LA DEPRESSIONE IN BAMBINI E ADOLESCENTI:
IL RUOLO DELLA SCUOLA
A cura del Dott. Luigi Mastronardi (psicologo/filosofo).
Note biografiche. Sito personale: www.luigimastronardi.it/
I progressi ottenuti per mezzo degli ammaestramenti sono lenti, quelli invece che si ottengono
con gli esempi sono più immediati ed efficaci
(Sèneca).
Come dimostrato da recenti ricerche i disturbi depressivi si
presentano soprattutto nel periodo adolescenziale (1). Questo è
un periodo particolarmente difficile, soprattutto per le ragazze (2-4).
Scarse capacità di contatto interpersonale associate a
processi di pensiero negativi, possono creare grosse difficoltà
all'adolescente che cerca di modificare le sue relazioni con i
coetanei e soprattutto con i familiari: a questa età il
desiderio di autonomia va di pari passo con l'esigenza di
sentirsi ancora protetti, l'esigenza di sovvertire ogni ordine
dato si accompagna alla necessità di avere comunque dei punti di
riferimento. Inoltre l'adolescente deve confrontarsi con il suo
desiderio di emergere in un ambiente sociale e scolastico molto
competitivo.
Diverse possono essere le cause della depressione in bambini e
adolescenti:
- Eventi particolarmente stressanti (esposizione a violenze
nell'ambiente sociale o familiare, difficoltà economiche, abusi
nell'infanzia, lutti, separazione o divorzio dei propri genitori)
a questa età possono influire sull'insorgenza di sintomi
depressivi, sul rendimento scolastico e sull'assunzione di
comportamenti a rischio di vario genere
- Caratteristiche cognitive individuali che possono influire sulla percezione degli
eventi negativi.
- Depressione di uno o entrambi i genitori. I figli di un genitore depresso hanno una probabilità quattro
volte superiore alla norma di soffrire di disturbi dell'affettività.
- Scarsa autostima. La stima di sé si forma proprio nell'età adolescenziale e nasce dal giudizio su di sé
che il bambino percepisce da parte dei genitori, coetanei e insegnanti.
- Scarse abilità sociali.
La scuola rappresenta una palestra fondamentale per
l'acquisizione di competenze sociali ed emotive che possono
risultare protettive nei confronti della psicopatologia e
soprattutto dei disturbi depressivi in bambini e adolescenti. Ma,
contemporaneamente può anche essere il luogo il cui il bambino e
il ragazzo sperimenta degli eventi negativi che possono influire
sulla sua autostima e sul concetto di sé. Bambini di 5-9 anni
che percepiscono una disistima da parte dell'insegnante e che non
si sentono accettati dai propri compagni hanno elevate
probabilità di presentate disturbi depressivi in adolescenza
(5-7). E' molto probabile che bambini, che a 8 anni sono vittime
di bullismo o di altre forme di vittimizzazione, a 9 anni
sviluppino sintomi depressivi, soprattutto se femmine (8).
Programmi scolastici volti a promuovere le competenze emotive
e sociali possono prevenire il rischio di depressione in bambini
e adolescenti. Già negli anni 70-80 numerosi programmi di tal
genere sono stati sperimentati negli Stati Uniti e in Inghilterra
(9).
Snow e coll. nel 1987 (10) hanno rilevato risultati postivi a
seguito di un programma in cui i ragazzi erano formati nella
gestione dello stress fornendo loro le competenze per utilizzare
la rete sociale nei momenti difficili, nella presa di decisioni,
nella comprensione delle dinamiche di gruppo. Contemporaneamente
erano state potenziate le competenze educative dei genitori.
Shelking e coll, sempre nel 1987 (11) hanno insegnato a
bambini e docenti le tecniche del problem solving e promosso una
maggiore partecipazione dei genitori alla vita scolastica.
Interessante è il programma effettuato da Solomon e coll. nel
1986 (12), articolato in 5 settori:
- Attività di aiuto. I bambini vengono incoraggiati a
sostenere i compagni sia nei momenti di difficoltà che nei
lavori scolastici
- Chiarificazione dei valori prosociali. I
docenti spiegano quali siano i fondamentali valori prosociali e
ne discutono con gli alunni. Rinforzano, non appena si
verificano, i comportamenti spontanei adeguati.
- Promozione della comprensione sociale. Vengono lette storie, a cui seguono
discussioni di gruppo, in cui si esplorano le motivazioni, i
sentimenti e i bisogni dei vari personaggi. Per sviluppare
sentimenti di solidarietà e promuovere il riconoscimento del
valore della diversità, vengono usate storie i cui protagonisti
sono di cultura, età, sesso diversi. Si attuano discussioni sui
vari eventi che si svolgono in classe.
- Sviluppo della disciplina. Attraverso uno stile educativo democratico, gli
insegnanti stimolano lo sviluppo di un'autodisciplina fondata
sull'individuazione collettiva di regole di comportamento e
sull'impegno comune nel rispetto delle stesse.
- Apprendimento cooperativo. Si adotta il lavoro di gruppo sia per
le attività scolastiche che sociali. Gli insegnanti fanno
riflettere i ragazzi sulla necessità dell'interdipendenza,
sull'opportunità di capire e considerare sia il proprio
comportamento che quello degli altri, sulle funzioni da
raggiungere all'interno del gruppo per un buon raggiungimento
dell'obiettivo.
I ragazzi che avevano partecipato al
programma si sono rivelati più autonomi, più capaci di prendere
decisioni, di comprendere i problemi interpersonali comuni e di
risolverli. Più di recente altri programmi, con obiettivi più specifici,
hanno dato risultati positivi. In Scandinavia è stato attuato,
nel 1994, un programma finalizzato alla riduzione del bullismo
nella scuola (13)
Negli Stati Uniti due programmi, nel 1992 e 1988 hanno avuto
come obiettivo la prevenzione dei comportamenti antisociali (14)
e l'aiuto ai bambini socialmente svantaggiati (15).
Dal momento che la possibilità di prevenire l'insorgenza di
tale disagio in un'età così delicata può avere influenza sul
benessere dell'individuo nell'intero corso della vita è
fondamentale che la scuola si interroghi sul suo ruolo in tal
senso.
Poiché a moltissimi giovani il contesto sociale non
offre più un punto d'appoggio sicuro nella vita, le scuole
restano il solo istituto al quale la comunità può rivolgersi
per correggere le carenze di competenza emozionale e sociale dei
ragazzi. Questo non significa che esse da sole possano sostituire
istituzioni sociali prossime al collasso. Ma poiché quasi tutti
i bambini vanno a scuola, almeno all'inizio, la scuola è un
luogo che permette di raggiungere ognuno di essi e di fornirgli
lezioni fondamentali per la vita che, altrimenti non potrebbe mai
ricevere
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