Sapienza antica o Esoterismo
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I CAVALIERI DELLA NUOVA ERA

Sommario:

  • 1.1. George e Joseph
  • 1.2. Il monastero custode dei segreti svelati
  • 1.3. L'umanità osserva la verità, ma volge lo sguardo altrove
  • 1.4. l'intervento dell'istigatore del desiderio
  • 1.5. Il confronto tra i nuovi Parsifal ed i nuovi demoni


1.1. George e Joseph, i due cavalieri di questa narrazione nacquero nella stessa famiglia. L'umanità al tempo in cui vennero al mondo viveva infatti un periodo di particolare oscurità e non era facile trovare dei genitori all'altezza di poter dare i natali ad esseri tanto elevati in spirito.

I grandi spiriti possono discendere solo da esseri a loro volta progrediti: il padre deve poter trasmettere un potenziale capace di mettere in moto potenti energie e la madre, invece, i materiali più puri e sensibili di cui occorre essere dotati per riuscire a far fluire grandi energie spirituali.

Non parlavano molto, in quanto la parola è spesso uno strumento imperfetto di trasmissione del pensiero e viene equivocata non tanto per incapacità nel suo uso da parte di chi la pronuncia, quanto per una cattiva disposizione al recepirla nel giusto senso da parte di chi la riceve. Preferivano esprimersi con le loro opere, con il loro contegno ed atteggiamento imperioso, che incute rispetto e timor riverenziale, con le loro movenze appena accennate ma altamente armoniose, con i loro gesti e con le loro azioni sempre inclini all'amore.

Il primo, George, aveva iniziato a percorrere il sentiero che conduce allo spirito attraverso la conoscenza della verità mediante l'uso della mente; la conoscenza acquisita aveva cominciato a stimolare in lui l'uso del cuore - ovvero il desiderio incondizionato di fare bene ad ogni essere vivente in modo disinteressato - con una foga tale da spingerlo a trascurare la mente e l'ulteriore ricerca della conoscenza.

Poiché il compimento di atti altruistici occupava tutto il suo tempo, non curava più il corpo e l'alimentazione come avrebbe dovuto secondo i precetti della "grande sapienza"; inoltre l'aver trascurato la conoscenza lo aveva reso privo di quel senso pratico occorrente nella materia per la soluzione di ogni problema. In lui la trascuratezza fisica e lo scarso senso pratico erano compensati dall'immensa estensione dell'anima procurata dal bene compiuto.

L'altro cavaliere, Joseph, aveva anche lui iniziato a percorrere il sentiero della conoscenza, ma, a differenza di George, aveva stimolato poco il cuore ed aveva perseverato nel cammino della mente, arricchendosi di una immensa conoscenza e di un senso pratico straordinario che gli consentiva di essere particolarmente abile nel risolvere i problemi materiali.

I due erano complementari e si cercavano spesso quando dovevano compiere una grande opera, perché intuitivamente sapevano che l'uno suppliva alle carenze dell'altro ed insieme costituivano una enorme forza della natura.


1.2. Il monastero custode dei segreti svelati I due cavalieri avevano intuitivamente avvertito lo stimolo di recarsi in un monastero ubicato alle pendici di una ridente montagna per compiere una importante missione, anche se essi avrebbero avuto piena coscienza della natura di tale missione soltanto al loro arrivo sul posto.

Pur essendo giunti al monastero senza avvertire previamente del loro arrivo, l'abate priore era fuori del monastero e sembrava essere trepidante in loro attesa, tant'è che fu ben lieto di condurli a visitare il sito in cui si erano verificati degli strani eventi.

Alcuni grandi affreschi dipinti nel tempio del monastero, che per parecchi secoli si erano mantenuti intatti senza mostrare alcun sintomo di cedimento, cominciavano a spezzarsi in alcuni loro tratti ove erano apparse di recente evidenti spaccature e se non si fosse intervenuto al più presto si sarebbe verificata la loro totale disgregazione.

Tali opere rappresentavano le virtù che ogni serio aspirante alla elevazione spirituale deve coltivare per potere conseguire la perfezione capace di ricondurlo alla sua patria celeste. Vi erano rappresentate con immagini allegoriche la fortezza, la giustizia, la temperanza , la carità, la misericordia, l'amore universale per ogni forma di vita ecc.

Nel loro insieme esse costituivano i simboli che mostravano agli uomini di buona volontà "la conoscenza", ovvero l'insieme dei precetti rappresentativi della vita e della forma così come concepiti da Dio e delle regole da seguire per poter aspirare a diventare un giorno artefici del proprio destino.


1.3. L'umanità osserva la verità ma volge lo sguardo altrove Gli uomini che erano lì in quel momento, tuttavia, come la quasi totalità degli altri uomini che li avevano preceduti, esaminavano gli affreschi con distacco o con riluttanza, spesso distraendosi o disinteressandosi e talvolta addirittura assumendo un atteggiamento critico .

Fino a quando avessero perseverato in tale loro atteggiamento essi non avrebbero mai potuto aprire lo scrigno di quell'immenso tesoro a loro amorevolmente donato .

Di contro, il dono si stava disgregando in quanto gli uomini non avevano mostrato interesse per la grande opportunità di evoluzione spirituale loro concessa.

A questo punto intervenne Joseph, il quale suggerì all'abate custode del monastero di rimuovere dal loro attuale sito gli affreschi prima del loro totale sgretolamento, in modo che si potessero restaurare e se ne potesse curare la custodia in un luogo segreto lontano dagli occhi degli uomini fino a quando una significativa parte dell'umanità non avesse mostrato nuovamente impegno nella ricerca della verità.


1.4. l'intervento dell'istigatore del desiderio Mentre Joseph proponeva l'asportazione degli affreschi, un oratore presente intuiva la noia manifestata dagli uomini presenti in quel luogo e, cogliendo i loro punti deboli, ne cominciava ad istigarne gli istinti più bassi promettendo ricchezza, potere e successo ed attirando in tal modo tutta la loro attenzione su di sé.

Fatto questo, si girò a guardare Joseph e George esternando un ghigno beffardo; Joseph allora sobbalzò e con uno scatto felino chiuse il dicitore in un angolo fissandolo con i suoi occhi sprigionanti una potenza magnetica inesprimibile .

A questo punto il declamatore disse: "sono obbligato ad obbedire alla vostra volontà che mi costringe ad allontanarmi poichè, essendo voi cavalieri di un ordine spirituale, la luce del vostro sguardo è troppo potente ed è per me intollerabile, ma ci rivedremo".

Ciò detto, si dileguò.


1.5. Il confronto tra i nuovi Parsifal ed i nuovi demoni Il tempestivo intervento di Joseph aveva evitato una ulteriore caduta delle umane passioni verso il basso e la conseguente totale frantumazione degli affreschi .

Fu allora possibile rimuovere le raffigurazioni e custodirle in un posto in cui non vi sarebbe stato pericolo di loro disgregazione .

Successivamente il declamatore ritornò nel monastero ormai privo degli affreschi e vi trovò soltanto Joseph e George .

Dopo essere entrato, si avvicinò ai due cavalieri e disse: "Voi sapete bene che io debbo compiere la mia missione, così come voi dovete compiere la vostra, e che quindi tra noi non c'è motivo di rancore".

George rispose: "Demone, poiché è vero che ognuno di noi ha un ruolo da svolgere assegnatoci dall'Altissimo, è pur vero che il tuo ruolo si contrappone totalmente a quello nostro, e pertanto ad una tua azione deve conseguire una nostra necessaria reazione per riportare un riequilibrio".

Il demone: "giacché voi intervenite per impedire il mio operato, come sarà possibile verificare se gli uomini meritano i tesori spirituali che Dio ha loro offerto?" George: "non potevamo permettere che andasse perduta la verità, anche se gli uomini di fatto lo avessero meritato.

Nel momento in cui sei riuscito ad attirare tutta l'attenzione su di te e ci hai fissato con uno sguardo ironico, non potevamo consentirti di prendere il sopravvento, la posta in gioco in questo caso sarebbe stata troppo alta" Il Demone: "il duello avrebbe dovuto essere combattuto ad armi pari, voi avreste dovuto avvicinare gli uomini ammaliati dalle mie tentazioni e limitarvi a cercare di ricondurli nella retta via, non dovevate costringermi ad abbandonare la mia missione" George: "tu sei fuggito davanti ai nostri sguardi - nessuno ti ha costretto ad andartene - e ciò è accaduto perché il male non potrà mai prevalere sul bene e non si può precludere definitivamente agli uomini la via che conduce alla verità" Il Demone: "sapete bene che noi demoni, così come voi spiriti di luce, siamo autorizzati dall'Altissimo ad operare, perché solo resistendo alle nostre tentazioni e, di contro, perseverando nel cammino della virtù è possibile raggiungere la perfezione che mette le ali.

Intralciare il nostro operato è pertanto ostacolare lo stesso volere di Dio" George: "tu dimentichi però che l'evoluzione degli uomini, a causa delle loro debolezze, può soltanto essere rallentata, non bloccata del tutto, per cui al male è concesso di intervenire fino a quando può procurare effetti provvisori di caduta programmati dall'intelligenza Divina.

Quando l'operato dei demoni, come in questo caso, va oltre e osa produrre nella materia effetti che rallentano oltre il dovuto l'evoluzione degli esseri viventi, noi spiriti di luce possiamo intervenire per fermare il loro operato poiché le tenebre sono sempre sottoposte alla luce".

Il Demone: "che ruolo ingrato è il nostro! Siamo usati fino a quando fa comodo e poi veniamo allontanati malamente quando non serviamo più.

Chissà perché gli uomini nei millenni passati ci hanno voluto immaginare come esseri abominevoli dotati di corna, zoccoli , coda a punta ed avvolti da lingue di fuoco".

George: "la maggior parte degli uomini ignora che tali immagini sono solo forme pensiero create dalla paura di taluni uomini e quindi non esistono nella realtà fisica materiale perché dimorano solo nel piano mentale; le odiose forme vanno a far visita ad esseri umani solo per suscitare in loro "angoscia" di cui si nutrono per diventare sempre più potenti.

Le enunciate figure, comunque, riescono ad accendere il panico solo sugli uomini che hanno una volontà debole.

Gli uomini con spirito forte e volontà indomita sanno che le immagini demoniache non potranno far loro alcun male se si manterranno virtuosi e non cederanno alle loro tentazioni ed alle loro lusinghe.

Essi non hanno paura ed ordinano a qualunque raffigurazione ripugnante di allontanarsi, sapendo che queste ultime sono costrette ad obbedire a chi resiste alle loro adulazioni e si mantiene casto e puro sul sentiero della virtù".

Il demone: " una parte degli uomini è convinta che noi viviamo all'inferno, non sa che in realtà non esiste una dimensione ove dimorino abitualmente gli esseri maligni ed alberghi solo il male.

I demoni vivono in verità all'interno degli uomini per allontanarli dalle virtù e costituiscono il loro lato oscuro, l'insieme delle loro basse inclinazioni capaci di spingerli verso ogni sorta di comportamento dissoluto.

L'umanità dovrebbe assumersi la responsabilità di non saper dominare le proprie debolezze e la dovrebbe smettere di scaricare su di noi la colpa di tutti i crimini ed i misfatti che commette semplicemente perché rivestiamo il ruolo di istigatori delle malefatte".

George: " è pur vero, comunque, che talvolta alcuni uomini, essendosi dedicati ad assecondare le basse inclinazioni per molte vite, diventano totalmente schiavi dei loro grossolani desideri, vivono normalmente in modo dissoluto ed istintivamente avvertono il forte impulso di stimolare anche altri uomini a comportarsi come loro.

Gli uomini di buona volontà che li hanno conosciuti li chiamano "demoni", e lo sono, perché diventa demone colui che adora il mondo materiale, dedica tutte le proprie energie alla soddisfazione dei desideri e degli istinti più bassi e cerca di spingere gli altri a fare la stessa cosa.

Tali uomini, comunque, non si considerano "demoni", ma persone comuni, perché di fatto credono seriamente che il loro comportamento sia "normale"e debba quindi coinvolgere anche gli altri uomini".

Il demone: "tu hai appena descritto gli uomini-demoni, esseri trasformatisi da uomini comuni in entità maligne a causa di una costante pratica del male pur essendo inconsapevoli del ruolo che svolgono; tuttavia demone è chi svolge il ruolo di istigatore delle più basse passioni degli uomini, e se, da un lato, vi sono individui che svolgono questo ruolo inconsapevolmente, come quelli che hai testè citato, ve ne sono altri che lo svolgono consapevolmente e con l'autorizzazione del Padre creatore di tutte le cose.

Vi sono infatti folte gerarchie di spiriti mai incarnatisi appartenenti ad ondate di vita diverse da quelle degli uomini che svolgono il ruolo di tentatori dell'umanità su incarico Divino. La tentazione è infatti un grande dono celeste, perché soltanto resistendo alle lusinghe del male e mantenendosi fermi nel bene si acquisisce una virtù positiva. Se invece si cade in tentazione, sarà il dolore e la sofferenza che ne conseguirà a correggere verso il giusto sentiero facendo prendere coscienza degli errori commessi.

Nella Bibbia, Satana non è un mostro con corna e coda, è soltanto l'avversario.

Quest'ultimo svolge la funzione del maestro che tende un tranello all'allievo suggerendogli di fare del male per vedere se ha imparato bene la lezione e sa resistergli. Solo così il maestro può vagliare quali sono le lezioni che l'allievo ha difficoltà a comprendere in modo da mettere a punto al meglio le lezioni future che dovrà impartirgli. Il momento della tentazione equivale ad un esame che rende il maestro "avversario" dell'allievo.

Le tentazioni sono dunque utili in quanto servono a verificare se gli uomini siano abbastanza forti di carattere ed abbiano imparato le lezioni della vita. Se un essere umano è così debole da cadere in tentazione, evidentemente deve ancora imparare a vivere nel modo giusto.

La tentazione è voluta dall'Altissimo proprio perché il suo fine ultimo è sempre l'evoluzione dell'uomo. D'altronde nulla può compiersi se Lui non lo vuole. Dio, dunque, non è l'artefice solo del bene, in quanto si serve di schiere di diavoli che egli autorizza ad agire affinché svolgano la funzione del "maestro" nei termini appena descritti.

Io appartengo alla schiera dei demoni autorizzati dall'Onnipotente, e talvolta mi dà noia seguire le sorti degli uomini, perché sono per lo più ostinati nelle loro scelleratezze e sembrano non volere imparare mai le lezioni spirituali.

Il male sembra prendere il sopravvento sulla terra a causa della loro ritrosia a mutare comportamenti inclini al vizio".

George: "tu hai voluto dilungarti su coloro che assumono il ruolo di demoni esterni ed hai solo accennato in modo non approfondito alla più rilevante figura di demone, quella che vive dentro ogni uomo, il cosiddetto "Guardiano della soglia"; è una entità che ogni uomo normalmente non vede in quanto essa dimora nel piano astrale ove la visione degli uomini comuni in stato di veglia non è consentita; questa entità è costituita da tutte le cattive azioni, compiute da un essere umano nelle sue vite passate, che debbono ancora trovare una adeguata riparazione in future esistenze.

Il "Guardiano" è sempre presente nella vita dell'uomo, anche se non è visto, ed influenza continuamente l'operato di quest'ultimo generando in lui un impulso ad agire in modo malevole.

L'uomo resterà succube di tale demone e non potrà fare significativi balzi in avanti nella sua evoluzione spirituale sino al momento in cui, prendendo coscienza del suo stato, riconoscerà tale entità come facente parte di se stesso, prometterà di risarcire nel più breve tempo possibile tutti i debiti raffigurati dall'odiosa forma, contrasterà con spirito indomito ogni impulso negativo prodotto dal Guardiano e oserà sfidare quest'ultimo con una volontà risoluta a volere perseverare nell'esercizio della virtù qualunque cosa accada.

Occorre comunque anche evidenziare che un'altra entità, chiamata Angelo Custode, assiste l'uomo in modo non visto e rappresenta tutto il bene compiuto da quest'ultimo; ciò fa sì che l'essere umano non subisca soltanto le influenze del demone guardiano, ma riceva anche in contrapposizione stimoli al bene in modo da poter scegliere se seguire la via della luce o delle tenebre"

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