1- Prologo
Vi narro un aneddoto sulla vita di un uomo chiamato François.
Giovane barone di una casata illustre della Normandia, già
giovanissimo entrò a far parte della cavalleria di un ordine
spirituale e cominciò a viaggiare insieme ad altri confratelli
per compiere delle missioni in terra straniera al servizio di
coloro che avessero bisogno di essere difesi.
Egli non agognava il gusto del fasto, la sete di vana gloria né
la cupidigia di beni temporali; non aveva imboccato il sentiero
della cavalleria per poter beneficiare di cavalli, armature, per
poter mangiare bene o potersi fregiare del prestigio che l'ordine
cavalleresco forniva, non per il potere e le ricchezze che ne
sarebbero potuti conseguire o per raccogliere onori, ma perché
cercava la propria sublimazione in una milizia che avrebbe dovuto
essere soltanto una pura cavalleria di Dio.
Per questo motivo si adeguava volentieri alla disciplina, sapendo
in cuor suo che essa è necessaria per vincere i vizi e per
conseguire le virtù che tanto ricercava; accettava inoltre di
vivere una vita sobria cogliendo in essa ogni aspetto che potesse
far scaturire gioia.
Non lo si vedeva mai ozioso, sfaccendato o curioso, detestava i
dadi, gli scacchi, aborriva la caccia e di contro coltivava
l'abitudine al silenzio, perché riteneva che il troppo parlare
non è mai senza peccato.
Egli avanzava senza paura, intrepido, con la sicurezza che gli
derivava dalla fede nell'aiuto della provvidenza divina, ed
affrontava e superava ogni pericolo con tale stato d'animo.
Inoltre sentiva in cuor suo che vivere insieme ad altri
confratelli condividendo tutto quello che si ha fosse
un'esperienza soave e straordinaria.
Egli aveva abbracciato la missione di aiutare i sofferenti e gli
ammalati che avessero intrapreso il pellegrinaggio verso luoghi
santi, ossia coloro che, spinti dalla fede, avessero imboccato un
cammino di consapevole espiazione dei peccati e di riconquista
delle virtù per poter conseguire la guarigione e la pace in Dio.
In uno dei suoi viaggi si trovò nei pressi di Gerusalemme in un
periodo in cui si combatteva un'aspra guerra tra le milizie
cristiane e quelle saracene per la conquista ed il predominio dei
luoghi santi.
Nella casa che lo ospitava ebbe modo di conoscere un altro
confratello di nome Antoine, e con lui simpatizzò subito perché
sentiva che tra loro vi era una grande affinità animica .
A differenza degli altri confratelli, infatti, anche Antoine,
come François, aborriva l'uso della spada, preferendo in ogni
circostanza agire senza armi ed impiegare solo il cuore e la
mente.
Si prospettava una battaglia funesta tra cristiani e musulmani
che appariva ormai inevitabile, data l'ostinazione dei due
opposti fronti nel non voler retrocedere dai propri intenti di
predominio sui luoghi sacri.
Ed allora François ed Antoine, rischiando la propria vita,
nell'estremo tentativo di salvare migliaia di vite umane
ritennero di recarsi senza armi a colloquio con il sultano
confidando nella speranza di riuscire a toccare la sensibilità
ed il buon senso di quest'ultimo.
2- L'incontro tra François ed il Sultano
Giunti all'accampamento saraceno, furono immediatamente
accerchiati e condotti innanzi al sultano, il quale ammirò con
meraviglia il coraggio, il contegno sereno e le movenze garbate e
gentili dei suoi due interlocutori e li ricevette con tutti gli
onori riservati agli ospiti graditi.
Il Sultano allora chiese: " cos'è che vi ha indotto a
rischiare la vostra vita venendo inermi al mio cospetto?".
François: " la fiducia che nutro nell'aiuto della
Provvidenza Divina, perché intendo parlare di pace ed amicizia e
sento che chi nutre le migliori intenzioni ed agisce nel giusto
non deve aver mai nulla da temere".
Il Sultano: " non tutti i tuoi confratelli la pensano allo
stesso modo, perché molti sono qui per alzare le spade contro
altri uomini soltanto per l'orgoglio di voler predominare su un
pezzo di terra".
François: "non è mia abitudine guardare agli aspetti
negativi delle cose, perché cerco sempre di cogliere soltanto il
lato buono degli oggetti e degli esseri che mi circondano, e
posso dirti che i luoghi sacri sono patrimonio di ogni uomo, non
di quella o di quell'altra etnia o dei fedeli di questo o di quel
credo religioso.
Ogni spirito deve poter essere libero di avvicinarsi a Dio
scegliendo secondo le proprie inclinazioni di ripercorrere il
sentiero e le orme di uno dei grandi uomini, tra i quali il
Cristo e Maometto, che in passato hanno indicato un sentiero
capace di condurre a Dio.
E nei luoghi sacri dovrebbero poter convivere pacificamente gli
uomini di diverse etnie o credi religiosi, nessun popolo dovrebbe
accampare l'aspirazione al diritto di poterne godere e disporre
in modo pieno ed esclusivo.
Il Sultano: "riconosco la verità nelle tue parole, e sò,
attraverso la lettura di alcuni testi sacri, che anche Gesù
Cristo ha detto delle cose ed ha compiuto delle gesta che
certamente lo pongono tra i grandi uomini.
Per cui, se tu vorrai dirmi altre cose, io le ascolterò aprendo
la mia mente ed il mio cuore".
François: "mi piacerebbe che anche gli altri uomini
potessero percepire la sofferenza dei nostri fratelli così come
la sento in cuor mio, perché la percezione dell'eco del
patimento altrui induce a non ricercare la sofferenza dei propri
simili; il dolore di questi ultimi, infatti, coinvolge
individualmente ogni singolo uomo, anche se questi è ancora
incapace di sentirlo in sè, e ciò in quanto esiste una vita
unica, quella di Dio, in cui tutto vive, e quindi ciò che accade
ad una parte del tutto ha comunque refluenze sulle rimanenti
parti della medesima unità.
Il Sultano: "Tu mi parli di una vita unica, quella di Dio,
ed è una cosa molto interessante; ho sempre pensato che tutti
gli uomini di qualunque etnia o credo religioso pregano lo stesso
Dio anche se con modalità diverse, e ciò perché tanti possono
essere i sentieri che conducono alla stessa meta.
Perciò gradirei che mi esponessi ulteriori dettagli sul tuo modo
di intendere la vita".
François: "Sento che occorre lavorare incessantemente e
disinteressatamente al servizio dei propri simili per costruire
una grande fratellanza universale capace di abbattere
completamente tutti i sentimenti di separazione legati
all'appartenenza a questo o quel credo religioso, razza o popolo.
Gran parte degli uomini alimentano e rafforzano il male
lasciandosi avvincere dall'orgoglio del potere, del predominio e
della prevaricazione, ed innalzano in tal modo barriere
separatrici legate all'appartenenza ad una razza, ad un popolo,
ad una fede religiosa.
Tutto questo crea uno sbarramento energetico che ostacola in
maniera determinante il transito verso la terra della luce
increata presente in tutto il resto dell'universo.
L'accesso di tale luce sulla terra in copiose quantità è però
essenziale per riequilibrare i corpi, i cuori e le menti degli
uomini ammalatisi a causa delle trasgressioni e dei peccati
commessi, e ciò al fine di dare a loro la possibilità, aprendo
adeguatamente la porta del loro cuore, di riprendere il sentiero
della virtù e di riconquistare la guarigione .
Ed allora prego costantemente, insieme a tanti altri uomini di
buona volontà, per la guarigione dell'umanità sofferente in
modo che le energie attivate dalla nostra devozione, come carboni
accesi, possano costituire un grande cilindro infuocato capace di
penetrare nella menzionata barriera di energia negativa e di far
filtrare la luce divina.
Sento che ciascun uomo ha il privilegio di vivere un frammento
della vita di Dio e pertanto non cesserà mai di esistere; la
nascita e la morte non sono che due momenti di passaggio da una
fase ad un'altra della medesima esistenza.
Tale vita ha un andamento ciclico in cui si alternano due fasi:
l'una, che va dalla nascita alla morte, segnata da una piena vita
operativa nella materia fisica, e l'altra, che va dalla morte ad
una successiva rinascita, in cui la vita non appare attiva nella
materia fisica e purtuttavia esiste in modo latente, non vista,
operando in altri piani di esistenza per assimilare il frutto
delle esperienze fatte e per preparare l'avvento di una nuova
fase di vita materiale in un ulteriore nuovo ciclo di esistenza .
Nel primo ciclo di vita l'uomo opera all'esterno di sè, nel
piano materiale, e relaziona con il resto del mondo per essere
messo alla prova; solo in tal modo può fare quell'esperienza che
gli permetterà di crescere spiritualmente, di aggiungere mattoni
in più all'edificio della sua anima.
Nel secondo ciclo di vita l'uomo opera, non visto, soltanto
spiritualmente, all'interno di sé, svolgendo un lavoro di piena
assimilazione del frutto delle esperienze maturate e dedicandosi
ad un lavoro di preparazione, cioè alla costruzione
dell'ambiente che caratterizzerà la sua nuova esistenza
materiale.
Ad un acuto osservatore della natura non sfugge che l'andamento
ciclico descritto si manifesta in diversi fenomeni naturali, tra
cui l'iter vitale di una pianta, l'alternarsi delle stagioni
durante l'anno, l'alternarsi del dì e della notte in un giorno
completo e l'alternarsi nella vita dell'uomo di una fase nel
piano materiale ad una fase in piani superori di esistenza, e
ciò a riprova del fatto che l'alternanza ciclica è un aspetto
della vita in ogni ambito dell'universo.
In dettaglio, si può constatare che la pianta spunta dalla
terra, cresce e sviluppa il suo arbusto, i rami, le foglie, i
fiori, poi genera il frutto che matura e cade portando in sé il
seme, ed allora comincia gradualmente a deperire fino a morire
del tutto nel piano fisico; la sua vita, però, non cessa del
tutto, in quanto continua ad esistere latente, non vista, e
riposa nel seme che, caduto per terra, con la coazione dell'acqua
e del calore del sole farà germogliare una nuova pianta.
Così durante l'anno la terra vive la sua vita in due fasi
semestrali: l'una, che va dall'equinozio di primavera
all'equinozio di autunno, e l'altra dall'equinozio di autunno al
successivo equinozio di primavera.
Nella prima fase, in seguito all'equinozio di primavera la vita
nasce nella materia fisica al di fuori della superficie della
terra e si manifesta in una esplosione della natura, perché
ovunque spuntano piante ed i paesaggi si colorano di verde.
La ricchezza di vita materiale della natura, che giunge al suo
massimo fulgore nel solstizio d'estate, comincia a ridursi
progressivamente dopo tale ultimo evento fino all'equinozio
d'autunno, momento in cui si manifesta la massima espressione del
deperimento e della sparizione del verde in seguito alla caduta
delle foglie dagli alberi ed allora la vita comincia ad operare
all'interno della terra, sotto la sua superficie, non vista e
latente , ma è pur sempre sussistente e svolge un'attività di
assimilazione e di sviluppo del seme che era caduto dai frutti,
in modo da preparare la nuova vita che da quest'ultimo potrà
sbocciare nell'equinozio della primavera successiva.
Così ancora l'alba segna la nascita di un nuovo dì che dura
sino al tramonto, ed a sua volta il tramonto determina la morte
del dì; durante tale intervallo di tempo la vita esprime il
massimo del suo fulgore perché grazie al sole, che emana luce e
calore, gli esseri viventi sono in grado di creare e costruire
nella materia in un crescendo che tocca il suo apice più alto
nel mezzogiorno, momento dal quale comincia gradualmente a
ridursi la potenza e la quantità di luce e calore sino al
tramonto;
quest'ultimo evento segna l'inizio della scomparsa della vita
nella materia fisica: le attività materiali si fermano e
comincia una fase in cui la vita non sembra essere più presente
nel mondo fisico materiale; lo stesso uomo si stacca dal proprio
corpo durante il sonno per recarsi in altri piani superiori di
esistenza; la vita comunque continua ad esistere in modo latente
e si manifesta nella luce delle altre stelle dell'universo ed in
quella riflessa dei pianeti e della luna sino al momento in cui
nella successiva alba rinasce in un nuovo giorno nella materia
fisica.
Così dalla nascita alla morte nella materia fisica anche la vita
dell'uomo manifesta piena attività nelle relazioni esterne
accumulando esperienza e ciò sino alla morte fisica, che segna
il passaggio ad una vita in altri piani di esistenza superiori,
dove lo spirito lavora per assimilare il frutto delle esperienze
della vita materiale e per preparare il suo nuovo ritorno ad una
nuova fase di vita in seguito ad un'altra rinascita nella materia
fisica.
L'andamento della vita a fasi alterne sopra descritto andrà
avanti fino a quando l'umanità non si sarà evoluta
collettivamente ed ogni uomo non avrà raggiunto la piena
conquista delle virtù ed il pieno dominio sui vizi.
Infatti, giova ripeterlo, l'andamento ciclico prevede una prima
necessaria fase di transito nella materia fisica perché
quest'ultima consente di sottoporre il nostro Ego a prove
produttive di un'esperienza capace di accrescere spiritualmente
la nostra anima; la seconda fase, invece, serve a poter
assimilare il frutto dell'esperienza maturata.
Pertanto, quando ogni uomo avrà raggiunto la
"perfezione" per aver totalmente vinto i propri vizi e
conquistato ogni virtù, non avrà più la necessità di fare
altre esperienze nel piano materiale, non dovendo più essere
sottoposto a prove, ed allora la vita cesserà di manifestarsi a
fasi alterne, scomparirà la materia fisica attualmente visibile
e per l'umanità inizierà un nuovo ciclo di vita in un altro
piano di esistenza.
Il Sultano: "sei un grande saggio; tra i tanti sentieri che
la vita prospetta, pochi uomini, purtroppo, sanno scegliere e
percorrere un sentiero che conduce a Dio.
Tu certamente sei tra questi pochi, ed io ne sono contento.
Puoi riferire a chi è posto a capo della milizia cristiana che
io sono disposto a cessare ogni ostilità se la comunità
cristiana sarà disposta a condividere i luoghi sacri con la
comunità musulmana" .
Purtroppo i capi della guarnigione cristiana non accolsero la
proposta di pace del sultano e pertanto una guerra lunga e
sanguinosa avrebbe avuto seguito.
François ed Antoine, delusi ed amareggiati, in considerazione
della loro avversione per l'attività bellica, chiesero ed
ottennero di poter essere trasferiti in altro luogo ove avessero
potuto compiere la loro missione senza uso delle armi.
3- il dialogo tra François ed Antoine
Lungo il viaggio verso il nuovo sito tra i due iniziò il
seguente dialogo:
Antoine: "mi è capitato spesso di percepire negli altri
uomini un sentimento di solitudine; ho ascoltato molte persone
ammalate che lamentano ancor più della malattia il patimento di
una sofferenza proveniente dalla forte sensazione di solitudine
che spesso li assale.
Ti sarei grato se tu esponessi il tuo punto di vista su questo
grande mistero dell'anima".
François: "La sensazione di solitudine nasce dal vuoto,
perchè colpisce in misura proporzionalmente maggiore le persone
che sono più vuote dentro. Esse non credono nell'esistenza di
Dio o credono che Dio sia comunque sordo ai dolori della gente,
ed allora hanno perso la fiducia sulla esistenza di sentimenti
quali la speranza, l'amore, la verità.
Esse si sentono fragili ed impotenti innanzi ad un immenso
universo di cui non conoscono le leggi e non riescono a darsi
pace perché non capiscono da dove questo senso di solitudine
provenga né tanto meno il motivo della sua esistenza.
Il contatto più forte con la solitudine avviene quando
l'umanità descritta sente ormai la morte vicina, perché a quel
punto non trova una risposta sul se esiste un futuro dopo la
morte e di che natura esso sia, sul perché è vissuta, e pensa
di essersi sacrificata tutta la vita ed ora deve perdere tutto.
Gli esseri umani avvinti da tale angoscioso sentimento subiscono
un condizionamento che li costringe a non essere più se stessi,
perché per non restare soli non trovano il coraggio di
contrastare le brutture ed i compromessi imposti dalla vita .
Solo coloro che si sforzano di ricercare e potenziare il proprio
sè immortale possono sperare di uscire dal proprio vuoto in
quanto in tal modo la loro vita si riempie di un senso e riesce a
contrastare la solitudine.
In tal modo essi riescono ad operare cambiamenti liberandosi
delle proprie ombre, dei propri egoismi e dei propri grossolani
desideri e diventano capaci di vivere con se stessi acquistando
un senso di armonia e di pace .
La fede nell'esistenza di Dio e la conoscenza permettono all'uomo
di comprendere che nulla si crea e nulla si distrugge, che ogni
causa ha necessariamente un effetto, che esiste una vita piena,
unica, quella di Dio, di cui ciascun uomo è compartecipe, che
tale vita è eterna e che si ritornerà nella materia portando in
sé quel bagaglio non materiale, ma emozionale, di tutte le
esperienze e lezioni già recepite in questa ed in altre
incarnazioni precedenti.
Colui che riesce a conquistare fede e conoscenza non prova più
alcun senso di solitudine.
Antoine: "la mancanza di fede, come hai ben evidenziato, è
da un lato la causa principale del vuoto che porta alla
solitudine, ma è anche la causa principale che ostacola la
guarigione dalle malattie; ed infatti non è un caso che si prova
un senso di solitudine tanto più forte quanto più si è
ammalati.
Il nutrire una grande fiducia nell'aiuto delle forze divine
permette di riconquistare la guarigione attraverso la coazione da
un lato della luce divina e dall'altro di una volontà diretta
all'eliminazione dei vizi, alla conquista delle virtù ed al
porre rimedio ai peccati commessi .
L'attivazione di una tale volontà, infatti, insieme alla
consapevole fiducia di essere comunque assistito in ogni
circostanza dai buoni influssi della Provvidenza divina, permette
di creare un varco nel muro di basse energie generato dal male
prodotto durante la propria esistenza e ciò consente l'accesso
della luce divina nella propria anima.
Questa verità era ben nota a Gesù Cristo il quale, prima di
recarsi in un luogo per compiere delle guarigioni si informava
sempre, tramite i suoi discepoli, su coloro che, tra gli
aspiranti alla guarigione, fossero uomini di fede, e sceglieva di
guarirli ordinando loro di compiere qualcosa, come nel caso del
cieco nato, a cui chiese di lavarsi gli occhi, o dello strorpio,
a cui comandò di alzarsi, di prendere il suo lettuccio e di
camminare, e ciò al fine di provare la loro fede.
Egli infatti sapeva molto bene che se tali uomini non avessero
avuto fede non avrebbero aperto il loro cuore al flusso di luce
divina che lo stesso Cristo avrebbe indirizzato alla loro anima e
quindi la guarigione non sarebbe stata possibile anche se
l'energia inviata fosse stata potentissima.
Ma a proposito di luce e di immagini, io, come te, d'altronde,
sono avvezzo all'esercizio quotidiano della concentrazione e
della meditazione, ed attraverso tali attività ho potuto
percepire immagini di soggetti o cose talvolta opache, talaltra
trasparenti e luminose esternanti una luminosità fissa, ed altre
volte immagini trasparenti e luminose esprimenti una luminosità
mutevole, che si rinnova dall'interno con un moto raggiante.
Siccome ho constatato che non si trattava di immagini
rappresentative di una realtà materiale fisica esistente, ho
avuto la sensazione che si trattasse di immagini provenienti da
altri mondi, e talvolta ho avuto la netta impressione che quelle
immagini rappresentassero manifestazioni prodotte da spiriti
elevati dimoranti nei piani superiori di esistenza, ma non è
stato sempre facile capire che cosa volessero rappresentare.
A tale proposito volevo beneficiare della tua esperienza per
sapere se è possibile riuscire a distinguere la provenienza ed
il significato della varie immagini percepite nei mondi superiori
senza avere più dubbi.
François: "per poter rispondere compiutamente alla tua
domanda debbo prima esporti alcuni concetti preliminari che ti
permettano di comprendere pienamente il senso della mia
successiva spiegazione.
La percezione di una immagine in piani superiori di esistenza che
non rappresenta un oggetto fisico materiale esistente può
dipendere da immaginazione o fantasticheria.
Il fantasticare è il formarsi immagini a cui dovrebbero
corrispondere oggetti materiali quando in realtà questi oggetti
sensibili non esistono.
L'immagine illusoria è una anomalia perché è il frutto di un
uso distorto dei sensi.
L'attività immaginativa, invece, permette di conoscere la
verità attraverso la visione di immagini dei piani superiori non
rappresentative di oggetti esistenti nel piano fisico materiale
ma pur rappresentative di altre realtà esistenti, ossia di
emanazioni di esseri sublimi che si esternano nei soli mondi
superiori.
Non ci sono indicazioni di carattere generale per distinguere
senz'altro l'illusione, l'allucinazione, la fantasia, dalla
realtà.
Chi vuole acquistare chiarezza di discernimento in questo campo,
deve allenarsi in tale pratica già nella vita quotidiana nel
mondo fisico e se ogni giorno non pone ogni sua cura nel pensare
chiaramente e acutamente, quando ascende a mondi superiori cadrà
in preda a ogni sorta di illusioni.
Nell'immaginazione le figure di realtà esistenti solo nei piani
superiori hanno vivacità e pienezza di contenuto mentre le
rievocazioni delle immagini che la memoria conserva delle
percezioni materiali sensibili quando l'oggetto materiale della
rappresentazione ormai non esiste più, che pur popolano le
visioni astrali-immaginative, sono al confronto pallide e
sbiadite.
Sono altresì figure opache quelle rappresentative di emanazioni
di esseri bassi, sono trasparenti ed illuminate quelle riferibili
a esseri di grado medio, e sono altresì trasparenti, illuminate
e con una luce raggiante che si rinnova continuamente
dall'interno quelle attribuibili alle entità spirituali più
elevate.
In particolare i sentimenti, le rappresentazioni ed i pensieri di
entità animiche e spirituali, così come le loro armonie e
disarmonie, si rivelano attraverso le impressioni di luce e di
colore delle immagini da esse prodotte, con il loro illuminarsi e
spegnersi, con le loro trasmutazioni di colore. Nel mondo
astrale-immaginativo non si trovano solo percezioni di luce e di
colore paragonabili alle esperienze visive del mondo fisico, ma
anche impressioni di caldo e di freddo, di sapori e odori, ed
ancora altre esperienze dei "sensi" immaginativi per le
quali non esiste un parallelo nel mondo fisico. Le impressioni di
caldo e di freddo sono in tal caso le rivelazioni della volontà
e delle intenzioni di esseri animici e spirituali. Le intenzioni,
buone o cattive, di tali esseri, si manifestano in determinati
effetti di calore o di freddo.
La conoscenza immaginativa sarà
possibile in particolare a quei seguaci dell'antica sapienza che
durante le ore di veglia si esercitano nella concentrazione e
nella meditazione, in quanto tali pratiche permettono all'anima
di ritirarsi per un certo tempo dal suo collegamento con gli
organi dei sensi affinché la sua attività possa rivolgersi
all'interno, verso se stessa, e non all'esterno, verso il mondo
fisico.
La meditazione è tanto più intensa quanto più non si
ode e avverte nulla del mondo esteriore materiale mentre la si
pratica e, quando si riesce a conseguire tale obiettivo, essa è
capace di attivare gli organi eterici rendendo percepibili le
immagini dei mondi spirituali già nei sogni.
Ed allora, gradualmente e lentamente, durante le ore di veglia, i seguaci
dell'antica sapienza cominciano a ricordare di aver avuto di
notte delle percezioni e tra esse acquistano la capacità di
saper distinguere le immagini frutto di riflesso della propria
vita fisica materiale- ossia le immagini, visibili anche per gli
uomini comuni, impresse nella memoria e costituenti mere
rappresentazioni di vita materiale vissuta il giorno prima - da
quelle -non visibili per gli uomini comuni- che costituiscono le
rappresentazioni in forma di immagini di manifestazioni esternate
da esseri elevati in rapporti notturni avuti in un mondo
superiore.
Normalmente nel piano fisico materiale si conosce per
percezione diretta attraverso i sensi; il contatto diretto con
gli oggetti materiali permette di percepire attraverso i sensi
odori, suoni, immagini che li rappresentano e determina in noi
una precisa idea di quella che è la realtà, e questo ci da una
notevole sicurezza nel poter affermare che le sensazioni relative
a tali oggetti costituiscono la realtà, avendo come saldo punto
di riferimento gli oggetti stessi rappresentati nella percezione.
La realtà corporea è lo scoglio contro il quale si vanno a
frantumare tutte le allucinazioni, perché la presenza fisica
della cosa che è davanti ai nostri occhi ci dice che quello che
stiamo vedendo è realtà e non fantasia. Con l'immaginazione ,
invece, si vanno a percepire nel mondo astrale immagini ed anche
sensazioni simili ad odori e suoni relativamente ad oggetti o
esseri che non esistono effettivamente nel mondo fisico materiale
e ciò porta taluno a dire, per ciò stesso, che si tratta solo
di fantasticherie, illusioni ed allucinazioni.
In realtà così
è se si tratta di immagini create solo dalla nostra fantasia in
quei piani, cosa che è possibile, ma spesso, giova ripeterlo,
nel piano astrale si possono vedere immagini che rappresentano
emanazioni in quel piano di spiriti superiori dimoranti in mondi
spirituali ancora superiori. Attraverso tali immagini, suoni ,
odori, pertanto, parlano a noi i menzionati esseri, perchè
queste sono le forme di espressione che usano per manifestarsi.
Il pericolo dell'immaginazione sta nel fatto che l'uomo, con tale
pratica, fino a quando non acquisisce la possibilità di accesso
anche ai mondi superiori a quello astrale, entra in contatto con
le sole manifestazioni di esseri superiori e non direttamente con
l'entità di tali spiriti.
Il problema si pone perché le nostre
brame, i nostri desideri, le nostre passioni escono dal nostro
essere e si manifestano nel mondo astrale come oggetti estranei a
noi sotto forma di immagini di animali o persone- che spesso
sembrano aggredirci-, e non è facile distinguere tra le immagini
che rappresentano i menzionati aspetti della nostra anima e
quelle che rappresentano le emanazioni di esseri superiori.
La stessa identica immagine infatti può provenire tanto da un
essere spirituale che parla all'uomo quanto da qualcosa dimorante
nell'anima. Soltanto la guida di un maestro ci può indirizzare
in questo, ma ciò fino a quando resteremo confinati nel solo
piano astrale e non avremo conquistato l'accesso ai piani
superiori, perché non appena riusciremo in quest'ultimo intento
entreremo in unione con gli indicati esseri ed allora percepiremo
la loro essenza per contatto diretto e non avremo più alcun
dubbio.
Certo il sentiero delle Scuole occidentali orienta verso
il massimo sentimento di libertà, e quindi di totale autonomia
nelle scelte, cioè verso la rottura di ogni dipendenza da un
maestro, ma tale rottura non deve verificarsi prima che l'allievo
abbia imparato a discernere e distinguere le immagini della
propria anima dalla vera realtà emanata dagli spiriti superiori.
A questo punto per colui che voglia conoscere a fondo ed in modo
completo tutti gli aspetti della propria anima diventa essenziale
accedere alla pratica dell'immaginazione, perché la vita
materiale fisica consente di aver accesso alla propria anima solo
dall'interno, dato che nel piano fisico siamo sempre immedesimati
in essa e con essa ci identifichiamo; per poterla conoscere
totalmente in ogni suo aspetto dobbiamo guardare l'anima anche
dall'esterno- attraverso la visione delle immagini astrali che la
rappresentano- come se fosse un oggetto che sta al di fuori di
noi, in modo da poterla valutare oggettivamente, e per far ciò
si deve necessariamente approdare all'attività
immaginativa."
Antoine: " mi è successo di percepire, pur essendo
cosciente del fatto che non stavo ascoltando con le mie orecchie,
qualcosa che si può paragonare a ciò che nel mondo sensibile è
suono e risonanza, musica e parola. Ho avuto talvolta la
sensazione di avvertire i pensieri e i sentimenti di qualcuno
senza udire con l'orecchio fisico le sue parole; in particolare
ho avuto la netta percezione che qualcuno mi abbia suggerito
talvolta la soluzione di alcuni problemi che ho dovuto risolvere
o suggerimenti su come fare questa o quella cosa, ed in tali
occasioni ho provato sempre una sensazione di estrema serenità e
di consapevolezza del fatto che qualcuno in quel momento mi
stesse dando consigli. Sulla base di quello che mi hai detto
deduco che si sia trattato di suggerimenti pervenutimi da spiriti
superiori e vorrei che sul punto mi riferissi il tuo punto di
vista".
François: " Quando le sensazioni percepite nel mondo
astrale-immaginativo cominciano a rivelare all'osservatore in un
"muto linguaggio" i loro significati, allora, dentro la
sfera immaginativa, sorge quella ispirata. Con l'ispirazione
l'uomo non percepisce una immagine, ma lui stesso la crea per
mezzo di un processo animico e pur tuttavia in essa deve
imprimersi qualcosa di reale corrispondente alla rivelazione di
un mondo superiore, nel senso che tale creazione deve essere il
tramite attraverso cui i processi del mondo superiore si
manifestano; attraverso tale mezzo di conoscenza le cose parlano
da se e raccontano come esse sono, ossia si comincia a
"udire" ciò che avviene dentro alle cose, anche se non
si tratta di una vera audizione come quella proveniente dai sensi
fisici. E' più che altro una forma di percezione immediata
dell'essenza delle cose; la pietra, la pianta diventano
"parole spirituali" ed esprimono il proprio essere, non
sono più immagini.
Siamo poi noi stessi, ovvero il nostro Io, a creare le immagini
che rappresentano le cose sulla base delle percezioni
"auditive " di cui si è detto. In sostanza chi ha
maturato una maggiore evoluzione spirituale rispetto a colui che
è ancora fermo alla sola conoscenza immaginativa diventa in
grado di riprodurre immagini ispirate da una forma di
chiaroudienza in cui gli esseri superiori raccontano di quello
che essi sono, dei loro pensieri e dei loro sentimenti,
manifestandoli talvolta sotto forma di suggerimenti, come è
avvenuto nel tuo caso. Per conquistare la conoscenza ispirata
occorre sforzarsi di trovare l'equilibrio nell'esercizio dei
sentimenti. Sarà facile riconoscere che in molti casi la paura o
l'angoscia sono più grandi di quanto sarebbero, se fossero
totalmente adeguate agli eventi che le suscitano.
Poiché tali picchi- spesso di sentimenti negativi- consumano
molta forza animica, il discepolo che ha conquistato con il
proprio lavoro spirituale la capacità di mantenersi in
equilibrio evita tali eccessi e risparmia molta energia animica
per poterla utilizzare in altro modo più proficuo.
Il risparmio descritto riguarda in particolare i sentimenti che
vengono suscitati dai sensi esteriori materiali.
Ciò che nel detto ambito viene risparmiato deve essere
utilizzato per estendere il sentimento nelle esperienze
spirituali in cui entrano in gioco i sensi eterici costruiti
dall'anima; in particolare occorre imparare a sperimentare tutta
la scala dei sentimenti, dal dolore fino all'entusiasmo, dalla
tensione penosa fino alla gioiosa liberazione per la verità
conquistata, a sentire avversione di fronte a ciò che l'uomo
normale sperimenta freddamente come un "errore" ed a
sviluppare in sé un amore per la verità. In altri termini
all'intensificazione interiore della vita del sentimento nella
direzione da noi voluta deve corrispondere un rafforzamento della
resistenza della nostra sfera sentimentale alle impressioni
provenienti generalmente dall'esterno.
Oltre a quanto sinora si è evidenziato, bisogna esercitare la
forza del nostro sentimento in modo da riuscire ad orientarla
dove vogliamo, nel senso che occorre esporsi a certe impressioni
esteriori e vietarci del tutto i sentimenti che ne verrebbero
suscitati nel così detto stato "normale".
Per esempio, dovremmo esporci ad un avvenimento che
"normalmente" eccita l'ira, e vietarci totalmente tale
eccitazione.
Si può fare ciò sia nella realtà, sia solamente immaginando
l'avvenimento.
Infatti la preliminare preparazione all'immaginazione serve anche
a metterci in grado di porre davanti all'anima un avvenimento
come se esso fosse realmente presente nella realtà fisica
materiale.
Se, dunque, in un lungo lavoro interiore, colui che percorre un
sentiero spirituale si dedica a ricevere impressioni da cose e
processi vietandosi di provarne i corrispondenti sentimenti
"normali", nella sua anima si crea il terreno propizio
all'ispirazione.
Un pericolo per chi pratica la concentrazione e la meditazione al
fine di giungere all'ispirazione ed all'intuizione potrebbe
risultare dal fatto che tale pratica comincia a spingere l'anima
a lavorare sempre più nei piani superiori alla costruzione dei
propri organi eterici durante il sonno, e poiché a causa di ciò
l'anima deve abbandonare la custodia del corpo, forze nocive di
spiriti elementari potrebbero tentare di annidarsi nel denso
corpo fisico e nel corpo eterico. Infatti, nel mondo fisico,
oltre ai regni minerale, vegetale animale ed umano, vi sono altri
regni, chiamati elementari, che stanno sotto il regno minerale,
nel senso che non raggiungono il condensamento minerale, e nei
quali vivono gerarchie di spiriti non visibili con gli occhi
fisici che esercitano un'azione sull'uomo .
In tali circostanze, persone che prima erano di natura buona e
morale, accostandosi ai mondi superiori, possono spiegare ogni
sorta di basse inclinazioni: esagerato egoismo, mendacità,
vendicatività, irosità ecc. Nessuno deve però lasciarsi
spaventare da questo fatto e distogliersi dall'ascesa ai mondi
superiori; occorre però provvedere affinché tali cose non
accadano alimentando in sé le virtù indicate di seguito, e ciò
in quanto queste ultime fortificano il corpo fisico e lo rendono
inaccessibile agli influssi negativi; in tal modo la natura
inferiore dell'uomo viene rafforzata e divenendo più resistente
agli attacchi esterni diventa inaccessibile agli influssi
elementari pericolosi.
Le virtù menzionate sono le seguenti.
In primo luogo occorre coltivare la capacità, in modo del tutto
cosciente, di distinguere, in ogni cosa, il permanente,
l'imperituro, dal transitorio, e a dirigere a quest'ultimo la
propria attenzione.
Si tenga conto del fatto che nessuno scoprirà nelle cose
l'eterno, se prima non ha conosciuto a fondo il transitorio.
Se non si osserva bene una pianta, non si potrà capire ch'essa
contiene in sé un impulso di vita permanente che verrà a
manifestazione in una pianta nuova, quando quella attualmente
presente sarà scomparsa da un certo tempo.
In secondo luogo occorre forgiare i nostri sentimenti e le nostre
azioni valutando le cose e gli esseri non per quelli che sono
singolarmente, ma apprezzandone il valore quali parti in
connessione con tutto l'insieme dell'universo.
Pertanto, il concentrare tutto il proprio sentimento di amore
solo su una singola persona, o su singolo animale,
disinteressandoci di tutto ciò che possa esistere al di fuori
della sfera individuale di quell'essere, può allontanarci
dall'amore, che è in realtà un sentimento pienamente vissuto
solo se è rivolto verso tutte le cose, e ci fa cadere
nell'egoismo.
L'amore verso la persona o l'animale deve invece essere
rapportato al fatto che questi ultimi arricchiscono di bellezza e
di virtù la vita degli altri esseri per quello che sono capaci
di esternare e di dare.
Solo quando si è capaci di provare un tale amore per singole
persone od altri esseri si ama anche il tutto e si diventa quindi
capaci di amare veramente.
In terzo luogo si devono educare in noi sei qualità: controllo
dei pensieri, controllo delle azioni, capacità di sopportare,
spassionatezza, fiducia nel mondo che ci circonda ed equilibrio
interiore.
Il controllo dei pensieri si raggiunge quando ci si industria a
vincere la tendenza a lasciar errare senza meta i pensieri e i
sentimenti che nell'uomo ordinario sono in continuo flusso e
riflusso attraverso l'isolamento, almeno per brevissimi momenti,
e la concentrazione, con la quale da un lato si tiene fissa
l'attenzione su un solo pensiero e si cerca di tenere lontani
tutti gli altri pensieri e sentimenti, e dall'altro lato si
collega il menzionato pensiero soltanto con altre idee da noi
scelte.
Quanto al controllo delle azioni, occorre menzionare
l'opportunità di attuare regolarmente gesta ed opere che la vita
ordinaria non ci porta a fare.
Nella vita quotidiana l'uomo, infatti, viene normalmente spinto
alle sue azioni dalle circostanze esteriori, quali ad esempio la
necessità si sopperire ad esigenze materiali.
Ma la pur minima azione che s'intraprenda per iniziativa propria
indirizza verso la virtù più di qualsiasi altra azione
stimolata dalla vita esterna.
La sopportazione sta nell'evitare di cadere in balìa di quello
stato d'animo che ora va al culmine dell'esultanza, ora piomba
nell'abisso della disperazione.
Chi cerca la via della conoscenza superiore deve potersi moderare
tanto nella gioia quanto nel dolore; deve diventare capace di
"sopportazione".
Da nulla deve lasciarsi sopraffare e sconcertare.
Ciò non produce freddezza e durezza di sentimento ma serve solo
a rendere l'uomo saldo e capace di dominio in mezzo alle
intemperie della vita.
Una qualità particolarmente importante è il senso per
l'affermazione. Questo può venir sviluppato da chi, in ogni cosa, guarda ai lati
buoni, belli e distoglie lo sguardo dai lati riprovevoli, brutti
e contraddittori. C'è una bella leggenda sul Cristo che mette in
evidenza ciò che s'intende parlando di questa qualità. -Sopra
una strada giace un cane morto. Tanta gente passa di là; tra gli
altri, Cristo. Tutti gli altri distolgono lo sguardo
dall'orribile vista della bestia morta; solo Cristo osserva con
ammirazione i bei denti dell'animale-. In tutto, anche nella cosa
più disgustosa, colui che seriamente cerca può trovare qualcosa
di apprezzabile.
Inoltre è importante sviluppare la qualità della
spassionatezza.
Occorre esser cauti nel pronunciare il giudizio: "questo è
impossibile", "quello non può essere".
Qualunque cosa gli dica la sua opinione, secondo le esperienze
già fatte, chi percorre un sentiero sarà pronto, in ogni
momento, a lasciarsi condurre ad un'altra opinione dal
"nuovo".
Egli deve perdere la tendenza egoistica di voler affermare le
proprie opinioni a qualunque costo.
Quando le cinque qualità fin qui nominate sono conquistate
dall'anima, un'altra se ne stabilisce del tutto spontaneamente:
l'equilibrio interiore, l'armonia delle forze spirituali.
E' necessario trovare un punto di riferimento spirituale che dia
saldezza e sicurezza di fronte a tutte le tribolazioni, miserie
ed angosce della vita.
Non si deve certo evitare di partecipare ad ogni esperienza, di
lasciar agire su di sé tutte le cose.
Non bisogna fuggire davanti ad ogni esperienza della vita e, ciò
nonostante, si deve cercare la salda e sicura conservazione
dell'equilibrio interiore e dell'armonia.
E' importante per il "cercatore" la volontà di
libertà.
Questa volontà deve essere diretta a trovare il giusto
compromesso tra l'aprire il senso a tutto ciò che è buono e
grande e il contemporaneo rifiuto d'ogni costrizione. Sembrerebbe
una contraddizione perché normalmente si pensa che l'accogliere
un influsso da fuori non s'accorda con la libertà. Ma quel che
importa è appunto che le due cose si accordino nell'anima. Se
qualcuno mi comunica alcunché, ed io l'accolgo sotto l'impero
della sua autorità, allora non sono libero. Ma sono altrettanto
poco libero se mi chiudo al buono che in tal modo potrei
ricevere. Perché, in tal caso, quel che di non buono io porto
nella mia anima esercita su di me una coercizione.
E, nei riguardi della libertà, non è importante solo il fatto ch'io
non stia sotto la costrizione di un'autorità esteriore, ma anzi
tutto ch'io non stia sotto la costrizione dei miei propri
pregiudizi, opinioni, sensazioni e sentimenti. La cosa giusta non
è di assoggettarsi ciecamente a ciò che si riceve dall'esterno,
ma di lasciarcene stimolare, e di accoglierlo spassionatamente,
per seguirlo liberamente. L'autorità di un altro deve agire in
modo che possiamo dire a noi stessi: -Io mi rendo libero appunto
perché seguo il buono ch'egli mi porge, perché scelgo di farlo
mio -.
A questo punto mi pare opportuno precisare che, oltre alla
conoscenza conseguita attraverso l'ispirazione, che è di livello
superiore rispetto a quella immaginativa, ve né è una di
livello ancora superiore, che chiamiamo intuizione, consistente
nel sentire che il nostro essere non si trovi fuori dalle cose ma
entro di esse. Adesso ciò che vive nella nostra anima è davvero
l'oggetto stesso della percezione perché il nostro io si è
riversato su tutti gli esseri che vivono nel mondo spirituale e
si è immedesimato con essi, per cui conosce in modo diretto
anche le emanazioni di questi ultimi -siano esse pensieri o
sentimenti- che tali esseri esprimono e manifestano nel piano
astrale e mentale concreto.
Mediante l'intuizione si ha il
contatto con l'essere stesso e la sua sostanza, e quindi lo si
conosce in via diretta, tramite il detto contatto; in tal caso il
nostro essere, senza perdere la nostra individualità, si fonde
con uno spirito superiore grazie al fatto che la nostra indole
spirituale, e quindi la nostra nota vibrazionale, è in sintonia
con quella dell'Essere superiore; in tal modo conosciamo la sua
essenza per percezione diretta e abbiamo la netta sensazione che
determinati nostri pensieri e sentimenti siano effettivamente
provenienti da un essere superiore con il quale siamo in contatto
-il chè è diverso dal percepirli attraverso una forma di
chiarudienza come avviene nell'ispirazione- .
Questa è la più profonda possibilità di conoscenza, perché un
essere lo si conosce veramente non quando viene percepito dal di
fuori, ma solo quando viene sperimentato dal di dentro,
nell'intimo.
Per poter giungere a tale tipo di conoscenza occorre prima
imparare a percepire il nostro Io nella sua più intima essenza,
e quindi, al fine di potere valutare oggettivamente le immagini
che rappresentano il nostro essere, occorre imparare ad
osservarle senza essere coinvolti emotivamente, cioè
dall'esterno.
Solo conquistando tale capacità si acquista l'opportunità di
spogliarsi del proprio sé e di potersi fondere con il sé di un
altro essere superiore.
I mezzi per poter conseguire questo risultato in modo sicuro sono
la concentrazione e la meditazione; è quindi necessario imparare
ad esercitare tali attività in modo calmo e paziente se si
vogliono conseguire buoni risultati. L'intuizione può comunque
avvenire nel giusto modo soltanto se l'unificazione con spiriti
superiori avviene senza spegnere il proprio Io, cioè conservando
integra la propria individualità.
Il perdersi in un altro essere, comunque ciò avvenga, è male.
Perciò solo un Io consolidato in alto grado in sé stesso può
immergersi senza danno in un altro essere, ed è capace di
comprendere intuitivamente che in quest'ultimo si manifesta
un'entità che ha la stessa natura e la stessa coesione interiore
del proprio Io."