Sapienza antica o Esoterismo
Articolo di Giuseppe Curvati
Sommario articoli
di Giuseppe Curvati

Sommario di Esoterismo
Pagina scorciatoie
Sommario del sito

IL SENTIERO DI UN CAVALIERE

Sommario:

  • 1- Prologo
  • 2- L'incontro tra François ed il Sultano
  • 3- il dialogo tra François ed Antoine


1- Prologo

Vi narro un aneddoto sulla vita di un uomo chiamato François.

Giovane barone di una casata illustre della Normandia, già giovanissimo entrò a far parte della cavalleria di un ordine spirituale e cominciò a viaggiare insieme ad altri confratelli per compiere delle missioni in terra straniera al servizio di coloro che avessero bisogno di essere difesi.

Egli non agognava il gusto del fasto, la sete di vana gloria né la cupidigia di beni temporali; non aveva imboccato il sentiero della cavalleria per poter beneficiare di cavalli, armature, per poter mangiare bene o potersi fregiare del prestigio che l'ordine cavalleresco forniva, non per il potere e le ricchezze che ne sarebbero potuti conseguire o per raccogliere onori, ma perché cercava la propria sublimazione in una milizia che avrebbe dovuto essere soltanto una pura cavalleria di Dio.

Per questo motivo si adeguava volentieri alla disciplina, sapendo in cuor suo che essa è necessaria per vincere i vizi e per conseguire le virtù che tanto ricercava; accettava inoltre di vivere una vita sobria cogliendo in essa ogni aspetto che potesse far scaturire gioia.

Non lo si vedeva mai ozioso, sfaccendato o curioso, detestava i dadi, gli scacchi, aborriva la caccia e di contro coltivava l'abitudine al silenzio, perché riteneva che il troppo parlare non è mai senza peccato.

Egli avanzava senza paura, intrepido, con la sicurezza che gli derivava dalla fede nell'aiuto della provvidenza divina, ed affrontava e superava ogni pericolo con tale stato d'animo.

Inoltre sentiva in cuor suo che vivere insieme ad altri confratelli condividendo tutto quello che si ha fosse un'esperienza soave e straordinaria.

Egli aveva abbracciato la missione di aiutare i sofferenti e gli ammalati che avessero intrapreso il pellegrinaggio verso luoghi santi, ossia coloro che, spinti dalla fede, avessero imboccato un cammino di consapevole espiazione dei peccati e di riconquista delle virtù per poter conseguire la guarigione e la pace in Dio.

In uno dei suoi viaggi si trovò nei pressi di Gerusalemme in un periodo in cui si combatteva un'aspra guerra tra le milizie cristiane e quelle saracene per la conquista ed il predominio dei luoghi santi.

Nella casa che lo ospitava ebbe modo di conoscere un altro confratello di nome Antoine, e con lui simpatizzò subito perché sentiva che tra loro vi era una grande affinità animica .

A differenza degli altri confratelli, infatti, anche Antoine, come François, aborriva l'uso della spada, preferendo in ogni circostanza agire senza armi ed impiegare solo il cuore e la mente.

Si prospettava una battaglia funesta tra cristiani e musulmani che appariva ormai inevitabile, data l'ostinazione dei due opposti fronti nel non voler retrocedere dai propri intenti di predominio sui luoghi sacri.

Ed allora François ed Antoine, rischiando la propria vita, nell'estremo tentativo di salvare migliaia di vite umane ritennero di recarsi senza armi a colloquio con il sultano confidando nella speranza di riuscire a toccare la sensibilità ed il buon senso di quest'ultimo.

2- L'incontro tra François ed il Sultano

Giunti all'accampamento saraceno, furono immediatamente accerchiati e condotti innanzi al sultano, il quale ammirò con meraviglia il coraggio, il contegno sereno e le movenze garbate e gentili dei suoi due interlocutori e li ricevette con tutti gli onori riservati agli ospiti graditi.

Il Sultano allora chiese: " cos'è che vi ha indotto a rischiare la vostra vita venendo inermi al mio cospetto?".

François: " la fiducia che nutro nell'aiuto della Provvidenza Divina, perché intendo parlare di pace ed amicizia e sento che chi nutre le migliori intenzioni ed agisce nel giusto non deve aver mai nulla da temere".

Il Sultano: " non tutti i tuoi confratelli la pensano allo stesso modo, perché molti sono qui per alzare le spade contro altri uomini soltanto per l'orgoglio di voler predominare su un pezzo di terra".

François: "non è mia abitudine guardare agli aspetti negativi delle cose, perché cerco sempre di cogliere soltanto il lato buono degli oggetti e degli esseri che mi circondano, e posso dirti che i luoghi sacri sono patrimonio di ogni uomo, non di quella o di quell'altra etnia o dei fedeli di questo o di quel credo religioso.

Ogni spirito deve poter essere libero di avvicinarsi a Dio scegliendo secondo le proprie inclinazioni di ripercorrere il sentiero e le orme di uno dei grandi uomini, tra i quali il Cristo e Maometto, che in passato hanno indicato un sentiero capace di condurre a Dio.

E nei luoghi sacri dovrebbero poter convivere pacificamente gli uomini di diverse etnie o credi religiosi, nessun popolo dovrebbe accampare l'aspirazione al diritto di poterne godere e disporre in modo pieno ed esclusivo.

Il Sultano: "riconosco la verità nelle tue parole, e sò, attraverso la lettura di alcuni testi sacri, che anche Gesù Cristo ha detto delle cose ed ha compiuto delle gesta che certamente lo pongono tra i grandi uomini.

Per cui, se tu vorrai dirmi altre cose, io le ascolterò aprendo la mia mente ed il mio cuore".

François: "mi piacerebbe che anche gli altri uomini potessero percepire la sofferenza dei nostri fratelli così come la sento in cuor mio, perché la percezione dell'eco del patimento altrui induce a non ricercare la sofferenza dei propri simili; il dolore di questi ultimi, infatti, coinvolge individualmente ogni singolo uomo, anche se questi è ancora incapace di sentirlo in sè, e ciò in quanto esiste una vita unica, quella di Dio, in cui tutto vive, e quindi ciò che accade ad una parte del tutto ha comunque refluenze sulle rimanenti parti della medesima unità.

Il Sultano: "Tu mi parli di una vita unica, quella di Dio, ed è una cosa molto interessante; ho sempre pensato che tutti gli uomini di qualunque etnia o credo religioso pregano lo stesso Dio anche se con modalità diverse, e ciò perché tanti possono essere i sentieri che conducono alla stessa meta.

Perciò gradirei che mi esponessi ulteriori dettagli sul tuo modo di intendere la vita".

François: "Sento che occorre lavorare incessantemente e disinteressatamente al servizio dei propri simili per costruire una grande fratellanza universale capace di abbattere completamente tutti i sentimenti di separazione legati all'appartenenza a questo o quel credo religioso, razza o popolo.

Gran parte degli uomini alimentano e rafforzano il male lasciandosi avvincere dall'orgoglio del potere, del predominio e della prevaricazione, ed innalzano in tal modo barriere separatrici legate all'appartenenza ad una razza, ad un popolo, ad una fede religiosa.

Tutto questo crea uno sbarramento energetico che ostacola in maniera determinante il transito verso la terra della luce increata presente in tutto il resto dell'universo.

L'accesso di tale luce sulla terra in copiose quantità è però essenziale per riequilibrare i corpi, i cuori e le menti degli uomini ammalatisi a causa delle trasgressioni e dei peccati commessi, e ciò al fine di dare a loro la possibilità, aprendo adeguatamente la porta del loro cuore, di riprendere il sentiero della virtù e di riconquistare la guarigione .

Ed allora prego costantemente, insieme a tanti altri uomini di buona volontà, per la guarigione dell'umanità sofferente in modo che le energie attivate dalla nostra devozione, come carboni accesi, possano costituire un grande cilindro infuocato capace di penetrare nella menzionata barriera di energia negativa e di far filtrare la luce divina.

Sento che ciascun uomo ha il privilegio di vivere un frammento della vita di Dio e pertanto non cesserà mai di esistere; la nascita e la morte non sono che due momenti di passaggio da una fase ad un'altra della medesima esistenza.

Tale vita ha un andamento ciclico in cui si alternano due fasi: l'una, che va dalla nascita alla morte, segnata da una piena vita operativa nella materia fisica, e l'altra, che va dalla morte ad una successiva rinascita, in cui la vita non appare attiva nella materia fisica e purtuttavia esiste in modo latente, non vista, operando in altri piani di esistenza per assimilare il frutto delle esperienze fatte e per preparare l'avvento di una nuova fase di vita materiale in un ulteriore nuovo ciclo di esistenza .

Nel primo ciclo di vita l'uomo opera all'esterno di sè, nel piano materiale, e relaziona con il resto del mondo per essere messo alla prova; solo in tal modo può fare quell'esperienza che gli permetterà di crescere spiritualmente, di aggiungere mattoni in più all'edificio della sua anima.

Nel secondo ciclo di vita l'uomo opera, non visto, soltanto spiritualmente, all'interno di sé, svolgendo un lavoro di piena assimilazione del frutto delle esperienze maturate e dedicandosi ad un lavoro di preparazione, cioè alla costruzione dell'ambiente che caratterizzerà la sua nuova esistenza materiale.

Ad un acuto osservatore della natura non sfugge che l'andamento ciclico descritto si manifesta in diversi fenomeni naturali, tra cui l'iter vitale di una pianta, l'alternarsi delle stagioni durante l'anno, l'alternarsi del dì e della notte in un giorno completo e l'alternarsi nella vita dell'uomo di una fase nel piano materiale ad una fase in piani superori di esistenza, e ciò a riprova del fatto che l'alternanza ciclica è un aspetto della vita in ogni ambito dell'universo.

In dettaglio, si può constatare che la pianta spunta dalla terra, cresce e sviluppa il suo arbusto, i rami, le foglie, i fiori, poi genera il frutto che matura e cade portando in sé il seme, ed allora comincia gradualmente a deperire fino a morire del tutto nel piano fisico; la sua vita, però, non cessa del tutto, in quanto continua ad esistere latente, non vista, e riposa nel seme che, caduto per terra, con la coazione dell'acqua e del calore del sole farà germogliare una nuova pianta.

Così durante l'anno la terra vive la sua vita in due fasi semestrali: l'una, che va dall'equinozio di primavera all'equinozio di autunno, e l'altra dall'equinozio di autunno al successivo equinozio di primavera.

Nella prima fase, in seguito all'equinozio di primavera la vita nasce nella materia fisica al di fuori della superficie della terra e si manifesta in una esplosione della natura, perché ovunque spuntano piante ed i paesaggi si colorano di verde.

La ricchezza di vita materiale della natura, che giunge al suo massimo fulgore nel solstizio d'estate, comincia a ridursi progressivamente dopo tale ultimo evento fino all'equinozio d'autunno, momento in cui si manifesta la massima espressione del deperimento e della sparizione del verde in seguito alla caduta delle foglie dagli alberi ed allora la vita comincia ad operare all'interno della terra, sotto la sua superficie, non vista e latente , ma è pur sempre sussistente e svolge un'attività di assimilazione e di sviluppo del seme che era caduto dai frutti, in modo da preparare la nuova vita che da quest'ultimo potrà sbocciare nell'equinozio della primavera successiva.

Così ancora l'alba segna la nascita di un nuovo dì che dura sino al tramonto, ed a sua volta il tramonto determina la morte del dì; durante tale intervallo di tempo la vita esprime il massimo del suo fulgore perché grazie al sole, che emana luce e calore, gli esseri viventi sono in grado di creare e costruire nella materia in un crescendo che tocca il suo apice più alto nel mezzogiorno, momento dal quale comincia gradualmente a ridursi la potenza e la quantità di luce e calore sino al tramonto;

quest'ultimo evento segna l'inizio della scomparsa della vita nella materia fisica: le attività materiali si fermano e comincia una fase in cui la vita non sembra essere più presente nel mondo fisico materiale; lo stesso uomo si stacca dal proprio corpo durante il sonno per recarsi in altri piani superiori di esistenza; la vita comunque continua ad esistere in modo latente e si manifesta nella luce delle altre stelle dell'universo ed in quella riflessa dei pianeti e della luna sino al momento in cui nella successiva alba rinasce in un nuovo giorno nella materia fisica.

Così dalla nascita alla morte nella materia fisica anche la vita dell'uomo manifesta piena attività nelle relazioni esterne accumulando esperienza e ciò sino alla morte fisica, che segna il passaggio ad una vita in altri piani di esistenza superiori, dove lo spirito lavora per assimilare il frutto delle esperienze della vita materiale e per preparare il suo nuovo ritorno ad una nuova fase di vita in seguito ad un'altra rinascita nella materia fisica.

L'andamento della vita a fasi alterne sopra descritto andrà avanti fino a quando l'umanità non si sarà evoluta collettivamente ed ogni uomo non avrà raggiunto la piena conquista delle virtù ed il pieno dominio sui vizi.

Infatti, giova ripeterlo, l'andamento ciclico prevede una prima necessaria fase di transito nella materia fisica perché quest'ultima consente di sottoporre il nostro Ego a prove produttive di un'esperienza capace di accrescere spiritualmente la nostra anima; la seconda fase, invece, serve a poter assimilare il frutto dell'esperienza maturata.

Pertanto, quando ogni uomo avrà raggiunto la "perfezione" per aver totalmente vinto i propri vizi e conquistato ogni virtù, non avrà più la necessità di fare altre esperienze nel piano materiale, non dovendo più essere sottoposto a prove, ed allora la vita cesserà di manifestarsi a fasi alterne, scomparirà la materia fisica attualmente visibile e per l'umanità inizierà un nuovo ciclo di vita in un altro piano di esistenza.

Il Sultano: "sei un grande saggio; tra i tanti sentieri che la vita prospetta, pochi uomini, purtroppo, sanno scegliere e percorrere un sentiero che conduce a Dio.

Tu certamente sei tra questi pochi, ed io ne sono contento.

Puoi riferire a chi è posto a capo della milizia cristiana che io sono disposto a cessare ogni ostilità se la comunità cristiana sarà disposta a condividere i luoghi sacri con la comunità musulmana" .

Purtroppo i capi della guarnigione cristiana non accolsero la proposta di pace del sultano e pertanto una guerra lunga e sanguinosa avrebbe avuto seguito.

François ed Antoine, delusi ed amareggiati, in considerazione della loro avversione per l'attività bellica, chiesero ed ottennero di poter essere trasferiti in altro luogo ove avessero potuto compiere la loro missione senza uso delle armi.

3- il dialogo tra François ed Antoine

Lungo il viaggio verso il nuovo sito tra i due iniziò il seguente dialogo:

Antoine: "mi è capitato spesso di percepire negli altri uomini un sentimento di solitudine; ho ascoltato molte persone ammalate che lamentano ancor più della malattia il patimento di una sofferenza proveniente dalla forte sensazione di solitudine che spesso li assale.

Ti sarei grato se tu esponessi il tuo punto di vista su questo grande mistero dell'anima".

François: "La sensazione di solitudine nasce dal vuoto, perchè colpisce in misura proporzionalmente maggiore le persone che sono più vuote dentro. Esse non credono nell'esistenza di Dio o credono che Dio sia comunque sordo ai dolori della gente, ed allora hanno perso la fiducia sulla esistenza di sentimenti quali la speranza, l'amore, la verità.

Esse si sentono fragili ed impotenti innanzi ad un immenso universo di cui non conoscono le leggi e non riescono a darsi pace perché non capiscono da dove questo senso di solitudine provenga né tanto meno il motivo della sua esistenza.

Il contatto più forte con la solitudine avviene quando l'umanità descritta sente ormai la morte vicina, perché a quel punto non trova una risposta sul se esiste un futuro dopo la morte e di che natura esso sia, sul perché è vissuta, e pensa di essersi sacrificata tutta la vita ed ora deve perdere tutto.

Gli esseri umani avvinti da tale angoscioso sentimento subiscono un condizionamento che li costringe a non essere più se stessi, perché per non restare soli non trovano il coraggio di contrastare le brutture ed i compromessi imposti dalla vita .

Solo coloro che si sforzano di ricercare e potenziare il proprio sè immortale possono sperare di uscire dal proprio vuoto in quanto in tal modo la loro vita si riempie di un senso e riesce a contrastare la solitudine.

In tal modo essi riescono ad operare cambiamenti liberandosi delle proprie ombre, dei propri egoismi e dei propri grossolani desideri e diventano capaci di vivere con se stessi acquistando un senso di armonia e di pace .

La fede nell'esistenza di Dio e la conoscenza permettono all'uomo di comprendere che nulla si crea e nulla si distrugge, che ogni causa ha necessariamente un effetto, che esiste una vita piena, unica, quella di Dio, di cui ciascun uomo è compartecipe, che tale vita è eterna e che si ritornerà nella materia portando in sé quel bagaglio non materiale, ma emozionale, di tutte le esperienze e lezioni già recepite in questa ed in altre incarnazioni precedenti.

Colui che riesce a conquistare fede e conoscenza non prova più alcun senso di solitudine.

Antoine: "la mancanza di fede, come hai ben evidenziato, è da un lato la causa principale del vuoto che porta alla solitudine, ma è anche la causa principale che ostacola la guarigione dalle malattie; ed infatti non è un caso che si prova un senso di solitudine tanto più forte quanto più si è ammalati.

Il nutrire una grande fiducia nell'aiuto delle forze divine permette di riconquistare la guarigione attraverso la coazione da un lato della luce divina e dall'altro di una volontà diretta all'eliminazione dei vizi, alla conquista delle virtù ed al porre rimedio ai peccati commessi .

L'attivazione di una tale volontà, infatti, insieme alla consapevole fiducia di essere comunque assistito in ogni circostanza dai buoni influssi della Provvidenza divina, permette di creare un varco nel muro di basse energie generato dal male prodotto durante la propria esistenza e ciò consente l'accesso della luce divina nella propria anima.

Questa verità era ben nota a Gesù Cristo il quale, prima di recarsi in un luogo per compiere delle guarigioni si informava sempre, tramite i suoi discepoli, su coloro che, tra gli aspiranti alla guarigione, fossero uomini di fede, e sceglieva di guarirli ordinando loro di compiere qualcosa, come nel caso del cieco nato, a cui chiese di lavarsi gli occhi, o dello strorpio, a cui comandò di alzarsi, di prendere il suo lettuccio e di camminare, e ciò al fine di provare la loro fede.

Egli infatti sapeva molto bene che se tali uomini non avessero avuto fede non avrebbero aperto il loro cuore al flusso di luce divina che lo stesso Cristo avrebbe indirizzato alla loro anima e quindi la guarigione non sarebbe stata possibile anche se l'energia inviata fosse stata potentissima.

Ma a proposito di luce e di immagini, io, come te, d'altronde, sono avvezzo all'esercizio quotidiano della concentrazione e della meditazione, ed attraverso tali attività ho potuto percepire immagini di soggetti o cose talvolta opache, talaltra trasparenti e luminose esternanti una luminosità fissa, ed altre volte immagini trasparenti e luminose esprimenti una luminosità mutevole, che si rinnova dall'interno con un moto raggiante.

Siccome ho constatato che non si trattava di immagini rappresentative di una realtà materiale fisica esistente, ho avuto la sensazione che si trattasse di immagini provenienti da altri mondi, e talvolta ho avuto la netta impressione che quelle immagini rappresentassero manifestazioni prodotte da spiriti elevati dimoranti nei piani superiori di esistenza, ma non è stato sempre facile capire che cosa volessero rappresentare.

A tale proposito volevo beneficiare della tua esperienza per sapere se è possibile riuscire a distinguere la provenienza ed il significato della varie immagini percepite nei mondi superiori senza avere più dubbi.

François: "per poter rispondere compiutamente alla tua domanda debbo prima esporti alcuni concetti preliminari che ti permettano di comprendere pienamente il senso della mia successiva spiegazione.

La percezione di una immagine in piani superiori di esistenza che non rappresenta un oggetto fisico materiale esistente può dipendere da immaginazione o fantasticheria.

Il fantasticare è il formarsi immagini a cui dovrebbero corrispondere oggetti materiali quando in realtà questi oggetti sensibili non esistono.

L'immagine illusoria è una anomalia perché è il frutto di un uso distorto dei sensi.

L'attività immaginativa, invece, permette di conoscere la verità attraverso la visione di immagini dei piani superiori non rappresentative di oggetti esistenti nel piano fisico materiale ma pur rappresentative di altre realtà esistenti, ossia di emanazioni di esseri sublimi che si esternano nei soli mondi superiori.

Non ci sono indicazioni di carattere generale per distinguere senz'altro l'illusione, l'allucinazione, la fantasia, dalla realtà.

Chi vuole acquistare chiarezza di discernimento in questo campo, deve allenarsi in tale pratica già nella vita quotidiana nel mondo fisico e se ogni giorno non pone ogni sua cura nel pensare chiaramente e acutamente, quando ascende a mondi superiori cadrà in preda a ogni sorta di illusioni.

Nell'immaginazione le figure di realtà esistenti solo nei piani superiori hanno vivacità e pienezza di contenuto mentre le rievocazioni delle immagini che la memoria conserva delle percezioni materiali sensibili quando l'oggetto materiale della rappresentazione ormai non esiste più, che pur popolano le visioni astrali-immaginative, sono al confronto pallide e sbiadite.

Sono altresì figure opache quelle rappresentative di emanazioni di esseri bassi, sono trasparenti ed illuminate quelle riferibili a esseri di grado medio, e sono altresì trasparenti, illuminate e con una luce raggiante che si rinnova continuamente dall'interno quelle attribuibili alle entità spirituali più elevate.

In particolare i sentimenti, le rappresentazioni ed i pensieri di entità animiche e spirituali, così come le loro armonie e disarmonie, si rivelano attraverso le impressioni di luce e di colore delle immagini da esse prodotte, con il loro illuminarsi e spegnersi, con le loro trasmutazioni di colore. Nel mondo astrale-immaginativo non si trovano solo percezioni di luce e di colore paragonabili alle esperienze visive del mondo fisico, ma anche impressioni di caldo e di freddo, di sapori e odori, ed ancora altre esperienze dei "sensi" immaginativi per le quali non esiste un parallelo nel mondo fisico. Le impressioni di caldo e di freddo sono in tal caso le rivelazioni della volontà e delle intenzioni di esseri animici e spirituali. Le intenzioni, buone o cattive, di tali esseri, si manifestano in determinati effetti di calore o di freddo.

La conoscenza immaginativa sarà possibile in particolare a quei seguaci dell'antica sapienza che durante le ore di veglia si esercitano nella concentrazione e nella meditazione, in quanto tali pratiche permettono all'anima di ritirarsi per un certo tempo dal suo collegamento con gli organi dei sensi affinché la sua attività possa rivolgersi all'interno, verso se stessa, e non all'esterno, verso il mondo fisico.

La meditazione è tanto più intensa quanto più non si ode e avverte nulla del mondo esteriore materiale mentre la si pratica e, quando si riesce a conseguire tale obiettivo, essa è capace di attivare gli organi eterici rendendo percepibili le immagini dei mondi spirituali già nei sogni.

Ed allora, gradualmente e lentamente, durante le ore di veglia, i seguaci dell'antica sapienza cominciano a ricordare di aver avuto di notte delle percezioni e tra esse acquistano la capacità di saper distinguere le immagini frutto di riflesso della propria vita fisica materiale- ossia le immagini, visibili anche per gli uomini comuni, impresse nella memoria e costituenti mere rappresentazioni di vita materiale vissuta il giorno prima - da quelle -non visibili per gli uomini comuni- che costituiscono le rappresentazioni in forma di immagini di manifestazioni esternate da esseri elevati in rapporti notturni avuti in un mondo superiore.

Normalmente nel piano fisico materiale si conosce per percezione diretta attraverso i sensi; il contatto diretto con gli oggetti materiali permette di percepire attraverso i sensi odori, suoni, immagini che li rappresentano e determina in noi una precisa idea di quella che è la realtà, e questo ci da una notevole sicurezza nel poter affermare che le sensazioni relative a tali oggetti costituiscono la realtà, avendo come saldo punto di riferimento gli oggetti stessi rappresentati nella percezione.

La realtà corporea è lo scoglio contro il quale si vanno a frantumare tutte le allucinazioni, perché la presenza fisica della cosa che è davanti ai nostri occhi ci dice che quello che stiamo vedendo è realtà e non fantasia. Con l'immaginazione , invece, si vanno a percepire nel mondo astrale immagini ed anche sensazioni simili ad odori e suoni relativamente ad oggetti o esseri che non esistono effettivamente nel mondo fisico materiale e ciò porta taluno a dire, per ciò stesso, che si tratta solo di fantasticherie, illusioni ed allucinazioni.

In realtà così è se si tratta di immagini create solo dalla nostra fantasia in quei piani, cosa che è possibile, ma spesso, giova ripeterlo, nel piano astrale si possono vedere immagini che rappresentano emanazioni in quel piano di spiriti superiori dimoranti in mondi spirituali ancora superiori. Attraverso tali immagini, suoni , odori, pertanto, parlano a noi i menzionati esseri, perchè queste sono le forme di espressione che usano per manifestarsi.

Il pericolo dell'immaginazione sta nel fatto che l'uomo, con tale pratica, fino a quando non acquisisce la possibilità di accesso anche ai mondi superiori a quello astrale, entra in contatto con le sole manifestazioni di esseri superiori e non direttamente con l'entità di tali spiriti.

Il problema si pone perché le nostre brame, i nostri desideri, le nostre passioni escono dal nostro essere e si manifestano nel mondo astrale come oggetti estranei a noi sotto forma di immagini di animali o persone- che spesso sembrano aggredirci-, e non è facile distinguere tra le immagini che rappresentano i menzionati aspetti della nostra anima e quelle che rappresentano le emanazioni di esseri superiori.

La stessa identica immagine infatti può provenire tanto da un essere spirituale che parla all'uomo quanto da qualcosa dimorante nell'anima. Soltanto la guida di un maestro ci può indirizzare in questo, ma ciò fino a quando resteremo confinati nel solo piano astrale e non avremo conquistato l'accesso ai piani superiori, perché non appena riusciremo in quest'ultimo intento entreremo in unione con gli indicati esseri ed allora percepiremo la loro essenza per contatto diretto e non avremo più alcun dubbio.

Certo il sentiero delle Scuole occidentali orienta verso il massimo sentimento di libertà, e quindi di totale autonomia nelle scelte, cioè verso la rottura di ogni dipendenza da un maestro, ma tale rottura non deve verificarsi prima che l'allievo abbia imparato a discernere e distinguere le immagini della propria anima dalla vera realtà emanata dagli spiriti superiori.

A questo punto per colui che voglia conoscere a fondo ed in modo completo tutti gli aspetti della propria anima diventa essenziale accedere alla pratica dell'immaginazione, perché la vita materiale fisica consente di aver accesso alla propria anima solo dall'interno, dato che nel piano fisico siamo sempre immedesimati in essa e con essa ci identifichiamo; per poterla conoscere totalmente in ogni suo aspetto dobbiamo guardare l'anima anche dall'esterno- attraverso la visione delle immagini astrali che la rappresentano- come se fosse un oggetto che sta al di fuori di noi, in modo da poterla valutare oggettivamente, e per far ciò si deve necessariamente approdare all'attività immaginativa."

Antoine: " mi è successo di percepire, pur essendo cosciente del fatto che non stavo ascoltando con le mie orecchie, qualcosa che si può paragonare a ciò che nel mondo sensibile è suono e risonanza, musica e parola. Ho avuto talvolta la sensazione di avvertire i pensieri e i sentimenti di qualcuno senza udire con l'orecchio fisico le sue parole; in particolare ho avuto la netta percezione che qualcuno mi abbia suggerito talvolta la soluzione di alcuni problemi che ho dovuto risolvere o suggerimenti su come fare questa o quella cosa, ed in tali occasioni ho provato sempre una sensazione di estrema serenità e di consapevolezza del fatto che qualcuno in quel momento mi stesse dando consigli. Sulla base di quello che mi hai detto deduco che si sia trattato di suggerimenti pervenutimi da spiriti superiori e vorrei che sul punto mi riferissi il tuo punto di vista".

François: " Quando le sensazioni percepite nel mondo astrale-immaginativo cominciano a rivelare all'osservatore in un "muto linguaggio" i loro significati, allora, dentro la sfera immaginativa, sorge quella ispirata. Con l'ispirazione l'uomo non percepisce una immagine, ma lui stesso la crea per mezzo di un processo animico e pur tuttavia in essa deve imprimersi qualcosa di reale corrispondente alla rivelazione di un mondo superiore, nel senso che tale creazione deve essere il tramite attraverso cui i processi del mondo superiore si manifestano; attraverso tale mezzo di conoscenza le cose parlano da se e raccontano come esse sono, ossia si comincia a "udire" ciò che avviene dentro alle cose, anche se non si tratta di una vera audizione come quella proveniente dai sensi fisici. E' più che altro una forma di percezione immediata dell'essenza delle cose; la pietra, la pianta diventano "parole spirituali" ed esprimono il proprio essere, non sono più immagini.

Siamo poi noi stessi, ovvero il nostro Io, a creare le immagini che rappresentano le cose sulla base delle percezioni "auditive " di cui si è detto. In sostanza chi ha maturato una maggiore evoluzione spirituale rispetto a colui che è ancora fermo alla sola conoscenza immaginativa diventa in grado di riprodurre immagini ispirate da una forma di chiaroudienza in cui gli esseri superiori raccontano di quello che essi sono, dei loro pensieri e dei loro sentimenti, manifestandoli talvolta sotto forma di suggerimenti, come è avvenuto nel tuo caso. Per conquistare la conoscenza ispirata occorre sforzarsi di trovare l'equilibrio nell'esercizio dei sentimenti. Sarà facile riconoscere che in molti casi la paura o l'angoscia sono più grandi di quanto sarebbero, se fossero totalmente adeguate agli eventi che le suscitano.

Poiché tali picchi- spesso di sentimenti negativi- consumano molta forza animica, il discepolo che ha conquistato con il proprio lavoro spirituale la capacità di mantenersi in equilibrio evita tali eccessi e risparmia molta energia animica per poterla utilizzare in altro modo più proficuo.

Il risparmio descritto riguarda in particolare i sentimenti che vengono suscitati dai sensi esteriori materiali.

Ciò che nel detto ambito viene risparmiato deve essere utilizzato per estendere il sentimento nelle esperienze spirituali in cui entrano in gioco i sensi eterici costruiti dall'anima; in particolare occorre imparare a sperimentare tutta la scala dei sentimenti, dal dolore fino all'entusiasmo, dalla tensione penosa fino alla gioiosa liberazione per la verità conquistata, a sentire avversione di fronte a ciò che l'uomo normale sperimenta freddamente come un "errore" ed a sviluppare in sé un amore per la verità. In altri termini all'intensificazione interiore della vita del sentimento nella direzione da noi voluta deve corrispondere un rafforzamento della resistenza della nostra sfera sentimentale alle impressioni provenienti generalmente dall'esterno.

Oltre a quanto sinora si è evidenziato, bisogna esercitare la forza del nostro sentimento in modo da riuscire ad orientarla dove vogliamo, nel senso che occorre esporsi a certe impressioni esteriori e vietarci del tutto i sentimenti che ne verrebbero suscitati nel così detto stato "normale".

Per esempio, dovremmo esporci ad un avvenimento che "normalmente" eccita l'ira, e vietarci totalmente tale eccitazione.

Si può fare ciò sia nella realtà, sia solamente immaginando l'avvenimento.

Infatti la preliminare preparazione all'immaginazione serve anche a metterci in grado di porre davanti all'anima un avvenimento come se esso fosse realmente presente nella realtà fisica materiale.

Se, dunque, in un lungo lavoro interiore, colui che percorre un sentiero spirituale si dedica a ricevere impressioni da cose e processi vietandosi di provarne i corrispondenti sentimenti "normali", nella sua anima si crea il terreno propizio all'ispirazione.

Un pericolo per chi pratica la concentrazione e la meditazione al fine di giungere all'ispirazione ed all'intuizione potrebbe risultare dal fatto che tale pratica comincia a spingere l'anima a lavorare sempre più nei piani superiori alla costruzione dei propri organi eterici durante il sonno, e poiché a causa di ciò l'anima deve abbandonare la custodia del corpo, forze nocive di spiriti elementari potrebbero tentare di annidarsi nel denso corpo fisico e nel corpo eterico. Infatti, nel mondo fisico, oltre ai regni minerale, vegetale animale ed umano, vi sono altri regni, chiamati elementari, che stanno sotto il regno minerale, nel senso che non raggiungono il condensamento minerale, e nei quali vivono gerarchie di spiriti non visibili con gli occhi fisici che esercitano un'azione sull'uomo .

In tali circostanze, persone che prima erano di natura buona e morale, accostandosi ai mondi superiori, possono spiegare ogni sorta di basse inclinazioni: esagerato egoismo, mendacità, vendicatività, irosità ecc. Nessuno deve però lasciarsi spaventare da questo fatto e distogliersi dall'ascesa ai mondi superiori; occorre però provvedere affinché tali cose non accadano alimentando in sé le virtù indicate di seguito, e ciò in quanto queste ultime fortificano il corpo fisico e lo rendono inaccessibile agli influssi negativi; in tal modo la natura inferiore dell'uomo viene rafforzata e divenendo più resistente agli attacchi esterni diventa inaccessibile agli influssi elementari pericolosi.

Le virtù menzionate sono le seguenti.

In primo luogo occorre coltivare la capacità, in modo del tutto cosciente, di distinguere, in ogni cosa, il permanente, l'imperituro, dal transitorio, e a dirigere a quest'ultimo la propria attenzione.

Si tenga conto del fatto che nessuno scoprirà nelle cose l'eterno, se prima non ha conosciuto a fondo il transitorio.

Se non si osserva bene una pianta, non si potrà capire ch'essa contiene in sé un impulso di vita permanente che verrà a manifestazione in una pianta nuova, quando quella attualmente presente sarà scomparsa da un certo tempo.

In secondo luogo occorre forgiare i nostri sentimenti e le nostre azioni valutando le cose e gli esseri non per quelli che sono singolarmente, ma apprezzandone il valore quali parti in connessione con tutto l'insieme dell'universo.

Pertanto, il concentrare tutto il proprio sentimento di amore solo su una singola persona, o su singolo animale, disinteressandoci di tutto ciò che possa esistere al di fuori della sfera individuale di quell'essere, può allontanarci dall'amore, che è in realtà un sentimento pienamente vissuto solo se è rivolto verso tutte le cose, e ci fa cadere nell'egoismo.

L'amore verso la persona o l'animale deve invece essere rapportato al fatto che questi ultimi arricchiscono di bellezza e di virtù la vita degli altri esseri per quello che sono capaci di esternare e di dare.

Solo quando si è capaci di provare un tale amore per singole persone od altri esseri si ama anche il tutto e si diventa quindi capaci di amare veramente.

In terzo luogo si devono educare in noi sei qualità: controllo dei pensieri, controllo delle azioni, capacità di sopportare, spassionatezza, fiducia nel mondo che ci circonda ed equilibrio interiore.

Il controllo dei pensieri si raggiunge quando ci si industria a vincere la tendenza a lasciar errare senza meta i pensieri e i sentimenti che nell'uomo ordinario sono in continuo flusso e riflusso attraverso l'isolamento, almeno per brevissimi momenti, e la concentrazione, con la quale da un lato si tiene fissa l'attenzione su un solo pensiero e si cerca di tenere lontani tutti gli altri pensieri e sentimenti, e dall'altro lato si collega il menzionato pensiero soltanto con altre idee da noi scelte.

Quanto al controllo delle azioni, occorre menzionare l'opportunità di attuare regolarmente gesta ed opere che la vita ordinaria non ci porta a fare.

Nella vita quotidiana l'uomo, infatti, viene normalmente spinto alle sue azioni dalle circostanze esteriori, quali ad esempio la necessità si sopperire ad esigenze materiali.

Ma la pur minima azione che s'intraprenda per iniziativa propria indirizza verso la virtù più di qualsiasi altra azione stimolata dalla vita esterna.

La sopportazione sta nell'evitare di cadere in balìa di quello stato d'animo che ora va al culmine dell'esultanza, ora piomba nell'abisso della disperazione.

Chi cerca la via della conoscenza superiore deve potersi moderare tanto nella gioia quanto nel dolore; deve diventare capace di "sopportazione".

Da nulla deve lasciarsi sopraffare e sconcertare. Ciò non produce freddezza e durezza di sentimento ma serve solo a rendere l'uomo saldo e capace di dominio in mezzo alle intemperie della vita.

Una qualità particolarmente importante è il senso per l'affermazione. Questo può venir sviluppato da chi, in ogni cosa, guarda ai lati buoni, belli e distoglie lo sguardo dai lati riprovevoli, brutti e contraddittori. C'è una bella leggenda sul Cristo che mette in evidenza ciò che s'intende parlando di questa qualità. -Sopra una strada giace un cane morto. Tanta gente passa di là; tra gli altri, Cristo. Tutti gli altri distolgono lo sguardo dall'orribile vista della bestia morta; solo Cristo osserva con ammirazione i bei denti dell'animale-. In tutto, anche nella cosa più disgustosa, colui che seriamente cerca può trovare qualcosa di apprezzabile.

Inoltre è importante sviluppare la qualità della spassionatezza.

Occorre esser cauti nel pronunciare il giudizio: "questo è impossibile", "quello non può essere".

Qualunque cosa gli dica la sua opinione, secondo le esperienze già fatte, chi percorre un sentiero sarà pronto, in ogni momento, a lasciarsi condurre ad un'altra opinione dal "nuovo".

Egli deve perdere la tendenza egoistica di voler affermare le proprie opinioni a qualunque costo.

Quando le cinque qualità fin qui nominate sono conquistate dall'anima, un'altra se ne stabilisce del tutto spontaneamente: l'equilibrio interiore, l'armonia delle forze spirituali.

E' necessario trovare un punto di riferimento spirituale che dia saldezza e sicurezza di fronte a tutte le tribolazioni, miserie ed angosce della vita.

Non si deve certo evitare di partecipare ad ogni esperienza, di lasciar agire su di sé tutte le cose.

Non bisogna fuggire davanti ad ogni esperienza della vita e, ciò nonostante, si deve cercare la salda e sicura conservazione dell'equilibrio interiore e dell'armonia.

E' importante per il "cercatore" la volontà di libertà.

Questa volontà deve essere diretta a trovare il giusto compromesso tra l'aprire il senso a tutto ciò che è buono e grande e il contemporaneo rifiuto d'ogni costrizione. Sembrerebbe una contraddizione perché normalmente si pensa che l'accogliere un influsso da fuori non s'accorda con la libertà. Ma quel che importa è appunto che le due cose si accordino nell'anima. Se qualcuno mi comunica alcunché, ed io l'accolgo sotto l'impero della sua autorità, allora non sono libero. Ma sono altrettanto poco libero se mi chiudo al buono che in tal modo potrei ricevere. Perché, in tal caso, quel che di non buono io porto nella mia anima esercita su di me una coercizione.

E, nei riguardi della libertà, non è importante solo il fatto ch'io non stia sotto la costrizione di un'autorità esteriore, ma anzi tutto ch'io non stia sotto la costrizione dei miei propri pregiudizi, opinioni, sensazioni e sentimenti. La cosa giusta non è di assoggettarsi ciecamente a ciò che si riceve dall'esterno, ma di lasciarcene stimolare, e di accoglierlo spassionatamente, per seguirlo liberamente. L'autorità di un altro deve agire in modo che possiamo dire a noi stessi: -Io mi rendo libero appunto perché seguo il buono ch'egli mi porge, perché scelgo di farlo mio -.

A questo punto mi pare opportuno precisare che, oltre alla conoscenza conseguita attraverso l'ispirazione, che è di livello superiore rispetto a quella immaginativa, ve né è una di livello ancora superiore, che chiamiamo intuizione, consistente nel sentire che il nostro essere non si trovi fuori dalle cose ma entro di esse. Adesso ciò che vive nella nostra anima è davvero l'oggetto stesso della percezione perché il nostro io si è riversato su tutti gli esseri che vivono nel mondo spirituale e si è immedesimato con essi, per cui conosce in modo diretto anche le emanazioni di questi ultimi -siano esse pensieri o sentimenti- che tali esseri esprimono e manifestano nel piano astrale e mentale concreto.

Mediante l'intuizione si ha il contatto con l'essere stesso e la sua sostanza, e quindi lo si conosce in via diretta, tramite il detto contatto; in tal caso il nostro essere, senza perdere la nostra individualità, si fonde con uno spirito superiore grazie al fatto che la nostra indole spirituale, e quindi la nostra nota vibrazionale, è in sintonia con quella dell'Essere superiore; in tal modo conosciamo la sua essenza per percezione diretta e abbiamo la netta sensazione che determinati nostri pensieri e sentimenti siano effettivamente provenienti da un essere superiore con il quale siamo in contatto -il chè è diverso dal percepirli attraverso una forma di chiarudienza come avviene nell'ispirazione- .

Questa è la più profonda possibilità di conoscenza, perché un essere lo si conosce veramente non quando viene percepito dal di fuori, ma solo quando viene sperimentato dal di dentro, nell'intimo.

Per poter giungere a tale tipo di conoscenza occorre prima imparare a percepire il nostro Io nella sua più intima essenza, e quindi, al fine di potere valutare oggettivamente le immagini che rappresentano il nostro essere, occorre imparare ad osservarle senza essere coinvolti emotivamente, cioè dall'esterno.

Solo conquistando tale capacità si acquista l'opportunità di spogliarsi del proprio sé e di potersi fondere con il sé di un altro essere superiore.

I mezzi per poter conseguire questo risultato in modo sicuro sono la concentrazione e la meditazione; è quindi necessario imparare ad esercitare tali attività in modo calmo e paziente se si vogliono conseguire buoni risultati. L'intuizione può comunque avvenire nel giusto modo soltanto se l'unificazione con spiriti superiori avviene senza spegnere il proprio Io, cioè conservando integra la propria individualità.

Il perdersi in un altro essere, comunque ciò avvenga, è male.

Perciò solo un Io consolidato in alto grado in sé stesso può immergersi senza danno in un altro essere, ed è capace di comprendere intuitivamente che in quest'ultimo si manifesta un'entità che ha la stessa natura e la stessa coesione interiore del proprio Io."


Sommario articoli
di Giuseppe Curvati

Sommario di Esoterismo
Pagina scorciatoie
Sommario del sito
"www.viveremeglio.org"
Un sito dedicato all'uomo, al suo benessere e al suo destino.