IMPARARE LA FELICITÀ
A cura del Dott. Luigi Mastronardi (psicologo/filosofo).
Note biografiche. Sito personale: www.luigimastronardi.it/
La necessità di conoscere e sperimentare cose nuove è
certamente un elemento importante per la nostra specie. Forse
molta dell'odierna infelicità dipende anche dal fatto che le
sfide quotidiane che attiravano l'uomo delle caverne, combattere,
procurarsi il cibo, conquistare una compagna, non hanno più
senso nel mondo in cui viviamo oggi. Ossia, detto in altri
termini, siamo programmati per desiderare cose che non ci
interessano più veramente, come ricchezza e potere
(Dott. Luigi Mastronardi).
Dopo un secolo dedicato a studiare le sofferenze umane, gli
psicologi hanno scoperto la felicità. Purtroppo non se ne trova
molta in giro, ed è per questo che se ne parla tanto.
I primi studi sulla felicità sono stati fatti negli anni 60,
quando si comincia a capire che il boom economico non cancella le
nevrosi, anzi forse le genera. Sono stati fatti degli studi dove
vengono trovate delle tecniche per correggere gli atteggiamenti
che alimentano l'infelicità. Socializzare, pensare positivo,
coltivare le relazioni intime ed evitare di preoccuparsi per un
nonnulla sono solo alcune di queste.
Ad esempio è stato chiesto a degli ansiosi di appuntare su un
quaderno le loro preoccupazioni: rileggendole dopo una settimana
scoprono che molte di queste erano infondate e con un po' di
esercizio possono imparare che non è il caso di preoccuparsi
tanto.
Inoltre si è dimostrato che sposati e conviventi sono
decisamente più felici di quanti vivono da soli, ed altre
ricerche confermano che felicità ed un comportamento estroverso
vanno di pari passo.
Anche introversi e malinconici possono trarre piacere da un
hobby, dall'amicizia, e dalle relazioni umane, spesso hanno solo
bisogno che qualcuno gli ricordi che ci sono cose piacevoli cui
dedicare tempo e energia. E' stato fatto un sondaggio
classificando il livello di felicità di popoli diversi, e si è
scoperto che i maltesi detengono la palma della felicità, mentre
la Tanzania, e lo Zimbabwe sono all'estremo opposto.
Ma siamo proprio sicuri che quando dicono di essere felici o
non felici italiani, maltesi, russi intendono proprio la stessa
cosa? Non sempre tutti la pensano allo stesso modo, ad esempio in
Italia sarebbe meglio parlare di benessere piuttosto che di
felicità, in quanto ha una definizione più ampia e meno
connotata.
Inoltre la differenza non è solo questione di terminologia,
molti psicologi americani affermano che ci sono diversi tipi di
felicità, quella pragmatica, ovvero più individualista, che
studia il piacere come benessere personale. Mentre in Europa si
attribuisce maggior peso allo sviluppo e alla realizzazione delle
potenzialità individuali, ma all'interno di un contesto sociale.
Ci sono varie scuole di pensiero, c'è chi dedica la propria
attenzione solo al piacere, chi alla soddisfazione post
risoluzione di un problema, chi invece alla novità.
Si è verificato infatti che offrendo ad un gruppo di bambini
un vassoio di dolcetti misti, e permettendogli di prenderne due,
questi sceglievano per primo il loro preferito, poi uno diverso.
Anche se le cose non sono cosi semplici, ci sono piaceri che
una volta assaporati perdono il loro fascino; altri che non ci
stancano mai, e altri ancora come le nostre pietanze preferite
che dobbiamo concederci di tanto in tanto se non vogliamo che
perdano sapore.
La novità è sicuramente un aspetto importante della
felicità, ma l'elemento essenziale è l'opportunità di
cimentarsi con prove sempre nuove. Ad esempio chi pratica sport
estremi, si impegna per rispondere a una sfida difficile, quasi
impossibile che mette in gioco tutte le sue competenze.
Anche se sembra un emozione per pochi eletti, in realtà è
più diffusa di quanto si immagini, questo a difesa della
felicità considerata da sempre inferiore ad altre emozioni più
significative e costruttive per la vita umana, quali la paura e
il disgusto considerati veri e propri salvavita.
La necessità di conoscere e sperimentare cose nuove è
certamente un elemento importante per la nostra specie. Forse
molta dell'odierna infelicità dipende anche dal fatto che le
sfide quotidiane che attiravano l'uomo delle caverne, combattere,
procurarsi il cibo, conquistare una compagna, non hanno più
senso nel mondo in cui viviamo oggi. Ossia, detto in altri
termini, siamo programmati per desiderare cose che non ci
interessano più veramente, come ricchezza e potere.
Ma soprattutto che siamo preda di un subdolo meccanismo
biologico che ci rende incontentabili, in quanto i nostri
cervelli non sono stati programmati per mantenere a lungo uno
stato di felicità.