Sapienza antica o Esoterismo
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A PROPOSITO DI VITA ED EVOLUZIONE

SOMMARIO

  • 1- non incompatibilità tra ricchezza materiale ed attività spirituale.
  • 2- "personalità" e "conoscenza".
  • 3- il valore dell’Evoluzione.
  • 4- il vero significato dell’Amore.
  • 5- Epilogo.



Caio e Marcello sono due amici ritrovatisi dopo molti anni.

In seguito ai consueti saluti, iniziano il seguente dialogo.

1- Caio: "so che hai avuto il merito di aver accumulato in questi anni un ampio patrimonio, e di questo mi congratulo. Ciò ha comunque destato in me meraviglia, perché io ti conosco quale persona che con costanza si dedica alla preghiera ed alla meditazione e normalmente colui che ha inclinazione verso tali attività non trova in sé lo stimolo per dedicarsi con successo e altrettanta determinazione alla ricerca della ricchezza materiale."

Marcello: "il fine giustifica i mezzi; se si vogliono compiere opere importanti anche in risposta ad uno stimolo spirituale è necessario acquisire e gestire beni materiali, perché essi costituiscono gli strumenti indispensabili alla realizzazione delle dette opere.

Ad esempio, non si può pensare di costruire strutture da destinare a servizio dei bisognosi e degli ammalati senza essersi preventivamente procurato le risorse finanziarie occorrenti alla loro realizzazione."

Caio: "ma come è possibile seguire la via del successo e della ricchezza e contestualmente continuare a percorrere un sentiero che conduce a Dio? Non è stato detto che << non si può seguire nello stesso tempo Dio e Mammona? >> "

Marcello: "tutto dipende da come consideri la ricchezza; se essa è l’oggetto del tuo desiderio e serve ad appagare solo la tua personalità, allora ti porta verso il baratro; se tu la consideri quale un semplice strumento utile al conseguimento di fini spirituali essa non ti svia dal tuo cammino."

2- Caio: "mi chiedo come sia realmente possibile conseguire un’ascesi spirituale pur mantenendosi così intimamente legato alle cose terrene;"

Marcello: "in futuro anche a te sarà data l’opportunità di beneficiare di esperienze capaci di farti scoprire il vero senso della vita ed allora non avrai più dubbi; ti posso dire sin d’ora che ai primordi della sua esistenza l’uomo viveva in comunione con Dio e non aveva costruito ancora una sua <<personalità >>; la situazione di <<costante beatitudine>> in cui si trovava lo poneva in una condizione di stasi, perché egli non compiva alcun progresso nella sua evoluzione.

Vivendo la medesima vita del Creatore, l’assenza di evoluzione dei singoli uomini determinava una corrispondente perdita di occasioni di evoluzione anche per il Padre eterno.

Allora Dio stesso – per mezzo dei demoni tentatori- provvide ad instillare negli uomini il desiderio della <<separazione>> dal loro Creatore affinché potessero andare alla ricerca di una propria autonoma identità.

Il dare sfogo al detto desiderio oscurò agli uomini la vista dei regni superiori e li spinse verso una vita nella materia fisica della Terra tesa per lo più a disattendere le leggi del Divino, ma proprio le esperienze terrene, in quanto costituenti un percorso irto di sofferenze, furono le sole capaci di stimolare nell’uomo la volontà di ricercare nuovamente una via diretta alla riconquista delle virtù.

L’esperienza sulla terra costruì nell’uomo la sua personalità, ossia una <<fittizia>> credenza, supportata in lui dalla perdita della vista dei mondi superiori e della memoria della sua primitiva dimora celeste, di vivere una vita separata ed autonoma rispetto a quella di Dio; tale convinzione lo condusse all’esaltazione soltanto del proprio sé ed alla credenza dell’esistenza della sola materia fisica fino al punto di arrivare a negare la stessa esistenza di Dio.

In realtà non esiste una nostra vita separata, perché vi è un’unica sola vita, quella di Dio, della quale noi siamo compartecipi.

Il concetto di unitarietà della vita di Dio -comprendente in sé anche la vita di tutte le altre creature viventi- è una verità che necessita soltanto di essere riconosciuta come tale.

L’umanità è una sola ma appare sotto milioni di maschere diverse.

La maschera è appunto la <<personalità>> di ciascun uomo, lo strumento attraverso cui l’umanità agisce e che è colmo di imperfezioni.

La nostra individualità separata è solo un’illusione e dobbiamo riuscire, gradualmente e con sforzi evolutivi diluiti in diverse incarnazioni successive, a soggiogarla completamente, tanto da giungere al punto di <<spersonalizzarci>> completamente e reidentificarci e fonderci totalmente con il Tutto.

Solo quando raggiungeremo tale soglia avremo riconquistato la totale comunione con Dio e, quindi , la nostra originaria Patria Celeste.

A quel punto l’Io, da intendersi come entità autonoma e separata da altri esseri, cesserà di esistere.

Attualmente, però, la personalità è ancora profondamente radicata nell’uomo e non può afferrare ciò che è impersonale.

Essa vuole esaminare oggettivamente Dio e lo fa per appagare una curiosità insana ottenendo solo l’effetto contrario: si allontana da Esso.

La vera conoscenza di Dio si può avere soltanto mediante un’esperienza intima soggettiva, ovvero rinnegando la propria personalità e ricercando la totale fusione ed armonizzazione del nostro sé con tutte le creature divine.

Quindi possiamo ragionevolmente affermare che l’obiettivo principale della nostra vita deve essere la nostra evoluzione, intesa nel senso sopra descritto di attività diretta alla riconquista delle virtù al fine di recuperare totalmente la comunione con Dio.

Solo rinunciando alla propria individualità l’uomo, nel momento in cui ha sacrificato totalmente sé stesso per il perseguimento della Legge Divina, riesce ad azzerare tutti i suoi <<peccati>> e a conquistare la totale comunione con Dio elevandosi al di sopra della legge del Karma.

Per ascendere verso Dio occorre anzitutto disciplina, e l’aspirante asceta potrà severamente autodisciplinarsi solo se rimane nel mondo invece di fuggire dove può godere la pace.

Il vero asceta è colui che vive nel mezzo della società i cui modi gli dispiacciono e i cui gusti non condivide e che, malgrado tutte le tentazioni da cui è circondato, mantiene la propria integrità di carattere ed accetta la sofferenza.

Solo la diretta conoscenza frutto di un’esperienza nell’indigenza conduce alla completa elevazione spirituale sino alla totale fusione con Dio.

Se non vivessimo nella miseria diverremmo indolenti.

Nulla può essere goduto se non a costo di grandi fatiche così come la scoperta della verità non può essere sentita in profondità se è solo comunicata dalle parole di un maestro e non è il frutto di un incitamento alla ricerca indotto dal bisogno di uscire da uno stato di profonda miseria.

In tal modo, alimentando in noi la forza dell’obbedienza e la <<conoscenza>> che ci è stata rivelata, se riusciremo a sottomettere gli elementi turbolenti del nostro essere ed a restaurare l’ordine nel caos, cessando di fornire vita e forza ai nostri desideri ed agli obiettivi egoistici della nostra <<personalità>>, diverremo capaci di scorgere dentro di noi l’immagine di Colui che è presente ovunque ed, in quel momento, il potere divino si ridesterà al nostro interno."

Caio: "poichè, come hai evidenziato, prima della caduta nel <<peccato>>, l’uomo già godeva di uno stato di unione con Dio e, quindi, di beatitudine permanente, mi chiedo quale bisogno c’era di incamminarsi in un percorso irto di sofferenza nella materia per poi, alla fine, ritornare allo stesso punto d’origine, ossia in uno stato di beatitudine permanente in seguito alla riunificazione con Dio"

Marcello: "per mezzo della vita nella materia della terra l’uomo ha conquistato la possibilità di scegliere se rinunciare o meno con un proprio atto di volontà alla propria personalità per poter ritornare ad essere una semplice particella del Tutto, e ciò lo rende più evoluto di quando, alle origini, non aveva ancora conquistato una <<personalità>> ed uno stato di coscienza tali da consentirgli di potere scegliere consapevolmente.

Tale capacità acquisita gli dà, rispetto allo stato originario antecedente alla caduta nel <<peccato>>, un’ulteriore possibilità di evoluzione anche quando è riuscito a riconquistare la totale fusione con Dio per aver vinto il Karma, consistente nell’avere la possibilità di rinunciare allo stato di perenne beatitudine e di accettare la missione di servire l’umanità attraverso una nuova incarnazione sulla terra."

3- Caio:" tutti gli uomini, a quel che mi dici, essendo particelle di Dio, non possono perdersi nel nulla, e quindi sono tutti destinati a ricongiungersi con il Creatore, ma ciò avverrebbe in tempi e con modalità diverse a secondo del livello di evoluzione conseguito.

Ed allora vorrei capire meglio cosa ci rende più o meno vicini a Dio rispetto ad altri nostri fratelli".

Marcello: "L’evoluzione è un procedimento di crescita spirituale attraverso una serie di tappe successive culminanti, ognuna, in una <<iniziazione>>, cioè in una acquisizione di concreti poteri spirituali frutto della crescita animica conseguita sino a quel momento.

I poteri che vengono di volta in volta acquisiti in una iniziazione successiva sono il frutto di un conquistato livello di perdita della nostra <<personalità>> significativamente maggiore rispetto a quello che si era guadagnato con la precedente iniziazione.

Infatti con la prima iniziazione si acquisisce la cosiddetta <<veggenza>> dei piani superiori di esistenza, ossia vengono aperti i nostri occhi <<spirituali>> attraverso lo squarcio del velo della soglia tra il mondo visibile e quello invisibile.

L’uomo che ha acquisito tale nuova facoltà ha raggiunto un livello di conoscenza chiamata <<immaginativa>>, cioè mantiene la coscienza di un ego autonomo e separato e riesce a vedere come oggetti esterni a sè sia altre creature divine sia aspetti della propria anima che si materializzano davanti ai suoi occhi spirituali sotto forme di figure simboliche (ad esempio di animali).

Ad un livello spirituale superiore, conseguendo un’altra iniziazione, l’uomo diventa capace di una conoscenza <<ispirata>>, ossia, pur non riuscendo ancora a fondere la sua sostanza animica con quella di altri esseri, impara a creare immagini nella propria anima che riproducono le impressioni provenienti da altri esseri in quanto questi ultimi cominciano a parlargli di sè e gli raccontano come essi sono; in tal modo egli comincia a percepire ciò che avviene dentro alle cose ed alle entità ed a conoscerle intimamente pur mantenendosi all’interno della sua essenza animica.

In sostanza entra in contatto e si immedesima con le emanazioni di altri esseri superiori dimoranti in altri piani di esistenza, e quindi con i pensieri ed i sentimenti espressi da questi ultimi, ma non ancora con la loro essenza.

Con un’iniziazione ulteriore l’asceta acquisisce una conoscenza <<intuitiva>>, ossia la sua sostanza animica entra in contatto e si fonde con la sostanza di altri esseri e quindi conosce questi ultimi in via diretta tramite il detto contatto.

Questa è per lui la più profonda possibilità di conoscenza, perché si identifica completamente con un altro essere e contestualmente ha la possibilità di percepire il proprio sé come un qualcosa di estraneo; in tal modo egli rischia di perdersi in un’altra entità.

L’intuizione, però, avviene nel giusto modo solo se l’unificazione con spiriti superiori si verifica senza spegnere il proprio io, ossia conservando la consapevolezza della propria individualità.

E’ pertanto evidente che, procedendo attraverso la conquista, per tappe successive, dell’immaginazione, dell’ispirazione e dell’intuizione, si diventa capaci di amare sempre in modo più profondo, avendo gradualmente raggiunto maggiori livelli di <<spersonalizzazione>> e di contestuale immedesimazione negli altri esseri.

Progredire nella strada della perfezione vuol dire anzitutto imparare ad amare."

4- Caio: " tale ultima tua affermazione sembrerebbe evidenziare che gli uomini meno evoluti non sappiano amare, ma, se così fosse, come dovremmo chiamare quel sentimento che spinge due persone comuni al matrimonio o a condividere insieme una vita terrena?"

Marcello : "Il concentrare tutto il proprio sentimento di amore solo su una singola persona o su un singolo animale, disinteressandoci di tutto ciò che possa esistere al di fuori della sfera individuale di quell’essere, può allontanarci dall’amore, che è in realtà un sentimento pienamente vissuto solo se è rivolto verso tutte le cose, e ci fa cadere nell’egoismo.

L’amore verso la persona o l’animale deve essere rapportato al fatto che questi ultimi arricchiscono di bellezza e di virtù la vita degli altri esseri per quello che sono capaci di esternare e di dare.

Solo quando si è capaci di provare un tale sentimento per singole persone od altri esseri si ama anche il tutto e si diventa quindi capaci di amare veramente.

L’amore è autoriconoscimento negli altri esseri esistenti .

Si può amare l’umanità intera solo se si vede in ogni uomo ed in ogni donna non solo un fratello ed una sorella, ma se stessi.

L’amore è autoconoscenza. Solo se riusciamo a riconoscere la parte divina che è in noi ed a sentirla un tutt’uno con la vita unica esistente possiamo veramente amare Dio.

L’amore puro per un altro essere non ha alcun fine egoistico, non calcola profitti e non teme svantaggi, esso considera solo il benessere del suo oggetto.

L’amore produce unione ed armonia in quanto è il potere del riconoscimento reciproco mediante il quale un essere esistente in una forma si riconosce nella forma di un altro essere .

Esso è tanto più forte quanto più vi è attrazione, cioè capacità di vibrare insieme alle altre creature come una cosa sola.

Difficilmente un uomo e una donna possono veramente amarsi se entrambi non sono attratti dagli stessi ideali.

La sintonia nasce dallo riscoprire nell’altro una parte di sé, e l’avere quel qualcosa in comune produce gioia.

In ogni caso, comunque, la sintonia con gli altri e l’armonia con il tutto si possono raggiungere solo se preminentemente si è in armonia con sè stessi, ovvero se vi è perfetta unione di intenti e sintonia tra corpo, istinto ed intelligenza, o, per meglio dire, tra corpo, cuore e mente.

L’uomo nel quale la mente spinge verso una direzione ed il desiderio verso una direzione opposta non è in armonia.

Se l’armonia è in noi, la riconosceremo anche nelle altre cose, per esempio nella musica.

Un essere discordante, di contro, può udire musica meravigliosa ma non proverà nulla perché non vi è armonia nella sua anima."

5- Caio: "se ho ben inteso comparando quel che hai affermato all’inizio del nostro dialogo con quanto hai precisato nel prosieguo, l’acquisizione di ricchezza materiale è per lo più stimolata negli uomini da bassi istinti egoistici, ma può anche essere il frutto delle attività di immaginazione, di ispirazione o di intuizione quando l’accumulo di risorse materiali sia determinato dalla volontà del compimento di un’opera spirituale, ma, in quest’ultima ipotesi, mi riesce difficile concepire il nesso che possa legare, ad esempio, un’attività spirituale quale l’ispirazione con l’accrescimento delle proprie sostanze materiali";

Marcello: "cercherò di spiegartelo con un aneddoto riguardante proprio l’incremento dei beni del mio patrimonio.

Negli ultimi anni è salita alla ribalta dei fatti di cronaca la notizia di maltrattamenti disumani arrecati a persone anziane nelle case di cura e di riposo, cioè proprio in quei luoghi istituzionalmente adibiti alla loro tutela, e ciò mi ha provocato profondo dolore e sofferenza.

Allora è sorta in me l’idea di creare una struttura con tutti i confort, tra cui, ad esempio, sauna, cappella per raccogliersi in preghiera, sala di lettura-biblioteca, sala cinematografica, parco-giardino con vialetti alberati, locali attrezzati per attività ginniche, sale e terrazzi per convegni e feste, presidio medico permanente 24 ore su 24, in cui l’anziano, coccolato, potesse continuare a <<vivere>> bene e non a sopravvivere, ed in cui aleggiasse uno spirito filantropico di solidarietà che rendesse aperta tale struttura all’ospitalità anche di chi è meno agiato o addirittura privo di mezzi.

Per favorire poi le interrelazioni sociali ed il fiorire di ulteriori iniziative quali convegni, feste e quant’altro serve a rendere il soggiorno nella struttura una vita degna di essere vissuta, avevo pensato di promuovere l’accesso e la partecipazione di volontari e di anziani esterni che volessero fruire dei servizi della <<casa relax>> pur non dimorando in essa.

Poiché la realizzazione di tale idea necessitava di ingenti risorse finanziarie, ho dovuto procurarmele osando.

Ed allora, confidando nell’aiuto della Provvidenza Divina, ho intrapreso un’attività di costruzioni edilizie senza avere un’adeguata copertura finanziaria.

Tu non puoi neanche immaginare quante volte mi sono trovato a dover risolvere problemi in cui la scelta sbagliata avrebbe potuto comportare per me un tracollo finanziario.

In ciascuna di tali circostanze, però, ho imboccato la strada giusta perché ho saputo governare la mia <<personalità>> .

Quest’ultima, a caldo, andava a stimolare il mio intelletto affinché mi suggerisse la scelta sbagliata, ed allora, con forti atti di volontà ho dovuto imparare a mettere al bando ogni bisbiglio immediato della mente ed ad avere pazienza.

In seguito, prima di andare a letto, dopo aver raggiunto un buon livello di serenità, mi rappresentavo davanti tutti i fatti costituenti il problema e mi sforzavo di non trovare una soluzione immediata, poi chiedevo semplicemente alla <<verità>> di farsi avanti e di manifestarsi.

Durante la notte arrivavano puntualmente i suggerimenti delle <<cose>> costituenti l’oggetto del problema, che venivano a raccontarsi a me e quindi ad <<ispirarmi>> la soluzione che adottavo senza indugio .

In questo modo ho sempre evitato di sbagliare e sono riuscito senza far debiti a costruire il patrimonio che ora mi permetterà di realizzare <<la casa relax per anziani>>.

L’alto numero di problemi che ho dovuto affrontare ed il loro sistematico buon fine sarebbero potuti apparire all’uomo qualunque che, in ipotesi, si fosse trovato al mio posto, quali il frutto rispettivamente del caso e di uno speciale talento personale nel sapere trovare le soluzioni, ma io invece sò che tutto questo è il frutto di una programmazione di spiriti superiori, di cui io sono stato chiamato ad essere un semplice ricettivo strumento di realizzazione, e che di volta in volta, ad ogni soluzione di problema, si andava ad aggiungere, come in un puzzle, un nuovo tassello in un disegno già predefinito dalla volontà divina".


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