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LA BIBBIA DAI MANOSCRITTI DEL MAR MORTO

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SOMMARIO:


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Introduzione ../up.jpg

Tanti libri ormai sono stati scritti sull'argomento, ne hanno parlato riviste e giornali con tale frequenza e calore, che a ogni classe, anche alle più umili ne è giunta notizia. Né quest'eco mondiale della scoperta è oltre al merito: tanta è la luce che ne viene alla S. Scrittura! Sarà dunque utile darne qui una relazione sia pur breve, ma, per quanto possibile in questa materia, precisa.

Scoperte sensazionali ../up.jpg

La regione sulla riva occidentale del Mar Morto e traforata da centinaia di grotte naturali. Nella primavera del 1947 alcuni beduini penetrarono casualmente in una di esse, situata a circa dieci chilometri a mezzogiorno di Gerico, e vi trovarono delle grandi giarre, di 60 cm. di altezza, munite ti coperchio, con dentro dei rotoli di pergamena, plasmati di bitume e avvolti accuratamente con delle tele. Accanto alle giarre intatte vi erano i frantumi di altre.

Quel giorno segnò l'inizio della maggiore scoperta di manoscritti nei tempi moderni o; per essa la Palestina, prima cosi avara nel fornirci i documenti antichi, è improvvisamente balzata in testa della classifica ed anch'essa possiede ormai la sua biblioteca, che non è per nulla inferiore alle grandi biblioteche papiracee dell'Egitto.

I manoscritti provengono da tre località, esplorate da una missione archeologica fra gli anni 1949 e 1956. Esse sono Khirbet Qumran, Wadi Murabba'at e Khirbet Mird: la prima a nord, la seconda a sud, la terza fra la prima e la seconda, ma alquanto a ovest, sulla riva occidentale del Mare di Sale. La zona pero più ricca è quella di Qumran, dove i beduini fecero la prima scoperta.

La grotta da loro visitata fu detta poi la 1° grotta di Qumran e i sette rotoli da essi rinvenuti sono oggi proprietà dell'Università ebraica di Gerusalemme. La stessa grotta fu esplorata dalla ricordata missione archeologica nel 1949 e, sebbene fosse stata preceduta da esploratori clandestini, essa vi trovò ancora molti frammenti.

Fra le grotte esplorate nel 1952 altre cinque grotte fornirono un buon numero di manoscritti ebraici, più delle altre la 4°. L'esplorazione del 1955 fruttò il ritrovamento di altre quattro grotte con frammenti in papiro e pergamena, e quella del 1956 dell' 11° grotta, donde pero i beduini avevano asportato numerosi rotoli non ancora ricuperati.

Dal 1951 al 1955 la missione archeologica mise in luce anche i resti dell'edificio, nel quale vive la comunità di ebrei, alla quale apparteneva la biblioteca. Durante la guerra giudaica (66-70 d. C.), e precisamente nell'anno 68, il monastero fu dai Romani distrutto, ma dopo che i monaci ave-vano occultato i loro più che quattrocento volumi nelle grotte.

Manoscritti ritrovati ../up.jpg

Non tutto quello che di essi e stato ritrovato e stato già pubblicato, ma soltanto i rotoli e i frammenti della prima grotta, mentre i moltissimi delle altre grotte sono affidati all'intelligente e paziente lavoro di un'accolta di studiosi internazionale e interconfessionale.

Un rotolo della prima grotta contiene intera la Profezia di Isaia, un secondo contiene una metà circa, la seconda, della stessa profezia. La stessa grotta ci ha dato anche numerosi frammenti di altri libri storici, didattici e profetici del Vecchio Testamento. Degno di rilievo che alcuni frammenti del Levitico, di cui molti critici ritardano la composizione, siano scritti in caratteri fenici, in uso soltanto sino a poco dopo l'esilio di Babilonia.

Altri frammenti della medesima grotta rappresentano libri apocrifi del Vecchio Testamento. Un terzo gruppo è costituito da opere riguardanti la stessa comunità, quali il Manuale di disciplina o Regolamento della comunità, la Regola della congregazione, il Commentario di Abacuc, circa trentacinque Inni, la Guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre o la Regola della Guerra.

Gli stessi tre gruppi di opere sono attestati, secondo le notizie diffuse dagli Studiosi al lavoro, dai frammenti delle altre dieci grotte, ma anche qui il primato e detenuto dai Libri Sacri. Si sono troati persino due manoscritti aramaici e uno ebraico del libro di Tobia.

Quest'ultima documentazione aggiunta a quella della prima grotta da per risultato che, eccettuato il libro di Ester, tutti i libri della Bibbia ebraica vi sono presenti, e alcuni anche in più copie.

Già questo elenco incompleto dei ritrovamenti lascia intravvedere la somma importanza dei manoscritti del Mar Morto, importanza che apparirà anche maggiore se si considera l'antichità dei manoscritti biblici e il contributo dei non biblici per l'interpretazione dei libri sacri del Nuovo Testamento.

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Dopo l'esplorazione della regione di Qumran, è del tutto certo che i rotoli vi furono occultati nell'imminenza della catastrofe del 70 d. C. Ne e già provata l'eccezionale antichità. Ma lo studio del materiale usato per scrivere e per custodire poi i manoscritti, lo studio dell'ortografia, degli avvenimenti e dei personaggi ricordati in essi ha condotto gli esperti a una datazione anteriore al 70 d. C. e che può protendersi sino al periodo di Antioco Epifane (175-163 a.C.).

Anzi uno dei tre manoscritti di Samuele, rinvenuti nella quarta grotta, è fatto risalire alla fine del terzo sec. a. C. Il che vuol dire che ora possediamo manoscritti, almeno frammentari, di quasi tutti i Libri Sacri ebraici di mille anni più antichi di quelli posseduti sino al 1947, dato che il codice ebraico di Leningrado, il più antico, è del 916.

Dal confronto inoltre del testo dei manoscritti con quello dei Masoreti resta luminosamente confermata la fedeltà della trasmissione del testo rivelato lungo i secoli, i due testi infatti sono del tutto conformi. Che se altri manoscritti si avvicinano alla versione greca dei Settanta più che al testo masoretico, essi provano, come alcuni studiosi opinavano, che la versione fu preparata su un testo ebraico alquanto diverso da quello tramandato dai Masoreti.

Luce dai manoscritti extrabiblici ../up.jpg

I manoscritti delle opere riguardanti la comunità giovano moltissimo per la conoscenza dell'ambiente giudaico in un'epoca vicina e contemporanea a Cristo. Essi infatti dimostrano che, accanto a larghi strati di ebrei permeati di apocalittica, legalismo e ritualismo, viveva una numerosa comunità formata di preti, leviti e laici, tutti intenti a realizzare, mediante la osservanza della regola, un'intensa vita interiore, di unione cioè con Dio, alimentata dall'esercizio di tutte le virtù. Gli studiosi dei manoscritti sono d'accordo nell'ammettere che questi monaci sono Esseni, dei quali tratta oscuramente il Documeno di Damasco, scoperto nel 1897, sebbene non siano d'accordo nell'identificarli con gli Esseni, di cui scrivono Plinio, Filone e Giuseppe Flavio.

Manoscritti e nuovo testamento ../up.jpg

La fisionomia della comunità di Qumran appare specialmente dal Manuale di disciplina, mentre dal Commentario di Abacuc e probabilmente anche dagli Inni è messa in luce la personalità principale: il Maestro di giustizia, figura veramente sublime, che ha con Gesù Cristo delle analogie e anche però più profonde divergenze.

Altrettanto si dica nei confronti con i libri del Nuovo Testamento: vi sono somiglianze di vocabolario e ancor maggiori di dottrina con i vangeli e particolarmente col quarto, con le lettere di S. Paolo e con gli Atti; e tuttavia le differenze sono talmente profonde, sia nel credo che nel rito, che in nessun modo i testi di Qumran ci rivelano un cristianesimo precristiano: essi illuminano l cristianesimo, ma non ne tolgono la originalità.

Gli studiosi, intenti a spiegare le analogie, dicono che furono possibili relazioni personali di Giovanni Battista, dell'Evangelista e di Gesù stesso con i monaci di Qumran, perché da una parte l'archeologia assicura che la vita vi fioriva esattamente negli anni dal 4 a. C. al 68 d. C., d'altra parte sappiamo che il precursore e Gesù con gli Apostoli svolsero la loro missione anche nei pressi di Qumran, mentre Paolo poté avvicinare gli Esseni a Damasco.

Quanto alla dipendenza letteraria dei vangeli e dei libri apostolici dai manoscritti del Mar Morto, la cosa è poco probabile; molto più probabile è invece che questi e quelli dipendano dallo stesso ambiente giudaico in cui vivevano gli autori, per cui una certa somiglianza nelle idee e nelle espressioni, anziché destare meraviglia, è piuttosto attesa.

E qui vi è un nuovo grande vantaggio dei manoscritti per la Scrittura del N. T. In seguito alla scoperta di Qumran pochi saranno gli studiosi che, specialmente per certi libri del Nuovo Testamento, come gli scritti giovannei e quelli di S. Pao!o, invocheranno di preferenza fonti extrabibliche ed extragiudaiche, quali le gnostiche e elIenistiche in genere.

Alla fine di questa pur incompleta esposizione è facile concludere che ci troviamo dinanzi a un ritrovamento della massima importanza, che la Provvidenza, sempre vigile sui suoi Libri ha disposto per il nostro tempo affinché meglio li intendiamo e più pienamente ne viviamo.

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Il lavoro dei monaci ../up.jpg

Il monaco è un uomo, che nella solitudine del monastero, desidera avvicinarsi a Dio con una vita di preghiera e di lavoro. La sua vita di preghiera è concentrata sulla Parola di Dio. La parola di Dio e la Bibbia. Dall'ora della sua levata, prima dell'alba, fino all'ora del riposo il monaco, che canta I'Ufficio Divino sette volte al giorno, prega con parole prese dalla Bibbia: Salmi, Cantici, letture tolte dai Profeti, brevi preghiere prima del lavoro, e prima e dopo i pasti.

La Messa solenne cantata quotidianamente è essa stessa composta nella maggior parte di estratti dell'Antico e del Nuovo Testamento. Ed infine, quando il monaco si raccoglie nel silenzio della sua cella, è ancora la Bibbia che egli apre per trovarvi materia di meditazione e di orazione.

Si può veramente dire che la preghiera del monaco è una preghiera biblica. La Parola di Dio forma la gioia del monaco, essa è la sua guida, essa è la sua luce. Ma la Parola di Dio è ancora più invadente nella vita del monaco: essa occupa anche una grande parte della sua attività.

La trascrizione dei manoscritti fu, nel medio- evo, una delle attività più importanti dei monaci. Fra i libri, che essi hanno ricopiato con la più gran cura, col più gran rispetto e amore, si trova in primo luogo la Santa Bibbia. E' merito dei Monaci se questo Testo, il tesoro della Chiesa, ci è attualmente conservato.

La Biblioteca di Saint-Gall, per esempio, possiede uno dei più antichi manoscritti del testo latino dei Vangeli, copiato verso l'anno 500. Sono pochi i monasteri che non hanno legato il loro nome a questo o a quel manoscritto della Bibbia, sia per averlo copiato e miniato, sia per averlo conservato per lungo tempo e preservato dalla distruzione.

Citiamo: Bobbio, Echternach, Tours, Corbie, Saint-Claude del Giura, Saint-Hubert, Cluny, Fulda. Si sa inoltre che uno dei più preziosi manoscritti greci della Bibbia, il manoscritto Sinaitico, fu trovato nel monastero di Santa Caterina sul fianco del Monte Sinai. I monaci non sono stati solamente dei copisti, furono anche dei cercatori e degli intelligenti. I loro studi mirano a rendere accessibile a tutti il Testo Sacro con edizioni, commentari e spiegazioni.

Si deve a un monaco solitario della fine IV secolo, S. Girolamo, l'idea e la realizzazione di quell'impresa gigantesca per l'epoca che era la traduzione della Bibbia ebraica in latino. Nel Vi secolo Cassiodoro si circonda di monaci per orientarli verso lo studio della Scrittura Santa.

Nel IX secolo, Alcuino, abbate di San Martino di Tours, sotto la protezione di Carlo Magno, si sforza di mettere tra le mani dei suoi contemporanei un testo corretto delle Scritture. Nel secolo XII Santo Stefano Harding, abbate di Citeaux tenta di rimediare agli errori, che dei copisti avevano lasciato introdurre nel lavoro di Alcuino. Quando il Papa Sisto V, nel l585, volle preparare una edizione ufficiale della Volgata, trovò belle e preparate le collezioni dei manoscritti biblici, fatte da un gruppo di monaci di Monte Cassino dal 1550 al 1569.

Bisogna segnalare più vicino a noi il lavoro magistrale di Don Pietro Sabatier: una tavola generale delle citazioni delle antiche versioni latine da parte dei Padri della Chiesa. I monaci di Beuron hanno attualmente intrapreso la rifusione di quest'opera.

Fra i commentatori celebri della Bibbia bisogna ricordare in primo luogo il Papa S. Gregorio Magno, monaco benedettino, con le sue famose omelie sul Vangelo, i suoi commentari su Giobbe ed Ezechiele; Beda il Venerabile, Walafrido Strabone, Rabano Mauro e soprattutto S. Bernardo; nell'epoca moderna, Dom. Calmet, che pubblicò un vasto commentario dell'Antico Testamento, poi un dizionario cronologico, geografico e letterale della Bibbia...

I monaci si ritirano dal turbinio della vita moderna; sembrano anche qualche volta disinteressarsi delle attività attuali della Chiesa; in realtà, se essi si ritirano, è per consacrarsi a un lavoro paziente e assiduo, compiuto al ritmo della preghiera comune, e servire così gli interessi di questa Chiesa con tanto fervore, entusiasmo ed efficacia quanto i più arditi missionari. Membri delI'unica Chiesa, essi sono a tuo servizio e nello stesso tempo al servizio di Dio.     (Dom Godefri Dayez. Abbate di Maredsous).

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Breve storia degli Ebrei ../up.jpg

i Quasi quattromila anni fa grandi popoli vivevano sulle coste mediterranee dell'Asia e dell'Africa. Avevano fondato due potenti regni: la Caldea e l'Egitto. Tra questi due grandi regni c'erano dei piccoli paesi: la Siria e Canaan (chiamata anche la Palestina).

Ivi vivevano dell'agricoltura e dei prodotti dei loro greggi popoli diversi, tra i quali gli Ebrei, che avevano, a loro capo il patriarca Abramo. Quest'uomo e la sua famiglia erano oriundi di Ur nella Caldea; ed erano emigrati in Palestina nel XIX secolo prima della nostra era.

Spetta alla Storia Sacra raccontarci la vita di Abramo e dei suoi discendenti; le presenti note non devono servire che a porre questi avvenimenti nel corso della storia generale del mondo antico. Abramo, prima del quale e impossibile attribuire una data ai singoli avvenimenti ricordati nella Bibbia, emigro probabilmente in Palestina verso l'anno 185O secondo le conclusioni più recenti dell'archeologia dell'antico Oriente.

La vita nomade e agricola delle tribù uscite da questa emigrazione duro circa quattrocento anni. Poi gli Ebrei, chiamati il popolo d'lsraele dal soprannome dato da Dio a Giacobbe, emigrarono in Egitto senza dubbio nel delta del Nilo, più ricco e più fertile del loro paese.

Essi furono da parte degli Egiziani l'oggetto di uno sfruttamento che si mutò presto in asservimento. Verso il 1250 prima della nostra era, Iddio suscito loro un liberatore nella persona di Mosè e sotto la sua guida che gli Ebrei attraversarono il Mar Rosso per rientrare nel loro paese. Dopo un soggiorno di quarant'anni nel deserto, gli Israeliti intrapresero la conquista della Palestina con la presa di Gerico (verso il 1200).

La loro ripartizione in dodici territori corrispondenti alle dodici tribù e il loro progressivo stabilirsi nella terra di Canaan sono seguiti da un periodo difficile, con lotte contro gli antichi occupanti, che recalcitravano. Questo periodo è chiamato periodo dei Giudici e dura circa duecento anni.

Il piccolo popolo ebreo si sviluppa e cerca d'organizzarsi in regno come lo sono i suoi vicini. L'ultimo giudice Samuele, che è anche Profeta, finì, dopo una lunga esitazione, col concedere al popolo la costituzione di un regno: Saul è consacrato re verso l'anno 1020.

Saul non e ancora che un piccolo re locale; il suo regno non è che un preludio. E' a David (1000-961 c.), suo successore, che sarà dato di consolidare il potere reale sulla tribù di Giuda dapprirna, poi sull'insieme delle tribù israelitiche.

A David succede, nel 960 circa, Salomone, che organizza il regno d'Israele, fa alleanza con l'Egitto e con Tiro, e costruisce il Tempio di Gerusalemme. Poco dopo la sua morte, sotto il regno di Roboamo, verso il 922, divampa tra le tribù una dissenzione, che termina nello scisma: dieci tribù, quelle del nord, si staccano da Giuda e da Beniamino per costituirsi in regno indipendente. Questo regno del nord durerà circa due secoli; la sua capitale Samaria sarà conquistata da Sargon II re dell'Assiria, nel 721-722.

Il regno di Giuda, sfuggendo a questa catastrofe, continua ad esistere sotto forma d'uno stato di urto tra i due grandi rivali: l'Egitto e l'Assiria (che sarà ben presto incorporata nella Babilonia).

Il re Giosia, verso l'anno 625, intraprende una vasta riforma religiosa e sociale, che ha effetti di corta durata; il regno di Giuda declina lentamente fino alla spedizione di Nabucodonosor, che prende Gerusalemme nel 598.

Il conquistatore trasforma la Giudea in stato vassallo, deporta una parte di popolazione e vi stabilisce quale vicerè Sedecia; ma, poiché costui si ribella, Nabucodonosor assedia Gerusalemme una seconda volta e vi appicca il fuoco nel 586. La quasi totalità della popolazione é deportata in Babilonia, mentre un governo caldeo amministra il paese conquistato.

L'esilio degli Israeliti durerà fino a che Ciro, re di Media e di Persia, che s'era impadronito di Babilonia nel 539, autorizza in quello stesso anno il ritorno dei deportati sotto la guida di Zorobabele. Gli Israeliti, ormai privi di re, tendono a organizzarsi in comunità religiosa.

Nel 331 la Palestina è conquistata da Alessandro il Grande. A partire dal 323 la Giudea passa successivamente Sotto la dominazione della dinastia dei generali di Alessandro, che si erano divisi il suo impero. Un poco più tardi, tra il 175 e il 163 prima della nostra era, i Giudei attraversano un periodo estremamente difficile di assoggettamento e di persecuzione da parte del re di Siria Antioco Epifane: è l'epoca della rivolta e della guerra santa di liberazione capitanata da Giuda Maccabeo e fratelli.

La Giudea gode allora d'un centinaio di anni di indipendenza; è amministrata da un principe della famiglia degli Asmonei, discendenti dai Maccabei. Nell'anno 63 Pompeo il Grande, alla testa degli eserciti di Roma, invade la Palestina, che diviene provincia romana. Un po' più tardi Cesare la divide in quattro parti, governate ciascuna da un tetrarca, finché nel 37 prima di Cristo, Erode, un idumeo, la sottomette tutta al suo dominio.

L'anno 7 della nostra era il governo della Giudea e affidato a un procuratore romano. Ma un nuovo movimento di indipendenza si delinea, che provoca la repressione romana, una guerra civile e l'ultimo assedio di Gerusalemme, dove l'imperatore romano Tito entra nel 70 della nostra era; e così finisce la storia degli antichi Israeliti.

Circa l'anno 5 prima della nostra era, Gesù Cristo nasce a Betlemme, essendo imperatore di Roma Augusto. Gesù muore in croce probabilmente l'anno 30; I'Apostolo S. Paolo si converte probabilmente nel 36; S. Pietro subisce il martirio a Roma nel 67, S. Paolo nel 68; l'apostolo S. Giovanni muore in Asia verso l'anno 100.


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