Sapienza antica o Esoterismo
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CHI È DIO?

Tratto dal sito: www.riflessioni.it/

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A questa domanda da cento milioni di dollari hanno risposto in vario modo nel corso della storia umana centinaia di teologi appartenenti alle più svariate tradizioni spirituali del mondo e purtroppo non ho la bacchetta magica per risolvere questo eterno dilemma.

Direi che fondamentalmente esistono due modi di concepirlo, quella tipica dei culti monoteisti tipo il cristianesimo, l'ebraismo o l'islam ufficiale e quello di alcune tradizioni orientali o esoteriche.

I primi tendono a vedere Dio come un Essere, una Entità, staccata e diversa dall'uomo a cui sarà sempre superiore. Un dito puntato dal cielo verso l'uomo, un Dio che premia o che castiga a seconda dei meriti di ciascuno di noi. E' la classica visione ANTROPOMORFICA DI Dio, il Dio personale.

Il secondo modo di vedere Dio considera Dio e Uomo come la stessa cosa, come due realtà non diverse. Noi siamo già una parte delle divinità nel nostro essere più profondo, chiamato spesso scintilla divina. Ma lo siamo in potenza e non in atto . Ci siamo staccati da questa fonte di Luce e a questa fonte dobbiamo tornare. Dio sarebbe quindi uno stato di coscienza e non un Essere, Dio è un qualcosa che noi tutti siamo ma di cui non siamo consapevoli.

Sai Baba ha più volte detto: "Io sono Dio, anche tu lo sei , solo che non sai di esserlo".

Penso che spieghino bene questo concetto le seguenti riflessioni di Jayan Walter: "In ogni essere umano, nel profondo del suo cuore, nell'essenza della sua natura, c'è un oceano di gioia illimitata, a cui può attingere liberamente e in continuazione, giorno e notte. Questa è la vera natura dell'uomo: pura beatitudine, senza alcun limite ne di tempo ne di spazio. E' una gioia totale, uno stato di completo appagamento, non dipendente dall'esperienza del mondo esteriore dei sensi o dai rapporti con gli altri.

Mentre il piacere che proviamo nel mondo è legato allo spazio e al tempo (all'oggetto del piacere e alla sua durata, che è sempre limitata), questa beatitudine del nostro Sé interiore non è legato ne dipende da nulla, è una fonte di gioia che sgorga continuamente, senza mai fermarsi. Eppure, pur essendo lì, a portata di mano, più vicino a noi di qualunque altra cosa o persona, noi continuiamo a cercare la felicità all'esterno di noi, e rimaniamo sempre delusi, perché tutto ciò che appartiene al mondo esteriore è limitato e finito, ha un inizio e una fine. Infatti, quando ci innamoriamo, oppure quando gustiamo un dolce o una pietanza saporita, o anche quando proviamo il piacere del sesso, la nostra esperienza ha sempre un inizio, una fase in cui cresce fino ad arrivare al vertice del piacere o della gioia o dell'amore, e poi diminuisce fino a svanire.

L'innamoramento non è eterno, il piacere sessuale non è eterno, il piacere del palato non è eterno. E allora, delusi per non essere riusciti a trovare quell'appagamento totale ed eterno che cercavamo, ci rivolgiamo ad altri tipi di esperienze, a volte giungendo a provare droghe o esperienze molto forti... Ma non troveremo mai la beatitudine illimitata. Soltanto quando volgiamo la nostra consapevolezza all'interno di noi, quando facciamo un processo di interiorizzazione (meditazione), un viaggio nella profondità della nostra anima, solo allora potremo giungere all'esperienza di Dio che è in noi, della nostra vera natura: un oceano di gioia illimitata e totale. E questo viaggio è possibile soltanto con l'aiuto di un Maestro o Guru, cioè di qualcuno che abbia già raggiunto la meta.

Questo è l'insegnamento che ci è stato dato da tutti i saggi del passato, che ci viene continuamente dato dai Maestri contemporanei, questa è l'essenza dell'insegnamento del pensiero orientale, che è principalmente rivolto all'esperienza di Dio dentro di noi, fino a congiungerci con lui, poiché l'unica realtà esistente è l'Essere Infinito: Pura Coscienza di Beatitudine (Sat Chit Ananda)...

L'induismo e la filosofia indiana sono stati mal compresi da tanta gente in Occidente, in particolare dai detentori del potere religioso cristiano. L'induismo è stato sempre considerato una religione politeistica, piena di divinità strane e a volte mostruose, una religione dove gli dei hanno spesso qualità e vizi simili a quelli degli uomini, e dove si è molto lontani dalla concezione "monista" delle religioni cosiddette "superiori".

Non si è compreso che tutte quelle raffigurazioni di divinità non sono nient'altro che la rappresentazione degli infiniti aspetti e qualità dell'unico Dio: il Brahman (attenzione: Dio, come Creatore, ovvero come aspetto della Trimurti (con Shiva e Visnu) è Brahma (senza la finale). Con la finale è invece BRAHMAN, l'Assoluto, la Totalità, l'Uno e, in quanto tale, non è accompagnato da Shiva o Visnù) (o Shiva), che è l'Essere infinito ed eterno, unica realtà di tutto l'universo. E, mentre nelle religioni cosiddette "monOTEISTE" si continua a credere a due realtà antitetiche: Dio e Satana, il Bene e il Male, in eterna lotta tra di loro, nell'induismo e nel pensiero indiano (CHE E' MONISTA) , si crede che tutto l'universo è Dio, che l'uomo è Dio, che lo è sempre stato e deve soltanto divenirne consapevole, e che questo è il fine dell'esistenza umana: essere tutt'uno con Dio.

NOTA di Benedetto: Sono dette religioni "MONOTEISTE" quella ebraica, cristiana e mussulmana, che credono in un solo Dio, ma che di fatto sono "dualiste" (ad es. la creatura ed il Creatore non sono la stessa cosa), mentre al contrario, le religioni di derivazione Vedica sono dette "MONISTE" perché esiste solo una realtà, che è UNA e NON DUALE.

Soltanto quando "diverremo Infinito", o meglio ritorneremo ad essere consapevoli della nostra realtà di Essere Infinito, solo allora cesserà ogni sofferenza e vivremo eternamente in uno stato di totale appagamento. In realtà la religione induista e il pensiero filosofico indiano provengono da un'antichissima civiltà e sono alla base di tutte le filosofie e religioni del mondo, di ogni tradizione e popolo, poiché esprimono la "religione universale dell'uomo", per cui non c'è alcun conflitto con le altre religioni e filosofie, anzi, con la pratica della meditazione ed esplorando la vera natura dell'uomo, ci si può avvicinare ancora di più alla propria religione e tradizione.

Quest'antica conoscenza viene chiamata Veda, e il sentiero che ci porta alla realizzazione di Dio dentro di noi è il "Sanatana Dharma", che è formato da tanti "rami", dove si enfatizzano i vari aspetti che vogliamo seguire per giungere all'unione (Yoga) con Dio (aspetto fisico, mentale, emozionale...), proprio perché si sa che ognuno di noi può essere più propenso a lavorare su un aspetto o su un altro della propria natura. Se ('umanità riscoprisse i profondi valori dei Veda e del Sanatana Dharma, e si liberasse dai pregiudizi verso la religione indù, potrebbe cogliere i frutti di un patrimonio di conoscenza antichissimo, sviluppato nei millenni dai Saggi e dai Maestri, la cui funzione è proprio quella di aiutarci a realizzare Dio".

Spesso si dice che il Dio che è in noi è la scintilla divina, altri parlano di spirito. Maharishi dice che lo stato di coscienza di Dio ARRIVA AL 6° stato di coscienza, MENTRE il 7° è lo stato di coscienza di Unità (o di Brahman), il massimo raggiungibile a livello umano, dopo il 7° ci sono gli stati di coscienza sovraumani (... PER I QUALI è appunto RICHIESTA UNA FISIOLOGIA "CELESTIALE" e non più materiale).

Ma io mi domando, com'è possibile che qualcuno possa dire che Dio, che secondo certe teorie è il traguardo finale dell'evoluzione di tutti gli esseri, possa essere collocato al 6° livello? Cosa ci può essere di più alto di Dio?

NOTA di BENEDETTO: Qui c'è un equivoco: non è che Maharishi colloca Dio al sesto stato di coscienza, ma dice, che soltanto quando l'uomo realizza il sesto stato di coscienza, allora arriva a conoscere DIO. Prima di realizzare il sesto stato di coscienza, l'uomo può soltanto farsi dei pregiudizi, dei preconcetti riguardo a Dio, ma non può conoscere veramente Dio, senza prima trascendere il livello dell'Intelletto.

Non è che Dio è collocato al sesto stadio, ma che il sesto livello di coscienza è invece quel livello necessario all'uomo, per arrivare a conoscere o percepire o capire Dio. La cosa è diversa ... Forse potrebbe essere utile, (anche a me), magari ri-leggere il capitolo di Maharishi che tratta dei "Sentieri che conducono alla realizzazione di Dio", nel suo libro: La Scienza dell'Essere e l'Arte di Vivere"), nel quale capitolo, se non ricordo male, Maharishi distingue pure due concezioni di Dio: quella personale e quella impersonale.

Cos'è veramente l'illuminazione? E' il massimo traguardo evolutivo o c'è qualcos'altro di più alto? Nel testo "Iniziazione:memorie di un'Egizia" e anche in "Egitto Segreto", si sostiene che nelle iniziazioni ai gradi più alti si poteva fare l'esperienza dello stato di coscienza supremo, cioè l'uomo-Dio. Nel corpo dell'iniziato venivano convogliate le energie divine creatrici allo stato originario. Non è strano che il più alto stato di coscienza possa essere provato sulla terra, a livello di incarnazione, dato che il corpo è una limitazione per l'Assoluto, l'Immanifesto, che appunto quando diviene palese, cioè manifesto, non potrebbe essere nel suo stato "normale"?

Ci si potrebbe anche chiedere: il traguardo finale dell'evoluzione, quello che secondo la tradizione induista è il ricongiungimento con Dio, l'identificazione in Lui, è uguale per tutti o solo alcuni ci arriveranno?

Qualcuno potrebbe porsi il seguente interrogativo: qual è il modo migliore di vedere Dio?

Personalmente non credo al Dio che punisce e premia, che ti manda all'Inferno o in Paradiso, che sono solo costruzioni mentali che ci creiamo noi stessi o che ci sono state imposte dalle religioni organizzate per poterci controllare. Temo che questa visione classica della divinità sia forse la causa di molto vero ateismo e mancanza di fede in una vita dopo la morte.

Sono più propenso a ritenere credibile la visione orientale di Dio, ma a differenza delle varie chiese, non lo pongo come un dogma, è un mio punto di vista, sebbene condiviso da molti. Comunque è chiaro che in un paese libero ognuno di noi deve essere libero di credere a ciò che vuole.

Ritengo anche che ciò che chiamiamo Dio sia un qualcosa che stia al di là di tutti i dogmi e le teorie che ci fabbrichiamo. Cercare di capire cosa sia Dio, l'Assoluto, è già limitarlo, e in questa fase essendo esseri incarnati siamo costretti a relativizzare Dio e quindi ci elaboriamo dei modelli di Dio dei più svariati tipi che comunque sono sempre soggettivi.

Ognuno di noi può ha un'immagine di Dio a seconda del proprio livello di coscienza.

Non pretendo di capire cosa sia Dio adesso. Credo che per ora ciò vada oltre le mie capacità.

Penso che più avanzeremo nel cammino evolutivo e più avremo una visione di Dio che si avvicina alla Realtà Ultima, cioè capiremo cosa sia veramente Lui.

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