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APPROFONDIMENTO DI ESOTERISMOORSA MAGGIORENel "firmamento massonico" - Istituzione che si rifà ai Misteri dell'antico Egitto -, ovvero "ad Oriente" là dove sorge il Sole della Verità, ci sono tre "luci" (rappresentate anche dai "Sorveglianti", dignitari di Loggia che presiedono ognuno ad un grado iniziatico) rappresentate dai seguenti simboli: il Sole, la Luna e la Stella a 5 punte che sta in mezzo. Sono rappresentazioni macroscopiche del microcosmo chiamato uomo secondo la legge dell'analogia che regge l'Universo, e rappresentano rispettivamente la sua Anima, il suo Corpo (la personalità) ed il suo Spirito. Riflessi questi del Dio Uno e Trino. La stella, riferendoci al sistema solare, rappresenta il pianeta Venere, da cui dicono provenga l'Iniziatore Unico che regge le sorti della Gerarchia planetaria: Sanat Kumara, l'Eterno Giovane, chiamato anche l'Antico dei Giorni, il "Melchisedeq" menzionato dalla Bibbia", re della celeste Città della Pace, ovvero Jerusalem. Se noi uniamo i simboli astrologici relativi, e cioè il cerchio che rappresenta il Sole, la falce per la Luna ed il cerchio con la croce sotto per Venere, otteniamo il simbolo di Mercurio, che rappresenta l'Hermes egizio e greco, il sapiente messaggero degli dèi, che massonicamente potremmo assimilare alla figura del Maestro Venerabile. Trasmigriamo ora dal sistema solare e dal "sistema uomo", per rivolgere i nostri sguardi sulla volta celeste. Secondo la legge dell'analogia e delle corrispondenze, che sono l'abbiccì del pensiero dell'uomo ancestrale, detto anche "uomo tradizionale" dai martinisti, cominciamo a considerare i seguenti corpi celesti e vedremo che: alla Luna corrisponde la stella Sirio, che si trova nella costellazione del cane. Sirio veniva identificata con la maga Iside, colei che rendeva effettiva l'iniziazione lavando il corpo causale dell'uomo. Il cane invece simboleggia Anubis, che è nello stesso tempo il guardiano della Soglia e colui che accompagna le anime nell'al di là. Il Sole trova la sua corrispondenza nelle Pleiadi e la Stella la trova nell'Orsa Maggiore, le cui stelle sono chiamate dagli indiani "i sette Rishi"; da essa proviene la ragione dell'uomo, in quanto la sua Monade (il Dio interiore) è legata a questa costellazione. Ricordiamo di passaggio che il "Dio interiore" ed il "Dio esteriore" sono alla radice un'unica cosa, e questo concetto ben veniva espresso dalla scritta sul frontespizio della scuola di Pitagora: "Conosci te stesso e conoscerai il mondo, gli uomini e gli dèi". Anche nella tavola di smeraldo di Ermete Trismegisto veniva espresso il medesimo concetto: "Ciò che è in alto è come ciò che è in basso", ed ancora "separa il denso dal sottile e poi riuniscili per fare il miracolo di un'unica cosa". Questo tipo di operazione "alchemica" consiste nel separare - con le opportune cautele e metodi - i corpi fisico, astrale e mentale (che sono mal connessi a causa delle impurità) , purificarli e poi riunirli per farli brillare di una luce unica. Nella cosmologia egizia, altre a queste tre costellazioni aveva significazione religiosa, per completare il quadro, la costellazione di Orione. Orione rappresenta Osiride ma rappresenta anche la condizione umana quando Osiride, che è un dio che muore e che come Cristo risorge, è morto e regna nel regno degli inferi, ovvero nel mondo che ci circonda quando siamo nello stato di "veglia". Orione rappresenta, più precisamente, l'uomo sul sentiero dell'iniziazione. Alcuni studiosi moderni hanno giustamente rilevato la corrispondenza tra le tre stelle della sua "cintura" con le tre piramidi di Gizah. È lì che avviene infatti il passaggio tra il mondo umano e quello superumano, cioè dal vivere "lunare" al vivere "solare". Il passaggio tra un modo di vivere passionale ed egocentrico, al modo di vivere razionale ed altruista. Ovvero il passaggio tra il mondo dalla quarta gerarchia, quella umana, a quella della quinta gerarchia, o regno delle anime. Invece di "gerarchia" possiamo dire "regno di natura", perché è la stessa cosa. È il passaggio da una vita limitata ed infelice a quella "più abbondante" promessa da Cristo. La strada dell'iniziazione poi prosegue per portare l'uomo nel sesto regno di natura, ovvero nel mondo degli dèi, che corrisponde all'Orsa Maggiore ed alla stella Polare che c'è nell'Orsa Minore. Quel punto luminoso è il cardine del cielo stellato, il "Motore Immobile", ovvero Dio. Se osserviamo Orione, vedremo come nella sua classica raffigurazione egli tenga nella mano sinistra una stella: essa è Antares, chiamata anche "l'Occhio del Toro". Il Toro alato era adorato in Babilonia come simbolo di unione di Cielo e Terra (le ali raffigurano il cielo). Osiride, che simboleggia l'Anima, risorge quando riacquista l'occhio grazie ad Horus che simboleggia la Personalità. Se ricordiamo che nell'iconografia cristiana l'occhio dentro un triangolo raffigura Dio, capiremo come il riappropriarsi da parte dell'uomo della sua facoltà di vedere le cose dello spirito, facoltà perduta con la "caduta", sia il tema centrale dell'iniziazione. Una leggenda dice infatti che la coppa del Graal fosse stata ricavata da un rubino caduto dal mezzo della fronte di Lucifero: il terzo occhio. Ma il tema dell'iniziazione non è l'occhio della visione astrale, bensì l'occhio della visione divina. L'architetto Hiram, ovvero l'iniziato massone, perde la vista spirituale per un colpo di martello sferratogli sulla fronte dal compagno invidioso, e muore. Poi risorge, come Cristo. TRUCCHI STORICI COLOSSALINella Roma imperiale divenne religione di Stato il culto di Cibele ed Attis, importato dalla Frigia (attuale Turchia) durante le guerre puniche per propiziarsi la vittoria. Questa religione durò ufficialmente fino al terzo secolo dopo Cristo, quando Costantino ufficializzò la religione cristiana. "Cambiare tutto per non cambiare nulla", e lo dimostro subito. Attis, figlio di Cibele, la Grande Madre, era un dio che muore e che risorge (come Osiride ed altri). Il rito salvifico centrale di questa religione era la communio con il dio, la comunione, che consisteva nel mangiare la carne e bere il sangue di un agnello. La nascita del dio veniva commemorata elevando un pino (anche gli Egizi lo facevano) ed appendendo sui suoi rami gli attributi del dio, tra i quali figuravano anche i suoi testicoli, che venivano conservati simbolicamente (perché non era una reliquia vera e propria) durante l'anno in un tabernacolo detto "kernos". È necessario qui ricordare che la morte del dio avvenne per auto-evirazione. Ciò avvenne quando il dio impazzì mentre stava per celebrare le sue nozze. Impazzì perché sua madre sollevò le mura delle città con il suo capo per lasciar entrare il forsennato Agdistis. Questo fatto è simbolico, cioè significa che le forze astrali impure entrarono nella mente del figlio. Il simbolo dell'Italia è ancora oggi Cibele con le torri in testa. Ma chi era Agdistis? Egli era un dio la cui esagerata attività sessuale infastidiva e molestava gli altri dèi. Ecco cosa fecero per levarselo di torno: misero del vino drogato in una fonte e poi, quando egli cadde addormentato, gli legarono un nastro attorno ai testicoli. Ciò fatto, lo destarono di soprassalto e quando egli balzò in piedi i testicoli se ne erano andati per conto loro. Fine delle molestie, anche se non fine delle sue brame mentali. Egli infatti divenne maestro di dissolutezze di Attis, del quale si era invaghito. Diciamo con il linguaggio di oggi che era diventato "gay" e "guardone". Tutto ciò è simbolo, e più propriamente simbolizza l'azione di quello che oggi viene chiamato "karma". L'evirazione corrisponde alle "sconnessioni karmiche" (di cui ho già parlato) che colpiscono la Veste dell'anima, o Corpo causale dal corpo fisico. È un corpo eterico che trova corrispondenza nella zona dell'osso SACRO, dove c'è lo "svadishthana chakra", che corrisponde appunto al sesso, e che è anche simbolo dell'acqua di vita, o anche del pesce, simbolo ricorrente nell'iconografia cristiana. Anche nel linguaggio volgare dei nostri giorni l'organo sessuale maschile, oltre che "uccello" viene chiamato "pesce" (anche per certi "profumi" marini che ha quando scarseggia la pulizia - tutto è collegato). I preti di Attis usavano evirarsi, imitando il dio, durante la loro consacrazione al sacerdozio. Questa cerimonia venne abolita da Giuliano imperatore (impropriamente chiamato "l'apostata" perché volle ritornare alla religione dei padri) quando volle riformare la religione della Grande Madre che era degenerata nei secoli. Indicativo è il suo "Inno alla Grande Madre". Rimase solo l'obbligo del celibato. Benchè Paolo, il Dottore della Chiesa, avesse protestato con una delle Chiese, quella dei Galati appunto, lo stravolgimento della religione di Cristo prese piede e perdura tutt'oggi. La Chiesa di Roma, pur di ottenere il consenso popolare, e quindi potere, non si limitò alla sola religione di Attis, ma prese anche dalle altre religioni che a quel tempo andavano per la maggiore, come ad esempio la tiara ed il pastorale del vescovo, che ricopiano fedelmente gli attributi dei faraoni. Come pure la parola "pontefice" deriva dall'attributo "pontifex" dei Cesari, e che stava a significare il potere di costruire ponti tra la Terra ed il Cielo. Oggi, che il ciclo si chiude, il pontifex romano ha rinunciato perfino alla sua funzione di "pastore di anime", poiché sul bastone non c'è più il manico ricurvo che serve per prendere le pecore, ma la croce con Gesù crocifisso. L'unico rito autenticamente cristiano che sopravvive nella Chiesa di Roma è quello della "lavanda dei piedi" nel periodo pasquale, rito cui Gesù stesso fu sottoposto quando, esule in Egitto, fu iniziato nei misteri d'Iside, nei quali, per ottenere la RESURREZIONE DELL'ANIMA (perché non di corpo si tratta) si lava il corpo causale al fine di avere qui su questa terra un'anima vivente. Ciò fa parte dei Misteri di cui ho trattato nei miei lavori. Un'ultima cosa: il capo supremo della religione di Cibele ed Attis si chiamava Gran Gallo e abitava in Vaticano. Il nome usuale con cui veniva chiamato era "Papas". "Ci sono infatti degli eunuchi nati così dal seno della madre, e ci sono degli eunuchi fatti tali dagli uomini, e ci sono quelli fatti eunuchi da sé, in vista del regno dei cieli. Chi può comprendere comprenda." (Matteo, 19-12) "Galati insensati, Chi ammaliò voi, dinanzi ai cui occhi Gesù Cristo fu presentato come crocefisso? Siete dunque così stolti: avete cominciato dallo Spirito per finire nella carne?" (Paolo, lettera ai Galati) Dimenticavo: al tempo dei Cesari a Roma piangevano le statue quando gravi accadimenti si profilavano all'orizzonte, proprio come oggi piangono le Madonne (come il deva, o angelo preposto le faccia piangere l'ho già spiegato in altre parti) Siccome il culto della Grande Madre fu proibito, per tacitare l'ansia religiosa del popolo fu deificata Maria, la madre di Gesù. Però, che questo non fosse nelle intenzioni di Colui che salì in croce per amore di una umanità indegna lo si vede bene da questo episodio: "Mentre Gesù si rivolgeva ancora alla folla, sua madre ed i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. E uno Gli disse: "Ecco, tua madre ed i tuoi fratelli sono là fuori e desiderano parlarti" Ma Egli, rispose: "Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?" Poi, stendendo l amano verso i suoi discepoli disse: "Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli. Perché chi fa la volontà del padre mio che è nei cieli, egli è mio fratello, e mia sorella e mia madre" (Matteo, 12-46). DERISIONE"Cristo si fece uomo per la salvezza dell'umanità". Diciamo, più correttamente, che "volle" per pietà confrontarsi con l'uomo e che tale "fu fatto" dalla cattiveria che la sua bontà e la sua ragione evocarono dall'Abisso. Divenne uomo quando la sua mente fu afflitta dapprima con la corona di spine e poi deriso. Prima fu abbattuto perché il suo potere divino minacciava la gerarchia umana basata sulla prepotenza e sull'inganno, poi deriso perché così la paura poteva definitivamente essere esorcizzata e l'uomo poteva continuare indisturbato nel suo amletico "sonno di morte". Sceso dalla regale sfera della mente astratta (consultare la teogonia gnostica) si confrontò mediante il parlato con la sfera della mente concreta in cui gli uomini sono prigionieri. La sua Veste regale (il corpo causale) fu bersagliata con le spine dell'odio, quelle che nel Mahabharata vengono chiamate "missili mantrici" e che Sri Yukteswar in Autobiografia di uno Yogi chiama "bombe vitatroniche". La necessità della sofferenza di ogni Salvatore dipende dalla separazione macrocosmica delle sfere all'interno del nostro Logos planetario che si verificò a causa di quella che in teosofia viene chiamata "pietà prematura" nei confronti del Logos lunare che viene chiamato "il Pazzo divino". L'ultimo atto dell'abbattimento della regalità, dopo le spine dell'odio, è la derisione, la quale, se l'odio tenta di distruggere la mente, essa tenta di distruggere lo spirito. Il disprezzo è una perversione dello spirito dovuta alla presunzione, la derisione è lo spirito all'incontrario. E tutti e due sono i figli dell'ignoranza. La derisione, se vogliamo usare una metafora culinaria, è come un brodo, una minestra gettata sulla testa del cliente. Tutti ridono e la paura se ne va. La paura del proprio triste destino. Questo "brodo" è un insieme di filacce vitali eteriche densificate, come i tentacoli di un polipo (che schifo, vero? Eppure è la verità), filacce immerse in un ammasso di glutine eterico corrotto prodotto dall'insana attività della mente umana. Il Vangelo parla di sputi. Un'altra metafora che corrisponde a questa triste realtà occulta prodotta dalla "perla del creato" chiamato uomo, termine ultimo dell'evoluzione (sic). Ma queste cose è meglio non saperle, vero? È meglio camminare a testa alta con i piedi nello sterco ed illudersi di camminare su prati fioriti. Poi c'è il silenzio GUARITORILEGGE II (da Guarigione esoterica di Alice Ann Bailey).
Questa legge induce a riflettere sul Karma, che, come si sa, è un principio fondamentale e inevitabile, quasi completamente trascurato dalle scuole di guarigione moderne. Già abbiamo discusso di queste cause, di queste predisposizioni, e non vale la pena tornarci su: basti osservare che sia il paziente che il guaritore farebbero bene a ricordare che la malattia ha radici nel passato (individuale e collettivo) e che, in ultima analisi, potrebbe anche essere benefica, nel senso che compensa e smaltisce antichi debiti. Il paziente ne ricaverebbe un'acquiescenza costruttiva - non inattiva -, ma foriera di giuste azioni condotte con senso di responsabilità. Potrebbe trattarsi di pagare il prezzo con la morte, o di recuperare la buona salute. Il guaritore riconoscerebbe, dal canto suo, le forze potenti che agiscono nel paziente, accettando il fatto inevitabile; in entrambi i casi si eviterebbe quell'ansia febbrile che tanto spesso si intromette fra le intenzioni del guaritore e il malato, e ne ostacola il progresso. Altra cosa importante che l'infermo deve rammentare, se lo può, è che quanto gli accade è destino comune a moltissimi, e che non è ili solo a sopportarlo. Un giusto comportamento in caso di cattiva salute è efficacissimo per infrangere separazioni, solitudine e isolamento; ecco perché un periodo di malattia vissuto in tal modo raddolcisce il carattere e conquista le simpatie. A spartire e a condividere, in senso ampio, si impara nel dolore: anche questa è una legge. Io e IO"La separazione è causata dall'attività iniziale dell'Ego, che produce la prima di quelle forme da usare nel ciclo dell'incarnazione, riunendo queste energie mediante un impulso autogenerato. Egli si identifica, a scopo di sviluppo, con quella forma, e così si separa temporaneamente dal proprio vero Sé. Mediante il velo di materia mentale egli dapprima conosce la separazione e fa le prime esperienze nei tre mondi (mentale, astrale e fisico/eterico). Questo riguarda la separazione dell'aspetto più alto. Osservando dal punto di vista della personalità, si vede nuovamente la separazione, perché l'attività dell'involucro monadico (spirituale), la sua volontà interiore (atma), produce la formazione di una sfera di attività di carattere distinto e governata da leggi proprie, che - fino a quando non sia raggiunto con l'evoluzione un certo grado di allineamento - vive la propria esistenza separata...". (...) Più tardi, quando energie superiori entrano in azione ed è fatto lo sforzo di equilibrare i tre tipi di manifestazione di forza nei tre mondi mediante i tre veicoli, l'Ego diviene consapevole dell'inganno, ed alla fine si libera". "La Veste di Ishtar, ovvero il Corpo Causale o
Manto di Dio, 8 lo strumento mediante il quale - a causa delle
sconnessioni provocate dalle spine dell'odio - l'io perde il contatto
diretto con il proprio Sé, ma è anche lo strumento
mediante il quale - a mezzo della lavanda dei piedi effettuata
dalla Gerarchia a mezzo dei suoi angeli durante il processo iniziatico
dell'Omeopatia Karmica - si opera l'annullamento della schizofrenia
divina. È la palingenesi dell'anima, ovvero la riunificazione
tra io apparente ed Io reale".
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