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Corrado Docente
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VIVERE MEGLIO IL LAVORO

Rubrica a cura di Corrado Docente (autobiografia).
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L'abitudine al lavoro modera ogni eccesso, induce il bisogno, il gusto dell'ordine; dall'ordine materiale si risale al morale: quindi può considerarsi il lavoro come uno dei migliori ausiliari dell'educazione (Azeglio Taparelli, politico e scrittore italiano, 1798-1866).

Introduzione up.jpg

Con questo articolo inizia un percorso che ci condurrà all'interno del mondo del lavoro. Rifletteremo su questo argomento osservandolo da varie prospettive, con l'intenzione di estrapolarne leggi, idee e suggerimenti per "vivere meglio" questa dimensione così importante della nostra esistenza.

Ci accompagnerà un filo conduttore composto di tre elementi:

  1. la vita professionale ed il lavoro saranno intesi come strumenti di crescita personale e "palestra spirituale";
  2. l'uomo sarà sempre riferito alla sua struttura globale, fatta di corpo, anima e spirito;
  3. le sacre Scritture di ogni religione fondamentale, così come i contributi di alcuni grandi Maestri del passato, ci forniranno spunti che contestualizzeremo nel mondo del lavoro del XXI secolo.

Prima lettera - "Stewardship e motivazione" up.jpg

Questa prima lettera è dedicata a chi, nel mondo del lavoro, ha il ruolo di gestire altre persone.

Risorse visibili e risorse invisibili up.jpg

La realtà aziendale, come qualsiasi cosa "sotto il sole", vive e si sviluppa attraverso risorse visibili ed invisibili.

Le risorse visibili sono quelle variabili "strutturali" che contribuiscono alla produzione del valore aziendale: la parte più materiale dell'organizzazione. Non mi soffermerò su questa parte, abbondantemente analizzata da più fonti e della quale la "vivisezione scientifica" ha portato alla luce ogni minimo dettaglio.

Desidero riflettere, invece, su quelle risorse invisibili, cioè le variabili "sovrastrutturali", la cui riconosciuta e crescente importanza stà contribuendo non poco a "dematerializzare" la vita dell'impresa e della società intera. La motivazione è una di queste risorse invisibili, e la prima di cui parleremo.

Motivazione up.jpg

Sulla motivazione in azienda, e fuori, ci sono ormai tonnellate di libri, in molti sono eruditi sul tema, "sanno cos'è", quali sono i paradigmi psicologici alla sua base, come motivare i collaboratori, ecc. Di questi, però, soltanto una parte "conosce" la motivazione e quindi è in grado realmente di motivare. Perché? Perché tra il sapere ed il conoscere c'è di mezzo l'essere.

Aver "conosciuto" una cosa, significa esserci entrato dentro, averla sperimentata (non sempre felicemente o in maniera indolore), averla digerita, assimilata e fatta integralmente propria nell'essere. Essa è diventata parte integrante di noi, la conosciamo, la "siamo".

Mi è capitato di conoscere degli imprenditori e dei manager certi di essere dei bravi motivatori, che un giorno hanno scoperto la "solitudine professionale": invariabile conseguenza di chi non "è" un motivatore.

Il vero leader motivatore (quindi che sa "dare motivi per agire" ai suoi collaboratori), è colui che innanzi tutto li conosce perché li ascolta, che valorizza le loro idee ed i loro talenti, che dona il meglio di sé per la loro crescita, ma cosa ben più importante, egli può fare tutto ciò perché è impegnato in prima persona in una crescita interiore: sta alimentando la sua parte di "spirito manageriale", quella che "è".

In altre parole, piuttosto che esercitare una leadership sta esercitando una stewardship: l'evoluzione, anzi la riscoperta della vera leadership, oggi tanto conclamata. Parlo di "riscoperta" perché già "il più grande motivatore della storia" si espresse così: <<Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti>> (Mc 9, 35) ... "stewardship" appunto.

Stewardship e motivazione up.jpg

Uno degli studiosi più autorevoli della psicologia contemporanea, Albert Bandura, sostiene che qualunque manifestazione psichica è sempre la risultante di un reciproco condeterminarsi di tre elementi: persona, ambiente/situazione, comportamento.

Se si desidera motivare una persona, indurla a fare o a fare meglio ciò che spontaneamente non farebbe, e modificare quindi il proprio comportamento, bisognerà dunque agire sulla persona e/o sull'ambiente. Il leader si trova in una condizione privilegiata per fare ciò, poiché ha l'opportunità di intervenire su entrambi.

Le persone percepiscono la propria autoefficacia come un sentimento di efficacia personale, che deriva dalla certezza di essere all'altezza di una determinata situazione, "sapere di saper fare". E' un modo di percepire e di porsi in rapporto con la realtà che deriva dall'esperienza, e che può essere rafforzato attraverso l'esperienza.

Generalmente le persone con un basso senso di efficacia personale tendono a ritrarsi dai compiti impegnativi che esse percepiscono come delle "minacce personali". Hanno bassi livelli di aspirazione e si impegnano modestamente nel perseguimento degli scopi che si prefiggono; di fronte alle difficoltà si concentrano sulle proprie debolezze, predisponendosi così al fallimento.

Al contrario le persone con un alto senso di efficacia personale sono attratte dai compiti difficili, che percepiscono come occasioni per mettersi alla prova. Hanno livelli di aspirazione elevati e si impegnano a fondo per raggiungere gli scopi prefissati; di fronte alle difficoltà intensificano gli sforzi e cercano di ottimizzare le risorse disponibili, sperimentando così, più frequentemente, il successo.

Il successo di un imprenditore, datore di lavoro, manager, leader, al quale è affidato un gruppo di persone, è commisurato a quanto sarà in grado di "far sperimentare successo" ai suoi collaboratori, cioè portare sia quelli con alto, ma soprattutto quelli con basso senso di efficacia personale, a crescere e "sperimentare sulla propria pelle" il successo derivante dalla propria crescita personale e dall'abbattimento dei propri limiti.

Non esiste motivazione più forte per la singola persona, il singolo collaboratore. Il ruolo, la mansione, il progetto, il lavoro, sono tutti aspetti secondari e "incidentali" di tale ricerca interiore. Andremo sempre più in questa direzione: il concetto di leadership virerà in quello di "stewardship", in altre parole di "servizio" alla crescita altrui.

Se si comprende la portata di tale cambiamento, del quale si vedono peraltro le prime avvisaglie, apparirà evidente come il vero "steward-leader" possa ottenere come "effetto collaterale" di agire anche, e contemporaneamente, sui comportamenti, sull'ambiente/situazione e sul clima, che si vengono ad istaurare in quel gruppo per esempio.

Se, infatti, il collaboratore percepisce l'impegno e la volontà del proprio steward-leader, di operare non soltanto per la "redditività aziendale", ma anche per la "sua redditività personale", di crescita interiore e abbattimento dei propri limiti, l'ambiente di lavoro diverrà molto "motivante", e lo stesso collaboratore investirà spontaneamente in azienda parte di quel "capitale personale", tanto bramato oggi dalle aziende, che egli usa abbondantemente fuori di esse.

Tutto ciò non significa che il leader debba diventare un debole, anzi è vero il contrario: dovrà acquisire più forza. Una forza ed un controllo interiore che gli consentano di delegare con chiarezza, fornire una visione globale ai suoi collaboratori sullo scopo di ogni operazione e progetto, indicare gli obiettivi che s'intende raggiungere e condividerli insieme, operare una verifica accettata dei risultati, dare spazio alla creatività e valorizzare le idee del collaboratore, aiutarlo quindi ad esprimere il meglio del suo potenziale.

Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti (Mc. 9,35).

Chi ha detto che i Vangeli siano lettera morta?

È però certo se ci ostiniamo a farne interpretazioni bigotte e fuori dei tempi e dai contesti siamo noi stessi che ne decretiamo la morte. Ma nelle Sacre Scritture sono contenuti concetti fin troppo avanzati e futuribili; personalmente credo che domani...nelle migliori scuole di management si leggeranno invece con particolare interesse!

"Stewardship", appunto... ne sentiremo parlare!

- Continua.

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