DENARO L'elogio della pazzia
(1511 - Erasmo da Rotterdam)
C'è
chi si prodiga con ogni cura per gli affari degli altri mentre trascura
i propri, e chi, preso nel giuoco dei debiti, prossimo a fallire, si
crede ricco del denaro altrui; un altro pone all'apice della sua felicità
morire povero pur di arricchire l'erede.
Questi per un guadagno modesto, e per giunta incerto, corre tutti i
mari, affidando la vita, che il denaro non ricompra, alle onde e ai
venti; quello preferisce cercare di arricchirsi in guerra piuttosto
che starsene al sicuro in casa sua.
Ci sono di quelli che credono si possa arrivare alla ricchezza senza
la minima fatica andando a caccia di vecchi senza eredi; né manca
chi, in vista dello stesso risultato, opta per un legame con vecchiette
danarose.
Gli uni e gli altri offrono agli Dei che stanno a guardare uno spettacolo
oltremodo divertente, quando si fanno abbindolare proprio da coloro
che vogliono intrappolare.
La razza più stolta e abietta è quella dei mercanti che,
pur trattando la più sordida delle faccende e nei modi più
sordidi, pur mentendo, spergiurando, rubando, frodando a tutto spiano,
si credono da più degli altri perché hanno le dita inanellate
d'oro.
Né mancano di adularli certi fraticelli che li ammirano e li
chiamano apertamente venerabili, senza dubbio perché una piccola
parte degli illeciti profitti vada a loro.
Altrove puoi vedere dei Pitagorici, a tal segno convinti della comunanza
dei beni, che, se trovano qualcosa d'incustodito, tranquillamente se
ne appropriano come l'avessero ricevuto in eredità.
C'è chi, ricco solo di speranze, sogna la felicità, e
già questo sogno, per lui, è la felicità.
Taluni si compiacciono di essere creduti ricchi, mentre a casa loro
muoiono di fame.
Uno si affretta a dilapidare tutto quello che possiede; un altro accumula
con mezzi leciti e illeciti.
Questo si fa portare candidato perché ambisce a pubbliche cariche,
quello è contento di starsene accanto al fuoco.
E sono tanti quelli che intentano interminabili cause e che, portatori
di opposti interessi, fanno a gara per arricchire il giudice che accorda
rinvii, e l'avvocato che è in combutta con la parte avversa.
Uno ha la mania di rinnovare il mondo, un altro propende per il grandioso.
C'è chi, senza nessuna ragione d'affari, lascia a casa moglie
e figli e se ne va a Gerusalemme, a Roma, a San Giacomo di Compostella."
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