazione non furono accolte.
- 3. Col suo ricorso costituzionale, il ricorrente chiede
l'annullamento della decisione di rigetto
dell'opposizione e delle decisioni del Tribunale Amministrativo e
dell'Alto Tribunale Amministrativo. Lamenta la lesione del suo
diritto fondamentale, garantito dall'articolo 12 comma 1 della
Legge Costituzionale. La sua attività non necessiterebbe
dell'autorizzazione secondo la legge sugli
Heilpraktiker, perché non si tratterebbe di esercizio della medicina.
Non esisterebbero gravi motivi di
pericolo per la salute pubblica che giustifichino la violazione
della sua liberta di scelta professionale dato che, col suo lavoro, non
rappresenterebbe alcun pericolo per la comunità. Infatti, le sue capacità curative
non derivano da conoscenze mediche. Non si può perciò ritenere necessario un
esame delle conoscenze nelle discipline mediche, perché non servirebbe al
successivo esercizio della professione.
- 4. Sul ricorso costituzionale hanno preso posizione il Tribunale
Amministrativo Federale, la Federazione di Cure Spirituali
(associazione registrata), l'Associazione di categoria Liberi
Heilpraktiker, (Berufs und Fachverband Freie Heilpraktiker e.V.),
società registrata, l'Associazione degli Heilpraktiker Tedeschi
(Verband Deutscher Heilpraktiker e.V.), società registrata,
l'Associazione di categoria degli Heilpraktiker Tedeschi
(Fachverband Deutscher Heilpraktiker e.V.), società registrata,
l'Unione degli Heilpraktiker Tedeschi (Union Deutscher
Heilpraktiker e.V.), società registrata, e l'Associazione degli
Heilpraktiker Tedeschi (Freier Verband Deutscher Heilpraktiker
e.V.), società registrata, così come il convenuto del
procedimento finale.
Secondo il parere della Federazione di Cure Spirituali, il
ricorso costituzionale è fondato, mentre il convenuto del
procedimento finale e le altre associazioni lo ritengono
infondato, in particolare richiamano l'attenzione su una minaccia
indiretta alla salute causata dall'omissione di cure mediche
adeguate.
Secondo il parere della Corte Costituzionale Federale, per quanto
appare l'attività del ricorrente presenta scarsa somiglianza con
l'attività medica, suggerendo invece un'analogia con l'attività
spirituale. Su questa base, potrebbe mancare il potenziale di
minaccia richiesto per soggiacere all'obbligo di autorizzazione.
La Camera accoglie il ricorso costituzionale poiché questo è
proposto per 1'affermazione di uno dei diritti indicati nel
paragrafo 90 comma 1 BverfGG, legge fondamentale della
costituzione federale (Paragrafo 93 a comma 2 lettera b BVerfGG).
Esistono anche gli ulteriori presupposti del paragrafo 93 c comma
1 BVerfGG per una decisione di accoglimento. I provvedimenti
adottati (dagli altri Tribunali, n.d.r.) ledono il ricorrente nel
suo diritto fondamentale sancito dall'articolo 12 comma 1 della
Legge Costituzionale.
- 1. Il ricorso costituzionale non solleva alcun rilievo
fondamentale di diritto costituzionale (paragrafo 93 a comma 2
lettera a BVerfGG). Per la valutazione del caso, la Corte
Costituzionale Federale si è già pronunciata in merito ai
limiti costituzionali dell'ingerenza nella liberta di scelta
professionale (confronta BVerfGE 93, 213 <235>; 97,12<26).
Nella giurisprudenza della Corte Costituzionale
Federale si chiarisce inoltre che l'obbiettivo della legge sugli
Heilpraktiker, cioè la tutela della salute pubblica attraverso l'obbligo di
autorizzazione per coloro che esercitano la medicina
senza abilitazione professionale, è fondamentalmente compatibile
con l'articolo 12 comma 1
della Legge Costituzionale (cfr. BVerfGE 78,179). La salute
pubblica costituisce un bene collettivo particolarmente
importante per la cui tutela una tale limitazione personale
dell'abilitazione professionale non è sproporzionata. Che
1'attività medica non debba essere esente da autorizzazione, ha
il suo significato nella considerazione della salute pubblica
quale bene da tutelare. Si tratta di un controllo preventivo che
riguarda la professione medica in generale (cfr. BVerfGE
78,179< 194).
- 2. L'accoglimento del ricorso costituzionale è motivato
dall'affermazione del diritto del ricorrente,
sancito dall'articolo 12 comma 1 della Legge Costituzionale
(paragrafo 93 a comma 2 lettera b BVertGG). Le decisioni
impugnate in precedenza hanno disconosciuto il significato e la
portata di questo diritto costituzionale, perché hanno valutato
l'attività del ricorrente come "esercizio della
medicina" nel senso della legge sugli Heilpraktiker.
L'obbligo di autorizzazione che da ciò deriva porta ad
un'eccessiva limitazione della liberta di scelta professionale
del ricorrente. Limitazioni alla libertà di scelta professionale
sono ammesse da costante giurisprudenza solo come presupposto per
la tutela di interessi pubblici particolarmente rilevanti e sotto
stretta osservanza del principio di proporzionalità (cfr.
BVerfGE 93,213 <235>).
- a) L'obbligo di autorizzazione previsto dalla legge sugli
Heilpraktiker, nel caso del ricorrente, non è
funzionale al perseguimento dell'obbiettivo della tutela della
salute pubblica. L'attività di Heiler (colui che cura, o il
guaritore spirituale, n.d.r.) del ricorrente è limitata, in base
alle sue affermazioni non contraddette nel procedimento
amministrativo e giurisdizionale, all'attivazione delle forze
autocurative dei suoi pazienti attraverso l'imposizione delle
mani. Per questo non sono necessarie conoscenze tecniche mediche,
tanto più che il ricorrente opera indipendentemente da eventuali
diagnosi e solo attraverso l'imposizione delle mani.
Non si può escludere con totale sicurezza una minaccia indiretta
per la salute, a causa dell'omissione delle cure mediche
necessarie, se i malati cercano aiuto da altre persone oltre che
dai medici.
Questo pericolo non può però, nel caso presente,
essere prevenuto in modo adeguato attraverso l'obbligo
d'autorizzazione previsto dalla legge sugli Heilpraktiker. Le
attività del Medico e dell'Heilpraktiker sono più vicine, nel
metodo del trattamento medico, rispetto a quelle degli Heiler. E'
probabile che chi si reca da un Heilpraktiker consideri non
necessario consultare anche un medico, perché una parte della
funzione medica può essere assunta dall'Heilpraktiker. Per
questo motivo è verificata, nel caso degli Heilpraktiker, il
possesso di conoscenze mediche, presupposte al rilascio
dell'autorizzazione.
L'autorizzazione dell'Heilpraktiker, sotto certi aspetti,
rinforza nei pazienti l'aspettativa di rivolgersi ad una persona
che abbia sostenuto esami secondo criteri medici. II ricorrente
vorrebbe invece evitare
questa impressione, che non corrisponde all'immagine
professionale che ha posto a base della sua richiesta e
dell'attività svolta fino ad ora. Un Heiler, che agisce
spiritualmente e che è più vicino a riti religiosi che alla
medicina, non suscita affatto nell'insieme l'aspettativa di un
trattamento medico. II pericolo di trascurare l'assistenza medica
necessaria viene perciò accresciuto maggiormente se la cura
spirituale è ritenuta parte dell'esercizio professionale degli
Heilpraktiker. Invece altri procedimenti sostitutivi, come per
esempio l'unzione dei malati, la benedizione o la preghiera
comune, non dovrebbero affatto suscitare l'impressione di
surrogare cure mediche. D'altro canto, l'autorizzazione degli
Heilpraktiker e l'abilitazione medica non mirano alla cura
spirituale. Chi ricorre a quest'ultima imbocca una terza strada.
Non pone la sua fiducia nella medicina e sceglie qualcosa di
diverse dalla cura medica, pur aspettandosi una guarigione anche
attraverso questa via. Impedire questo non rientra nell'ambito
della legge sugli Heilpraktiker.
La Corte Costituzionale Federale, nella sua motivazione, si fonda
sul fatto che, diversamente dal caso deciso con la sentenza
dell'11 novembre 1993 (BVerfGE 94,269), il ricorrente non svolge
alcuna attività diagnostica, egli non solo rinuncia alla
formulazione di una diagnosi propria ma si limita, diversamente
dallo Heilpraktiker, all'imposizione delle mani. Per come si
manifesta l'attività, essa corrisponde perciò meno alla
professione medica, rispetto al caso precedente. Questa
valutazione è illuminante. Quanto più l'immagine dell'Heiler si
allontana dal trattamento medico, tanto minore diviene il
potenziale di pericolo, che solo in tale contesto giustifica
l'obbligo d'autorizzazione previsto dalla legge sugli
Heilpraktiker.
- b) Anche concedendo all'Amministrazione e alle Corti una
competenza nella valutazione dell'idoneità
dell'obbligo d'autorizzazione, di cui alla legge sugli
Heilpraktiker ad impedire pericoli indiretti per la
salute pubblica, nella fattispecie in esame non si ritiene
necessaria questa cautela a tutela della salute.
Dato che i pericoli per la salute connessi all'attività possono
evidentemente consistere solo nel
trascurare l'assistenza medica, bisogna solamente assicurarsi che
una tal trascuratezza non sia causata o rafforzata dal
ricorrente. Non c'è perciò bisogno di un esame delle sue
conoscenze e capacità negli
ambiti propri allo Heilpraktiker. Sono sufficienti una sua
coscienziosità e un modo di agire consapevole della propria
responsabilità. Deve essere garantito al paziente che il
ricorrente, all'inizio della visita, evidenzi chiaramente che i
suoi trattamenti non sostituiscono le cure mediche.
Questo può avvenire, per esempio, attraverso l'affissione di un
avviso negli ambienti in cui esercita, oppure attraverso avvisi
di informazione da sottoscrivere (cfr. a proposito anche LG
Verden, MedR 1998, p. 183 con annotazione Taupitz). E' compito
delle autorità agire per il rispetto dell'obbligo di tali
informazioni e farlo rispettare attraverso controlli
dell'Ispettorato del lavoro. Nell'ambito dell'esame della
coscienziosità, l'opportunità di un divieto all'esercizio di
tale professione può essere giustificato dalla necessità di
proteggere da false speranze e raggiri soprattutto malati
incurabili. Una comunicazione formale di inizio dell'attività di
Heiler può semplificare tali controlli. Misure di questo genere
tutelano dai rischi per la salute, che incombono quando si
trascurano le cure mediche, molto di più che un esame delle
conoscenze sulla base della legge sugli Heilpraktiker.
- c) Anche per il resto, i provvedimenti adottati non sono
pertinenti all'esame, che deve essere proporzionatamente rigoroso. In questo caso, la limitazione della
libertà di scelta professionale è giustificata solo dalla minaccia indiretta per il prezioso bene
comune della salute pubblica.
Con ciò, la proibizione e il bene da tutelare si allontanano tanto una
dall'altro, che si consiglia particolare cautela nella valutazione della minaccia (cfr. anche BverfGE 85,248
<261>; Bvei-fG, decisione della 2. Camera del primo senato,
GewArch 2000, p.418>419). In casi simili, affinché la
limitazione alla libertà di scelta professionale non appaia
sproporzionata, la misura deve servire solo alla difesa da una
minaccia concreta, anche se solo indiretta. Ciò difetta nel caso
in esame.
La pretesa nei confronti del ricorrente di fargli sostenere
l'esame di Heilpraktiker non è adeguata, perché un tale esame
non ha alcuna connessione riconoscibile con l'attività che il
ricorrente ha intenzione di esercitare. Nell'esercizio della sua
professione egli non ha bisogno di avvalersi di nozioni di
anatomia, fisiologia o patologia, cosi come di diagnostica e
terapia, come richieste nell'esame di Heilpraktiker.
- 3. La decisione per il rimborso delle spese si fonda sul 34 a
comma 2 BverfGG. La determinazione del valore pecuniario della
causa si deduce dal paragrafo 113 comma 2 capoverso 3 BRAGO (cfr.
anche BVerfGE 79, 365066 f).
Jaeger, Homig, Bryde. >
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