1.1. George e Joseph, i due cavalieri di questa narrazione
nacquero nella stessa famiglia. L'umanità al tempo in cui
vennero al mondo viveva infatti un periodo di particolare
oscurità e non era facile trovare dei genitori all'altezza di
poter dare i natali ad esseri tanto elevati in spirito.
I grandi
spiriti possono discendere solo da esseri a loro volta
progrediti: il padre deve poter trasmettere un potenziale capace
di mettere in moto potenti energie e la madre, invece, i
materiali più puri e sensibili di cui occorre essere dotati per
riuscire a far fluire grandi energie spirituali.
Non parlavano
molto, in quanto la parola è spesso uno strumento imperfetto di
trasmissione del pensiero e viene equivocata non tanto per
incapacità nel suo uso da parte di chi la pronuncia, quanto per
una cattiva disposizione al recepirla nel giusto senso da parte
di chi la riceve. Preferivano esprimersi con le loro opere, con
il loro contegno ed atteggiamento imperioso, che incute rispetto
e timor riverenziale, con le loro movenze appena accennate ma
altamente armoniose, con i loro gesti e con le loro azioni sempre
inclini all'amore.
Il primo, George, aveva iniziato a percorrere
il sentiero che conduce allo spirito attraverso la conoscenza
della verità mediante l'uso della mente; la conoscenza acquisita
aveva cominciato a stimolare in lui l'uso del cuore - ovvero il
desiderio incondizionato di fare bene ad ogni essere vivente in
modo disinteressato - con una foga tale da spingerlo a trascurare
la mente e l'ulteriore ricerca della conoscenza.
Poiché il
compimento di atti altruistici occupava tutto il suo tempo, non
curava più il corpo e l'alimentazione come avrebbe dovuto
secondo i precetti della "grande sapienza"; inoltre
l'aver trascurato la conoscenza lo aveva reso privo di quel senso
pratico occorrente nella materia per la soluzione di ogni
problema. In lui la trascuratezza fisica e lo scarso senso
pratico erano compensati dall'immensa estensione dell'anima
procurata dal bene compiuto.
L'altro cavaliere, Joseph, aveva
anche lui iniziato a percorrere il sentiero della conoscenza, ma,
a differenza di George, aveva stimolato poco il cuore ed aveva
perseverato nel cammino della mente, arricchendosi di una immensa
conoscenza e di un senso pratico straordinario che gli consentiva
di essere particolarmente abile nel risolvere i problemi
materiali.
I due erano complementari e si cercavano spesso quando
dovevano compiere una grande opera, perché intuitivamente
sapevano che l'uno suppliva alle carenze dell'altro ed insieme
costituivano una enorme forza della natura.
1.2. Il monastero
custode dei segreti svelati I due cavalieri avevano
intuitivamente avvertito lo stimolo di recarsi in un monastero
ubicato alle pendici di una ridente montagna per compiere una
importante missione, anche se essi avrebbero avuto piena
coscienza della natura di tale missione soltanto al loro arrivo
sul posto.
Pur essendo giunti al monastero senza avvertire
previamente del loro arrivo, l'abate priore era fuori del
monastero e sembrava essere trepidante in loro attesa, tant'è
che fu ben lieto di condurli a visitare il sito in cui si erano
verificati degli strani eventi.
Alcuni grandi affreschi dipinti
nel tempio del monastero, che per parecchi secoli si erano
mantenuti intatti senza mostrare alcun sintomo di cedimento,
cominciavano a spezzarsi in alcuni loro tratti ove erano apparse
di recente evidenti spaccature e se non si fosse intervenuto al
più presto si sarebbe verificata la loro totale disgregazione.
Tali opere rappresentavano le virtù che ogni serio aspirante
alla elevazione spirituale deve coltivare per potere conseguire
la perfezione capace di ricondurlo alla sua patria celeste. Vi
erano rappresentate con immagini allegoriche la fortezza, la
giustizia, la temperanza , la carità, la misericordia, l'amore
universale per ogni forma di vita ecc.
Nel loro insieme esse
costituivano i simboli che mostravano agli uomini di buona
volontà "la conoscenza", ovvero l'insieme dei precetti
rappresentativi della vita e della forma così come concepiti da
Dio e delle regole da seguire per poter aspirare a diventare un
giorno artefici del proprio destino.
1.3. L'umanità osserva la
verità ma volge lo sguardo altrove Gli uomini che erano lì in
quel momento, tuttavia, come la quasi totalità degli altri
uomini che li avevano preceduti, esaminavano gli affreschi con
distacco o con riluttanza, spesso distraendosi o
disinteressandosi e talvolta addirittura assumendo un
atteggiamento critico .
Fino a quando avessero perseverato in
tale loro atteggiamento essi non avrebbero mai potuto aprire lo
scrigno di quell'immenso tesoro a loro amorevolmente donato .
Di
contro, il dono si stava disgregando in quanto gli uomini non
avevano mostrato interesse per la grande opportunità di
evoluzione spirituale loro concessa.
A questo punto intervenne
Joseph, il quale suggerì all'abate custode del monastero di
rimuovere dal loro attuale sito gli affreschi prima del loro
totale sgretolamento, in modo che si potessero restaurare e se ne
potesse curare la custodia in un luogo segreto lontano dagli
occhi degli uomini fino a quando una significativa parte
dell'umanità non avesse mostrato nuovamente impegno nella
ricerca della verità.
1.4. l'intervento dell'istigatore del
desiderio Mentre Joseph proponeva l'asportazione degli affreschi,
un oratore presente intuiva la noia manifestata dagli uomini
presenti in quel luogo e, cogliendo i loro punti deboli, ne
cominciava ad istigarne gli istinti più bassi promettendo
ricchezza, potere e successo ed attirando in tal modo tutta la
loro attenzione su di sé.
Fatto questo, si girò a guardare
Joseph e George esternando un ghigno beffardo; Joseph allora
sobbalzò e con uno scatto felino chiuse il dicitore in un angolo
fissandolo con i suoi occhi sprigionanti una potenza magnetica
inesprimibile .
A questo punto il declamatore disse: "sono
obbligato ad obbedire alla vostra volontà che mi costringe ad
allontanarmi poichè, essendo voi cavalieri di un ordine
spirituale, la luce del vostro sguardo è troppo potente ed è
per me intollerabile, ma ci rivedremo".
Ciò detto, si
dileguò.
1.5. Il confronto tra i nuovi Parsifal ed i nuovi demoni
Il tempestivo intervento di Joseph aveva evitato una ulteriore
caduta delle umane passioni verso il basso e la conseguente
totale frantumazione degli affreschi .
Fu allora possibile
rimuovere le raffigurazioni e custodirle in un posto in cui non
vi sarebbe stato pericolo di loro disgregazione .
Successivamente
il declamatore ritornò nel monastero ormai privo degli affreschi
e vi trovò soltanto Joseph e George .
Dopo essere entrato, si
avvicinò ai due cavalieri e disse: "Voi sapete bene che io
debbo compiere la mia missione, così come voi dovete compiere la
vostra, e che quindi tra noi non c'è motivo di rancore".
George rispose: "Demone, poiché è vero che ognuno di noi
ha un ruolo da svolgere assegnatoci dall'Altissimo, è pur vero
che il tuo ruolo si contrappone totalmente a quello nostro, e
pertanto ad una tua azione deve conseguire una nostra necessaria
reazione per riportare un riequilibrio".
Il demone:
"giacché voi intervenite per impedire il mio operato, come
sarà possibile verificare se gli uomini meritano i tesori
spirituali che Dio ha loro offerto?" George: "non
potevamo permettere che andasse perduta la verità, anche se gli
uomini di fatto lo avessero meritato.
Nel momento in cui sei
riuscito ad attirare tutta l'attenzione su di te e ci hai fissato
con uno sguardo ironico, non potevamo consentirti di prendere il
sopravvento, la posta in gioco in questo caso sarebbe stata
troppo alta" Il Demone: "il duello avrebbe dovuto
essere combattuto ad armi pari, voi avreste dovuto avvicinare gli
uomini ammaliati dalle mie tentazioni e limitarvi a cercare di
ricondurli nella retta via, non dovevate costringermi ad
abbandonare la mia missione" George: "tu sei fuggito
davanti ai nostri sguardi - nessuno ti ha costretto ad andartene
- e ciò è accaduto perché il male non potrà mai prevalere sul
bene e non si può precludere definitivamente agli uomini la via
che conduce alla verità" Il Demone: "sapete bene che
noi demoni, così come voi spiriti di luce, siamo autorizzati
dall'Altissimo ad operare, perché solo resistendo alle nostre
tentazioni e, di contro, perseverando nel cammino della virtù è
possibile raggiungere la perfezione che mette le ali.
Intralciare
il nostro operato è pertanto ostacolare lo stesso volere di
Dio" George: "tu dimentichi però che l'evoluzione
degli uomini, a causa delle loro debolezze, può soltanto essere
rallentata, non bloccata del tutto, per cui al male è concesso
di intervenire fino a quando può procurare effetti provvisori di
caduta programmati dall'intelligenza Divina.
Quando l'operato dei
demoni, come in questo caso, va oltre e osa produrre nella
materia effetti che rallentano oltre il dovuto l'evoluzione degli
esseri viventi, noi spiriti di luce possiamo intervenire per
fermare il loro operato poiché le tenebre sono sempre sottoposte
alla luce".
Il Demone: "che ruolo ingrato è il nostro!
Siamo usati fino a quando fa comodo e poi veniamo allontanati
malamente quando non serviamo più.
Chissà perché gli uomini
nei millenni passati ci hanno voluto immaginare come esseri
abominevoli dotati di corna, zoccoli , coda a punta ed avvolti da
lingue di fuoco".
George: "la maggior parte degli
uomini ignora che tali immagini sono solo forme pensiero create
dalla paura di taluni uomini e quindi non esistono nella realtà
fisica materiale perché dimorano solo nel piano mentale; le
odiose forme vanno a far visita ad esseri umani solo per
suscitare in loro "angoscia" di cui si nutrono per
diventare sempre più potenti.
Le enunciate figure, comunque,
riescono ad accendere il panico solo sugli uomini che hanno una
volontà debole.
Gli uomini con spirito forte e volontà indomita
sanno che le immagini demoniache non potranno far loro alcun male
se si manterranno virtuosi e non cederanno alle loro tentazioni
ed alle loro lusinghe.
Essi non hanno paura ed ordinano a
qualunque raffigurazione ripugnante di allontanarsi, sapendo che
queste ultime sono costrette ad obbedire a chi resiste alle loro
adulazioni e si mantiene casto e puro sul sentiero della
virtù".
Il demone: " una parte degli uomini è
convinta che noi viviamo all'inferno, non sa che in realtà non
esiste una dimensione ove dimorino abitualmente gli esseri
maligni ed alberghi solo il male.
I demoni vivono in verità
all'interno degli uomini per allontanarli dalle virtù e
costituiscono il loro lato oscuro, l'insieme delle loro basse
inclinazioni capaci di spingerli verso ogni sorta di
comportamento dissoluto.
L'umanità dovrebbe assumersi la
responsabilità di non saper dominare le proprie debolezze e la
dovrebbe smettere di scaricare su di noi la colpa di tutti i
crimini ed i misfatti che commette semplicemente perché
rivestiamo il ruolo di istigatori delle malefatte".
George:
" è pur vero, comunque, che talvolta alcuni uomini,
essendosi dedicati ad assecondare le basse inclinazioni per molte
vite, diventano totalmente schiavi dei loro grossolani desideri,
vivono normalmente in modo dissoluto ed istintivamente avvertono
il forte impulso di stimolare anche altri uomini a comportarsi
come loro.
Gli uomini di buona volontà che li hanno conosciuti
li chiamano "demoni", e lo sono, perché diventa demone
colui che adora il mondo materiale, dedica tutte le proprie
energie alla soddisfazione dei desideri e degli istinti più
bassi e cerca di spingere gli altri a fare la stessa cosa.
Tali
uomini, comunque, non si considerano "demoni", ma
persone comuni, perché di fatto credono seriamente che il loro
comportamento sia "normale"e debba quindi coinvolgere
anche gli altri uomini".
Il demone: "tu hai appena
descritto gli uomini-demoni, esseri trasformatisi da uomini
comuni in entità maligne a causa di una costante pratica del
male pur essendo inconsapevoli del ruolo che svolgono; tuttavia
demone è chi svolge il ruolo di istigatore delle più basse
passioni degli uomini, e se, da un lato, vi sono individui che
svolgono questo ruolo inconsapevolmente, come quelli che hai
testè citato, ve ne sono altri che lo svolgono consapevolmente e
con l'autorizzazione del Padre creatore di tutte le cose.
Vi sono
infatti folte gerarchie di spiriti mai incarnatisi appartenenti
ad ondate di vita diverse da quelle degli uomini che svolgono il
ruolo di tentatori dell'umanità su incarico Divino. La
tentazione è infatti un grande dono celeste, perché soltanto
resistendo alle lusinghe del male e mantenendosi fermi nel bene
si acquisisce una virtù positiva. Se invece si cade in
tentazione, sarà il dolore e la sofferenza che ne conseguirà a
correggere verso il giusto sentiero facendo prendere coscienza
degli errori commessi.
Nella Bibbia, Satana non è un mostro con
corna e coda, è soltanto l'avversario.
Quest'ultimo svolge la
funzione del maestro che tende un tranello all'allievo
suggerendogli di fare del male per vedere se ha imparato bene la
lezione e sa resistergli. Solo così il maestro può vagliare
quali sono le lezioni che l'allievo ha difficoltà a comprendere
in modo da mettere a punto al meglio le lezioni future che dovrà
impartirgli. Il momento della tentazione equivale ad un esame che
rende il maestro "avversario" dell'allievo.
Le
tentazioni sono dunque utili in quanto servono a verificare se
gli uomini siano abbastanza forti di carattere ed abbiano
imparato le lezioni della vita. Se un essere umano è così
debole da cadere in tentazione, evidentemente deve ancora
imparare a vivere nel modo giusto.
La tentazione è voluta
dall'Altissimo proprio perché il suo fine ultimo è sempre
l'evoluzione dell'uomo. D'altronde nulla può compiersi se Lui
non lo vuole. Dio, dunque, non è l'artefice solo del bene, in
quanto si serve di schiere di diavoli che egli autorizza ad agire
affinché svolgano la funzione del "maestro" nei
termini appena descritti.
Io appartengo alla schiera dei demoni
autorizzati dall'Onnipotente, e talvolta mi dà noia seguire le
sorti degli uomini, perché sono per lo più ostinati nelle loro
scelleratezze e sembrano non volere imparare mai le lezioni
spirituali.
Il male sembra prendere il sopravvento sulla terra a
causa della loro ritrosia a mutare comportamenti inclini al
vizio".
George: "tu hai voluto dilungarti su coloro che
assumono il ruolo di demoni esterni ed hai solo accennato in modo
non approfondito alla più rilevante figura di demone, quella che
vive dentro ogni uomo, il cosiddetto "Guardiano della
soglia"; è una entità che ogni uomo normalmente non vede
in quanto essa dimora nel piano astrale ove la visione degli
uomini comuni in stato di veglia non è consentita; questa
entità è costituita da tutte le cattive azioni, compiute da un
essere umano nelle sue vite passate, che debbono ancora trovare
una adeguata riparazione in future esistenze.
Il
"Guardiano" è sempre presente nella vita dell'uomo,
anche se non è visto, ed influenza continuamente l'operato di
quest'ultimo generando in lui un impulso ad agire in modo
malevole.
L'uomo resterà succube di tale demone e non potrà
fare significativi balzi in avanti nella sua evoluzione
spirituale sino al momento in cui, prendendo coscienza del suo
stato, riconoscerà tale entità come facente parte di se stesso,
prometterà di risarcire nel più breve tempo possibile tutti i
debiti raffigurati dall'odiosa forma, contrasterà con spirito
indomito ogni impulso negativo prodotto dal Guardiano e oserà
sfidare quest'ultimo con una volontà risoluta a volere
perseverare nell'esercizio della virtù qualunque cosa accada.
Occorre comunque anche evidenziare che un'altra entità, chiamata
Angelo Custode, assiste l'uomo in modo non visto e rappresenta
tutto il bene compiuto da quest'ultimo; ciò fa sì che l'essere
umano non subisca soltanto le influenze del demone guardiano, ma
riceva anche in contrapposizione stimoli al bene in modo da poter
scegliere se seguire la via della luce o delle tenebre"
* * *