A PROPOSITO DI "SETTE" (1/2)
Conoscere le sette ed i loro pericoli
Sommario prima parte
Le sette sotto inchiesta
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Bibioteca di informazione critica su Scientology/Dianetics, la controversa multinazionale fondata da L. Ron Hubbard.
Sette: idee e vita
Riferimenti bibliografici
Sommario seconda parte
Di tutto dubitare e a tutto credere, sono due soluzioni altrettanto comode:
l'una e l'altra dispensano dal pensare (Poincaré).
Negli ultimi anni le
società industrializzate dell'Occidente sono state percorse da un fermento
religioso di vaste proporzioni. E' un fenomeno che ha assunto forme molto
diverse ma che comunque, trova fondamento nella profonda crisi di valori
che contraddistingue le nostre società, proiettate alla ricerca di un
successo e di un benessere, concepiti spesso in termini esclusivamente
materiali.
Il revival religioso
sembra compiersi al di fuori delle religioni istituzionali, incapaci
spesso di uscire da una prospettiva dogmatica, rituale e consolatoria. Si
tratta certamente di un fenomeno ambivalente: il tentativo di dare alla
propria esistenza un senso che vada aldilà delle finalità materialistiche
di abbondanza e benessere può condurre ad approdi molto diversi e talora
opposti.
La ricerca di verità
e di significati più profondi ha condotto taluni sulla strada di
un'autentica crescita interiore, alla riscoperta di una spiritualità che
ha assunto forme nuove: si pensi alla diffusione dello yoga, dello Zen e
di alcune forme di meditazione di derivazione orientale. In altri casi gli
effetti sono drammatici e spesso contrari alle stesse intenzioni iniziali
di chi ha intrapreso la nuova via: invece che una liberazione si verifica
una perdita di libertà, piuttosto che a un arricchimento spirituale e
umano si assiste a un impoverimento della persona, ad un restringimento
piuttosto che a un allargamento della coscienza.
La ricerca compiuta
negli Stati Uniti da Conway e Siegelman, documenta questo aspetto del
fenomeno, che non è certamente l'unico, ma che non può essere trascurato,
soprattutto negli Stati Uniti, dove ha assunto dimensioni socialmente
rilevanti e ha dato luogo a tragedie come la strage di Bel Air dove perse
la vita l'attrice Sharon Tate e il suicidio collettivo dei seguaci del
reverendo Jones in Guyana nel 1978.
La situazione
italiana appare diversa. Qui il fenomeno sembra avere più solide radici
culturali ed esprimersi in forme meno oppressive di quelle descritte dai
due ricercatori americani soprattutto nei casi (vedi i seguaci del
buddismo tibetano e gli arancioni di Rajneesh) in cui la dottrina pone al
centro dell'insegnamento la liberazione dell'individuo da ogni costrizione
e conformismo sociale.
Conway e Siegelman hanno interrogato persone che avevano fatto parte di sette e
gruppi religiosi. Dalle loro risposte è emersa una dura realtà.
... Questa ricerca,
condotta su scala nazionale tra ex adepti delle varie sette, ha messo in
luce che molte di queste, nella loro opera di proselitismo e nei loro
rituali, si avvalgono di una nuova forma di controllo mentale, una
manipolazione senza precedenti nella storia della nostra società.
Effettuare un
confronto con il lavaggio del cervello sarebbe fuorviante, poiché tale
metodo di condizionamento del pensiero si basa sulla coercizione fisica
come fattore dirompente.
Nelle sette
americane, la partecipazione inizia quasi sempre volontariamente. Dal
primo contatto alla conversione e nella vita quotidiana degli adepti, il
controllo non viene esercitato attraverso la coercizione fisica, bensì
attraverso un mezzo ancora più potente: l'informazione.
Abbiamo studiato per
sei anni le tecniche di comunicazione usate da alcuni santoni delle sette
americane per ottenere il controllo mentale delle persone e abbiamo
riscontrato che essi si basano prevalentemente sull'uso e sull'abuso, di
informazioni: linguaggio ingannevole e distorto, suggestione studiata ad
arte e intense esperienze emozionali, tattiche alienanti porate al
limite dello sfinimento fisico e dell'isolamento.
In genere, per
arrivare a ciò, le sette svolgono un'intensa opera di proselitismo con
linguaggio imbonitore: abbacinanti immagini di facili vie all'estasi e
d'incontri personali con Dio, Cristo o altri messia viventi della setta. E
quando l'individuo è ormai completamente coinvolto, la conversione avviene
generalmente nel momento di un'intensa esperienza determinata dalla
manipolazione dell'informazione.
All'inizio delle
nostre ricerca, abbiamo notato più di venti gravi alterazioni mentali,
emozionali e fisiche, conseguenza della vita di setta. Fra le
modificazioni fisiologiche vi sono: elevato aumento o perdita di peso,
dermatiti esantematiche, eczemi, acne; disfunzioni mestruali nelle donne,
variazioni del tono vocale e diminuzione della crescita della barba negli
uomini. Le pressioni indotte dalla gregarietà, portavano anche a sensi di
colpa, fobie, ostilità e crisi depressive, esplosioni di violenza e
tendenze autodistruttive.
Ma gli effetti più
inquietanti sono costituiti da turbe della coscienza, della percezione,
della memoria e di altre funzioni fondamentali legate all'elaborazione
delle informazioni. Alcuni ex adepti, lamentano disorientamento
fluttuazioni fra stati di coscienza e di obnubilamento, incubi ricorrenti,
allucinazioni e fissazioni; esperienze di fenomeni psichici stupefacenti o
snervanti e, assai diffusa fra gli appartenenti a sette note per il loro
intenso rituale ripetitivo, un'incapacità a interrompere i ritmi mentali
del salmodiare, della meditazione e della confessione pubblica ...
... Ci si domanda
come sia possibile alterare il modo di pensare e di sentire di una persona
con il solo mezzo dell'informazione. Gli studi condotti nel campo della
neurofisiologia hanno chiarito che, fin dalla nascita, gli schemi mentali
di elaborazione vengono modellati e conservati da un flusso costante di
informazioni. Possiamo andare più in là e affermare che, a qualsiasi età,
è possibile alterare o deteriorare questi stessi schemi mediante un
improvviso bombardamento di informazioni o di esperienze nuove.
Parlando con alcuni
neurofisiologi e specialisti di bio-informatica della Stanford University,
Caltech, e dell'University of California, Berkeley, abbiamo appreso che,
in alcuni casi, esperienze nuove e intense possono innescare una
riorganizzazione di microstrutture sinaptiche di vecchia data; in altri,
nuovi modelli intellettuali e psicologici possono superare o sovrapporsi
ai precedenti.
Ma, fin dall'inizio
della nostra ricerca, abbiamo osservato uno stretto rapporto tra la
frequenza e la gravità degli effetti riscontrati e la quantità di tempo
dedicata alla pratica di riti disgregatori dell'autonomia mentale. Una
pratica protratta di queste tecniche sembra imprimersi nella mente in modo
più duraturo. Nelle nostre conversazioni con ex adepti, abbiamo sentito
parlare di turbe mentali ed emozionali che persistevano per mesi, talora
anche per anni, dopo il distacco dalla setta. Testimoni sconvolti dicevano
di aver avvertito un vero e proprio dolore fisico quando tentavano, per la
prima volta dopo anni, di prendere decisioni autonome e razionali;
ricordavano periodi d'incapacità a distinguere fra mondo reale o esterno e
mondo immaginario o interno.
Alcuni ex adepti
affermano di essere diventati incapaci di pensare; di non essere più
sicuri delle proprie azioni e di non essere in grado di ricordare
avvenimenti risalenti al periodo di appartenenza alla setta o precedenti a
esso. Una giovane donna che per diversi anni ha fatto parte della Chiesa
della Scientologia, si è resa conto che la sua mente aveva smesso
completamente di funzionare. "Ho dormito, La mia mente è rimasta inerte
per quasi sei anni e mezzo ci dice. La mia personalità ha smesso di
evolversi sia intellettualmente che psicologicamente, non appena ho
incominciato gli esercizi iniziatici. Ero come stordita e
ipnotizzata".
Il nostro studio si
è concluso nel 1981 avevamo esaminato oltre 400 ex appartenenti a 48
diverse sette, incluse le cinque più importanti sette religiose
internazionali, Scientologia, Missione della Luce Divina, La Via, Chiesa
dell'Unificazione, Hare Krishna, le sette locali e le sette minori, quali
I Bambini di Dio (o Famiglia dell'Amore), il Grande Faro e seguaci di guru orientali.
Abbiamo sollecitato
98 risposte precise e 4 risposte pluri-opzionali a domande che
riguardavano ogni fase dell'esperienza pseudo-mistica: reclutamento, vita
gregaria, de-condizionamento, riabilitazione, effetti a lungo
termine.
Le risposte erano
assai varie, secondo l'età, dai 15 ai 25 anni (età media: 21 anni) ed il
periodo di appartenenza alla setta, da 3 giorni a 12 anni (periodo medio:
3 mesi). Erano divise pariteticamente per sesso (51 per cento uomini, 49
per cento donne), mentre variava ampiamente l'estrazione religiosa (46 per
cento protestanti, 26 per cento cattolici, 21 per cento israeliti, 7 per
cento atei, agnostici o altro).
Dalle risposte alle
nostre domande, sulla loro vita quotidiana, emerge una dura realtà. Per la
maggior parte dei membri, la vita di setta è un moto perpetuo, un
estenuante programma di lavori umili, di raccolta di fondi e opera di
proselitismo senza sosta, il tutto intrecciato con obblighi rituali e di
devozione. Nella maggior parte delle sette, i rapporti sessuali sono
scarsamente importanti. Prevale il celibato (72 per cento), benché un
quarto circa delle persone (24 per cento) riferisca di aver avuto rapporti
eterosessuali almeno occasionalmente.
Lo sfruttamento
sessuale a opera dei membri d'alto rango è minimo. Solo il 5 per cento
ammette di aver avuto rapporti sessuali coi maggiorenti della setta.
Un'importante eccezione è costituita dai Bambini di Dio, alle cui donne
s'impone di trasformarsi in pescatrici di uomini e prostitute felici per
Gesù. Il 60 per cento di esse riferisce di aver avuto rapporti sessuali
coi membri d'alto rango.
Le punizioni
fisiche, di cui parla circa uno su cinque intervistati, comprendono
digiuni, asservimento fisico, docce e immersioni fredde e ore di fatiche
umilianti e degradanti. Un ex scientologo, riferisce: "Fui tenuto in un
'campo di prigionia sotto sorveglianza e isolato per quindici mesi. Per
tutto il tempo si cercò di convincermi che ero pazzo e malvagio".
Le sette si
aspettano però ben altro che contributi spirituali. Il nostro modesto
campione aveva versato oltre I miliardo e ottocento milioni tra risparmi e
possedimenti al proprio gruppo (donazione media: circa mezzo milione) e
quasi metà degli intervistati era impegnata in campagne per la raccolta di
fondi ed in lavori esterni che avevano fruttato, nel periodo di
appartenenza, altri 8 miliardi (apporto medio: 1 milione e mezzo).
Senza alcuna
eccezione, le attività più vincolanti consistono nelle intense pratiche
quotidiane, rituali o terapeutiche, richieste da ogni setta. I metodi
variano largamente da setta a setta: meditazione per la Missione della
Luce Divina; incentramento sugli insegnamenti del reverendo Moon, per i
suoi seguaci; il rituale delle confessioni per La Via; i regimi di
training e la consulenza pastorale per gli scientologi: il canto dei
mantra per i seguaci di Krishna.
I nostri
intervistati riferiscono di aver dedicato da tre a sette ore al giorno
all'assolvimento di uno o più di questi obblighi. Vi erano, inoltre,
quotidianamente, i riti di gruppo, comprendenti sedute parapsicologiche.
psicodrammi, elaborazione di fantasie e una serie di attività religiose ad
alto coinvolgimento emotivo. Inoltre, quasi tutti gli intervistati
riferiscono di aver dedicato 20/30 ore settimanali a conferenze, seminari,
o allo studio privato della loro dottrina.
L'estenuante
programma di attività devote va da 40 a 70 ore settimanali (tempo medio:
55 ore), trascorse in varie pratiche di controllo della mente. Il
risultato può essere catastrofico. Quasi tutti i nostri 400 intervistati
riferiscono di aver sofferto di uno o più degli effetti negativi a lungo
termine da noi catalogati nella nostra ricerca iniziale. In questa parte
del nostro studio avevamo ovviamente escluso quelle persone che avevano
avuto precedenti problemi di salute fisica o mentale.
"Quando lasciai la
setta, dice uno degli intervistati, mi sentivo distrutto, sconvolto e
atterrito da tutti e da tutto, soprattutto da me stesso". Un ex seguace di
Moon si sfoga: "Sono furioso. Mi sono rovinato la salute con anni di
denutrizione, di paura, di sensi di colpa, di tensione nervosa".
Ma, come già è stato
sottolineato, è nel campo delle turbe della percezione, della memoria e
delle altre funzioni legate all'elaborazione delle informazioni che la
nostra analisi si fa più rivelatrice. Il 52 per cento degli intervistati
riferisce di periodi di disorientamento o di fluttuazione fra stati di
coscienza e di obnubilamento. Il 40 per cento riferisce di aver incubi
sulla setta. Più di un terzo riferisce di non riuscire a rompere ritmi
mentali del salmodiare, della meditazione e della confessione pubblica.
Uno su cinque dice di aver sofferto di allucinazioni e fissazioni per otto
anni dopo il distacco dalla setta.
"Pensare fa male, fa
male fisicamente". dice un ex membro della Missione della Luce Divina. La
setta ha limitato le mie facoltà immaginative e creative in modo forse
irreparabile" dice un altro.
Per molti ex adepti,
uscire da queste sette si è dimostrata la più tormentosa delle prove. In
media, una completa riabilitazione richiede più di sedici mesi. Più di uno
su cinque degli intervistati riferisce di aver avuto quel periodo cruciale
tendenze suicide o autodistruttive e più di uno su tre, ha dovuto
ricorrere a terapie di sostegno anche nel periodo successivo.
Questi diffusi
resoconti di effetti traumatici starebbero dunque a dimostrare che le
sette provocano turbe informazionali? Di per sé, No. Ma la nostra ricerca
ha messo in luce quello che sembra essere un rapporto numerico diretto fra
le ore settimanali dedicate ai riti e all'indottrinamento e gli effetti a
lungo termine. Inoltre abbiamo riscontrato un'analoga correlazione fra ore
settimanali dedicate ai rituali e all'indottrinamento e tempo di
riabilitazione. Detto in parole povere: i nostri dati sembrano confermare
che il trauma psicologico inferto dalle sette ai loro membri è
direttamente proporzionale al tempo dedicato all'indottrinamento e ai riti
di controllo della mente.
Ma vi è un secondo
fattore, ancor più sorprendente: in molte sette, dopo il primo periodo di
tre sei mesi di noviziato, le conseguenze del rituale e
dell'indottrinamento variano di poco, qualunque sia il periodo di
permanenza nel gruppo. In altri termini: la maggior parte del danno sembra
verificarsi nei primissimi mesi ...
Alcuni dei commenti
più appassionati ci vennero in risposta alle nostre domande sul distacco e
sul decondizionamento. Dall'inizio degli anni '70, quando si è
cominciato ad allontanare a forza, su richiesta delle famiglie, i giovani
che avevano aderito alle varie sette, il de-condizionamento è sempre stato
un punto dolente all'interno del dibattito sui diritti civili. I portavoce
delle sette lo condannano come violazione brutale dei diritti individuali
e delle garanzie costituzionali sulla libertà di culto, mentre gli ex
aderenti l'approvano come intervento provvidenziale che aiuta i giovani a
ritrovare la loro autonomia mentale.
A propria difesa,
gli psicologi che operano il de-condizionamento affermano che
l'allontanamento forzato è solo un mezzo esterno e il processo di
de-condizionamento è una pura e semplice maratona di domande e
risposte.
Ai membri vengono
fornite informazioni sulle pratiche di culto e sui loro possibili effetti
sulla mente; essi sono inoltre incoraggiati a esaminare i loro dubbi e
problemi. Attraverso questo procedimento, quasi tutti i giovani emergono
dal loro stato di trance nel giro di pochi giorni.
La nostra inchiesta
ha confermato che il de-condizionamento è il primo e vitale passo sulla
via del recupero dello stato di indipendenza mentale. Durante questo
processo si passa attraverso tre fasi distinte: anzitutto la separazione,
che, per chi è sotto controllo mentale, può comportare il distacco forzato
dalla setta: poi, il de-condizionamento vero e proprio; infine, un più
lento processo di riabilitazione, nel quale l'individuo ricostruisce
gradualmente le proprie indebolite capacità di pensiero e decisionali,
nello stesso modo in cui si ri-allenerebbe un muscolo atrofizzato.
Più dei due terzi
(il 71 per cento) degli intervistati sono stati decondizionati, ma di essi
solo il 40 per cento è stato allontanato a forza. In genere, quelli che
sono stati decondizionati si sono ripresi più rapidamente e hanno
risentito meno degli altri degli effetti a lungo termine. I giovani
decondizionati hanno richiesto, in media, un periodo di riabilitazione di
dieci mesi più breve (14 mesi anziché 24) e presentato, in media, meno
della metà degli effetti a lungo termine.
Non abbiamo trovato
prove che suffragassero talune affermazioni secondo le quali il
de-condizionamento avverrebbe in modo violento. Solo il 5 per cento parla
di minacce, di insulti e di maltrattamenti fisici durante la separazione o
il de-condizionamento e in 6 di questi casi si trattava di lesioni auto
inferte.
Il campo del
de-condizionamento resta il punto cruciale del dibattito, ma i
responsabili della salute pubblica si sono fermamente rifiutati di
riconoscerlo formalmente. Malgrado i molti problemi e alcune gravi
deficienze da parte di de-condizionatori inesperti, questa terapia resta
il solo rimedio ora disponibile per molte vittime del controllo
mentale.
E' un fatto
elementare, ma spesso dimenticato, che ogni setta ha almeno due aspetti:
una ideologia ed una prassi. Non si possono capire i Testimoni di Geova,
ad esempio, se ci si dimentica che aspettano la fine del mondo. Questo è
l'aspetto "ideologico", con tutta una storia che gli studiosi possono
analizzare.
Chi non conosce
direttamente le sette tende a guardare soprattutto le loro idee. Le sette
tendono a pubblicare molto materiale di propaganda di facile reperimento,
che una persona colta può confrontare con altro materiale di altri gruppi
per ricostruire dei filoni culturali o ideologici.
E' insomma un lavoro
che si può fare in "casa" senza sforzi eccessivi. Ma questo approccio ha
alcuni limiti.
Spesso ci sono due
gruppi con le stesse idee, però con comportamenti radicalmente diversi. Ad
esempio, nella Società Teosofica e in Nuova Acropoli si dicono le stesse
identiche cose. Ma nella Società Teosofica ci si riunisce sì e no una
volta al mese per una chiacchierata, mentre i seguaci di Nuova Acropoli
finiscono sulla cronaca dei giornali per campi paramilitari, traffico di
reperti archeologici e possesso di armi da fuoco. Si cercherebbe invano
una spiegazione in termini di meri "filoni culturali".
Poi, chi appartiene
a una setta di solito non sa nulla di "filoni culturali". E' in genere una
persona piuttosto semplice, e per lui le idee della sua setta non hanno
storia: sono una rivelazione personale del fondatore. Egli ignora che
altri gruppi hanno idee simili, e se lo sa, li considera degli
imitatori.
Infine, nessuna
setta considera le proprie idee fini a se stesse. Parafrasando Marx, il
loro scopo non è interpretare il mondo, ma cambiarlo. Il loro ragionamento
è semplice. Nel mio gruppo, è possibile trovare la salvezza o la
realizzazione, vivendo in un certo modo. Questo costituisce una
esperienza. Ma un'esperienza non si può trasmettere: si può solo fare un
po' di "poesia" che ne renda vagamente l'idea, e che attiri la gente a
fare la stessa esperienza. Quindi il materiale pubblico di una setta è
spesso uno specchietto per le allodole.
Appartenere ai
Testimoni di Geova non significa solo credere in "Geova": bisogna esserne
anche "Testimoni", cioè vivere in un certo modo. Questo significa una vita
intera fatta di obbedienza ad una organizzazione con sede a Brooklyn;
significa farsi sbattere le porte in faccia, giorno dopo giorno, mese dopo
mese, anno dopo anno; significa che il massimo di creatività ammessa
consiste nel leggere pubblicamente discorsi scritti da sconosciuti;
significa vivere nel quotidiano terrore del "mondo"; significa allevare i
propri figli a obbedire a mille piccoli divieti, come ad esempio
partecipare alla festa di compleanno di un compagno di classe; significa
non andare al cinema, separarsi dai parenti, senza poter nemmeno crearsi
una vita alternativa che soddisfi le esigenze fondamentali della vita
umana. Cosa che comporta un grado altissimo di frustrazione, che ogni
tanto esplode in atti di violenza. Studiare la vita quotidiana e
l'organizzazione di una setta è molto più difficile che leggerne i testi
pubblici.
Ogni setta si
propone come gruppo perfetto. Ogni setta ha quindi qualcosa di
fondamentale da nascondere: il divario tra questa presunta perfezione e la
realtà, ed ogni membro della setta è mobilitato per tenere questo segreto.
Un segreto che può consistere semplicemente nel fingere di essere felici
quando si e infelici, oppure in reati, o almeno in pratiche che "il mondo
non potrebbe capire": la setta della "Grande Madre" non parlerà mai
pubblicamente del fatto che essa divide le coppie, ne "rieduca" i figli in
austere scuole in India e fa risposare i genitori secondo i capricci della
"Madre" stessa. Tutte cose che la setta considera "buone", ma che la
società ripudia.
Per una setta,
svelare uno di questi "segreti" costituisce un grave delitto: I'adepto che
lo fa diventa un nemico morale del gruppo.
Se un ricercatore
viene a conoscenza di uno di questi segreti, può parlarne o tacere. Se
parla, diventa automaticamente nemico della setta e si preclude l'amicizia
dell'oggetto delle sue ricerche. Se tace, diventa complice. A una setta
non preoccupa una critica "ideologica", anche profonda e seria; preoccupa
solamente lo svelamento dei suoi segreti.
Alcuni ricercatori,
di grande capacità intellettuale, scelgono la via più comoda: quella di
limitarsi a discutere con spirito critico le idee di questi gruppi, ma
accettando di tacere della loro realtà organizzativa. A questo punto,
questi ricercatori corrono il rischio di diventare dei "testimoni" della
stessa, che può dire: "Vedete, questo grande studioso critica la nostra
ideologia, ma non presta orecchio alle calunnie contro di noi".
Per arrivare a
capire cosa è veramente una setta, bisogna avere molta pazienza. Bisogna
diffidare di un loro eventuale rancore, certo, ma bisogna anche capire che
questo rancore ha spesso fondati motivi. Un cane, tenuto per una vita a
guinzaglio corto, può essere un cane furioso; ma la sua stessa furia è un
indizio di quello che ha subito.
Bisogna capire che
il materiale pubblico delle sette è materiale propagandistico, e quindi
bisogna imparare a leggere il materiale interno e segreto delle
sette.
Bisogna notare
piccoli particolari, la setta della "Grande Madre", ad esempio, nel suo
dépliant dice esplicitamente che non ci sono "divise" nell'organizzazione,
ma nelle conferenze si vede che tutte le ragazze appartenenti al gruppo
portano gonne molto lunghe. Nulla da ridire ma il fatto che le portino
tutte vuol dire che c'è una direttiva in questo senso. Lo stesso dépliant
dice che i corsi della setta sono gratuiti, ma è stampato a colori su una
bella carta patinata. E così via.
Uno studio obiettivo
di una setta non può piacere alla setta stessa. Perché deve includere una
ricerca proprio sulla vita quotidiana, sull'organizzazione e sui
"segreti".
La setta si ritiene
perfetta; se viene vista come meno che perfetta, si offende ed entra in
una condizione paranoica, perché crede di essere aggredita. Siccome ogni
setta si dà una grande importanza, ritiene che questa aggressione provenga
da qualche potente nemico. La "Grande Madre", nota a ben poche persone,
ritiene che esista una congiura diabolica in tutto il mondo contro di lei.
Quindi chi ne svela i segreti è un nemico del progresso dell'umanità.
Nuova Acropoli
ritiene che la stessa "Inquisizione che ha messo al rogo Giordano Bruno"
le stia facendo la guerra.
Scientology crede
che esista una congiura mondiale di psichiatri ai suoi danni.
Quindi chi studia le
sette seriamente diventerà automaticamente non solo un estraneo, ma anche
un "agente" di queste "cospirazioni" e sarà trattato di conseguenza. Un
prezzo che non tutti i ricercatori sono disposti a pagare.
Tutto ciò che posso
fare, ora, è di tentare di mettere in guardia con i mezzi a disposizione
la gente, cercare di evitar loro esperienze traumatizzanti.
Questi mistificatori
non sono una teoria astratta, sono vicini, vicinissimi a noi. Hanno
persone incaricate di fare proseliti ovunque, utilizzano tutti i sistemi
moderni di comunicazione.
I mercanti
dell'occulto, quelli che vi promettono (a pagamento) I'illuminazione, la
conoscenza, addirittura la remissione del Karma, il risveglio Iniziatico,
vivono fra noi.
Quelli che vi
promettono di cambiare in meglio la vostra vita, che dicono di curare il
cancro ed ogni altro male, sono persone reali, mettono su giornali e
riviste lusinghiere inserzioni, diffondono opuscoli mielati con fotografie
e disegni accattivanti. Spesso hanno consulenti psicologi, esperti in
messaggi subliminali che impostano le loro campagne pubblicitarie!
Attenzione! Usate la
massima, assoluta attenzione! Andateci cauti prima di fare qualunque
scelta. Prima di prendere decisioni in loro favore pensate e ripensate
...
Fate questo
semplicissimo ragionamento che è tratto dal Vangelo. Quando chiesero a
Gesù come fare per riconoscere i falsi profeti, Gesù rispose: "Un albero
si riconosce dai frutti che porta".
Sulla base di questa
similitudine ribaltate il discorso e chiedetevi: "Costui mi sta
promettendo mari e monti, perché lo fa? Quale è il suo tornaconto? A chi,
o a cosa giova? Cosa guadagna lui da questo e cosa guadagno io?".
Fate questo discorso
a mente fredda. Valutate quanto di vostro può passare a lui, quanto
beneficio materiale può provenirgliene e quanto beneficio effettivo potrà
invece venire a voi.
Le cose dello
spirito, dovrebbero essere date con amore e per amore. Non vendute,
mercificate e strapagate. Fate prima il calcolo di quanto denaro può
ricavarne l'altro e quanto potete beneficiarne voi. Lucidamente.
Fatta questa
semplice operazione allora decidete cosa fare o non fare. Questo purtroppo
è un vortice che non avrà mai fine perché la massa di persone che brancola
nel buio alla ricerca di qualcuno disposto a dar loro una mano, un
appoggio morale, è enorme!
- 1. Articolo di Paolo Anselmi su Science Digest, luglio 1983, p. 74.
- 2. Estratto da un articolo di Flo Conway e Jim Siegelman su
Science Digest, luglio 1983, p. 74.
- 3. Articolo di Giulio Franceschini su Presenza
Cristiana, novembre 1974.
- 4. Giuditta Dembech, Quinta Dimensione, p. 156
Edizione L'Ariete (1989).
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