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COSA SI INTENDE PER "COMMERCIO EQUOSOLIDALE"?

Tratto da: www.promogreen.com/curiosita_scheda.php?tOM=&id_news=38

La povertà e la miseria delle popolazioni del Sud del Mondo non sono dovute ad incapacità o alla carenza di senso del lavoro, ma spesso all’eredità di lunghi periodi di colonialismo e soprattutto alla logica dell’attuale commercio mondiale, per il quale i Paesi del Sud del Mondo continuano ad essere considerati, principalmente, fornitori di materie prime per il Nord.

Instabilità dei prezzi delle materie prime, barriere commerciali e debito estero contribuiscono a bloccare le possibilità di miglioramento di quei popoli, ed in particolare di milioni di produttori e lavoratori che le condizioni economiche relegano nello sfruttamento e nell'emarginazione.

Da questa consapevolezza nacquero circa quaranta anni fa i primi tentativi di commercio equo, o Fair trade secondo la dizione anglosassone adottata a livello internazionale, ed ebbero luogo in Olanda. L’obiettivo era quello di costruire una rete di distribuzione e vendita di prodotti provenienti direttamente da organizzazioni di produttori del Sud, una rete di organismi, di associazioni, di cooperative e di soggetti di vario genere che trattasse i produttori del Sud in modo paritario, riconoscendoli come soggetti di una relazione commerciale e soprattutto restituendo loro il valore di esseri umani. Non una forma di beneficenza o carità, bensì solidarietà concreta.

Da allora, i punti vendita e le organizzazioni di importazione si sono diffuse in quasi tutti i Paesi occidentali. In Europa se ne contano circa 2500, con Olanda, Belgio e Germania in testa. In Italia il commercio equo ha mosso i suoi primi passi nella seconda metà degli anni '80, e oggi si possono contare circa 200 punti vendita.

Nel Luglio 1998, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione sul commercio equo e solidale che ne riconosce il valore in termini di cooperazione e sensibilizzazione, ed ha iniziato a porre le basi per il suo riconoscimento e la sua certificazione a livello istituzionale.

Attraverso le varie iniziative del Commercio Equo e Solidale, viene assicurato ai produttori un compenso equo, ossia in grado di garantire loro un degno tenore di vita, ed il margine che resta rispetto ai prezzi stabiliti consente di investire nello sviluppo dell’attività produttiva e in progetti di solidarietà. Così è possibile costruire scuole, ospedali, centri di formazione, ma anche acquistare porzioni di terra o avviare nuove attività produttive che offrano nuovi posti di lavoro.

Il commercio equo, quindi, vuole costituire un'alternativa concreta per tanti piccoli produttori del Sud del Mondo e per altrettanti consumatori del Nord: il consumatore ha la possibilità di dare senso a gesti quotidiani apparentemente poco importanti, come la spesa, o a momenti unici, come le varie ricorrenze per le quali una bomboniera equa rappresenta un modo concreto di estendere la propria gioia a chi è meno fortunato.

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