EFFICACIA DELLA PREGHIERA
E DELLA MEDITAZIONE
A cura del Dott. Luigi Mastronardi (psicologo/filosofo).
Note biografiche. Sito personale: www.luigimastronardi.it/
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Complessivamente il 57 per cento degli studi
condotti su queste tematiche dimostra che la preghiera come
pratica spirituale in generale esercita un ruolo positivo nel
percorso verso la guarigione, migliora il benessere
dell'individuo, riduce i rischi di malattia e offre un
sostegno morale (dott. Luigi Mastronardi).
La meditazione laica o legata ad una esperienza di fede,la preghiera,
possono essere uno strumento che contribuisce a generare
benessere, a superare i confini dell'io,
dell'individualità, di una malattia che ci
affligge.Queste tecniche possono aiutare le persone a stare meglio. Le
pratiche spirituali infatti hanno effetti antistress, rilassanti,
aiutano a mettere l'organismo in uno stato di riposo.
Spesso lo stress nasce dalla sensazione di non avere qualcuno cui
chiedere aiuto; ad esempio se si è affetti da una grave
malattia, tale aiuto può venire dalla preghiera, dal senso
di appartenenza ad una comunità religiosa, dal senso che la
religione dà alla vita ed alla morte. La preghiera
potrebbe come la musica o la pranoterapia, indurre dei meccanismi
fisiologici come la vasodilatazione o il rilassamento, che
contribuiscono al generale miglioramento delle condizioni di salute dei
pazienti, ancora, potrebbe avere un effetto placebo, indurre benefici
sulla salute di chi prega in quanto il credente è convinto
che la sua azione porterà risultati positivi.
Infatti, oggi è ampiamente dimostrata l'efficacia terapeutica di
una nuova corrente di Psicologia Clinica basata sull'utilizzo
di meditazione, tecniche di rilassamento e pratiche psico-corporee.
Pregare fa comunque bene, influisce sui percorsi di guarigione
dell'individuo. Tali affermazioni sono supportate anche da
risultati provenienti da studi condotti da scienziati di tutto il
mondo (National Institutes of Healt; National Center for
Complementary and Alternative Medicine) sulla relazione che intercorre
tra la medicina, la preghiera e la spiritualità; sul
rapporto tra mente e corpo e reazioni fisiologiche attivate grazie a
pratiche spirituali. Complessivamente il 57 per cento degli studi
condotti su queste tematiche dimostra che la preghiera come
pratica spirituale in generale esercita un ruolo positivo nel
percorso verso la guarigione, migliora il benessere
dell'individuo, riduce i rischi di malattia e offre un
sostegno morale.
Queste ricerche volte a testare una eventuale relazione tra
fede, preghiera e salute si sono svolte su pazienti con
problemi cardio-vascolari e su pazienti oncologici. I risultati che
scaturiscono da queste ricerche sostengono che chi segue pratiche
religiose mantiene la pressione bassa e quindi corre minori rischi di
infarto o di altre affezioni cardiovascolari e in generale
dimostrerebbero una minore mortalità. Dati questi
interessanti, ma accolti dalla comunità scientifica con
grande scetticismo, poco propensa ad interpretare ciò che
è ancora scarsamente conosciuto, cioè i
meccanismi che sottendono al rapporto tra mente e corpo.
Tuttavia si riconosce alle ricerche una validità empirica,
ma non scientifica. Dunque, se si è riconosciuto che
meditazione, preghiera possono servire a migliorare le condizioni di
vita di un ammalato, allora un medico o uno psicoterapeuta avrebbe il
dovere di suggerire al proprio paziente tali pratiche. A mio avviso non
vi è nulla di sbagliato nell'incoraggiare il
proprio paziente ad affidarsi alle preghiere come fonte di sollievo e
di conforto morale in un momento
di difficoltà, soprattutto in quelle situazioni in cui le
possibilità messe a disposizione dalla medicina sono nulle o
limitate. Inoltre, un dialogo sulla fede può avvicinare
maggiormente terapeuta e paziente, accrescere la fiducia nel
miglioramento e diminuire il senso di solitudine.
Considero la preghiera un elemento di supporto, di conforto, un
appoggio, un sostegno, che dal versante clinico aiuta il malato,
può avere un'influenza positiva su quei
meccanismi cerebrali ancora in gran parte ignoti, produrre reazioni che
aiutano la cura e la guarigione. In tal senso, penso che le
terapie che non prevedono ricorso a farmaci, ad interventi chirurgici,
come ad esempio preghiera, meditazione, tecniche psico-corporee, vadano
affiancate alla medicina tradizionale che di solito tende a rifiutarle
ostentando un senso di superiorità che sfocia nella
presunzione.