PARTECIPARE PSICOLOGICAMENTE ALLA CURA
A cura del Dott. Luigi Mastronardi (psicologo/filosofo).
Note biografiche. Sito personale: www.luigimastronardi.it/
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Lo stile di vita, e per esso la graduale eliminazione dello stress,
può contribuire in maniera determinante nel velocizzare
un trattamento ed ottenerne gli esiti migliori
(dott. Luigi Mastronardi).
Da anni ormai vi è una attenta considerazione alle
motivazioni psicologiche e psicosomatiche della malattia, ed
anche la ricerca scientifica, accademica e non (Spiegel e Simonton nei
paesi di lingua anglosassone e Biondi in Italia, per es.)si sta
dedicando sempre più intensamente alla spiegazione, con
strumentazioni psicologiche, dell'origine dello stare male.
Ma un dato di fatto è ormai incontrovertibile, e
cioè che:
- vi sono sufficienti elementi per cercare e trovare radici e basi
psicosomatiche nell'insorgere di molte malattie,
- lo stress è l'elemento fondamentale che,
attaccando l'equilibrio omeostatico dell'organismo,
produce i danni peggiori, esponendo l'individuo a
difficoltà di difesa e quindi
progressivamente ad arrendersi al disagio, psichico e fisico,
- una volta strutturata la malattia, non può bastare la
semplice assunzione di una cura o il solo seguire pedissequamente
prescrizioni e farmaci, per un esito positivo e rapido,
- lo stile di vita, e per esso la graduale eliminazione dello stress,
può contribuire in maniera determinante alla velocizzazione
del trattamento ed ai suoi migliori esiti.
Detto questo, sembra ancora paradossale che la classe medica o ancor
più le istituzioni preposte alla tutela della salute dei
cittadini o alla gestione della economia sanitaria, non prendano in
maggiore considerazione l'affiancare, in presenza
di malattie che necessitano di una lunga attenzione, anche la
ridefinizione dello stile di vita e la rieducazione dei propri
comportamenti ed atteggiamenti nei confronti del proprio equilibrio
psico-fisico. In altre parole, per ottenere i risultati
migliori sembra ormai accertato che si debba insistere anche sulla
riduzione delle situazioni stressogene nella propria vita, che ci si
creda o no alla natura psicosomatica della malattia stessa.
Ed allora via con lo studio della propria situazione
familiare, della situazione lavorativa, degli
affetti, del proprio passato, delle caratteristiche individuali di
assertività nei confronti della vita, delle proprie
inclinazioni, della mancanza o eccesso di attività sportive,
delle abitudini pericolose tipo fumo, alcool, cibo, sonno, gioco,
sesso, della mancanza di qualsiasi forma di spiritualità,
dell'ignoranza delle più elementari tecniche di
rilassamento. Ed il tecnico preposto a questo tipo di
affiancamento potrebbe essere con assoluta
sicurezza uno psicologo, esperto di psicoterapia, o anche
soltanto, di consulenza psicologica.
La partecipazione psicologica alla cura quindi sta a significare che
bisogna non solo avere premura di partecipare allo svolgimento della
prescrizione, ma anzi addirittura la si può potenziare con
la propria determinazione e cioè lavorando
attivamente, da soli o aiutati, sulla propria situazione esistenziale.
Ciò non solo contribuirà a migliorare
ed accelerare il trattamento, ma favorirà una più
lucida visione della propria esistenza ed anche la certa
possibilità di minori recidive.
I punti fondanti potrebbero essere i seguenti:
- Scansionare attentamente il proprio quotidiano alla ricerca
di quegli elementi che disturbano e creano tensione: e per questo si
intende il lavoro, gli affetti, la propria economia, le abitudini.
- Studiare attentamente il proprio modo di porgersi agli altri come:
comportamento, atteggiamento, espressioni del viso (sorridiamo qualche
volta?) frasario, buona educazione, espressioni di
cordialità (Buon lavoro! Buona giornata! Grazie! Bravo! Per
favore! Stia bene! Si riguardi! Non molli!...).
- Verificare se abbiamo dei conti in sospeso con
qualcuno, soprattutto dentro la sfera affettiva, in modo da
concertare un ripianamento dei problemi, per tutto quello e
per tutto quanto possa essere possibile.
Il nostro squilibrio nasce come detto da un aumento della
tensione, quindi questa tensione potrebbe derivare anche da uno spazio
lasciato aperto dai conti con il nostro passato, con ciò che
volevamo che avvenisse e non è avvenuto: ricordi, rimpianti,
risentimenti, sensi di colpa.
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