COME MIGLIORARE IL NOSTRO MODO DI COMUNICARE
A cura del Dott. Luigi Mastronardi (psicologo/filosofo).
Note biografiche. Sito personale: www.luigimastronardi.it/
L'uomo è portato per natura a disprezzare chi lo blandisce e ad ammirare chi non
si dimostra condiscendente (Tucìdide, storico greco, 460-404 a.C.).
Ognuno di noi ha un suo personale modo di comunicare, che può
rivelarsi più o meno efficace, più o meno promotore di
benessere per noi e per le persone con cui interagiamo. Quante
volte ci siamo sentiti dire "non è possibile parlare con
te!", "non mi ascolti!"; quante volte
conversazioni intraprese con uno spirito amichevole e di
collaborazione sono sfociate poi in liti furibonde?
Se ciò ci è
accaduto in maniera occasionale, probabilmente è dipeso dal
particolare argomento della conversazione, da fraintendimenti
momentanei, o perché no, dalla particolare reazione della
persona che ci siamo troviamo di fronte. Ma se ciò ci capita
spesso, se le conversazioni apparente più innocue tendono a
trasformarsi in un match e lasciano dietro di loro una scia di
rabbia e di rancore, allora è il caso di interrogarci sul nostro
modo di comunicare e su quanto possiamo fare per modificarlo.
In ostri modi di comunicare non sono innati, ma sono stati appresi.
Quindi se interferiscono negativamente sulla nostra vita di
relazione, possono essere disimparati per acquisirne altri che si
rivelino più efficaci. Per imparare a comunicare in maniera più
soddisfacente è necessario tenere a mente poche regole:
- La comunicazione chiara e precisa aiuta a decidere mentre
l'ambiguità crea confusione. Ci può capitare di essere talmente
impacciati quando dobbiamo comunicare i nostri pensieri, desideri
o sentimenti da manifestarli in una forma che li rende
assolutamente incomprensibili. In questo caso le domande da porci
sono: Esprimiamo le nostre opinioni in modo vago? Giriamo intorno
al punto essenziale? Ci perdiamo nei particolari insignificanti?
Lasciamo che sia l'altro ad intuire i nostri desideri, basandosi
sugli scarsissimi elementi che gli forniamo? Se la risposta a
queste domande è positiva, stiamo spianando la strada ai
malintesi. Sforziamoci quindi di essere il più diretti e chiari
possibile. Questo non significa che dobbiamo essere sempre
totalmente sinceri. Sono poche, e preziose, le occasioni in cui
un disvelamento totale può portare benessere a noi e a chi ci
ascolta.
Spesso, invece, la sincerità assoluta può ferire
l'altro, in maniera anche irreparabile. Essere diretti significa
impegnarsi consapevolmente affinché all'altro sia chiaro ciò
che desideriamo comunicare, senza per forza rivelare i nostri
sentimenti e i nostri pensieri più riposti sull'argomento.
- La probabilità di creare malintesi diventa maggiore quando
permettiamo che i nostri progetti personali - come la
dimostrazione di qualche capacità o il desiderio di sottrarsi
alla ripulsa o al ridicolo - intorbidino ciò che stiamo cercando
di comunicare. Spesso siamo imprecisi per proteggerci: temiamo di
essere sopraffatti o rifiutati se esprimiamo in maniera chiara
un'opinione o avanziamo una richiesta diretta. Questi
atteggiamenti difensivi rendono oscuro il nostro messaggio, che
è destinato con molta probabilità ad essere frainteso.
Procediamo allora per piccoli tentativi: sforziamoci di esprimere
un'opinione o di avanzare una richiesta partendo da argomenti che
ci stanno meno a cuore, rispetto a cui un rifiuto o una critica
costituirebbero una minaccia davvero minima per noi. Potremmo
sperimentare che il rifiuto temuto non arriva, o che se anche
arrivi possiamo superarlo senza riportarne grossi danni. Così,
un po' alla volta, osiamo sempre un po' di più, acquisendo
giorno dopo giorno la capacità esprimerci in maniera chiara ed
efficace.
- Per avere una buona comunicazione non basta rendere
comprensibili le proprie idee, ma occorre anche capire ciò che
sta dicendo l'interlocutore. Se il nostro partner parla in
maniera vaga o indiretta possiamo essere indotti a giungere
subito a conclusioni sbagliate o ad ignorare quanto ci viene
detto. Se ci rendiamo conto di avere difficoltà a comprendere
davvero quanto l'altro ci sta dicendo cerchiamo, con il dovuto
tatto, di saperne di più. Cerchiamo di sintonizzarci sul canale
dell'altro. Può capitarci ad es. di dispensare consigli pratici
quando l'altra persona magari vuole solo ascolto e sostegno
emotivo.
- Certi problemi di comunicazione nascono dalle
differenze dei modi di parlare, come la scelta del momento, le
pause, il ritmo del discorso, e così via. Cerchiamo di notare ed
'esplicitare' queste differenze. In questo caso potrebbe essere
utile l'utilizzo di una videocamera, o almeno di registratore
vocale. Registrando più episodi di conversazione (a volte ne
basta anche uno solo) e rivedendo o riascoltando insieme quanto
è accaduto, ai due partner possono risultare immediatamente
chiare le loro differenze nel modi di parlare. Dopodiché possono
decidere di creare insieme una sorta di 'regole di etichetta
della conversazione'.
Ad es. chi fa lunghe pause può imparare a
non offendersi quando viene interrotto e chi tende ad
interrompere può imparare ad aspettare; chi tende ad alzare la
voce può imparare a controllarsi e il partner che ne è
intimidito può imparare a "desensibilizzarsi", e così
via.
- Può accadere che non si registri mentalmente ciò che
l'altro sta effettivamente comunicando. Ciò può verificarsi per
insensibilità nei confronti di determinati argomenti ma spesso
anche per ipersensibilità e difesa. Alcune discussioni
apparentemente benevole possono rappresentare una minaccia
all'autostima dell'altro, il quale per proteggersi da un danno al
suo orgoglio o da un rifiuto erige delle difese che bloccano la
sua visione del problema concreto. E' importante notare questi
punti 'ciechi' e 'sordi' in noi o nell'altra persona e affrontare
in maniera serena questo problema. Aiutiamo o lasciamoci aiutare
a 'vedere' o 'sentire' quanto prima non veniva percepito.
- Le domande possono essere cause di malintesi e sofferenze.
L'utilità delle domande è indubbia. Si fanno per ricevere
informazioni e appoggio, per capire cosa vuol dire
l'interlocutore, negoziare, prendere decisioni. Una domanda ben
posta, può indurre, come per magia, il partner a parlare; al
contrario, una domanda intempestiva, inquisitoria o fuori luogo
lo può bloccare.
Può accadere che la persona a cui sono rivolte
le domande possa vedervi quasi una provocazione diretta a
saggiare le sua capacità, le sue conoscenze o la sua sincerità.
Alcuni possono vedere le domande come una minaccia, percepirvi
quasi un'investigazione, una breccia nelle loro difese per la
scoperta dei punti deboli.
Ciò accade soprattutto con le domande
che iniziano con perché; queste, anche se usate nella maniera
più innocente, possono richiamare alla mente dell'interlocutore
gli interrogatori di riprovazione di un genitore. Quindi,
interroghiamo con accortezza, usiamo la nostra ingegnosità.
Potremmo fare un'osservazione di carattere generale, seguita da
una domanda; oppure possiamo cominciare con il chiedere all'altra
persona la sua opinione su un determinato argomento.
Anche lievi difficoltà di comunicazione possono portare a
grossi malintesi, questi portano spesso alla frustrazione e
all'ostilità e all'ulteriore deterioramento della comunicazione
stessa, in una sorta di circolo vizioso. La consapevolezza del
nostro contributo alla creazione di tali difficoltà e la
volontà di migliorare le nostre capacità comunicative
costituiscono degli ingredienti essenziali per arrivare ad avere
delle relazioni interpersonali 'armoniose', e per farci
riscoprire il piacere e il benessere derivanti dalla
conversazione.
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