L'ESSENZA DEL NATALE
Alla riscoperta dei "natali" del Natale
e del suo
significato profondo ed essenziale
Sommario
- Introduzione
- Radici storiche
- Simbologie
- Etimologia
- Il presepe
- L'albero di natale
- Le luci
- I doni
- Babbo Natale
- L'Epifania
- Conclusioni
- Il Natale oggi
INTRODUZIONE

I festeggiamenti del periodo natalizio ci accompagnano da
quando siamo nati. Il Natale costituisce, per ognuno di noi, ogni
anno, un momento importante: alla sua atmosfera gioiosa, magica,
ma anche densa di libagioni -spesso esagerate- e di consumismo
fine a sé stesso, si associano molteplici aspetti emotivi e
affettivi, per cui non è raro che proprio a Natale emergano od
esplodano contraddizioni precedentemente sopite. In tal caso per
molti il Natale diventa sinonimo di sofferenza anziché di gioia,
un momento addirittura temuto od inviso. Forse le cose sarebbero
un po' diverse se si avesse una maggiore consapevolezza del
significato di questa festa: anch'io in passato mi sono chiesto
ricorrentemente quale ne fosse la vera essenza ma, ghermito
com'ero dalla rincorsa affannosa a viverne l'apparenza (doni,
banchetti, feste, amici) ho sempre tralasciato la comprensione
della sua vera sostanza.
Penso sia importante, soprattutto per chi si avvicina alla Via
della Spiritualità, non accontentarsi delle apparenze e
ricercare la Verità, il significato profondo che accomuna tutte
le religioni e tutti i miti, e che - data l'universalità della
ricorrenza - non può che riguardare anche il Natale.
Necessariamente, in quest'ottica di ricerca della sua profonda
essenza, è innanzi tutto necessario ripercorrerne le radici
storiche e un po' del connaturato simbolismo.
RADICI STORICHE

Il Natale, che nella tradizione cristiana ricorda la nascita
di Gesù, ha in realtà origini molto più antiche.
I Celti festeggiavano il solstizio d'inverno, il giorno più
corto dell'anno, come il passaggio da un ciclo stagionale ad un
altro.
Il 25 dicembre nel mondo germanico veniva celebrata la festa
solstiziale di Yule; durante la notte del 24 si pensava che i
morti visitassero le proprie famiglie "terrene" e per
questo si faceva trovare loro una tavola imbandita.
I Romani dal 17 al 23 dicembre, celebravano i Saturnalia, un
periodo di pace in cui s'abbandonavano lotte e tensioni sociali
per feste e banchetti: in questi sette giorni, celebrando il dio
Saturno, dio dell'agricoltura, la popolazione si dava alla pazza
gioia, ci si scambiavano dei doni e le divisioni sociali venivano
azzerate (i ruoli venivano ribaltati: gli schiavi venivano
serviti dai padroni e potevano addirittura canzonarli).
Si festeggiava il mito dell'Età dell'Oro, periodo in cui aveva
regnato Saturno, e dove la gente viveva felice, senza povertà
né malattie, senza guerre e nella piena abbondanza dei frutti
della terra.
Nel 274 d.c. l'imperatore Aureliano proclamò il 25 dicembre
festa del Sole, o meglio, festa della Vittoria del Sole (Dies
Natalis Solis Invicti), già festa di antichissime origini
egiziane, legata al culto di Mithra, divinità connessa alla luce
e al sole. Si accendevano ovunque fuochi e ci si scambiavano
-come tuttora- doni di ogni tipo. Il motivo per cui la festa del
Sole si celebrava in inverno anziché in estate, come sembrerebbe
più logico, è semplice: il 25 dicembre cade pochi giorni dopo
il solstizio d'inverno, cioè quando le giornate già cominciano
ad allungarsi. Per i romani erano le divinità della Luce che
debellavano quelle delle Tenebre.
Più profondamente, l'evento rappresentava la vittoria della luce
sulle tenebre, del bianco sul nero, l'inizio della purificazione
che l'essenza divina opera sulla materia.
Perché il Natale acquisti significato odierno bisogna
aspettare il IV secolo d. c. (e per l'Impero d'Oriente anche
oltre) quando il cristianesimo da religione perseguitata, ormai
trasformatosi in culto ufficiale al quale gli stessi imperatori
si convertivano, si appropriò, con opportune modifiche, di tutte
le tradizioni e i riti delle religioni precedenti.
La data del Natale fu stabilita nel 337 d.C. da papa Giulio in
Occidente dove si festeggiava il 25 dicembre, mentre i cristiani
d'oriente lo festeggiavano il 6 gennaio (Teofania o festa dei
lumi).
L'Enciclopedia Italiana Treccani (edizione 1949, Sansoni, vol.
XXIV, pag 299) cita: "I Padri dei primi secoli non sembrano
aver conosciuto una festa della natività di Gesù Cristo ... La
festa del 25 dicembre sarebbe stata istituita per contrapporre
una celebrazione cristiana a quella mitraica del dies natalis
Solis Invicti [giorno natalizio dell'invincibile Sole], nel
solstizio invernale".
Alcune fonti ci tramandano che ciò avvenne principalmente per
contrastare e limitare i culti precedenti considerati troppo
"licenziosi" e dissoluti, nell'intento di soppiantare
col tempo la precedente festa "pagana", ma, come
vedremo, vi sono ragioni ben più profonde.
Per amore di verità bisogna anche dire che è ormai
accertato, confermato da studiosi che hanno rifatto i calcoli
astronomici del calendario per mezzo di computer, che Gesù il
Nazareno non sarebbe nato 2003 anni or sono, bensì circa sette
anni "prima dell'anno zero"; tale anomalia si deve al
conteggio errato di un monaco del sesto secolo, tale Dionigi il
Piccolo, che decise nel suo fanatismo religioso di dividere la
storia umana in due periodi: prima e dopo "Gesù
Cristo".
Anche sul periodo di fine dicembre vi sono parecchi dubbi che non
starò ad approfondire: si suppone che il periodo giusto possa
essere quello primaverile.
Una data precisa non è comunque stata tramandata (in nessun
testo, sia biblico, sia musulmano che riconosce il Cristo come
profeta, se ne fa menzione), ma tutto ciò non toglie nulla al
significato del Natale.
Piuttosto, al contrario, ci fa capire meglio l'universalità
della ricorrenza, sottolineando -in una sorta di ecumenismo che
travalica il cristianesimo e abbraccia tutti i culti religiosi,
anche i più antichi- l'importanza che questo periodo dell'anno
ha avuto da sempre per l'umanità. Un'importanza tale, che gli
sono stati associati -per le ragioni profonde e condivisibili che
vedremo- anche eventi successivi fondamentali per l'evoluzione
del genere umano, come l'anniversario della nascita del Cristo.
SIMBOLOGIE

Per approfondire tale importanza è necessario fare ancora
qualche preliminare riflessione sui simboli che connotano il
Natale. Una lettura non superficiale di tali simboli ci può
certamente introdurre ai significati più profondi della
celebrazione.
ETIMOLOGIA

Il vocabolario cita: Natale, sostantivo maschile, giorno della
nascita, dal latino Natalis "nascita".
La parola italiana nascere proviene da una antica parola,
noscere, che significa "cominciare a conoscere" parola
che ha le sue radici e derivati in altre lingue, legati ai
termini notizia, nobile, celebre, konig, king.
Si associano -quindi- nel significato etimologico di Natale, sia
la nascita di un sovrano, sia la conoscenza, e, se ipotizziamo
che tale sovranità possa attenere ad ambiti non materiali,
vediamo come s'introducano temi assai profondi. Ma andiamo per
ordine.
PRESEPE
Per i Paesi del sud Europa, ed in particolare l'Italia, il
Presepe è il simbolo più forte del Natale. Com'è noto, fu San
Francesco ad inventare questa rappresentazione allegorica della
Natività e, da allora, essa è rimasta la più amata
rievocazione della nascita di Cristo, spesso arricchita da
manifestazioni artistiche, pittoriche e scultoree.
Andando oltre l'apparente significato delle forme esteriori
notiamo semplici ma profondi simboli che probabilmente nulla
hanno a che vedere con la vera descrizione storica della nascita
di Gesù il Nazareno:
la stella del cielo che si ferma di notte sopra il luogo e nella
mangiatoia; il Neonato posto fra l'asino ed il bue che lo
riscaldano; l'essere figlio di Giuseppe e Maria; l'essere
onorato, subito dopo la nascita, dai pastori e dai re Magi che
gli portano dei doni.
Osserviamo l'allegoria: la "nascita" dell'illuminazione
(la stella nel cielo) avviene nella parte più protetta, ove si
mangia (la mangiatoia), equivalente al capo, l'abitazione umana
che ospita l'Ego e l'Anima, e nella notte, ovvero nelle tenebre
dell'ignoranza, del non sapere (l'asino ed il bue ).
L'illuminazione si fa strada e nasce fra l'animalità e
l'umanità ed essendo il prodotto dell'unione dei
"contrari" maschio e femmina (riproduzione al livello
umano dell'Energia positiva e negativa) è generata e convive con
essi, ma manifesta il divino, il Giusto, l'Illuminato, il Cristo,
il Re; ad essa, all'Illuminazione, vengono anche resi gli onori e
vengono offerti i doni (oro, incenso e mirra, i cui significati
approfondiremo parlando dell'Epifania).
La stalla rappresenta la povertà, la difficoltà delle
condizioni esteriori. Per l'uomo nel quale alberga lo spirito
sarà sempre così.
Giuseppe può simboleggiare l'intelletto: anziché essere geloso
e ripudiare Maria si inchina a Dio accettandone la volontà.
Il Bue rappresenta il principio generativo (era simbolo della
fertilità e fecondità in Egitto).
Infine l'asino raffigura la personalità, la natura inferiore
dell'uomo.
Il significato della presenza nella stalla del bue e
dell'asinello è quindi in realtà molto profondo: quando l'uomo
comincia a compiere su di sé un lavoro per la sua evoluzione,
entra in conflitto con la sua personalità e con la sua
materialità.
L'Iniziato è difatti colui che riesce a dominare queste due
energie e a metterle al suo servizio senza reprimerle. Infatti
non è stato detto che quei due animali siano stati cacciati o
soppressi; erano là, presenti, ma che cosa facevano? Soffiando
sul Bambino Gesù lo scaldavano con il loro fiato.
Il parallelismo è evidente: quando l'Iniziato è riuscito a
trasformare in lui l'asino e il bue e a metterli al suo servizio,
essi riscaldano e alimentano lo Spirito del Cristo con il loro
soffio vitale. Queste energie non sono più presenti per
tormentarlo e per farlo soffrire, ma diventano energie
vivificanti, energie straordinariamente utili se messe all'opera
sotto il giusto controllo.
Quella luce, quella stella che brillava sopra la stalla, la
Stella Cometa, può significare che ogni Iniziato che possiede in
sé il Cristo vivente, è confortato e guidato da una luce, una
luce che rasserena, una luce che nutre, conforta, guarisce,
purifica e vivifica...
Un giorno quella luce verrà notata da lontano da coloro che
percepiscono che qualcosa si manifesta tramite quell'essere. Ciò
che si manifesta è, appunto, il Cristo e i potenti in tutti i
campi verranno a Lui.
Anche i capi religiosi che credevano di essere giunti al vertice,
sentiranno che manca loro qualcosa, che non sono ancora giunti a
quel grado di spiritualità che credevano, per cui andranno ad
apprendere, a inchinarsi e a portare dei doni...
L'ALBERO DI NATALE

Una tradizione diffusa in tutti i Paesi che celebrano il
Natale, ed è quella della preparazione del cosiddetto
"Albero di Natale". Si tratta di un'usanza le cui
radici dobbiamo rintracciare presso le popolazioni del Nord
Europa, laddove antiche tradizioni ci trasportano ai mitici tempi
in cui si adorava Odino ed in cui si credeva che questa divinità
fosse rimasta appesa ad un albero speciale, un albero di
conoscenza, per apprendere il segreto delle Rune. Non si tratta
quindi di una tradizione pagana (se per pagana di intende atea).
La specie umana, a qualunque latitudine, ha sempre condiviso la
sua esistenza con gli alberi; quasi dappertutto essi hanno
rappresentato il naturale scenario entro cui si svolgevano le
vicende della vita quotidiana
Lucano, nel "Bellum civile" (III, 400) ci descrive come
gli alberi assumessero un ruolo fondamentale nel culto delle
popolazioni celtiche che i Romani si trovarono a fronteggiare, un
culto in cui simbolismo e ritualità si fondevano in modo
straordinariamente armonico.
Vi è probabilità che originariamente l'albero sacro fosse una
conifera o una betulla, proprio in virtù della relazione
esistente tra questi due tipi di alberi che nell'ecologia della
successione forestale nordica hanno un rapporto molto
equilibrato, poiché conifere e betulle variano la propria
popolazione in armonia tra loro, creando così un rapporto
numerico di sorprendente costanza durante i cambiamenti climatici
e idrogeologici del territorio nei millenni!
In particolare i Teutoni, nei giorni più bui dell'anno,
piantavano davanti alle case un abete ornato di ghirlande e
bruciavano un enorme ceppo nel camino.
Il ceppo doveva essere preferibilmente di quercia, il cui legno
era considerato propiziatorio simboleggiando forza e solidità, e
doveva bruciare per dodici giorni consecutivi. Da come bruciava
si poteva leggere il futuro dell'anno a venire.
Simbolicamente si bruciava il passato e si coglievano i segni del
prossimo futuro: le scintille che salivano nella cappa
simboleggiavano il ritorno dei giorni lunghi, la cenere veniva
raccolta e sparsa nei campi per sperare in abbondanti raccolti.
Ritroviamo oggi questi simboli nel nostro albero di natale e
nelle nostre vie: l 'albero che usiamo per Natale è un albero
che rimane verde tutto l'anno, non perde le foglie durante
l'inverno come fanno gli altri. Anche il Cristianesimo vissuto è
speranza di rinascita e porta nell'anima della gente la vita
eterna.
Le luci e le luminarie, poi, sono le scintille del falò,
rappresentano la Luce del Cristo sull'umanità; gli oggetti per
le decorazioni, i frutti e i doni sono speranze di prosperità,
simboleggiano la Sua generosità verso di noi.
L'albero è anche il simbolo del corpo umano e più precisamente
il suo Sistema Nervoso compreso il cervello, nel quale deve
brillare la Luce, (l'Informazione, che viene dal cielo del
Pensiero e dalla Coscienza Universale), simboleggiata dalla
stella di Natale (simbolo che indica di dare i natali
all'Illuminazione, la Conoscenza e la Consapevolezza dell'Amore
che mantiene vivente il Creato).
Nei paesi dell'Europa settentrionale il Natale è la festa dei
bambini perché il Bambin Gesù si è fatto Salvatore del mondo.
L'usanza dell'albero di Natale, un abete o un pino, addobbato con
stelle lucenti, palle, omini di cioccolato, frutti e confetti è
proprio di questi paesi.
La relativa leggenda racconta di un uomo che, rientrando a casa
la notte di Natale, vide il meraviglioso spettacolo delle stelle
che brillavano attraverso i rami di un abete. Per spiegare alla
moglie ciò che aveva visto, tagliò un piccolo abete e lo ornò
di candeline accese. Nacque cosi il primo albero di Natale.
Utilizziamo quindi l'albero di Natale ogni anno nelle nostre
case, ma non ne abbiamo mai compreso i sacri significati e tanto
meno applicato nel vivere quotidiano e nella nostra società i
suoi princìpi.
LE LUCI

Come già accennato, nelle case dei nostri antichi avi, un
ceppo di quercia dai poteri propiziatori doveva bruciare per 12
giorni consecutivi, per ricavare dal modo in cui bruciava presagi
sull'anno in arrivo.
Quest'usanza si è oggi trasformata nelle luci che addobbano gli
alberi, le case e le strade nel periodo natalizio
A tale tradizione la celebrazione del Natale ha voluto collegarsi
per indicare l'avvento della Luce del Mondo, che giunge a
squarciare le pericolosità del Buio. È il Bambino, che venendo
al mondo, inaugura una nuova vita, e porta la Luce a tutti gli
uomini.
A tutto questo si può far risalire l'impiego delle luci
sfavillanti con cui la civiltà dei consumi orna attualmente
tutte le vetrine.
Inoltre le case, le abitazioni, sono il simbolo della
personalità, personalità che deve illuminarsi: ecco perché in
quel periodo le case e le città si riempiono di luci, esse
devono illuminarsi delle Giuste Informazioni, quelle che portano
la Conoscenza di sé stessi, l'Amore e la Giustizia tra gli
uomini.
I DONI

Circa 250 anni dalla morte di Gesù Cristo, tra il 243 e il
366, una notte in pieno inverno, si diffuse nell'antica Roma
degli imperatori, l'usanza di scambiarsi le Strenae per
festeggiare il dies natalis: gli auguri di buona salute per
festeggiare il Santo Natale.
Ben presto agli auguri si aggiunsero in dono cesti riccamente
adornati di frutta e dolci prima, e doni di ogni tipo poi, per
unificare i buoni auspici di prosperità nella nascita di Cristo
e nell'ascesa al trono dell'imperatore.
Il dono simboleggia il profondo significato della pace dell'amore
verso gli altri che in questo periodo viene festeggiato.
"Donare", dare di sé senza aspettarsi nulla in cambio,
amare impersonalmente, lieti se si trova rispondenza ma senza
averla cercata, questo dovrebbe essere lo spirito che anima lo
scambio di doni natalizio.
Purtroppo la tradizione di scambiarsi doni ha giustificato e
incentivato una crescita esasperante dei consumi, portando ad uno
squilibrio oggi sempre più preoccupante tra l'aspetto
commerciale ed il significato spirituale dell'evento.
BABBO NATALE

Quello che -come abbiamo visto- era un semplice scambio di
doni, si trasformò e, nel 1800, nella figura di un vecchio con
la barba bianca, che la notte di natale portava in dono ai
bambini i giocattoli costruiti nel suo laboratorio in Lapponia,
al polo nord, da elfi laboriosi. Viaggiava su una slitta trainata
da renne volanti e depositava i doni nelle case passando per il
caminetto.
In molti si domandano come un insulso, inconsistente, ipernutrito
personaggio, abbia potuto prendere il posto del Bambino Gesù,
della Luce del Mondo, del Figlio dell'Amore? Ma Babbo Natale ci
è forse più vicino di quanto pensiamo.
La figura di Santa Claus (da cui il nostro Babbo Natale trae
origine), è la contaminazione "pagana" tra la figura
di San Nicola e quella dello julebok, personaggio leggendario che
portava doni e dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi
(che ha contagiato anche il personaggio della Befana).
San Nicola (Hagios Nikolaos, in greco) nacque a Patara, città
portuale della Lycia, nella penisola meridionale dell'Asia Minore
(oggi Turchia), nel IV secolo d.C.. Orfano di una famiglia ricca
(i suoi genitori morirono di peste molto presto), dopo essere
stato educato da prete in un monastero, divenne vescovo di Myra
(o Mira), in Lycia (Licia). Uscito dal monastero, donò tutte le
sue ricchezze ai poveri e dedicò la sua vita ad aiutare il
prossimo.
Di lui non ci è pervenuto alcuno scritto e tutto ciò che si
narra della sua vita è tramandato tramite leggende e scritti di
altri autori. Si narra che fosse in grado di fare miracoli e che
portasse sempre in salvo le imbarcazioni che si trovavano in
balia delle tempeste.
Gli olandesi, fedeli alla tradizione, quando partirono in
direzione dell'America per fondare la città di New Amsterdam
(l'attuale New York), portarono con sé in America il proprio
Sinter Klaas che in inglese divenne Santa Claus , ovvero il
vescovo San Nicola. Infatti, a proteggere i marinai che salparono
verso il Nuovo Continente, sulla prua di una nave c'era proprio
l'immagine del Santo con in bocca una lunga pipa olandese...
La sua popolarità si allargò a macchia d'olio e gli scrittori e
gli artisti trasformarono il suo manto e la mitra nella barba
bianca, un mantello verde e un cappuccio.
Quegli emigranti forse non si aspettavano che in meno di due
secoli il buon vecchio Sankt Nikolaus sarebbe diventato,
all'inizio degli anni '30, complice il grafico pubblicitario
Haddon H.Sundbolm, uno dei testimonial più famosi della Coca
Cola.
Venne da lui inventato il primo disegno del moderno Babbo Natale,
vestito con un mantello rosso bordato di bianco (la scelta dei
colori non è casuale), stivaloni e cintura di cuoio nero, e
facendone il grasso e gioioso vecchietto che noi tutti
conosciamo.
Non si sa invece, come il cavallo bianco di S. Nicola si sia
trasformato in una slitta trainata da renne volanti (in Svezia
sono caprioli).
Questo Sundbolm però, non fece altro che terminare, nel 1931, un
processo di snaturazione progressiva che era già stato iniziato
nell'Ottocento attraverso riletture della leggenda iniziale
effettuate da:
Washington Irving e Diedrich Knickerboker, con il libro
"Una storia di New York", del 1809, in cui si narra di
" Sancte Claus ", un vescovo in miniatura che la notte
di Natale cavalcava nei cieli, su un cavallo bianco, per portare
i suoi doni ai bambini.
J.K.Paulding con "Il libro di St. Nicholas" del 1836.
Clement Moore con "Una visita di San Nicola" del
1848.
William Gilley che nel 1921 pubblicò un poemetto in cui "
Santeclaus ", vestito di pellicce, guidava una slitta
trainata da una renna
Clement Clarke Moore, nel 1923, scrisse un componimento in cui,
"la notte prima di Natale...", un piccolo, vecchio uomo
sfrecciava per i cieli su una minuscola slitta trainata da otto
renne (alle quali diede un nome ciascuna) ed entrava nelle case
attraverso il camino per colmare le calze di giocattoli...
Qualcuno però, negli Stati Uniti, crede che Babbo Natale esista
e, difatti, è nata la Institute of Scientific Santaclausism,
un'Associazione che sostiene l'esistenza di Babbo Natale e ne
ricerca le prove.
Questa in breve, la storia del babbo natale americano. In Europa
invece?
In Inghilterra un vecchio allegro personaggio molto gradito ai
bambini, noto come Father Christmas (Babbo Natale), prese il
posto di San Nicola. Anche la Francia aveva il suo Babbo Natale
(Pere Noel ), mentre la Germania affidava i doni per i bambini al
buon Gesù (Gesù Bambino). Gli Stati Uniti avevano pure il loro
Kris Kringle ed anche in Russia Nonno Gelo portava i doni ai
bambini vestito di blu. Nonostante i colori diversi di cui questo
signore si vestiva nelle diverse tradizioni popolari, rimaneva in
comune la sua lunga barba bianca e il suo portare i doni ai
bambini.
Perfino in Mongolia è riconoscibile una figura di Babbo Natale:
Tsagan Ebughen tngr (dio vecchio uomo bianco), patrono del
bestiame e della fertilità, che poi entrerà anche a far parte
delle classiche divinità buddiste presenti nelle danze rituali
Tzam (cham in Tibetano).
Con il tempo il Babbo Natale inglese cominciò ad assomigliare
sempre di più al Santa Claus americano ed ora sono praticamente
lo stesso personaggio.
Questa figura di vecchio saggio, data la sua diffusione
praticamente planetaria, può essere letta in chiave junghiana
quale "archetipo".
E, come sappiamo, dietro ai miti, agli archetipi, c'è sempre
qualcosa di molto più profondo che aspetta di essere afferrato.
Pensiamoci, questo mitologico personaggio non è non solo buono,
ma è l'incarnazione della buona volontà, di chi si preoccupa
che ogni bimbo riceva il suo dono.
Egli si ripresenta ogni anno tra gli uomini per ricordare loro i
propri doveri nei confronti di se stessi e del prossimo, portando
a tutti un dono per alleviare i dolori provocati dalla fatica
dell'anno che si va concludendo. E poi rappresenta l'atmosfera di
dolce attesa, la volontà di abbandonarsi con fede ad una entità
più alta, la bontà degli animi e nei cuori che dovrebbe
permeare ognuno di noi non solo quando si avvicina il suo tempo;
è il simbolo della necessità di ritrovare il bambino che è in
noi, del divenire quindi più buoni verso noi stessi e verso gli
altri.
È questo il regalo che il Padre Natalizio che ognuno di noi
dovrebbe trovare fa ogni anno, depositare nei nostri cuori
un'emozione di gioia e di pace. Egli sa che ognuno ha dentro di
sé possiede una base solida di bontà, e il fatto che magari non
riesca ad esprimerla non è un deterrente per il regalo, anzi, il
regalo può essere visto come incitamento a provare ancora.
È alla stregua di un padre che non viene per giudicare, ma la
cui sola presenza è tale da farci innescare dentro un meccanismo
di autoanalisi che ci fa promettere di essere più buoni. E, per
queste sue qualità intrinseche, ci dona anche un grande
Insegnamento: la condizione necessaria per accedere al Regno dei
Cieli o, se vogliamo, alla nostra realizzazione... è accoglierlo
con lo spirito proprio dei bambini.
L'EPIFANIA

La figura della Befana viene strettamente legata dalla
tradizione ai Re Magi che, guidati da una stella, arrivarono
dall'oriente per rendere omaggio a Gesù appena nato a Betlemme,
donandogli oro, incenso e mirra. Nella leggenda i Re Magi erano
tre: Melchiorre, Gaspare e Baldassarre.
L'Epifania, l'ultimo dei dodici giorni santi dell'anno, dal greco
assume il significato di "manifestazione di Dio".
È interessante notare che dal punto di vista storico l'Epifania
era celebrata come facente parte del periodo natalizio, infatti
non la si considerò una festa a parte fino all'anno 813.
Dal punto di vista esoterico indica il momento in cui possiamo
estrarre l'essenza spirituale delle lezioni apprese durante i
dodici giorni precedenti, ed è il momento propizio per
amalgamare i doni spirituali ricevuti.
Il nome magi deriva da maga che significa dono: colui che
partecipa del maga acquisisce un potere magico e una conoscenza
fuori del comune.
Lo stato di maga veniva inteso come un livello di coscienza
superiore in cui diventava possibile contattare gli esseri
superiori che presiedono il fuoco, l'acqua, la terra, la vita
animale, minerale e vegetale.
Dal VI secolo a.C. fino al VII secolo d.C., ed anche dopo tale
data, il peso dei Magi sulla vita politica, sociale e religiosa
dell'area iranica e su alcune regioni adiacenti, fu certamente
notevole.
I Magi erano dei profondi conoscitori dell'astrologia e
dell'astronomia di origine caldea. Conoscevano la scienza dello
Spirito ed erano in grado di entrare in sintonia con le
vibrazioni dell'universo, cogliendo così i segreti celati della
natura.
Andando alla ricerca dei tre Re Magi del Vangelo, e frugando in
alcuni scritti di origine greca, riscopriamo il profondo
significato religioso dei loro nomi:
- Balthasar significa "il Protetto dal Signore"
- Melchior è "il Re della Luce"
- Gaspar è "Colui che ha conquistato il Farr"
Il dio Farr, considerato come principio igneo, il fuoco
primordiale che sottende tutto l'universo dandogli forza, vita e
forma era adorato a quei tempi. Una delle sue rappresentazioni
simboliche era di una divinità che sorregge il fuoco in una mano
e ha le spalle che sprigionano fiamme.
La leggenda dice che il primo dei tre Magi avesse la pelle di
colore giallo, il secondo di colore nero ed il terzo bianca,
rappresentando così le tre razze che abbiamo sulla Terra: i
Mongoli, i Neri e gli uomini Bianchi. Questo indica che, nel
tempo, tutte le razze arriveranno a seguire la benefica religione
di Cristo, ma non di quel Cristo morto più di 2000 anni fa, ma
di quella figura che alberga dentro di noi... in altre parole, il
nostro Maestro interiore.
La storia dei tre Re Magi è simbolica, del tutto esoterica, e
così anche dei doni che ciascuno di essi depose davanti al
bambino Gesù va ricercato il vero significato: Gaspar la mirra,
Melchior l'incenso e Balthasar l'oro.
L'oro simboleggia lo spirito, l'incenso il corpo e la mirra
l'anima; l'uomo si dona al Cristo completamente: corpo, anima e
spirito.
L'oro, nelle varie simbologie, ha sempre rappresentato lo
spirito. Gli stessi alchimisti, quando affermano di voler "cambiare
il vil metallo in oro", indicano semplicemente come
intendano purificare il corpo fisico, raffinarlo ed estrarne
l'essenza spirituale. Il colore giallo dell'oro, infatti,
rappresenta la saggezza.
Il secondo dono, la mirra, è l'estratto puro di una rara pianta
aromatica che cresce in Arabia. Essa simboleggia l'anima, ovvero
ciò che l'uomo "estrae" dalle sue esperienze, giorno
dopo giorno. Donando la mirra si dona simbolicamente la propria
anima purificata dai desideri e dalle passioni. Quando nell'uomo
non vi sono più desideri egoistici né passioni, l'anima
"profuma", infatti, come un'essenza aromatica. È cosa
nota che vi sono stati dei Santi, che emanavano un aroma, appunto
chiamato "profumo di castità".
Il terzo dono, l'incenso, è una sostanza fisica molto leggera.
Nei servizi religiosi in cui viene usato, si dice che le Entità
Angeliche presenti se ne servano per crearsi un leggero abito per
intervenire meglio nella cerimonia.
In altre forme, seguendo altri significati, la mirra rappresenta
il corpo fisico, significa: immortalità. E difatti veniva usata
per imbalsamare i corpi e preservarli dalla decomposizione.
L'incenso rappresenta invece il cuore e l'amore. A conclusione
permane comunque il fatto che a Dio ci si dona completamente,
corpo, mente e spirito.
CONCLUSIONI

Simbolicamente e sinteticamente, possiamo dire che nel giorno
di Natale si è festeggiato dalla notte dei tempi il sole che
muore per poi rinascere.
Si festeggiava nell'attesa che il dio sole tornasse per restare
per sempre e cominciare una nuova età dell'oro.
Ma perché la nascita di Cristo, la celebrazione del Natale, è
stata associata alle feste pagane celebranti il Sole?
Il Sole (Datore di vita dell'universo fisico) è il simbolo del
Logos, la deità manifestata (la Causa originaria e sempre
nascosta), così come il discorso è "logos" del
pensiero: quindi "Logos", nel suo senso metafisico, è
giustamente tradotto coi termini VERBO e PAROLA .
Questo dunque, è il significato primario del Sole quale simbolo
del Logos (la Deità manifestata, il Verbo, la Parola), quindi il
suo corso annuale nella Natura è il riflesso dello stesso, così
come l'ombra riflette l'attività dell'oggetto che la riproduce.
Dunque il Logos che si manifesta (o "discende") nella
materia, ha come ombra il corso annuale del Sole, ed il Mito
Solare dice appunto questo: anche un'incarnazione del Logos sulla
Terra (un "Figlio di Dio") rappresenterà nel suo Corpo
-come Uomo- quell'attività solare che è simile all'ombra del
Logos.
E allora, così come il sole, la sua parte di corso solare
vissuta nella vita umana, è quella che cade fra il solstizio
d'inverno e il momento in cui il sole raggiunge il suo zenit, in
primavera, e, vincendo la morte, "sorge"
("risorge") allo zenit...
Le linee generali della storia del "Dio Sole" sono
molto chiare, essendo la vita più piena del sole distribuita
entro i primi sei mesi dell'anno solare, mentre gli altri sei
mesi sono impiegati nella protezione e preservazione generali.
Ma se il Sole sta a significare e rappresentare un'incarnazione
del Logos, lo è anche dei suoi Grandi Messaggeri che lo
rappresentano di tempo in tempo; questi Messaggeri s'incarnano
volontariamente fra gli uomini e vivono fra loro per un certo
tempo come Maestri.
Tutti coloro che sono rappresentati da questo simbolo, hanno
certe particolari caratteristiche, passano per certe situazioni,
compiono certe particolari attività durante la loro vita sulla
terra: e ricordano che anche questa vita -la loro vita storica-
riproduce il Mito che rappresentano: il Mito Solare.
Gli Eroi di un Mito Solare (il Krishna indiano, l'Oro-Osiride
egiziano, il Tammuz babilonese, il Mitra persiano, per nominare
solo alcuni), nascono sempre al solstizio d'inverno, dopo il
giorno più corto dell'anno, quando il segno della Vergine sorge
all'orizzonte: nati mentre questo Segno zodiacale si levava, essi
nascono sempre da una vergine ( Krishna da Devaki , Oro - Osiride
da Iside , Tammuz da Ishtar , Gesù da Maria ) e sempre queste
"Vergini-Madri" rimangono vergini dopo avere
miracolosamente concepito e dato alla luce il loro
"Figlio-Sole": proprio come la "Vergine
Celeste" ( Mulaprakriti , la materia primordiale), rimane
immutata e immacolata quando un Sistema Solare emerge da Lei
nello Spazio!
Un "Eroe Solare", alla sua nascita, è sempre indifeso
e debole come un piccolo bambino, come il sole quando sorge
mentre i giorni sono più brevi e le notti più lunghe, anche lui
è sempre circondato da ostacoli per fare rifulgere la sua luce
spirituale nel periodo dell'anno in cui le tenebre e le brume
vincono il calore e la luce solare.
Ma Egli passa sano e salvo attraverso tutti i pericoli che lo
minacciano, mentre i giorni si vanno allungando verso l'equinozio
di primavera, allora sopraggiunge la data della crocifissione con
il tempo del passaggio stagionale (dall'inverno alla primavera)
che varia ogni anno.
La stabilità della data della nascita e la variabilità della
data della morte sono pieni di significato se rammentiamo che
l'una (il Natale) è una posizione solare fissa e l'altra (la
Pasqua) una posizione solare variabile.
Difatti la Pasqua è un avvenimento solare mobile calcolato dalle
posizioni relative del sole e della luna: metodo assurdo, forse,
di fissare anno per anno l'anniversario di un fatto
"storico", ma modo naturale ed inevitabile per
calcolare... una festa solare !
Questa data mutevole sta ad indicare che si tratta non solo della
storia di un uomo, ma anche quella dell'Eroe di un Mito Solare il
quale, nella sua vita umana, riproduce il Mito che personifica.
Ed è straordinario vedere anche come dei più grandi iniziati
si narri "la stessa storia": "...La volontà dei
Deva fu compiuta; tu concepisti nella purezza del cuore e
dell'amore divino. Vergine e madre, salve! Nascerà da te un
figlio e sarà il Salvatore del mondo. Ma fuggi, poiché il re
Kansa ti cerca per farti morire col tenero frutto che rechi nel
seno. I nostri fratelli ti guideranno dai pastori, che stanno
alle falde del monte Meru... ivi darai al mondo il figlio
divino..." (dalla tradizione Indù sulla nascita di
Krishna).
Non è certamente un caso che gli stessi egiziani chiamassero il
sole del solstizio: "Sole bambino".
Quindi quale data migliore per celebrare la nascita del Figlio di
Dio se non quando il sole (simbolo divino per eccellenza)
ricomincia a nascere ?
La luce, in senso fisico e spirituale, appare nuovamente sul
pianeta portando con sé la speranza di una nuova vita, di un
nuovo ciclo, di una nuova opportunità. Ciò che si realizzerà
praticamente una settimana dopo, quando un nuovo anno avrà
effettivamente inizio (anno nuovo, vita nuova).
Dunque il Natale, per gli iniziati, rappresenta una ricorrenza
dai significati veramente profondi:
- Simboleggia il morire e rinascere in vita, necessario, come
diceva S.Paolo, a raggiungere la conoscenza.
- Simboleggia la fine del vecchio e l'inizio di un nuovo ciclo,
la rinascita spirituale cui ci si candida con l'Iniziazione
(potremmo dire che è quasi il vero compleanno dell'iniziato).
- Ci ricorda il Maestro, il Sole che ci fa brillare,
manifestazione fisica del potere divino onnipervadente.
- Mostra la necessità della Luce, dell'Illuminazione, quale
strumento per giungere a vivificare l'oscurità della mente e
della personalità.
- Indica come nel dono di sé, nel servizio disinteressato, nel
dare senza attendersi nulla in cambio, stia il segreto di una
vita piena e dignitosa.
- Esprime come sia importante la pace dei popoli, sintesi
derivante dall'utilizzo della buona volontà e dal perseguimento
dei giusti rapporti umani, irraggiungibile se non è il frutto
della pace che alberga nei singoli individui, e come sia
illusorio ricercarla con l'uso della violenza che - per la legge
di causa ed effetto - può generare solo altra violenza.
NATALE OGGI

Avendo approfondito i significati spirituali del Natale, ci è
però impossibile non vedere come nel mondo - mondo a cui
l'iniziato non deve sottrarsi, e in cui è chiamato a trovare il
suo equilibrio e a dare il suo fondamentale contributo - le cose
vadano un po' diversamente. Cosa rimane nei cuori degli uomini di
tutto ciò che abbiamo citato? Cosa sanno gli individui dei
significati profondi di questi festeggiamenti? O forse la domanda
potrebbe essere "cosa vogliono sapere?".
È innegabile che ai nostri giorni le feste natalizie sono quasi
esclusivamente una corsa forsennata al regalo, al cenone, alla
vacanza, al "che cosa fare la notte dell'ultimo
dell'anno".
Senza fare polemica, anche perché anch'io sono stato vittima per
decenni di questa sindrome edonistica, voglio attirare
l'attenzione sul fatto che le tradizioni millenarie stanno
soccombendo sempre più, travolte dall'imposizione del modello
culturale occidentale predominante del consumo e dalla
massificazione che tutto livella.
Il mondialismo sta minacciando le usanze dei nostri popoli che
ancora si conservano con difficoltà nella nostra memoria
collettiva, purtroppo ogni giorno messa alla prova da chi,
complici i mass-media e la pubblicità, vuole trasformarci tutti
in automi senza radici e per questo "terra vergine" da
sfruttare a scopi commerciali.
Non è per fare del facile moralismo, ma oggi è evidente che,
nel 25 dicembre, la maggioranza di noi occidentali, celebra
solamente il dio denaro, con somma gioia dei poteri forti e delle
grandi multinazionali che li rappresentano. Sono loro gli unici a
festeggiare davvero.
Avete però presente quei film sul tema del cambiamento
repentino di un individuo? Quelli dove il cinico di turno,
chirurgo, manager o magnate del caso, subisce un trauma di
qualche tipo, e diventa improvvisamente buono e incapace delle
meschinità passate, ripudia incredulo la sua vita precedente
cercando di rimediare al male commesso e finalmente si rende
conto della fortuna che ha nel poter godere dell'esistenza? Sono
moltissimi! È una speranza. Significa che il tema è sempre
sentitissimo, ma che non si è disposti a pagare il prezzo di
questo cambiamento (si veda l'autoillusoria botta in testa che
induce per magia la trasformazione!). Il cambiamento può
avvenire, ma può essere indotto solo da precise scelte etiche di
vita, da impegno strenuo e quotidiano, da nuove coerenza e
consapevolezza frutto di sforzi continui per sottrarsi al
meccanismo imperante intorno a noi.
Un piccolo esempio sarebbe quello d'iniziare a domandarci come
mai noi, ognuno di noi, abbia avuto la fortuna di nascere in
questo mondo occidentale, per fare parte di quel venti per cento
dell'umanità che gode dell'ottanta per cento delle risorse del
pianeta? Chi pensa sia un caso si trova in una situazione di
grave errore, di grande malinteso.
C'è un profondo significato che dobbiamo cogliere: ci è stata
data una grande opportunità, quella di avere il tempo e il modo
di interrogarci sui perché dell'esistenza e di approfondire la
conoscenza di ciò che siamo veramente.
È questo il solo significato del benessere!
È uno strumento nelle nostre mani, un dono, un talento che non
possiamo esimerci dallo sfruttare. Pena la nostra rinascita
interiore, la nostra evoluzione spirituale, di cui il Natale
- come abbiamo visto - è simbolo. Dobbiamo riscoprire il profondo
significato di questo momento, farne un emblema del nostro
intento di trasformazione e miglioramento.
Forse ognuno di noi può fare qualcosa per sgombrare il campo
natalizio dalle esaltazioni consumistiche, dalle perversioni
alimentari e dalle animosità pseudo altruistiche, per cercare di
ritrovare questo vero spirito che deve animare il Natale, un
Natale simbolo di cambiamento, di rinascita, in pace, serenità,
benessere e vera prosperità.
Ce lo auguriamo di cuore.